giovedì 29 dicembre 2011

GLI IMPERDIBILI DEL 2011

Come ogni buon cineblogger che si rispetti eccomi alle prese con il listone dei film che più mi son piaciuti nel corso dell'anno. Anche questa volta non è una vera e propria classifica, ho messo in fila i titoli man mano mi venivano in mente, con solo qualche piccolo aggiustamento nelle posizioni quando mi pareva ce ne fosse bisogno. Di film sono riuscito a vederne parecchi (mai abbastanza) e quelli interessanti non sono certo mancati, per quel che mi riguarda, tutto sommato, il 2011 è stato un buon anno, mi rammarico soltanto di non essere riuscito a vedere tutto quello che mi interessava. Faust, Shame, Le quattro volte, Le Havre, 13 Assassini, Cave of Forgotten Dreams, Biutiful sono solo alcuni dei titoli che mi son perso e che conto di recuperare al più presto (e sono matematicamente certo qualcuno sarebbe in questa lista se solo fossi riuscito a vederli per tempo), altri, come Kick-Ass, Winter's Bone, Bronson, o This is England mi sono piaciuti parecchio ma non sono in lista perchè erano in quella dell'anno scorso o perchè li ho visti anni fa e quasi nemmeno speravo arrivassero più da noi.
Ma bando alle ciance, che il listone abbia inizio!

E anche quest'anno potete dare un veloce ripassino alle uscite guardando questo montaggio da pelle d'oca.



Ps: un pugno di film ho trovato il tempo di vederli solo nell'ultima settimana quindi per forza di cose non ne ho ancora scritto, conto di rimediare al più presto, per ora il link dal titolo porta alla rispettiva pagina di IMDb.

venerdì 23 dicembre 2011

C'ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD

THE ARTIST di Michel Hazanavicius, 2011

Sapevo benissimo cosa mi aspettava entrando in sala a vedere The Artist, ma, nonostante fossi preparato, quando nell'incipit, in un gioco metatestuale, al termine della pellicola di George Valentin proiettata al cinema la musica si stoppa e lascia spazio al muto applauso del pubblico, la meravigliosa potenza di quell'immagine mi ha colpito con la forza di uno schiaffo in pieno viso. Questo è il principale pregio dell'opera di Hazanavicius, un film muto e in bianco e nero che ricalca il cinema classico degli anni '20 (con più di una strizzata d'occhio sia stilistica che tematica a quello dei '40), quello di riportare lo spettatore, mentre il  panorama è dominato da un cinema nordamericano fracassone e approssimativo, abituato a trattare lo spettatore come un idiota (spesso, ahimè, non del tutto a torto) - rimarcando le svolte narrative all'eccesso per paura venga perso il più banale degli snodi - in un territorio dove è possibile sperimentare un tipo di esperienza che riallinea con le proprie percezioni e con una maniera più profonda e genuina di stare di fronte allo schermo. Il livello di attenzione richiesto da una pellicola come The Artist è ben diverso da quello a cui è abituato lo spettatore moderno medio, ed è quasi incredibile come in un periodo dove è l'estetica 3D a farla da padrone, il "semplice" utilizzo di un linguaggio codificato agli albori della settima arte risulti oggi come una ventata d'aria fresca. Nonostante le critiche vertano soprattutto sulla furberia dietro un'operazione di questo tipo e sulla volontà di ammiccare ad un pubblico di cinefili festivalieri, quello che trasuda da The Artist non è manierismo fine a se stesso ma un grande cuore e la voglia di raccontare una storia romantica d'altri tempi che rispecchia a pieno la passione e l'amore del regista per il cinema stesso. Non c'è però solo questo nel film, c'è un ottimo cast capitanato da una coppia di attori, Jean Dujardin e Bérénice Bejo (compagna del regista), affiatata e dalla mimica straordinaria, c'è una bellezza visiva che quasi stordisce, incorniciata, rigorosamente in 4:3, da tutta una serie di notevoli invenzioni, dalla iconica scena nel camerino, a quella dell'ombra sul muro, ai divertenti duetti con il cane, passando per la splendida sequenza dell'innamoramento fino ad arrivare a quella davvero sorprendente e meravigliosa del sogno. Il film di Hazanavicius quindi, sebbene racconti una storia talmente classica da risultare a tratti risaputa, riesce ad emozionare e coinvolgere immergendo lo spettatore in un'atmosfera capace di rievocare tutta la magia del Cinema, quasi fossimo dentro una scatola del tempo.

giovedì 22 dicembre 2011

THE SHAPE OF CINEMA TO COME

LE AVVENTURE DI TINTIN: IL SEGRETO DELL'UNICORNO (The adventures of Tintin)
di Steven Spielberg, 2011

Per chi, come me, è nato al limite degli anni '70, Spielberg è stata una sorta di seconda figura paterna, e il suo Cinema, sia diretto che prodotto, un luogo sicuro nel quale coltivare i propri sogni, il proprio immaginario e il senso di meraviglia che si prova da ragazzini. Non può quindi che essere una graditissima sorpresa, dopo  la frequentazione con tematiche più adulte degli ultimi anni, questa sua prima incursione nel campo dell'animazione. Il regista, coadiuvato da un terzetto di scrittori tra i migliori attualmente sulla piazza (Wright e Moffat che certo non hanno bisogno di presentazioni e Cornish che, con l'esordio Attack the Block, guarda senza nasconderlo al riaggiornamento del cinema targato Amblin degli anni '80) e con un produttore, Peter Jackson, totalmente in linea con la sua idea di Cinema, ha gioco facile nel portare sullo schermo una storia d'avventura dal sapore classico, come quelle che da ragazzini ci facevano spalancare la bocca dallo stupore, ma con lo sguardo ben rivolto al futuro. La performance capture, tecnica che non mi ha mai fatto impazzire, complice il fatto sia stata impiegata in produzioni abbastanza mediocri (la brutta piega presa dal cinema di Zemeckis, quello che per un certo periodo abbiamo pensato potesse essere proprio il delfino di Spielberg ma che nel decennio scorso si è perso per strada), ha riportato il regista ai fasti dei tempi d'oro, quelli dell'indimenticabile trilogia di Indiana Jones, peraltro esplicitamente e felicemente omaggiata. Le infinite possibilità legate all'animazione e il poter finalmente svincolare i propri personaggi e la macchina da presa dalle leggi della fisica, permette a Spielberg di lanciarsi a briglia sciolta in tutta una serie di spettacolari, mirabolanti, invenzioni visive, con la propria fantasia come unico orizzonte, lasciando  intuire più di una possibilità sui rivoluzionari impieghi una simile tecnica, se ben sfruttata come in questo caso, possa avere sul cinema futuro (che gli Idoru profetizzati da Gibson non siano poi così lontani?), a partire dall'autocitazione nei titoli di testa fino ad arrivare all'ormai celebre piano sequenza dell'inseguimento, un impossibile e incalzante pezzo di bravura come non se ne vedevano da parecchio. Tintin è un ottovolante che con un ritmo forsennato trasporta lo spettatore lungo un viaggio fantastico che non lascia tregua e mozza il fiato, una splendida corsa sulle montagne russe, un'avventura di quelle che a tredici anni, ma pensandoci bene anche ora che di anni ne abbiamo più del doppio, non ci dispiacerebbe vivere. Bentornato Steven, e grazie. 

