giovedì 21 ottobre 2010

INDOVINA CHI VIENE A CENA?


CHERRY TREE LANE di Paul Andrew Williams, 2010

Williams è il regista di The Cottage, crime story con un gigantesco Andy Serkis che con un twist pazzesco diventa uno slasher movie ultra gore, il tutto condito da una spruzzata di humor nero che più british non si può, e lo sceneggiatore di The Children, uno degli horror più cattivi e provocatòri della passata stagione. Questo per dire che le attese per il suo terzo lungometraggio (il primo è London to Brighton che ancora non ho visto ma conto di recuperare) erano abbastanza alte. Cherry Tree Lane si apre con in primo piano un pentolino con dell'acqua che bolle, in sottofondo la voce della protagonista (Rachael Blake, attrice australiana già vista in Lantana) è appena udibile mentre fuori fuoco sullo sfondo parla al telefono e la macchina da presa avanza con un carrello lentissimo, millimetrico. Questo incipit nella sua quasi asetticità racchiude in se l'essenza della pellicola che mantenendo un approccio quasi documentaristico e chirurgico sia nella regia che nella costruzione della tensione cerca di sfruttare appieno la potenza del non visto e del fuoricampo. Di li a poco la cena casalinga che la donna stava preparando per lei e il marito, una coppia medio borghese londinese che un rapido scambio di battute suggerisce avere qualche problema, verrà sconvolta dall'irruzione di tre "chavs" (più o meno il corrispettivo inglese dei nostri tamarri delle giostre, quelli sempre in tuta che ballano sulla pedana al centro degli autoscontri) che li sequestrano  mentre aspettano il figlio torni a casa, in un crescendo ti tensione e violenza più suggerita che mostrata. Qualcuno potrebbe pensare di trovarsi di fronte ad una copia di Funny Games ma sarebbe decisamente fuoristrada, il capolavoro di Haneke oltre a essere senza dubbio più efferato, disturbante e sadico, aveva come fulcro un intento satirico nei confronti dei meccanismi della suspance e della complessa relazione del pubblico con questi meccanismi in modo che le aspettative create dallo sviluppo della trama venissero puntualmente ignorate o frustrate (la scena del telecomando ne è esempio lampante) mentre Cherry Tree Lane si avvicina di più a una pellicola come il francese Them (che però gioca decisamente in un altro campionato) mettendo in scena un’intrusione e la violazione della sfera privata di una famiglia borghese da parte di ragazzini violenti, totalmente privi di rispetto e valori morali. Il problema delle nuove generazioni, il teppismo giovanile, il bullismo, sembrano destare particolare preoccupazione in Inghilterra, tanto da essere un tema centrale di parecchia cinematografia inglese contemporanea, film come Harry Brown, Kidulthood, Eden Lake o il serial di E4 Misfits, partono, seppur prendendo poi strade parecchio diverse, da questi presupposti. Il punto di forza del film è proprio qui, nel descrivere questi giovani londinesi per quello che sono, ragazzi “normali” non assassini psicopatici, teppisti che fanno quel che fanno perché è il loro modo di vivere, le motivazioni del gruppo non vengono mai chiarite apertamente ma assumono il contorno di un regolamento di conti tra spacciatori. Rian, Asad e Teddy sono ragazzi totalmente estranei alla borghesia e al modo di vivere della classe media, emblematiche in questo senso le scene dove Asad non riesce a capire il funzionamento del telecomando della televisione o dove dice di non conoscere metà dei film che la coppia ha in dvd. Williams però fallisce nel percorre la strada dell’attrito di classe a causa di una caratterizzazione approssimativa dei personaggi che non vengono approfonditi abbastanza da suscitare interesse o immedesimazione, cercando invece di spingere sulla tensione generata dall’impotenza di Mike (Tom Butcher, il marito), il cui punto di vista veicola quello dello spettatore, la pellicola infatti si svolge quasi esclusivamente nel soggiorno della coppia dove egli è stato buttato a terra e legato, delegando spesso al comparto sonoro di illustrare quanto accade al di fuori della stanza. Anche sul piano della tensione però Williams gioca la carta sbagliata inserendo nella vicenda, in prossimità del finale, tre nuovi personaggi, la ragazza di uno dei tre chavs con al seguito il fratellino e un’amica, che sebbene trovino giustificazione negli ultimi minuti di pellicola forzano violentemente la sospensione dell’incredulità spezzando la suspance e rovinando irrimediabilmente l’atmosfera. In definitiva Cherry Tree Lane suona un po’ come un’occasione sprecata, un film incompiuto più che un brutto film che con qualche aggiustamento sarebbe potuto essere una buona fotografia delle tensioni generazionali e di classe nell’Inghilterra contemporanea.

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