lunedì 31 gennaio 2011

domenica 30 gennaio 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #9

THE CONSPIRATOR di Robert Redford, 2011

Se c'è una cosa che mi gasa son le cospirazioni, quelle storie malatissime di intrighi e sotterfugi, doppi e tripli giochi. Fai un film con questi presupposti e i miei 7.50 € stai sicuro che te li porti a casa. Quell'esoso di Redford questo lo sa quindi pur di intascarseli ha deciso di raccontare la storia che sta dietro l'omicidio di Abraham Lincoln, presente? Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti, quello che faceva il cacciatore di vampiri. Essendo poi un vecchio volpone ha pensato di radunare un cast coi cazzi e i controcazzi: James McAvoy, Robin Wright, Kevin Kline, quelle gran fazze da cinema di Tom Wilkinson e Colm Meaney, James Badge Dale che di cospirazioni se ne intende parecchio, mannaggia all'AMC, Norman Reedus (famoso più che altro per essere il compagno di Dolores) e quelle patatissime nonchè cagnacce di Alexis Bledel e Evan Rachel Wood. Secondo me sarà un filmone.


PEEP WORLD di Barry W. Blaustein, 2010

A Blaustein, avendo scritto lo screenplay di quella perla della mia fanciullezza che è Il principe cerca moglie, film che passati i 15 anni non ho mai più avuto il coraggio di rivedere, per paura che i meravigliosi ricordi conservati gelosamente nella mia memoria venissero schiacciati dall'amara realtà, per debito di gratitudine nei confronti delle mattissime risate che mi fece fare in tenera età, mi sento di poter concedere di passar sopra al fatto che mettere il voice over in un trailer è un FAIL colossale. Detto questo, il film non pare malaccio, una  pungente commedia famigliare con un cast di tutto rispetto, Michael C. Hall, entrato per sempre nel mio cuore per aver interpretato David Fisher, Rainn Wilson, entrato per sempre nel mio cuore per aver interpretato Arthur Martin, e Kate Mara, entrata per sempre nel mio cuore per mere ragioni concernenti il suo aspetto fisico. Poi ci sono Sarah Silverman e Judy Greer che non sono entrate per sempre nel mio cuore ma comunque le stimo.


BEGINNERS di Mike Mills, 2010

Probabilmente avrò un cervello di pongo e mi faccio infinocchiare da robe indie o fintamente indie tipo il cane con i sottotitoli, lo slide fotografico, il padre gay che si cambia i vestiti in base ai ricordi del figlio, loro che pattinano nei corridoi, i fuochi d'artificio, i credits scritti in colori tutti matti . Son tutte cose che mi garbano parecchio nonostante la pretestuosità e l'infinita spocchia fottutamente hipster. Che vi devo dire, va così. Di Mills credo d'aver visto solo The Thumbsucker e non mi ricordo assolutamente di cosa diavolo parli, fattore che di certo non depone a favore del film ma vabbè, a sto giro ci sono Christopher Plummer, Ewan McGregor e Mélanie Laurent che è talmente bella che davvero non ci vuoi credere. E diamogli fiducia a sto Mills.


 
COLD WEATHER di Aaron Katz, 2010

Aaron Katz è il regista di Quiet City, il mio mumblecore preferito che vi consiglio caldamente perchè è bello bello anche se praticamente non succede un cazzo, quindi questo suo nuovo film mi fa già andare in fregola. Questa volta il buon vecchio Aaron pare essersi buttato sul mystery, qui tutto ruota attorno ad un regaz che deve sbrogliare la matassa dietro la sparizione della sua ex morosa. Sarà quella musichetta inquietantissima che parte a 0.57 ma l'atmosfera pare parecchio tesa, la fotografia fa il suo dovere nell'incupire il tutto e boh, sarà che a Katz gli voglio bene ma a me intriga parecchio.