domenica 18 dicembre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #41

MEN IN BLACK 3 di Barry Sonnenfeld, 2012

Lo dico? Lo dico. Non sono mai stato grande fan di MIB. Non è che i primi due film m'abbiani fatto schifo, per carità, è che sono usciti nel periodo sbagliato della mia vita, ai tempi ero un punk ribelle che pisciava su tutto quello che era mainstream, che ci volete fare, beata gioventù. L'hype per questo terzo capitolo è quindi decisamente contenuta, se però voialtri vi state strappando i capelli mentre picchiate la testa al muro dalla gioia, posso capirvi, il trailer qui non è nemmeno male, sicuro sarà un filmetto divertente, c'è pure un viaggio nel tempo, 'zzo volete di più?



G.I. JOE 2: RETALIATION di Jon M. Chu, 2012

Il primo capitolo l'ho visto distrattamente mentre lavoravo e m'ha fatto vomitare sangue, ci avessi messo un po' più d'attenzione probabilmente sarei morto d'emorragia interna, quindi questo nuovo capitolo non è che lo aspettassi scalpitando, sebbene da piccolo il cartone animato mi faceva esplodere la testa e questo era uno dei miei sogni bagnatissimi (SPOILER: non me l'hanno mai e poi mai regalato, ci credo che adesso c'ho i problemi). Ciò detto, già l'inserimento di Dwayne Johnson nel cast depone benone e se il sorriso sornione che ha in questa presentazione non m'inganna, secondo me qui ci si diverte. Basta vedere le bandiere dei Cobra sulla Casa Bianca per alzare di una tacca il livello di sboronaggine, non parliamo poi della pioggia di Ninja Montanari e di Bruce fottuto Willis che assieme a Dwayne annulla l'ingombrante presenza di Collo. Certo dietro la macchina da presa c'è il responsabile di roba tipo Step-Up 2, Step-Up 3D e Justin Bieber: never say blah blah blah (1.4 su IMDb, ma le risate) che ci son gli estremi per essere perseguito per crimini contro l'umanità, ma mi piace pensare il film che il vecchio Chu (SPOILER: ha la mia età, che dio lo maledica) ha sempre voluto fare sia questo, testosterone, belle figliole, robe che esplodono totalemente accaso e Ninja Montanari, tutto quello che è venuto prima è merda che ha dovuto ingoiare per realizzare il suo sogno. E schiacciami 'sto cinque alto Chu! 
Nota personale: nel cast c'è quella stanga di Adrianne Palicki che voi fan di una certa serie televisiva lo sapete di che parlo.



ROCK OF AGES di Adam Shankman, 2012

Mah, con il musical ho un rapporto d'amore/odio, alcuni mi fanno impazzire, altri non li guarderei nemmeno con gli occhi di un altro. Questo non ho ancora capito da che parte sta.



LOCK-OUT di James Mather & Stephen St. Leger, 2012

Ok, la trama è praticamente quella di 1997: Fuga da New York che, in caso non lo sappiate, è tipo il film più bello della vita, solo che al posto di NY c'è lo spazio, al posto del presidente c'è sua figlia che ovviamente per esigenze di dramatization è un figone, nella fattispece quel legno di Maggie Grace, al posto di Kurt "Snake Plissken" Russell ci han dato Guy Pierce e al posto del Duca c'è Peter Stormare. Come bonus c'è pure quella cartola di Joseph Gilgun che pare un Travis Bickle con il cervello ancora più in pappa. Alla regia due semi esordienti e alla penna e nella stanza dei bottoni quel volpone di Besson, il trailer pare una bomba, poi chissà.



THE DICTATOR di Larry Charles, 2012

Ok, la ricetta è sempre la stessa, Sacha Baron Cohen si inventa un personaggio che parla strano e poi giù di battute scorrette e gag ignoranti, lui bravo è bravo per carità, però anche basta.



THE EXPENDABLES 2 di Simon West, 2012

Personalmente avrei messo in testa il disclaimer: "attenti ai livelli di testosterone, questo trailer potrebbe farvi esplodere le palle", non si sa mai. Cos'altro si può aggiungere se non che gli unici due che mancavano nel primo, Van Damme e Chuck Norris (spero nei panni di Matt Hunter o Scott McCoy), ora ci sono? Manca solo Ronald Reagan. Spero solo che quel cane senza limiti di West non ci rovini la festa, 'tacci sua.



GHOST RIDER: SPIRIT OF VENGEANCE di Mark Neveldine & Brian Taylor, 2012

Bene, facciamo tutti finta il primo film non sia mai esistito (per me è così, m'è bastato e avanzato vedere il trailer) e ripartiamo da quei due pazzi malati di mente di Neveldine e Taylor! Del fumetto non è che sia mai stato grande fan, ho letto qualche episodio giusto quand'era nello stesso albo con il Punitore, non che mi facesse schifo, ma nemmeno strappare i capelli. Finalmente però pare avere un trattamento cinematografico di tutto rispetto, i due registi hanno le palle quadrate e di certo non mancano di inventiva, come già si vede ampiamente da questo trailer, in più ci sono quel califfo di Idris Elba e la vecchia gloria Christopher Lambert. Fuck yeah.



