lunedì 8 novembre 2010

PIOVONO SPADE

REIGN OF ASSASSIN di Su Chao-Pin e Jhon Woo, 2010

Jhon Woo è stato il regista che a fine anni '90 mi ha spalancato il meraviglioso mondo della cinematografia di Hong Kong (e più in generale asiatica) facendomi sentire come uno scolaretto nel paese dei balocchi, dando nuova linfa alla mia passione per il cinema con scenari totalmente nuovi ed eccitanti e fino a quel momento impensabili per il sottoscritto. The Killer, A Better Tomorrow e Hard Boiled sono pellicole che hanno lasciato un segno profondissimo e indelebile nel mio immaginario, potete benissimo intuire quindi come possa accogliere ogni suo nuovo lavoro, soprattutto ora che il regista ha chiuso la sua non troppo felice parentesi hollywoodiana (che ha regalato però quella perla di Face/Off del quale in Reign of Assassins c'è più di un richiamo). Sebbene Woo, qui anche in veste di produttore, si sia "limitato" a consigliare Chao-Pin nell'ideazione, nelle coreografie e nelle sequenze d'azione (che pare abbia anche contribuito a girare), è innegabile il film abbia la sua impronta, soprattutto per quel che concerne il montaggio, dove non mancano freeze frame e slowmotion sue riconoscibili cifre stilistiche, e nelle sfaccettature della storia d'amore tra i protagonisti. Reign of Assassin è un wuxiapian che affonda le sue radici nei classici del genere dei '60 e dei '70 con i quali ha parecchie affinità strutturali e tematiche, è la storia della lotta senza quartiere tra gilde di assassini per impossessarsi dei resti di un antico maestro di Kung Fu al fine di carpirne attraverso le spoglie la mirabolante tecnica di combattimento. Tra maghi, prostitute ninfomani e assassine, killer appassionati di noodles, tecniche segrete di Kung Fu coreografate come nemmeno Stanley Donen avrebbe saputo fare e gente che si arrampica sui muri o vola tra i tetti dei palazzi, i personaggi cercano, ognuno a suo modo, di sfuggire al proprio passato per tentare di trovare un nuovo inizio, in un tripudio di doppi e tripli giochi, tradimenti e colpi di scena. La cura messa nel delineare le sfaccettature e le motivazioni dei protagonisti nella prima parte del film paga nella convergenza delle dinamiche e nella conseguente conflagrazione dei conflitti tra essi ottimamente riuscita nella seconda. Questo per merito anche del mirabile cast di stelle del cinema asiatico capitanato dalla malese Michelle Yeoh, atleta e marzialista dall'austera bellezza che ritorna al genere dieci anni dopo Crouching Tiger, Hidden Dragon e dal coreano Woo-sung Jung , il Buono di The Good, the Bad, the Weird (di Ji-woon Kim che con il bellissimo A Bittersweet Life s'è guadagnato la mia imperitura stima) coadiuvati dal cinese Wang Xueq, dai taiwanesi Barbie Hsu e Leon Dai e dall'hong kongese Shawn Yue. Come nella maggior parte dei colossal cinesi del dopo Crouching Tiger, Hidden Dragon la strizzatina d'occhio all'occidente e gli ammiccamenti commerciali non mancano, sebbene con la presenza di Woo a timone della produzione si tenda a prediligere la sostanza alla mera riproposizione di immagini da cartolina smorzando al contempo l'utilizzo della computer grafic, donando così alla pellicola un tocco "artigianale" che non può che dar corpo all'atmosfera di un film di questo tipo. Reign of Assassins magari non brilla per originalità ma certamente quel che fa lo fa bene, intrattenendo per 117 minuti e infondendo nuova linfa in un genere che rischia la stagnazione. Se non vi attira l'idea di assistere a un dramma d'altri tempi intervallato da gente che vola a destra e a manca prendendosi a spadate con impeccabile stile, stategli pur lontani , mi domando però cosa ci voglia per appassionarvi.

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