lunedì 18 ottobre 2010

UN GIORNO DI STRAORDINARIA FOLLIA

MY SON, MY SON, WHAT HAVE YE DONE di Werner Herzog, 2009

Confesso d’aver fatto, come immagino sarà successo a parecchi appassionati di cinema, un salto sulla sedia quando lessi della collaborazione tra due mostri sacri come Herzog e Lynch, rispettivamente regista e produttore del film. L’idea di due personalità così forti al lavoro sullo stesso progetto ha subito mandato in cortocircuito il mio cervello affannato nell’immaginare che film sarebbe potuto venir fuori dalla comunione tra i due autori. Ed è proprio di comunione che bisogna parlare, la vicenda del matricida Brian McCullum, interpretato magnificamente da Michael Shannon (che ormai non ha più bisogno di alcuna conferma e in caso non stiate seguendo Boardwalk Empire correte subito al torrente o a caricare il mulo perché vale la pena vederlo anche solo per il suo agente Van Alden!), è profondamente immersa nel tessuto suburbano americano, culla di psicosi e terreno fertile per dinamiche familiari disfunzionali ampiamente esplorato da Lynch ma con al centro un folle profeta Herzoghiano al pari di un Brian Sweeney Fitzgerald o di un Don Lope de Aguirre. Nulla a che vedere quindi con il tipico poliziesco o thriller, cosa per il quale tra l'altro l'orribile trailer cercava di spacciarlo, il film utilizza le regole base del genere per sovvertire le aspettative del pubblico che si trova di fronte una pellicola dove le cifre autoriali di entrambe i registi si fondono in un matrimonio perfetto, quasi come Lynch avesse preparato la scenografia mentre Herzog si fosse occupato di plasmare i personaggi le cui storie avrebbero preso vita al suo interno. Nonostante la presenza di un produttore con una personalità così "ingombrante", My Son, My Son What Have Ye Done resta comunque a tutti gli effetti un film del regista teutonico, il vortice di follia che inghiotte McCollum, folgorato nella foresta pluviale peruviana e punto di partenza di un cammino visionario alla ricerca disperata della verità, attraversando miti greci e rivelazioni ai fiocchi d'avena, è una parabola profondamente Herzoghiana. L'utilizzo di una stupenda musica invasiva ed inquietante assieme ad una direzione del gigantesco cast (nel quale spiccano Udo Kier e Brad Dourif, attori cari al regista e una disturbante Grace Zabriskie, la madre di Laura Palmer nell'immenso Twin Peaks) che spinge verso una recitazione completamente sopra le righe contribuiscono al senso di straniamento necessario per giungere allo scoperchiamento della realtà che è il fulcro del film e per estensione della radicale visione del cinema e del mondo da parte dei due autori. Resta solamente da sperare che questa proficua collaborazione non resti un caso unico ma che le strade di Lynch ed Herzog tornino presto ad incrociarsi.

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