JACK THE GIANT KILLER di Bryan Singer, 2012

Qualche settimana fa mi chiedevo se Hollywood avesse scoperto tutto d'un botto il mondo delle fiabe ed ecco qui il film live action fracassone tratto da Jack e il fagiolo magico (subito ribattezzato Giant Killer così l'adolescente medio s'infotta duro). Alla regia nientemeno che Singer e pure il cast è bello carico, nel complesso non pare malaccio, certo l'hype resta sotto il livello di guardia che mica è Troll Hunter ma poteva pure andare peggio. Certo se penso a The Usual Suspect mi viene un po' da piangere.



SALMON FISHING IN THE YEMEN di Lasse Hallström, 2012

Va bene essere esotici ma questo titolo mi pare una stronzata pazzesca. Cioè, cazzo, provate a ripeterlo ad alta voce. Traducetelo (tra l'altro nemmeno oso pensare a come cazzo verrà tradotto da noi). Ditemi voi. Nel complesso poi, Emily Blunt a parte, mi pare decisamente trascurabile, che di 'ste commedie romantiche Lasse Style, ce ne abbiamo pieni i maroni.

venerdì 16 dicembre 2011

BROTHERS IN ARMS

WARRIOR di Gavin O'Connor, 2011

Due fratelli, uno reduce della guerra in Iraq, scontroso e pieno di rabbia, l'altro insegnate di fisica alle superiori, padre di famiglia che non riesce a tenersi a galla dai debiti con il misero stipendio da docente. Entrambe con un passato da giovani promesse della lotta greco-romana, grazie ai duri allenamenti di un padre alcolizzato e violento che ha finito per spaccare la famiglia allontanandoli e riducendoli ad un silenzio durato quindici anni. Da qui parte la pellicola di O'Connor, da queste due facce della crisi nella quale versano gli Stati Uniti, impantanati in un conflitto che sembra non avere mai fine e stritolati dalla morsa delle banche. Warrior affonda le proprie radici in una sceneggiatura solida e potente, certo non priva di ingenuità e piccole forzature, alle quali, in virtù di una onestà da vecchio classico che sa toccare tutte le corde giuste, si concede senza troppi ripensamenti la propria sospensione dell'incredulità. Una sceneggiatura che si prende i propri tempi nel costruire le fondamenta della storia in maniera da creare il giusto livello di empatia, che lavora su personaggi e motivazioni, che carica di aspettativa e tensione lo spettatore mantenendo i propri protagonisti su binari paralleli per poi farli collidere esplodendo in un turbinio di emozioni in una eccezionale parte finale che colpisce duro alla pancia per toccare il cuore. Un film che, complice una regia misurata che non calca la mano su inutili patetismi ma arriva dritta al sodo, riesce a far convivere un'ottima scrittura, fatta di dialoghi secchi e magistrali, con l'imponente fisicità dei propri protagonisti e di una lotta brutale e violenta come l'MMA. Ed è a un ottimo lavoro di casting che Warrior deve gran parte della propria intensità, merito di un terzetto di attori azzeccato e in splendida forma, dal veterano Nolte, padre sconfitto dalla vita che tenta di scrollarsi di dosso il gravoso peso dei propri errori cercando una tardiva riconciliazione, ad Hardy che, dopo lo stupefacente Bronson, regala l'ennesima grandiosa prova, una performance tinta di rabbia cieca e risentimento, per arrivare ad Edgerton, (per molti la vera sorpresa del film, non per chi, come me, l'aveva già notato in film come Animal Kingdom e The Square, del quale è anche co-sceneggiatore) l'outsider fuori tempo massimo carico di umanità che con l'acqua alla gola lotta per la propria famiglia, ruolo che spero riesca a far puntare definitivamente i riflettori sul talentuoso attore australiano. Altro motivo dell'ottima riuscita della pellicola è il proprio classicismo, il sapersi inserire, senza fronzoli e senza pretese autoriali, sulla strada battuta da cineasti come Eastwood, Darabont, Kazan, ma soprattuto Avildsen. Perchè è a Rocky che il film di O'Connor strizza l'occhio, non solo nell'ambientazione, la stessa città, Philadelphia, o nell'aperta citazione, la sequenza degli allenamenti (con l'orribile split screen), ma anche nel riaggiornamento dei temi della rivalsa del working class hero, sostituendo come veicolo del riscatto alla boxe uno sport da gladiatori come l'MMA, capace di dare una ventata di freschezza ad una vicenda che, sebbene abusata e risaputa, risulta essere proprio ciò che lo spettatore vuole vedere. Ed è davvero incredibile come in un film di colossi che lottano con ogni mezzo e con furia e ferocia spaventose, un semplice gesto, una piccola pacca sulla spalla, tra due uomini, due fratelli, stretti in una morsa che è un abbraccio, riesca a commuovere così profondamente.

