mercoledì 27 ottobre 2010

WHERE THE WILD THINGS ARE

ANIMAL KINGDOM di David Michôd, 2010

“There's no easy way, it gets harder each day. Please love me or I'll be gone, I'll be gone”

Madre e figlio seduti sul divano davanti alla televisione, lei pare addormentata, lui assorto, un tipico quadretto familiare che in una manciata di frame viene stravolto dall’arrivo di una squadra di paramedici che tenta di rianimare la donna in overdose, mettendo in chiaro sin da subito quanto la vicenda raccontata affondi le radici nell’orrore, quello vero, di vite allo sbando e senza via d’uscita. Questo il folgorante incipit di Animal Kingdom, acclamato vincitore dell’ultimo Sundance e solida opera prima dell’australiano David Michôd, sorta di storia di formazione del diciassettene J (che sebbene con una modalità e uno stile parecchio differente mi ha molto ricordato A Prophet, il capolavoro di Jacques Audiard) che dopo la morte per eroina della madre torna in seno alla propria disfunzionale famiglia di criminali in una Melbourne di metà anni '80 tratteggiata a tinte fosche, alimentate da violente vicende reali e dai ricordi dell'adolescenza del regista. J, un ottimo James Frecheville qui al debutto sullo schermo, è un adolescente confuso ed emotivamente danneggiato che si trova incastrato tra la lealtà alla propria famiglia e cio che è più giusto per lui, immerso in un mondo dove la violenza permea ogni istante come una sorta di vibrazione (resa in maniera eccellente dal bellissimo score di Antony Partos) pronta ad esplodere da un momento all'altro senza nessuna regione. Grazie ad un ottimo controllo della tensione Michôd dirige quella che sembra essere una tragedia greca sotto metanfetamina, delineando con una regia asciutta e potente, aiutato da un solido script (a cui lo stesso Michod ha lavorato per una decina d'anni) e dallo splendido cast, su tutti, oltre al già menzionato Frecheville, la Mama Smurf caratterizza da Jacki Weaver con un misto di raggelante viscidità e pericolosa dolcezza, il paranoico zio "Pope", Paul Benjamin Mendelson  maschio Alfa sinistro e violento e al veterano Pierce, un'ambiente familiare malsano dove l'intimidazione, l'uso della forza e la prevaricazione trovano una perfetta sintesi nel titolo del film. Non c'è nessuna romanticizzazione del criminale qui, la famiglia Cody viene descritta per quello che è, una mucchio selvaggio di animali guidati da una ferocia cieca che li porterà ad azioni disperate, in un crescendo di brutalità che sfocia nello splendido e ambiguo finale. Un film assolutamente da non perdere.

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