giovedì 11 novembre 2010

TAMARRAGGINE CHE SI TAGLIA A FETTE

MACHETE di Robert Rodriguez & Ethan Maniquis, 2010

Se siete amanti del cinema di genere degli anni ’70 Machete è come fosse il vostro compleanno e Natale messi insieme, una vera e propria pacchia insomma. Al contrario di robetta da due soldi tipo Bitch Slap o Nude Nuns with Big Guns , tentativi maldestri di saltare sul carrozzone del vincitore del dopo Grindhouse (che tra l’altro in patria è stato un flop, quindi mah… In compenso è appena uscito il Blu-ray definitivo, abbiamo dovuto aspettare solo tre anni) il film di Rodriguez (e del suo montatore di fiducia Ethan Manquis che francamente non so che apporto abbia dato alla pellicola e non credo qualcuno se la prenderà se considero Machete un film di Rodriguez, Ethan non restarci troppo male, lo so che c'eri anche tu), come del resto tutta la sua filmografia più adulta (non il ciclo Spy Kids, per intenderci) trasuda amore per l’exploitation in ogni singolo fotogramma. Non che Machete sia scevro da furberie, se devo essere sincero trovo molto più onesta un’operazione tipo The Expandables, dove sullo schermo viene portato un tipo di azione anni '80 senza ricalcarne a tutti i costi l'estetica,  piuttosto degli ammiccamenti al mainstream di Rodriguez  che in ogni caso non mi sento di condannare finchè sforna film divertenti come un giro sull'ottovolante. Il regista Texano (assieme al fido compare Tarantino) ha capito che c’è una bella fetta di pubblico che ancora rimpiange quel sano intrattenimento di una volta, fatto di artigianato, effettacci  sgarbatissimi e testosterone a secchiate ed essendo in prima persona un amante di certo cinema sa bene cosa vuole il pubblico e pesta a fondo sul pedale spingendo l’iperbole a pieni giri. La trama è una classica storia di vendetta,  ma questa volta Rodriguez fa un passo in più inserendo una sottotrama “politica” sulla questione dell’immigrazione clandestina tra Messico e Stati Uniti che, sebbene venga trattata in maniera superficiale (com’è giusto che sia, Machete è pur sempre un film d’azione) con qualche stoccata qua e là pone comunque qualche interrogativo interessante (e che potrebbe benissimo essere applicato anche a casa nostra, chi ha orecchie per intendere intenda). E’ chiaramente l’azione a farla però da padrone in un tripudio di sparatorie, amputazioni, inseguimenti, donne nude, preti, suore, iconografia cristiana tanto cara al regista, muscle cars da lowriding e ignorantissime punchline come piovessero. Il tutto  miscelato con un cast di tutto rispetto capitanato da un Danny Trejo che con una faccia del genere poteva solo fare del cinema o finire in galera (ops, ha fatto anche quello), un Robert DeNiro che avevamo ormai dato per disperso e che non azzeccava un personaggio da nemmeno mi ricordo quanto, le bellissime Alba e Rodriguez (e la stronzetta Lohan), gli immancabili Savini e Marin, un Don Johnson  tirato fuori dal freezer e salvato da robacce indefinibili tipo Bastardi o Torno a vivere da solo (WHAT THA FUCKIN' FUCK Don!)  e uno Steven Seagal gonfio come una zampogna e che a quanto pare s'è fatto fare il trapianto di capelli dal medico di Berlusconi ma che fa sempre piacere rivedere. Nonostante a tratti il film paia avere un po’ il fiato corto e il sangue in CGI sia sempre duro da digerire, in definitiva Machete fa il suo sporco dovere nell'intrattenere e divertitre il pubblico nel suo giro di giostra da 105 min, ora non resta che aspettare, con un misto di esaltazione e paura, per quel che mi riguarda, i prossimi due capitoli della trilogia.
 


Bonus, in caso non abbiate capito di cosa si sta parlando:

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