giovedì 15 dicembre 2011

UNA STAGIONE SELVAGGIA

THE WOMAN di Lucky McKee, 2011

Il chiacchiericcio nato attorno l'ultimo film di McKee non è molto diverso da quello che accompagnava The killer inside me di Winterbottom. Anche qui la proiezione in anteprima al Sundance ha scatenato un putiferio (se siete appassionati di film di genere sapete già tutto, il video di questo signore decisamente contrariato dopo la visione di The Woman è girato parecchio in rete spaccando in due gli appassionati, tra chi crede sia tutto vero e chi pensa sia un virale fatto girare ad hoc per promuovere la pellicola) e proprio come feci nella recensione del film tratto dal romanzo di Thompson è bene fare subito un po' di chiarezza. The Woman non è film per tutti gli stomaci, colpisce davvero duro, questo sì, ma le accuse di misoginia piovute da più parti non hanno alcun fondamento. Da parte di McKee non c'è nessuna ambiguità o ammiccamento, nessun compiacimento nelle scene di violenza, i personaggi maschili sono indubitabilmente negativi, spregevoli e (a meno di essere mentalmente disturbati) non c'è la benché minima immedesimazione da parte dello spettatore nelle loro azioni. Dopo questa doverosa premessa veniamo alla storia, che è quella di una famiglia middle class della provincia americana il cui patriarca, un brillante avvocato, durante una battuta di caccia, trova nei boschi una donna regredita allo stato ferino, un'animalesca e irriconoscibilmente spaventosa quanto conturbante Pollyanna McIntosh, la cattura e la segrega nello scantinato con l'intenzione di rieducarla a furia di abusi e sevizie. Chiaramente per accettare questo assunto bisogna venire a patti con la propria sospensione dell'incredulità, è doveroso però aggiungere che, nonostante venga presentato come capitolo a se stante, il film, tratto da un libro scritto dallo stesso McKee e da Jack Ketchum, corrosivo scrittore horror tanto controverso quanto blasonato, va a inserirsi come terzo capitolo nella sua saga dei selvaggi cannibali di Dead River iniziata con Off Season e The Offspring (dai quali sono stati tratti due film che però non ho visto). Nonostante ci sia alla base questo sottotesto la pellicola ha però la forza necessaria a reggersi sulle proprie gambe e, anzi, l'apparizione improvvisa di questa donna "primitiva" è più potente di qualsiasi spiegazione e contestualizzazione spiccia. The Woman è una pellicola difficile da inquadrare, la sequenza onirica in apertura, chiaro riferimento agli horror dei 70's, fa quasi da manifesto programmatico in quanto a ritmo e toni,  mentre fotografia, montaggio e musiche sembrano diretta emanazione degli art house film degli anni '90. Se questa commistione può sembrare spiazzante, trova completo corrispettivo nelle svolte narrative, mai scontate (il protagonista ad esempio, invece di nascondere la propria preda, la presenta subito alla famiglia coinvolgendola in quello che sarà il progetto di rieducazione) e gestite con padronanaza dal regista. Ciò che preme a McKee è raccontare la dissoluzione della famiglia borghese, grattare sotto lo smalto luccicante della classe media statunitense, tutta apparenza e sorrisi dietro i quali si nascondono esistenze molto meno rispettabili di quanto ci si affanni a mascherare. I Cleek potrebbero benissimo essere la famiglia protagonista di una pubblicità o i nostri vicini di casa, ed è proprio questo alone di normalità a colpire profondamente e dolorosamente in contrasto con le efferatezze perpetrate dal capofamiglia, un grandioso Sean Bridger, sorta di Will Ferrell disturbante e psicopatico, con l'aiuto del figlio adolescente e con il muto benestare della fragile moglie, una straordinaria Angela Bettis (già collaboratrice di McKee in Masters of Horror e nello spiazzante May) e della figlia maggiore, completamente sottomesse e vessate. Proprio nelle dinamiche familiari, ancora più che nelle scene di violenza, brutale e crudele, nei confronti della prigioniera, il regista con mano sicura spinge senza tirarsi indietro e senza timore di sporcarsi le mani, portando alla luce il malessere strisciante che sta alla base del film. In un crescendo teso e incalzante, con le ballate indie a far da contrappunto nella colonna sonora, la famiglia patriarcale, misogina e razzista, non soltanto retaggio degli anni '50 ma ancora ben presente (non soltanto negli Stati Uniti) ai giorni nostri, viene fatta a fette ed eviscerata senza pietà culminando nell'esplosione di violenza dell'ultima mezz'ora, in un finale sanguinoso, feroce ma liberatorio.
 

domenica 11 dicembre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #40

BATTLESHIP di Peter Berg, 2012

Che un film venga tratto da Battaglia navale, con tanto di scrittona in sovrimpressione di Hasbro che si bulla d'esser la compagnia che ha donato all'umanità i Transformers (cioè, davvero, quella scritta che senso ha? Dato che Hasbro commercializzava i giocattoli dei Transformers, dai quali son stati tratti tre film parecchio discutibili, e anche la Battaglia navale da tavolo, la cosa dovrebbe dirci qualcosa sulla qualità di questo film? Beh, in effetti sì, qualcosa a me la dice: M E R D A), è una tristissima cartina di tornasole sulla povertà di idee dei grandi studios che ormai ha raggiunto livelli di aridità davvero imbarazzanti. Visto poi, che di film tratti da un'attrazione di Disneyland, ne han fatti quattro, sono pronto al peggio. Ma tra l'altro quella sgualdrinella di Rihanna vestita da militare l'avete vista perdio? MACCOSACAZZO. Magari è pure brava ma sprizza FAIL da tutti i pori. Peter Berg, tu che ci hai regalato quella perla di Friday Night Lights (non a caso qui nel cast c'è pure quella cartola di fuoco di Tim Riggins), perchè ci fai questo?  



WHAT TO EXPECT WHEN YOU'RE EXPECTING di Kirk Jones, 2012

In Kirk Jones, dopo Svegliati Ned, avevo quasi creduto. Era il 1998 ed entrambe eravamo giovani e sognatori, poi lui ha cominciato a farsi dare consigli di stile da Lapo Elkann, come si può facilmente intuire dalla foto che ha messo su IMDb, ha girato Nanny McPhee e tra noi qualcosa s'è incrinato, niente è più stato lo stesso. Dopo il remake del film di Tornatore, che non ho visto, eccolo quindi tornare alla ribalta con questa bella commedietta sulla maternità che non ho nemmeno la forza di commentare, vi basti sapere che nel cast ci sono Jennifer Aniston, Jennifer Lopez e Cameron Diaz. Roba che fa guardare ai gironi infernali con malinconia. Non vi bastasse c'è tutta la sezione del trailer in cui entrano in campo gli uomini che ridefinisce il concetto di amarezza nera e profonda come una palude dell'anima.  


MADAGASCAR 3: EUROPE'S MOST WANTED di Eric Darnell, 2012

Già il primo aveva il fiato corto, il secondo nemmeno so io perché l'ho visto e mi ha fatto due palle così, la facciamo finita?



