giovedì 18 novembre 2010

AZIONE & CUORE

GOLDEN SLUMBER di Yoshihiro Nakamura, 2010

“Once there was a way to get back home.”

La terza collaborazione di Nakamura con lo scrittore di detective fiction Kotaro Isaka (i primi due sono rispettivamente The Foreign Duck, the Native Duck and God e Fish Story) è stata davvero una bella sorpresa. Golden Slumber inizia come un thriller canonico, l'ingenuo Aoyagi (splendidamente caratterizzato da Masato Sakai) viene contattato da un vecchio amico dei tempi dell'università per andare a pescare e da un momento all'altro si trova al centro di una cospirazione ordita da poliziotti corrotti e deviati che cercano di incastrarlo per un delitto che non ha commesso. Braccato da una caccia all'uomo tesissima, per il giovane capro espiatorio che si ritrova a Sendai, città che lo lega in maniera particolare al proprio passato, comincia una fuga disperata che lo porterà ad incontrare tutta una serie di personaggi splendidamente bizzarri tra i quali i suoi vecchi compagni d'università compreso il suo primo amore, mai dimenticato, ed è qui che lentamente il film si trasforma da un film "uomo in fuga" ad un delicato e nostalgico viaggio nella memoria. Golden Slumber è il pre finale di due minuti che anticipa il medley che conclude Abbey Road dei Beatles e  che fa qui da leitmotiv alla pellicola ricollegandosi, oltre ai trascorsi universitari di Ayoagi e alla sua relazione con la ora sposata e madre di una bimba Higuchi anche alla voglia di ritorno a casa assumendo il controrno di un ritorno al passato, quando tutto era più spensierato e le possibilità parevano essere infinite e a portata di mano. Quasi diviso in episodi, ogni nuovo passo avanti nella fuga di Ayoagi viene scandito dall'incontro o il ritrovamento di svariati personaggi, dall' allegro serial killer all'ex collega rockabilly passando attraverso ufficiali di polizia e assassini che non sfigurerebbero in un film dei Coen fino a vecchi amici e familiari, tutti splendidamente caratterizzati, surreali  ma funzionali allo sviluppo della storia che procede ad incastro in un perfetto meccanismo a orologeria ottimamente oliato come, se non meglio, in parecchi crime movie duri e puri. Pur a tratti perdendosi un po', soprattutto nell'epilogo, avrebbe probabilmente giovato una sforbiciata qua e là a ritmo e compattezza della pellicola (le due ore e venti si fanno sentire), Nakamura mescola magistralmente azione, commedia e dramma utilizzando le convenzioni di genere per parlare d'altro (chi tiri le fila della cospirazione non diviene mai un punto centrale nella trama) regalandoci uno di quei film che una volta finiti ti fa sentire in pace con il mondo e magari ti fa venir voglia di chiamare un vecchio amico che si è perso di vista da un po'. Consigliatissimo.

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