venerdì 10 dicembre 2010

IL FASTIDIO COME CIFRA STILISTICA:

ENTER THE VOID di Gaspar Noé, 2009

Sapevo delle controversie che accompagnavano il film ma mi sono fatto abbindolare dal rating di IMDb e dal Podorometro (ed è forse la prima volta che mi si rivoltano contro, siamo sempre andati d'amore e d'accordo) quindi si può proprio dire che me la sia cercata. Di Noè avevo già visto Irreversible, altro film arrivato a cavallo di grosse polemiche ma che, siccome amo fare il bastian contrario, non mi era nemmeno troppo dispiaciuto e We Fuck Alone, segmento del lungometraggio Destricted, progetto che con una manciata di corti affidati a vari registi e artisti si poneva l'ambizioso obiettivo di esplorare il confine tra arte e pornografia. We Fuck Alone si apriva con un disclaimer che avvisava gli spettatori affetti da epilessia sulla concreta possibilità gli effeti strobo presenti nel film potessero causare loro una crisi e, come il titolo suggerisce, rappresentava una ragazza che si masturbava e un ragazzo alle prese con una bambola gonfiabile mentre guardavano un video porno. Enter the Void, fatte le dovute proporzioni, è esattamente la stessa cosa, se il corto è però, appunto, corto e dura solo pochi minuti, l'ultima fatica (nel vero senso della parola) di Noé, di minuti ne dura 155 e questa volta è il regista stesso a masturbarsi. Due ore e trentacinque minuti di interminabile piano sequenza (ovviamente falso) fatto di voli pindarici con la macchina da presa, soggettive estenuanti (in prima e, che iddio ci salvi, in terza persona) ed effetti stroboscopici e psichedelici, il tutto labilmente giustificato sul piano narrativo da misticismo d'accatto ed esperienze extracorporee del discount. Enter the Void è il grido disperato di un regista onanistico, autoreferenziale e pretenzioso il cui unico interesse è che si parli di sè e che a tale scopo, avendo poco più che un canovaccio come intelaiatura della vicenda, non lesina sequenze o tematiche shockanti fuori tempo massimo. Davvero nel 2010 c'è ancora qualcuno sopra (e ormai credo  pochi anche sotto) i quattordici anni che rimane shockato nel vedere gente che fa uso di droga o scene di sesso pseudo esplicito? Io non credo.
Dal punto di vista prettamente visivo non è tutto da buttare, il film ha subito un trattamento di più di un anno di post produzione ed il lavoro è davvero notevole, Marc Caro è stato supervisore dei set e lo stesso Noé la macchina da presa la sa usare bene e lo dimostra, arrivando addirittura all'eccesso, perchè le trovate di regia che potevano essere interessanti (sebbene Fincher abbia fatto le stesse cose già nel 1999) vengono ripetute al parossismo e dopo la quarta o quinta volta che la macchina da presa compie un carrello aereo sopra i tetti di Tokyo per collegare due persone al telefono (togliendo tutti questi movimenti di macchina fine a se stessi credo il film arriverebbe all'ora e mezza canonica) o dopo l'ennesima volta che con un movimento del dolly entra dentro qualcosa, la potenza visiva viene decisamente meno e cede il passo allo sbadiglio o, come nell'ultima sequenza, alla risata involontaria (ma  più che altro all'irritazione, facendo quasi guardare con nostalgia agli otto minuti di stupro alla Bellucci). Enter the Void potrebbe arrivare ad una versione guardabile senza che nello spettatore sopraggiunga il desiderio di morire o di lanciare qualcosa contro il televisore solo dopo numerosissimi tagli che ne snelliscano il corpo e diano più compattezza alla storia, nella sua versione attuale è un film che aspira alla videoarte senza che il regista abbia i mezzi per plasmare tale ambizione grazie alla propria visione del mondo.

2 commenti:

  1. La visione di Irreversible ha ormai irreversibilmente tarato i miei rapporti con Noé. E il trailer del nuovo film mi fa già schifo a prescindere. Non mi piace il suo cinema.
    Quella accozzaglia fetecchiosa con la Bellucci è di un finto-maudit, di una spocchia colorata e barocca talmente disgustosa che ancora mi vengono i brividi quando c penso.
    Enter the void per può restar lì dove sta.

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  2. Guarda io non sono ancora venuto a patti col fatto d'aver perso 155 minuti della mia vita per guardare questa roba. Se non altro la pretenziosità di Irreversible era giustificata sul piano narrativo, qua siamo all'autoindulgenza pura.

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