THE LUCKY ONE di Scott Hicks, 2012

Povero Hicks, lui voleva fare roba con gli occhiali, fare l'autore con la A maiuscola, ed è finito a girare il consueto film che viene ormai annualmente tratto dai libri di quel chiesarolo di Nicholas Sparks, puntuale come le tasse da pagare. Come se non bastasse a 'sto giro c'è come aggravante quel ciocco di legno di Zac Efron che, con la sua faccia da tonno, è credibile nella parte del soldato quanto Alvaro Vitali ne La soldatessa alle grandi manovre. Non c'è da scommettere sul fatto che il film segua la consueta parabola dell'innamoramento / marone che scombina le cose e che mette in crisi il rapporto / riappacificazione ed happy ending con magari un pizzico di amaro, perchè siamo cristiani e ci piace soffrire che ci avvicina a Gesù, quindi roba totalmente inutile. Probabilmente più inutile e zuccherosa anche della canzone dei The Fray che fa da colonna sonora al trailer. Che noia.



THE FIVE-YEAR ENGAGEMENT di Nicholas Stoller, 2012

Jason Segel e Emily Blunt (beh, ovviamente pure l'amore della mia vita Alison Brie) non vorreste abbracciarli forte forte e limonarveli durissimo? Io sì. Di Stoller e Segel non ho visto ne Forgetting Sarah Marshall (Non mi scaricare AHAHAH buontemponi), che mi si dice valga la pena, ne Get him to the Greek (In viaggio con una rockstar AHAHAH ve possino), che mi si dice sia un po' scarico, ma in questo voglio credere! Poi magari è nammerda vera eh, ma 'sto trailer un paio di risate me le ha strappate.  



THE THREE STOOGES di Bobby Farrelly & Peter Farrelly, 2012

Un film slapstick ispirato all'omonimo trio di comici degli anni '30, immagino che sulla carta sembrasse una buona idea. Peccato 'sto trailer sia imbarazzante al limite dell'angoscia. Ci manca solo che da noi lo intitolino I tre Marmittoni, in onore delle buon vecchie tradizioni d'una volta. Mio dio. (SPOILER: dopo una breve ricerca l'internet m'ha detto che da noi verrà intitolato proprio I tre Marmittoni, non ci si crede, continuiamo così, facciamoci del male)



THE CABIN IN THE WOODS di Drew Goddard, 2012

Questo lo aspettavo da un pezzo, più volte annunciato e poi bloccato, ha avuto grossi ritardi anche a causa della decisione di convertirlo in 3D per cavalcare l'onda del nuovo formato e spillarci qualche euro in più con la promessa di lanciarci in faccia della roba completamente a vanvera. Non so, le aspettative sono altissime, non solo per il coinvolgimento di Whedon, che spergiura sull'originalità del progetto, ma questo trailer me le ha smorzate un bel po'. Sarà stato quel campo di forza a griglia, sarà che mi aspettavo tutt'altro. Vebbè Vedremo se il buon Joss manterrà le sue promesse o se si rivelerà l'ennesima megacazzata targata Lionsgate.



TIM & ERIC'S BILLION DOLLAR MOVIE di Eric Wareheim & Tim Heidecker, 2012

Di Tim e Eric non avevo mai sentito parlare in vita mia, lo ammetto, e questo film non ho capito di cosa diavolo tratti ma sono fottutamente frastornato. Nel senso buono. Questi sono completamente pazzi. Figata.



WISH YOU WHERE HERE di Kieran Darcy-Smith, 2012

Mystery-Drama australiano con quella cartolaccia di Joel Edgerton che se già prima gli volevo un gran bene, dopo Warrior gli darei cinque alti a tutto spiano senza sosta e vorrei tanto chiamarlo bro. Quattro amici vanno in vacanza ma ne tornano solo tre, sinossi semplice ma accattivante e di certo non nascondo di avere una predilezione per il cinema aussie che raramente mi ha deluso. Qua ci sono tutte le carte in regola per tirar fuori un bel filmetto.



BONUS:

Di John Carter se n'era già parlato, ora è saltato fuori un altro trailer e l'hype impazza.



Secondo trailer per Extremely loud and incredibly clear e fondamentalmente resto della stessa opinione suscitatami dal primo. Se non altro han tolto gli U2 che mi urticavano particolarmente e li han sostituiti con una musiccaccia meno fastidiosa di appena una tacca.



Secondo trailer anche per The Grey, praticamente Alive meets Cliffhanger meets Taken. Ormai il vecchio Liam sta vivendo una seconda giovinezza in campo action, non so se ridere sotto i baffi o tifare per lui, so solo che lo scontro con il lupo in questo trailer è talmente GIGAFAIL da essere quasi epico, meraviglioso.



Ormai si sono rotti gli argini, nuovo trailer di otto minuti per The girl with the dragon tattoo. Non capisco il senso di un'operazione del genere ma chi sono io per recriminare con gli umarell del marketing? Qua si spoilera a mani basse come non ci fosse un domani quindi guardatelo a vostro rischio e pericolo. Intanto l'internet ci ha gentilmente messo a disposizione la colonna sonora, un trip di tre ore a firma del dinamico duo Reznor/Ross che, non paghi d'essersi intascati già un Oscar e un Golden Globe han cagato l'ennesima perla (tra l'altro qui trovate la cover di Immigrant Song con quelli che dovrebbero essere i titoli di testa a far da video, hai detto cazzi). Io son già sotto come una biscia. 

domenica 20 novembre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #39

THE IRON LADY di Phyllida Lloyd, 2011

Se n'era già scritto all'uscita del teaser e più o meno resto sulle mie posizioni. Il trailer è ben fatto e da quel che si può intuire c'è una mano capace dietro la macchina da presa, la Streep è la Streep e probabilmente anche quest'anno s'accaparrerà la statuetta ma francamente, a me della Tatcher fotte sega e che cerchino d'incensarla mi sta parecchio sui coglioni. Andatelo a chiedere ai minatori dello Yorkshire quant'è simpatica la Lady di ferro. Poi beh, probabilmente il film sarà una bomba eh.