EVEN THE RAIN di Icíar Bollaín, 2010

Una troupe cinematografica si reca in Bolivia, il paese sudamericano meno costoso in termini di licenze, per girare un film su Cristoforo Colombo. Sfiga vuole che capitino nel bel mezzo delle tensioni del 2000 in Cochabamba, quando il governo decise di privatizzare le risorse idriche e il regista, interpretato da Gael García Bernal, affida la parte di Hatuey, il capo Taino che guidò la ribellione contro i conquistadores spagnoli, al leader delle proteste contro governo e multinazionali. La Bollaín, fa quindi scorrere il film su più piani, passato e presente, facendoli convergere nel mai mutato sfruttamento dell'america latina. E sono pronto a scommettere che le riflessioni sul fare Cinema non mancheranno di certo all'appello. Questo è proprio uno di quei film che mi piace andare a vedere quando mi metto gli occhiali.
 


SUICIDE ROOM di Jan Komasa, 2011

Siccome mi piace parecchio fare a chi ce l'ha più lungo con i miei amichetti, sono andato a pescare un horror polacco, così, giusto per darmi un tono. Ora, a parte non capire una fava di quel che vien detto nel trailer a causa di un evidente gap comunicativo, questo Suicide Room mi pare avere parecchi punti di contatto con il belga Ben X che, di per sè, non è che m'avesse fatto proprio gridare al miracolo (se non, forse, quando sullo schermo veniva inquadrata Laura Verlinden in tutta la sua magnificenza). Qui, al posto del disagiato della scuola, c'è il ragazzo più popolare, un ricco frangettato emo wannabe che si bomba la più figa di tutte ma che viene intortato da una ragazza misteriosa dell'internetz, cosa che indubitabilmente porterà ad un gran mucchio di cazzi acidi. Tolta qualche soluzione visiva interessante, sto film mi puzza un bel po' di puttanata, intanto però è stato selezionato per la Berlinale di quest'anno, quindi potrebbe essere che venga distribuito pure da noialtri poveretti. Vedremo.



JALOUXdiPatrick Demers, 2010

Girato in diciassette giorni e frutto prevalentemente d'improvvisazione (tutta roba che mi drizzare le antennine) questo thriller del Quebec racconta di una coppia in crisi che per salvare un rapporto ormai alle corde decide di passare un fine settimana nel cottage di famiglia, dove ad aspettarli ci sarà un misterioso vicino. Anche se non conoscete il quebechese come il sottoscritto, non allarmatevi, nel trailer non ci sono dialoghi ma solo immagini e musica, e devo riconoscere che la scelta è parecchio azzeccata, in termini d'atmosfera la resa è altissima. 




SLEEP TIGHTdi Jaume Balagueró, 2011

Stanco di girare film di indemoniati accaniti e idrofobi Balagueró, sfanculato il vecchio sodale Paco Plaza, in una pausa prima di girare, appunto, quello che sarà il terzo capitolo della saga di [Rec], ha deciso di farsi un po' gli affari suoi. Se n'è quindi saltato fuori con questo Mientras Duermes (Sleep Tight è il titolo internazionale), film su un portinaio a cui scende la catena perchè stanco di non esser cagato dagli inquilini della palazzina dove lavora, gente che sicuramente nemmeno si pulisce i piedi e inzacchera tutto il pavimento delle parti comuni dove lui ha appena passato il mocio. In particolare c'è una tipa, una di quelle persone odiosissime sempre immotivatamente felici che guardano le cose solo in maniera positiva e al portinaio tutto questo volemose bene proprio non va giù, quindi gli viene il matto in testa e comincia a stalkarla in maniera pesante, roba che tipo non le consegna la bolletta del gas facendole pagare la mora e cose così. Io spero che il portinaio alla tipa la faccia morire malissimo. Portinaio for the win.

