martedì 16 novembre 2010

MODERN FAMILY

THE KIDS ARE ALL RIGHT di Lisa Cholodenko, 2010

Comincia un film con due adolescenti in giro a far danni su uno skate e una bmx usando questa canzone come sottofondo e di sicuro avrai la mia attenzione. Strizzate d'occhio a certo cinema indipendente (non a caso al Sundance di quest'anno s'è fatto un gran parlare di The Kids Are All Right che ha portato a casa anche un Teddy come miglior film a Berlino) a parte, la dramedy diretta dalla Cholodenko, regista prevalentemente televisiva, racconta la storia di una famiglia che farebbe prendere un colpo secco (ma magari) a Fred Phelps con un naturalismo e un realismo invidiabili. Joni (la dolcissima Mia Wasikowska che faremo finta di scordare essere stata suo malgrado protagonista dell'immane porcata Alice in Wonderland) e Laser (giuro! interpretato da Josh Hutcherson) sono due fratelli adolescenti che decidono di voler incontrare il proprio padre biologico all'insaputa delle madri. Già, madri. I due ragazzi sono figli concepiti tramite inseminazione artificiale grazie allo stesso donatore, Paul (Mark Ruffalo), di una coppia gay della classe media di Los Angeles, la pragmatica ginecologa Nic (Annette Bening) e la più giovane e insicura Jules (Julianne Moore). Come nella migliore tradizione l'arrivo di Paul fa da elemento perturbante, esacerbando tensioni pregresse e scuotendo come un terremoto le certezze maturate in seno alla famiglia con il suo modo di fare schietto e la sua attitudine "vivi e lascia vivere" (coltivatore entusiasta di verdure biologiche Paul è proprietario di un ristorante chiamato WYSIWYG, acronimo di what you se is what you get, e guida una moto come un novello Steve McQueen). La semplicità dello script deve la buona riuscita del film alle performance più che convincenti di tutto il cast, dalla mascolina maniaca del controllo Nic caratterizzata ottimamente da una Bening in stato di grazia, alla fragile Jules splendidamente interpretata della Moore fino all'immaturo e scanzonato Paul  del sempre grandissimo Ruffalo, senza dimenticare i due adolescenti confusi portati sullo schermo dalla Wasilowska e da Hutcherson. Alternado momenti divertenti (i dubbi sulla sessualità di Laser) ad altri più amari, la Cholodenko, che sa bene di cosa parla in quanto lei stessa madre lesbica rimasta incinta grazie all'inseminazione artificiale, è riuscita, proprio in virtù della propria esperienza personale, assieme allo sceneggiatore Stuard Blumberg, a rendere la storia il più verosimile possibile e cosa ancora più importante, universale. Il principale risultato dell'autrice è infatti quello di aver costruito una vicenda convenzionale facendola interpretare da un famiglia allargata, moderna e non convenzionale, mostrando che il buon funzionamento di un nucleo familiare non ha nulla a che vedere con questioni di preferenze sessuali o di genere e rendendo il fatto che la coppia protagonista sia formata da due donne una cosa completamente normale (come peraltro dovrebbe essere) e quasi irrilevante ai fini della storia. La Cholodenko riesce a gestire il tutto con tocco lieve e senza calcare la mano nonostante determinati temi la tocchino in prima persona costruendo una commedia divertente ma con qualcosa d'interessante da dire, cosa che non accade troppo spesso.
Possiamo anche ritenerci fortunati per una volta il titolo in italiano sia stato tradotto letteralmente, la presenza di una coppia lesbica e un donatore di sperma mi faceva già tremare le gambe. 

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