THE HUNGER GAMES di Gary Ross, 2012

Film tratto da una saga letteraria che a quanto pare sta facendo pisciare addosso dalla libidine tutti tranne me. Mica per altro, è che son troppo vecchio e anche se, ahimè, orfano di Harry Potter, voglia di impelagarmi ne ho poca. Da quel che ho capito la storia è una sorta di The Running Man meets Battle Royale, un manipolo di regazzini che devono ammazzarsi tra loro in diretta tivvì, chi secca tutti gli altri vince. Non so, 'sto trailer non mi ha convinto molto. Certo c'è Jennifer del mio cuore ma c'è pure Wes Bentley con una barba arabescata che, cazzo, non si può proprio vedere. Non parliamo poi dei capelli di Woody Harrelson, WHAT? Come se  non bastasse c'è pure Lenny Kravitz, giuro. Il regista è lo stesso di Pleasentville, che hai tempi m'era pure piaciuto ma, parliamoci chiaro, Lenny Kravitz.



BEING FLYNN di Paul Weitz, 2012

Sarebbe bello se finalmente, dopo così tanto tempo Robert De Niro azzeccasse un film. Io continuo a sperarci e mi piace credere che possa essere questo. Mi prude il sottopalla, la mia personale versione del senso di ragno di Peter Parker, e il sottopalla difficilmente sbaglia. Tratto da un memoir di quella gran cartola di Nick Flynn, poeta e scrittore, che m'è istantaneamente venuta voglia di leggere, Being Flynn (che su IMDb ha il più stimolante titolo Another Bullshit Night in Suck City, lo stesso del libro) tratta del difficile rapporto tra un padre, uno scrittore male in arnese, De Niro appunto, e il figlio, quel gran califfo di Paul "I am a false prophet and God is superstition" Dano, Nick Flynn. Nel cast anche Julianne Moore e Olivia Thirlby che certo non guastano e Lili Taylor che, for the sake of gossip, nella vita è la compagna di Flynn.  



FOOTNOTE (Hearat Shulayim) di Joseph Cedar, 2011

Commedia degli equivoci israeliana che a quanto pare ha spopolato a Cannes portandosi a casa la palma d'oro per la migliore sceneggiatura. Io non è che sia proprio ferratissimo nel campo delle commedie israeliane ma il trailer non sembra per nulla male. Niente niente quelli lì di Cannes c'hanno ragione.



HAPPY FEET TWO di George Miller, 2011

Ma di questo ne avevi già scritto, direte voi, perché mai ne parli ancora? PERCHE' GEORGE MILLER E' IL REGISTA DI MAD FOTTUTO MAX. Ecco perché. Vi rendete conto del dramma? Perché mai poi dei pinguini dovrebbero ballare? Cazzo c'entra? Non me ne capacito.



THE PILL di J.C. Khoury, 2011

Commedietta indipendente che ruota attorno alla paura di un regaz d'aver infornato la pagnotta dopo una notte di sesso occasionale con una sconosciuta e che dovrà quindi starle accanto nelle dodici ore successive all'amplesso per sincerarsi prenda la pillola del giorno dopo e non gli sfanculi la vita. Ho appena scritto tre righe senza una virgola, pensa te che spregiudicato. Su IMDb 50 persone gli hanno dato un 8.1 ma queste 50 persone potrebbero anche essere quelle che hanno partecipato alla lavorazione del film, quindi non so. Il trailer è carino e divertente ma non vorrei sbilanciarmi.



THE SITTER di David Gordon Green, 2011

Nuova fatica di Gordon Green, dopo Your Highness, che non ho visto perché il parere generale è che sia una mezza cacata e io ho poco tempo da perdere per sincerarmene. A 'sto giro niente Jimbo, c'è però Jonah Hill pre dimagrimento, uno a cui da 'ste parti si vuole gran bene, che si ritrova incastrato a fare da babysitter ai vicini. Non so, Hill fa riderissimo e sembra un fottuto squilibrato, nel cast c'è anche Sam Rockwell perdio, ma il trailer non decolla mai veramente e la puzza di già visto un po' si sente. Mah, io, nel dubbio, di Green aspetto questo.



MIRROR, MIRROR di Tarsem Singh, 2012

Ma che è, a Hollywood si son di colpo resi conto dell'esistenza dei fratelli Grimm? Eppure sono anni che sono in giro quei due. Settimana scorsa è uscito il trailer di Snow White blah blah blah, e da qualche settimana sono iniziate due serie, Once Upon a Time (che è proprio bellona) e Grimm (che non ho visto ma a quanto pare fa cacarone), entrambe legate a doppio filo col mondo delle fiabe. Come se non bastasse c'è pure questa rilettura di Biancaneve firmata da Tarsem, il cui bellissimo The Fall sembra sempre più una mosca bianca in una disastrosa filmografia. Francamente di questa roba non so proprio che pensare, Trasem non è mica un pirla e la sua mano si vede, Lily Collins è bellissima ma la CGI è improponibile e il castello sembra un cazzo gigante. Boh, mi pare proprio una megacazzata, pure peggio di SnowWhite blah blah blah.


BRAVE di Mark Andrews e Brenda Chapman, 2012

Il nuovo film Pixar, basta dare un'occhiata al character design per capire sarà l'ennesimo capolavoro.



GONE di Heitor Dhalia, 2012

Quella grandissima patata di Amanda Seyfried torna a casa dopo un turno di lavoro e non trova più la sorella. Subito pensa l'abbia rapita il serial killer che l'anno prima aveva sequestrato lei, dal quale è riuscita fortunosamente a scappare, e decide di dargli la caccia per salvarla. Scusate, MA CHE CAZZO DI TRAMA E'? Non aggiungo altro.



W.E. di Madonna, 2011

Sfanculato Guy Ritchie, al grido di ANCHE IO! ecco che Madonna s'appresta a girare il suo secondo film di cui nessuno sentiva il bisogno, prontamente intitolato da noi poveretti Edward e Wallis: Il mio regno per una donna. Ma morite tutti, per cortesia. La storia è quella di Re Edoardo VIII, lo stesso farfallone interpretato da Guy Pierce in The King's Speech, qui un più modesto James D'Arcy, e della scandalosa relazione con una americana divorzia che lo spinse ad abdicare, alternata alla moderna storia d'amore tra una donna sposata e una guardia giurata russa. Cosa dovrebbe fottergliene allo spettatore medio di tutta questa roba? Non lo so. A me personalmente niente. L'unica cosa che desta il mio interesse è la presenza di Abbie Cornish, per il resto, elettroencefalogramma piatto.



