mercoledì 17 novembre 2010

COSI' SI RISOLVE LA GENTRIFICAZIONE AD HONG KONG

DREAM HOME di Pang Ho-Cheun, 2010

Dietro un titolo che lascerebbe presagire quantomeno una commedia romantica si nasconde uno degli slasher più violenti, brutali e senza dubbio intelligenti degli ultimi anni. Dopo un incipit folgorante e degli splendidi titoli di testa ci troviamo catapultati nella grigia vita di Cheng Lai Sheung (Josie Ho, anche produttrice che ha tra l'altro ingaggiato con il regista una battaglia legale per chi dovesse siglare il final cut) una mite ragazza che lavora al call center di una banca ad Hong Kong, vive in un piccolo appartamento mantenendo il fratello e il padre malato e frequenta un uomo sposato, rinuncia a svaghi e divertimenti con i colleghi per risparmiare il più possibile in modo da potersi comprare l'appartamento con vista sulla baia che sogna da sempre, una vita quindi che nulla lascia presagire della spirale di follia della quale la ragazza si farà vettore.   Attraverso una narrazione destrutturata fatta di flashback e continui cambi di prospettiva spaziale e temporale Pang racconta, utilizzando gli stilemi del genere, quello che gli preme di più, la situazione in cui vivono i giovani Hong Konghesi, tra lavori privi di prospettive e con orari eccessivi, vite amorose disfunzionali e poco denaro a disposizione in un sistema economico in piena crisi. Le motivazioni che spingono Cheung alla carneficina sono l'inevitabile valvola di sfogo alla costante pressione alla quale è sottoposta, le responsabilità che la opprimono scatenano un'escalation di violenza irrefrenabile in pieno contrasto con l'innocente bellezza di Josie Ho. Dream Home non è il tipico slasher dove il bodycount avviene in maniera esponenziale per il mero gusto dell'accumulo, qui la violenza esplode ipebolica e permeata di humor nero ma tra le sue trame c'è una storia importante quanto, se non più, della creatività negli omicidi (che di certo al regista non manca) e un intento satirico nei confronti dell'attuale società Hong Kongese che potrebbe peraltro facilmente attagliarsi alla generale situazione giovanile contemporanea. Pang dimostra di conoscere appieno i meccanismi del genere, gli omaggi ai classici non mancano (la mattanza avviene alla viglilia di Halloween e il coltello utilizzato ad un certo punto da Sheung non sfigurerebbe in mano a Michael Mayers mentre una sequenza che vede coinvolta una testa e una tazza del cesso sembra gridare Argento a pieni polmoni come pure la splendida locandina) e il sangue scorre copioso, (il film è stato scorciato di una trntina di secondi per permetterne l'uscita sebbene con visione vietata ai minori di 18 anni e a quanto pare ha fatto vomitare lo stesso regista, che lo so, messa così suona un po' male ma tant'è) sfociando in più d'un caso in sequenze pienamente splatter davvero disturbanti, assolutamente da evitare per i deboli di stomaco ma imperdibili per gli appassionati del genere, regalando situazioni al limite del culto istantaneo. Girato nell'alta definizione ultra nitida che solo la Red One Camera può permettere, già da sola in grado di dare agli scorci cittadini e ai paesaggi un'impatto straniante, il film,  anche grazie all'ottima fotografia e alla precisa regia di Pang, attentissimo e rigoroso nella composizione dell'inquadratura, si mantiene sul lato tecnico ben al di sopra delle media rendendo la pellicola una vera e propria gioia per gli occhi oltre che una festa di sangue che, anche grazie alla solidissima prova attoriale della Ho, di certo non scontenterà gli amanti del genere.
Molti hanno trovato stridenti e male amalgamate le due anime del film, la parte più critica e politica con quella prettamente horror ma per quanto mi riguarda ho trovato Dream Home ben bilanciato e originale (basti pensare alle motivazioni che spingono la protagonista, una delle idee più geniali e malate mai viste) un'ottimo esempio di film "divertente" che allo stesso tempo fotografa lucidamente i nostri tempi, un piccolo gioiello davvero imperdibile.

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