venerdì 22 ottobre 2010

DISAGIO E DELIRIO A LENINSK

CARGO 200 di Aleksei Balabanov, 2007

Mai locandina è stata più esplicativa del contenuto di una pellicola come quella del film di Balabanov. La vicenda narrata dal regista russo, prendendo come spunto una storia realmente accaduta, è un gigantesco pugno nello stomaco, una storia di orrore morale e umano consumata in un paesino della provincia industriale di metà anni ottanta, in piena campagna militare in Afghanistan (il titolo fa riferimento agli aerei carichi delle bare dei soldati uccisi nel conflitto che in un’agghiacciante sequenza non fanno in tempo svuotarsi delle casse che subito vengono riempiti di nuove reclute) e alla vigilia della Perestroika. Acclamato in patria come il più sincero e onesto film sulla Russia degli ultimi anni, Balabanov descrive nel suo racconto ampiamente metaforico l’inesorabile declino dell’Unione Sovietica filtrato attraverso la storia di Angelika (Agniya Kuznetsova) giovane figlia di un funzionario del Partito Comunista rapita e seviziata da un folle e corrotto Capitano di Polizia (uno spaventoso Aleksei Poluyan). La dissoluzione dell’era comunista, parzialmente basata sulle reali esperienze dell’epoca di Balabanov, è anche e soprattutto dissoluzione morale, morte e decadenza non sono solo quelle che colpiscono i corpi dei soldati ma permeano ogni strato della società in un panorama industriale grigio e in rovina, completamente oppressivo, dove si muovono personaggi violenti e degenerati, privi di ogni speranza in un futuro che marcisce lentamente. Cargo 200 è un’opera durissima e crudele, lo sbilanciamento e la perdita di una direttrice da parte dei personaggi (e della nazione) è totale, il tradimento, l’abuso di alcool per sopportare la realtà, l’impotenza sessuale sublimata nello stupro, la perdita della fede o l’abiura delle proprie ideologie, l’assuefazione alla violenza, la catatonia di fronte al televisore sempre acceso su un mondo che sta cambiando e che non si riconosce più, l’indifferenza, sono tutti sintomi di una società e di esistenze allo sfascio. Balabanov ha più volte sostenuto di non aver pensato ad un’allegoria della Russia attuale mentre girava la pellicola ma è quasi impossibile non rendersi conto che i due giovani che chiudono la pellicola progettando traffici di dubbia legalità forieri di facili guadagni in barba all’ideologia o alla morale abbiano oggi la stessa età della classe dirigente che guida il paese. 


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