RAMPART di Oren Moverman, 2011

Woody Harrelson sbirro corrotto e violento? VENDUTO! Secondo film di Moverman, il regista di quella bombettina di The Messengers, con queste premesse e vedendo il trailer non posso che aspettarlo con la bavetta. 



BONUS:

Nuovo trailer per The Pirates! Band of Misfits ed ormai è fotta senza senso. Dico, l'avete visto quel dodo? Pucciness a livelli estremi.



Nuovo trailer anche per Shame e qui la fotta è ancora peggio di quella senza senso per i pirati di plastilina. Solo bava.

venerdì 18 novembre 2011

PROVACI ANCORA, PAOLO

THIS MUST BE THE PLACE di Paolo Sorrentino, 2011

Ricordo come fosse ieri cosa provai mentre guardavo per la prima volta Il divo, il brivido (lo stesso provocato da Gomorra di Garrone, ottima annata il 2008), la stretta alla pancia, la netta sensazione di trovarsi finalmente di fronte un film italiano con nulla da invidiare ai ben più ricchi e blasonati amici americani. Le aspettative nei confronti di questa nuova opera di Sorrentino, alle prese con una coproduzione dal budget all'altezza delle proprie ambizioni, erano ovviamente altissime. Ed è un vero peccato siano state in larga parte disattese. Sia chiaro, This must be the place non è un brutto film (quando l'ho visto io l'altro film italiano  al cinema era Matrimonio a Parigi, ce ne fossero), è un film incompiuto e un po' ruffiano che flirta pesantemente con l'iconografia indie americana cogliendone però solo la superficie. Il regista campano, tecnicamente ineccepibile nella composizione del quadro e nell'utilizzo della macchina da presa, confeziona, anche grazie alla splendida fotografia di Luca Bigazzi, una lunga serie di istantanee perfette, da mozzare il fiato, che però risultano slegate tra loro, come anche la sovrabbondanza di dolly e carrelli risulta ridondante e svuotata di senso, non trovando nessun legame con il personaggio principale e la sua evoluzione. Questo insistito "virtuosismo" si cristallizza appieno nel piano sequenza, incredibile nella forma, elegante e bellissimo ma completamente fine a se stesso, del concerto di David Byrne. La mancanza di compattezza si riflette ovviamente anche sulla trama, ridotta all'osso, in favore di una serie di episodi legati insieme senza un filo logico e apparante continuità, se non la pretestuosa ricerca del protagonista. Come pretestuoso appare mettere una ex rock star al centro della vicenda, scelta che nulla aggiunge alla storia se non qualche spunto iconografico e visivo (se il protagonista fosse stato un impiegato non avrebbe fatto nessuna differenza, probabilmente ci sarebbe stato qualche ammiccamento in meno), uno Sean Penn, orribilmente affossato dal doppiaggio italiano, che parla per aforismi e ricalca Robert Smith nel look e il suo stesso Sam Dawson, del dimenticabile I am Sam, nella recitazione. Sorrentino firma un road movie sconclusionato dove l'America viene indiscutibilmente filtrata da uno sguardo europeo, nel cui setaccio restano però solamente i sedimenti più grossolani, motel da due soldi, stazioni di servizio, paesaggi mozzafiato e casette di periferia, il tutto condito da un gusto weird di derivazione lynciana (non è certo un caso l'incontro con l'Harry Dean Stanton di The Straight Story e Paris, Texas, altro road movie esistenziale di matrice europea), il ciccone vestito da batman o il trattore che passa in un lampo con sopra il redneck Hitler, l'episodio dell'indiano. In This must be the place è come se l'autore avesse voluto dire tante cose costruendo una sequenza attorno ad ognuna di esse, con il talento formale che lo ha sempre caratterizzato e che è sempre stato il fulcro del suo Cinema, senza però preoccuparsi dell'organicità della pellicola, della narrazione o dell'evoluzione interiore del proprio protagonista, relegandone la caratterizzazione ad una fisicità insistita e ad una metafora un po' greve come quella del trolley. Viene poi da chiedersi se inserire un tema così importante come la Shoah fosse necessario, visto il trattamento sommario e in odore di opportunismo (i più maligni parlano di puro espediente per mirare alla statuetta dorata), che si coagula in un confronto finale poco onesto ed emotivamente piatto fino a sfociare in una irritante presa di posizione bigotta e medioborghese che francamente stride parecchio con il resto della pellicola. Quest'ultimo lavoro di Sorrentino è un film sbagliato, non brutto, un film che in ogni caso si eleva ben al di sopra la media del nostro cinema e che nel bene e nel male fa e farà discutere. Per quel che mi riguarda un bersaglio non centrato che brucia tanto più in contrasto con le altissime aspettative, una piccola sbandata che certo non incrina la fiducia accordata al regista alla luce dei suoi precedenti capolavori e che sono certo servirà a correggere il tiro nei suoi prossimi lavori.