 
GRIFF THE INVISIBLE di Leon Ford, 2010

Film australiano con Maeve Dermody (che non l'avevo mai sentita prima ma diavolo se non m'ha colpito come un schiaffo in da la fazza) e quel gran manzo di Ryan Kwanten nei panni di un ragazzo con il cervello non troppo in bolla che pensa di essere un supereroe invisibile e che s'innamora di una scienziata che non assomiglia per nulla a Margherita Hack. Messa così sembra paro paro Defendor, nel trailer però si intravedono un paio di cose divertenti e interessanti, sorvolando quindi su frasi come love can make us invincible e love is the greatest superpower of all, che mi hanno cariato tutti i denti istantaneamente e provocato un prolasso intestinale, forse forse non è tutto da buttare.



INSIDIOUS di James Wan, 2010

Wan, come ben saprete, (li mortacci sua) è il regista del primo Saw, il capostipite della saga che sta all'horror come il New Metal sta alla Musica Estrema, e che nonostante tutti rompano le palle con "il primo però è bello" a me ha fatto cagare pure quello. Ok, gli concedo che il twist finale sia d'effetto ma la maniera con la quale i poliziotti sgamano il capannone di Jigsaw è un MACCOSA a caratteri cubitali. Ora che mi son tolto questo sassolino dalla scarpa, parliamo del suo nuovo film. A parte tentare il bieco apparentamento a Paranormal Activity del quale usa lo stesso espediente della maledizione ad personam non è che si  intuisca molto in questo guazzabuglio di immagini videoclippate che fanno tanto giovane e piacciono parecchio alle nuove generazioni. L'unica cosa che ho capito è che ci sono delle scary gemelline Shining style (eh ti piacisse, caro James) e soprattutto Rose Byrne, che però mica lo so se mi basta per guardarlo.



BONUS:
 
TORRENTE 4: LETHAL CRISIS di Santiago Segura, 2011

Torrente è una saga poliziesca spagnola che a confronto Riggs e Murtaugh  son due palle moscie, un vero successone in patria. Qui il buon vecchio Torrente si fa beffe del 3D, con una presa per il culo (ehm) di Avatar abbastanza divertente.



VIA DELLA ROSA di Robert Dornhelm, 2011

Film tv sulla storia di Amanda Knox. Amanda Knox è interpretata da Hayden Panettiere. Chissà se Vespa è stato consultato per le ricostruzioni. Save Amanda Knox, save the world.


Sono venuto a conoscenza di questa meraviglia grazie ad un tweet di kekkoz che è sempre un passo avanti.

venerdì 28 gennaio 2011

DIECI PICCOLI BLOGGERS

CATFISH di Henry Joost e Ariel Schulman, 2010

Catfish è un film parecchio controverso e parecchio interessante, quindi il Giovane Cinefilo ha pensato di fare un bell'esperimento, prendere 10 persone e farle discutere del film. C'ero pure io, che mi son buttato a pesce (giusto per stare in tema) dentro al progetto all'ultimo momento, poco prima che sprangasse la porta. Quello che ne è venuto fuori potete leggerlo qui
Mi associo ovviamente alle raccomandazioni in testa al post, se siete interessati alla visione del film non leggete nulla (e già che ci siete state lontani anche dal trailer che è quanto di più fuorviante si possa immaginare), abbiamo spoilerato a destra e a manca come non ci fosse un domani e Catfish è un film del quale meno se ne sa, più se ne rimane colpiti. 
Recuperatelo perchè merita davvero, e dopo averlo visto, veniteci a dire voi che ne pensate!

