martedì 19 ottobre 2010

WORDS SPOKEN IN BOSTON ARE WRITTEN IN STONE AND I'VE NEVER HAD A FRIEND THAT I'VE LEFT ALONE

THE TOWN di Ben Affleck, 2010

Nei confronti di Ben Affleck ho sempre avuto una sorta di amore/odio. Amore perchè nonostante la sua ascesa allo stardom ha continuato a partecipare a pellicole indipendenti come quelle di Kevin Smith (che adoro) dimostrando un certo attaccamento alle proprie radici e di essere un ragazzo con i piedi per terra, odio perchè proprio non posso perdonargli roba come Armageddon, Pearl Harbor (chissà quand'è che si decideranno a dare a Michael Bay un'ordinanza restrittiva nei confronti della macchina da presa) o Daredevil, giusto per citare una manciata di pellicole della cui partecipazione si è macchiato. Ho però cominciato a prenderlo sul serio grazie alla sua amarissima interpretazione nei panni di George Reeves in Hollywoodland, piccola perla di Allen Coulter (che ha pensato bene di smentirsi subito con il successivo Remember Me che non ho visto e non intendo vedere dato che so che razza di finale ha) che non a caso gli ha fatto vincere la Coppa Volpi alla 63ª Mostra di Venezia nel 2006 ma soprattutto per lo splendido Gone Baby Gone, il suo primo film da regista. Ammetto che non avrei scommesso un centesimo sulle capacità in questo ambito del povero Affleck ma fortunatamente sono stato smentito su tutta la linea, Gone Baby Gone è stato un'incredibile sorpresa, un crime drama bostoniano dalle profonde venature etiche, ambiguo ed emozionante che va a scavare in zone profonde dentro lo spettatore e non molla la presa per giorni (mi ricordo che dopo averlo visto era subito scattato il dibattito con gli amici su quale sarebbe stata la cosa migliore da fare in un contesto come quello descritto dal film, su chi tra Kenzie e Doyle fosse nel giusto etc etc e già questo depone a favore della pellicola). Le aspettative per questa opera seconda erano quindi alle stelle, soprattutto dopo la release del bellissimo trailer, e rompo subito gli indugi dicendo che nonostante sia davvero un buon film mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Per la seconda volta Affleck mette in scena una parabola criminale profondamente drammatica anche qui ambientata nella Boston a lui cara , nello specifico all'interno della malavita di origine irlandese del quartiere di Charlestown, "The Town", come viene appunto chiamato dai locals, che una didascalia in apertura ci informa essere la capitale americana delle rapine in banca. E il buon Ben non perde tempo schiacciando subito sull'acceleratore, catapultandoci  nel pieno dell'azione con una sequenza di rapina davvero tesa e adrenalinica che fa da motore alla pellicola. Affleck dirige con mano ferma, la regia è solida e   potente come anche nelle due successive sequenze d'azione, il magnifico inseguimento centrale, con auto lanciate a folle velocità tra i vicoli come forse non si vedeva da Ronin, in un montaggio alternato ipercinetico che si chiude con una scena davvero memorabile e in quella dell'ultimo colpo che avvia il film alla conclusione. L'impianto drammatico poggia su un cast davvero stellare, il sanguigno Jeremy Renner,  Jon Hamm (che spero venga sdoganato al cinema prima di finire prigioniero del suo seppur splendido personaggio in Mad Men) il gigantesco Pete Postlethwaite, Chris Cooper, sempre ottimo anche nel poco minutaggio a sua disposizione, la bravissima e splendida Rebecca Hall e la sorpresa Blake Lively che nonostante sia nota grazie alla sua partecipazione ad uno dei serial più trash di sempre, regala una performance davvero credibile. Ottimi attori che fanno da spalla al Doug MacRay interpretato magistralmente da Affleck stesso, un loser senza speranza che nella vita non ha avuto nessuna possibilità di scegliere da che parte stare, abbandonato dalla madre tossica e rimasto alle "amorevoli" cure di un padre più occupato a rapinare furgoni portavalori che a prendersi cura del figlio. Ed è nel tentativo di sfuggire al proprio tremendo passato per cercare un futuro migliore, divincolandosi e tranciando le propie radici e i propri legami che risiede il nocciolo del film ed è proprio qui che per quanto mi riguarda il film ha riservato una piccola delusione, perchè con un pizzico di cinismo in più la pellicola sarebbe potuta davvero essere uno dei migliori affreschi sulla periferia statunitense negli anni duemila e avrebbe guadagnato in complessità morale, la stessa che ha fatto la fortuna dell'opera prima del regista. Resta comunque un buon film ed è probabilmente il sottoscritto che una volta assaggiato il cinema del primo Woo e di Johnnie To non è più riuscito a scendere a compromessi in materia di gangster movie, quindi non resta che attendere la prossima prova del regista che potrebbe confermarsi come uno degli sguardi pià interessanti del cinema a stelle e strisce contemporaneo.

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