giovedì 17 novembre 2011

GIOCO AL MASSACRO

CARNAGE di Roman Polanski, 2011

Due ragazzini si accapigliano nel parco, uno ci rimette gli incisivi e i genitori si danno appuntamento nell'appartamento della parte lesa per cercare di appianare le cose. Questo il semplice incipit dell'ultima opera del maestro polacco, un kammerspielfilm tratto da una piece di Yasmina Reza (che con Polanski ha collaborato allo screenplay), Le Dieu du carnage. Pellicola che parte sommessamente Carnage, mettendo in scena le due coppie, un importante avvocato Blackbarry dipendente e una promotrice finanziaria, una scrittrice e un venditore di articoli per la casa, completamente ingessati da forzate buone maniere borghesi, nel tentativo, per amore delle apparenze, di passar sopra all'accaduto, indossando la maschera di una ipocrita falsa ragionevolezza che a poco a poco s'incrina fino a deflagrare clamorosamente come un fiume (di vomito) in piena. Andamento che Polanski rende al meglio con la propria macchina da presa, in principio impegnata in inquadrature lineari, statiche, che si fanno sempre più concitate e cinetiche col divampare delle braci sotto la cenere di un perbenismo che, lubrificate col whisky e annebbiate dal fumo dei sigari che riempie il sempre più claustrofobico appartamento, rimescolando le dinamiche di coppia ne instaurano di nuove basate sulle complicità di genere e sul caustico sfogo di rancori e tensioni mai sopite. Carnage è un film verboso, che riesce a smorzare la matrice teatrale grazie alla maestria del proprio autore, in grado di tenersi ben lontano dal mero esercizio di stile ma soprattutto grazie all'immensa bravura del quartetto di protagonisti, su tutti un gigantesco Christoph Waltz (ineccepibile il lavoro fatto sull'accento che mai farebbe intendere le origini teutoniche dell'attore), con l'unico appunto di una Foster che corre sul filo della sovra recitazione rischiando di andare in un paio di passaggi un po' troppo sopra le righe. La satira di Polanski fa ridere a denti stretti pensando all'amaro realismo  di questo piccolo spaccato di società moderna, graffia e stringe come un Nodo alla gola di Hitchcockiana memoria, non lesinando stoccate di abrasivo cinismo sulla borghese facciata di finti sorrisi che rivela quattro adulti frustrati, permalosi e irragionevoli, più capricciosi dei figli che hanno la pretesa di voler educare. Uno dei migliori film dell'anno.

Ps: questo post si riferisce alla versione originale, per quanto mi riguarda l'unica versione che ha senso vedere trattandosi di un film dove la parola è così centrale. Basta dare un'occhiata al trailer internazionale e compararlo a quello italiano per rendersi subito conto di trovarsi di fronte due film molto differenti.

sabato 12 novembre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #38

JOURNEY 2: THE MYSTERIOUS ISLAND di Brad Peyton, 2012

Ma che davèro? Cazzo è, il set della Melevisione? Ma soprattuto, perchè Dwayne, perchè?



ONCE UPON A TIME IN ANATOLIA (Bir Zamanlar Anadolu'da) di Nuri Bilge Ceylan, 2011

Di Nuri Bilge Ceylan purtroppo non ho ancora visto nulla, questo però sembra una bella bombetta. Un bel drammone thrillerone con un'atmosfera nerissima proprio niente male. Vedendo il trailer, con la sua ambientazione periferica e agricola, c'è da chiedersi perché qui da noi sia così difficile fare film del genere. Poi  vedi che I soliti idioti sono in testa alle classifiche d'incasso e capisci.



A THOUSAND WORDS di Brian Robbins, 2012

Eddie Murphy non me lo cago da un bel pezzo, precisamente da Bowfinger, anno del signore 1999, che mi fece pure parecchio ridere. Di li in poi non so, non ci siamo più frequentati, un po' per colpa mia che sono antipatico e intrattabile ma principalmente per colpa sua che ha inanellato un titolo peggio dell'altro scaricando la propria carriera nel cesso. Vi dirò però, che nonostante la pretestuosità dell'assunto alla Jim Carrey (un altro che dopo Number 23 non mi fotte più), ed infatti lo sceneggiatore è lo stesso di Bruce Almighty, 'sto trailer non m'ha fatto schifissimo. Sono più incredulo io di voi, quasi schockato, ma potrebbe essere che A Thousand Words non sia una merda completa. Robbins poi non lo conosco ma, come si può ben vedere da questa meravigliosa foto sulla sua pagina dell'IMDb, non è certo uno che ha paura di nascondere il proprio ingombrante passato. Dai Eddie, faccela!  


SAFE di Boaz Yakin, 2012

Trailer del nuovo film di Jasone che, nonostante spesso scelga i copioni chiaramente con il culo, noi gli si vuole bene lo stesso perché ci ha una gran cartola. Qua siamo dalle parti di Codice Mercury, film che non ho visto, a Bruce Willis, causa le continue merdate inguardabili del quale s'era reso colpevole, avevo ai tempi tolto la fiducia, ma del quale conosco ahimè la trama. Robe di bambini autistici che non hanno nemmeno la decenza di essere Haley Joel Osment (che detto tra noi è invecchiato male male male) e nella loro testolina custodiscono numeri segreti. Qui al posto di un ragazzino c'è una ragazzina cinese ma il succo è quello. Jasone è il consueto superagente a cazzo durissimo che si trova in mezzo a svariati casini tra le triadi, la mafia russa, il governo e prende tutti a schiaffi creativi. Il livello di caciara è altissimo e secondo me può venir fuori un bel action sbarazzino come quelli dei bei tempi, ed un po' ci spero, perché i suoi due ultimi film non li ho visti - che mica ho tempo da perdere io! - ma ne ho letto gran male. Non vorrei ritrovarmi a togliergli la fiducia come a Bruce. Attento Jasone, hai le capacità ma non ti applichi abbastanza!


SNOW WHITE AND THE HUNTSMAN di Rupert Sanders, 2012

Sanders è il regista di svariati commercials di successo (alcuni veramente fighi, trovate tutto qui) e Hossein Amini ha curato anche lo screenplay di quella bomba che è Drive, questo in teoria dovrebbe bastarmi ma 'sto trailer non m'ha mica convinto a pieno. Cioè, figo eh, ci son trovate di sicuro effetto, due bellone,  quella specie di divinità di Charlize Theron e quella faccia da stronzetta di Kristen Stewart, ma anche un sacco di robe già viste e riviste, tipo i movimenti di macchina aerei anche BASTA! su gruppi di persone che camminano su colline verdeggianti (Grazie, Peter Jackson). L'effetto Sucker Punch, caciara a livello 11 ma totalmente random e fine a se stessa, è dietro l'angolo, quindi non so. Ho però il sospetto che lo scoprirò perché la mia morosa mi trascinerà per i piedi a vederlo. Sicuro.



GOON di Michael Dowse, 2011

Commedia ambientata nel mondo dell'hockey che se non siete canadesi (guarda caso regista e sceneggiatore lo sono entrambe) non ve ne può fottere di meno. A me, ad esempio, non me ne fotte niente. Nada. Niet. Zero. M'ha rotto le palle pure il trailer.