giovedì 27 gennaio 2011

BOYS OF SUMMER

MAKE-OUT WITH VIOLENCE dei Deagol Brothers, 2008

I gemelli Patrick (Eric Lehning, autore dello screenplay assieme a DeVos) e Carol Darling (Cody DeVos), appena diplomati, cercano di venire a patti con la misteriosa scomparsa della loro amica, e amore segreto di Patrick, Wendy, (Shellie Marie Shartzer) una ragazza bellissima e solare che ha lasciato un terribile vuoto nelle loro vite. Questo finchè Carol, passeggiando con il fratellino Beetle (Brett Miller), il narratore della storia, per i boschi che circondano il paesino nel quale vivono trova il corpo rianimato di Wendy legato tra due alberi. I ragazzi decidono quindi di portare il corpo a casa di Rody (Jordan Lehning), un amico che gli aveva lasciato le chiavi incaricandoli di tenergliela d'occhio, dove cercheranno di prenderne cura nella speranza di riportarla in vita. Sotto lo pseudonimo Deagol Brothers si nasconde un collettivo di artisti e filmakers del Tennesee che dopo un corto approdano qui al primo lungometraggio. Make-Out with Violence è una strana creatura (finanache nel titolo, nel film non c'è making-out e anche di violence non ce n'è poi molta), difficilmente categorizzabile, in gran parte teen-drama, in parte horror, è una storia di formazione, è una commedia romantica fortemente ispirata (per stessa ammissione degli autori) ai lavori di John Hughes, e con forti reminescenze de Il giardino delle vergini suicide e Twin Peaks, un film che descrive con molta più sensibilità l'adolescenza di quanto il plot lasci presupporre. Questa miscela di influenze e i continui cambi di tono  lo rendono l'opera prima dei Deagol Brothers parecchio sbilanciata ma, sebbene le ambizioni degli autori siano smisurate, rischiando più volte di esondare nella pretenziosità indie-hipster, proprio questa commistione di generi e questo continuo spiazzamento dello spettatore sono uno dei punti di forza di Make-Out with Violence. Qualcuno potrebbe obiettare che l'inserimento nel corpus del film della componente zombi sia pretestuosa e irrilevante e probabilmente è vero, tagliando le parti dedicate al ritorno di Wendy come non morta, il film  potrebbe funzionare lo stesso, non avrebbe però quel twist soprannaturale che catalizza ottimamente tutte le ansie, lo smarrimento e i drammi che si vivono dell'età giovanile. Vedere Patrick cercare di stabilire un rapporto con la ragazza che ama ma che non ha mai veramente conosciuto e nemmeno potrà mai conoscere, regala alcuni dei momenti più emozionanti del film con culmine nello splendido e toccante finale dalla resa visiva potentissima. Gli autori non fanno nulla per nascondere il proprio status indie, anzi, fin dai primi minuti del film le sequenze musicali s'impongono in maniera preponderante, inizialmente in maniera quasi fastidiosa (nei primi dieci minuti si susseguono almeno quattro o cinque canzoni) almeno finchè non si capisce l'importanza e il ruolo del quale i Deagol Brothers hanno investito la colonna sonora, quasi fosse un vero e proprio attore. Composta dai The Non-commissioned Officers, band il cui nucleo è proprio negli stessi fratelli Lehning, coadiuvati da vari artisti che gravitano attorno alla scena indipendnete di Nashville, formatasi appositamente per musicare il film, è essenziale nel settarne il tono, riportando alla mente con il proprio synth-pop di chiara matrice 80's commedie come Pretty in Pink o Sixteen Candles sottolineando e defindo gli stati d'animo dei personaggi in quella che sarà l'ultima estate prima di entrare inevitabilmente nel mondo adulto.
Nonostante Make-Out with Violence possa quindi lasciare perplessi e abbia indubbiamente parecchi difetti, è uno di quei film che continua a crescere nella testa e nel cuore non lasciando lo spettatore per parecchio tempo,  caratteristica che qualifica i  Deagol Brothers tra i filmakers da tenere assolutamente d'occhio.


