lunedì 22 novembre 2010

IL PASSATO NON DIMENTICA

UNA VITA TRANQUILLA di Claudio Cupellini, 2010

Gran passo avanti per Claudio Cupellini che dall'esordio alla regia Lezioni di Cioccolato (a suo modo nemmeno malaccio) con questa nuova pellicola approda sui territori del thriller atipico e torbido venato di noir. Una vita tranquilla è incentrato sull'impossibilità di redimersi e voltare pagina, sull'ineluttabilità del destino, sul fare i conti con i propri sbagli e le propie colpe. Rosario è un immigrato italiano che ha aperto un ristorante in un paesino tedesco, ha una bella moglie e un figlio piccolo, tutto scorre serenamente finchè alla sua porta non bussano Edoardo e Diego, giovani malavitosi con un'oscura missione da compiere sputati fuori dal proprio passato. Questa visita inaspettata innesca tutta una serie di dinamiche che porteranno ad un inevitabile sconvolgimento nella "vita tranquilla" del titolo costruita con parecchi sacrifici dal ristoratore. Sebbene lo sviluppo della narrazione non sia dei più originali, Cupellini riesce a mantenere le redini della vicenda creando una sottile tensione che cresce esponenzialmente mentre le radici di Rosario lo avvolgono sempre più finendo per stringerlo in una spietata morsa. Il giovane regista riesce quindi a creare una buona atmosfera senza prendersi però troppi rischi, lasciando poco spazio al non detto e continuando come in un rimpiattino a suggerrire per poi subito chiarire, tracciando le coordinate di una vicenda familiare che di atipico ha solo l'involucro. La triangolazione emotiva e psicologica tra Rosario, Edoardo e Diego è il fulcro del film e convince soprattutto grazie alla bravura dei tre attori. I giovani esordienti Marco D'AmoreFrancesco Di Leva regalano una prova convincente sebbene a causa della sceneggiatura l'Edoardo di Di Leva ricada spesso in una rappresentazione macchiettistica e stereotipata. La vicenda però poggia prevalentemente sulle spalle di Toni Servillo che, senza nulla togliere alla grandezza che tutti gli riconosciamo, qui spesso gioca a fare il DeNiro, gigioneggiando un po' troppo ed andando in un paio di sequenze completamente sopra le righe (quella dell'ospedale, assolutamente inutile, sbagliata a livello di sceneggiatura e quella della cena) offrendo comunque, nonostante queste sbavature, un'ottima prova. La regia di Cupellini risulta abbastanza solida (non si fa fatica a perdonare ad un regista alla seconda prova un utilizzo del dolly spesso a sproposito) fatta di volti e sguardi, indugiando sui primi piani del protagonista, ben conoscendone la forte (sebbene qui un po' troppo ostentata) espressività e rivelando un buon senso del ritmo, caratteristica che in un thriller non può che giovare. Ottima la colonna sonora, davvero d'atmosfera, composta dal veterano Teho Teardo, fondatore dei Meathead e pioniere della scena industrial italiana, impreziosita dalla profonda e inimitabile voce di Blixa Bargeld, fondatore degli Einstürzende Neubauten e vera e propria leggenda che collabora in una traccia.
Si è parlato di Una vita tranquilla come di un A History of Violence all'italiana ma il paragone non sta in piedi, il film italiano con la pellicola di Cronemberg condivide soltanto l'idea di un passato che ritorna a chiedere il conto. Cupellini, più che alle esplosioni improvvise di violenza care al regista canadese, che in tutta onestà probabilmente avrebbero giovato alla pellicola rendendola più solida, è interessato ad affrontare gli aspetti intimi e psicologici di una situazione di questo tipo, disegnando una storia di camorra da una prospettiva che che ha il pregio di sfuggire dai soliti clichè. Questo uno dei punti a favore del film che nonostante qualche stonatura risulta davvero godibile e offre parecchi spunti, bisogna riconoscere inoltre a Claudio Cupellini il coraggio d'aver imboccato la strada del genere, strada (ahimè) attualmente non troppo battuta in italia, scelta che da sola dovrebbe renderlo meritevole di plauso e sostegno.

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