Bonus: un video dei The Non-commissioned Officers tratto dalla colonna sonora e che utilizza scene del film. Enjoy.



domenica 23 gennaio 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #8

SCREAM 4 di Wes Craven, 2011

Wes Carpenter, sul quale potete leggere stralci di un'analisi critica su uno dei miei siti di cinema dell'internet preferiti, e Kevin Williamson (che con Doson Crick m'ha rovinato la vita che io sono andato al DAMS perchè volevo fare i film come Doson Liry e quando Pesi gli ha rubato la ragazza m'è crollato addosso il mondo e ho mollato tutto) hanno di nuovo finito i soldi, i loro ultimi lavori fanno pietà quindi, come la buona vecchia hollywood insegna, niente di meglio che pescare a piene mani dal bidone delle idee già usate. Ecco allora il quarto capitolo di Scream, la saga horror alla quale [sarcasm/ON] siamo senza dubbio grati per aver scoperchiato il vaso di pandora del teen horror di fine 90's che ha regalato perle tipo So cos'hai fatto o Urban Legend [sarcasm/OFF] e che non nascondo, ai tempi del primo capitolo, m'era piaciuta abbastanza. Qui c'è un ritorno in gran spolvero di membri del cast originale tipo la coppietta David Arquette/Courteney Cox (che leggenda vuole si sian conosciuti proprio sul set del primo Scream, quanto romanticismo in tutto ciò) e Neve Campbell, che mi sa non la vedevo dai limoni duri con quella luridona di Denise Richards in quella zozzeria di Sex crimes - giochi pericolosi (fico il titolo italiano, eh?) la cui parte più interessante erano i suddetti limoni duri, aiutati dalla new entry Rory Culkin che sfoggia un bulbo davvero matto, da Adam Brody che poveretto comincia a farmi un po' tristezza dato che la sua carriera post The O.C. non vuole proprio saperne di decollare e da una carriolata di patata di qualità capitanata da Hayden Panettiere, che spero muoia male anche se difende i delfini, ma soprattutto dall'amore della mia vita Alison Brie. Ovviamente si va a parare sul metacinema pure a sto giro, roba che ad Abed gli esploderebbe la testa, io comunque me lo vado di sicuro a vedere assieme a mia sorella,  che quando abbiam visto Final Destination 2 a momenti ci cacciavano dalla sala tant'era sguaiato il LULZ.



PERFECT SENSE di David Mackenzie, 2011

Di Mackanzie ho visto solo Young Adam e non ne conservo un cattivo ricordo, sebbene le uniche cose che posso affermare con certezza sul film sono che ci recita Peter Mullan, che è uno che mi garba parecchio, e che a una certa c'è un twist (nel senso di colpo di scena eh, mica che si mettono a ballare). Dopo questo preambolo abbastanza inutile entriamo nel merito del trailer del suo nuovo film, una roba che mi mette abbastanza ansia, un'oppressione che lèvati, colpa di quella musichetta suonata col piano e della lentezza e del cupore delle immagini che rendono il senso di tragedia palpabile. La trama a quanto pare è: uno chef e una scienziata si innamorano e scoppia un'epidemia che colpisce le percezioni sensoriali delle persone. Brutte storie. Lo scienziato è Eva Green (che è da The Dreamers che mi tormenta senza tregua) mentre lo chef che a quanto pare si becca il brutto male è Ewan McGregor. Resta da capire se il film sarà più incentrato sulla storia d'amore come sembra o se in realtà è una strategia di quei diavoli degli omini del marketing per far colpo sulle sottane, in modo che rompano le palle ai propri fidanzati per andare a vederlo, mentre invece è un film di gente che sbiella con i cinque sensi che se ne vanno a ramengo, ipotesi che preferirei di gran lunga.



BROTHERHOOD di Will Canon, 2010

Se c'è una roba che considero da veri rincoglioniti sono le confraternite e tutto quello che gravita loro attorno, College Fuck Fest a parte, quindi non c'è niente di meglio di un film dove a quei babbi che aspirano ad entrarci, durante l'immancabile iniziazione, va tutto storto. E con va tutto storto intendo che son grossi cazzi da cagare. Nel cast a parte Lou Taylor Pucci (Pucci, hihihi ok, basta!) già visto in Carriers, che m'era tutto sommato piaciuto, non conosco una fazza che sia una, c'è Trevor Morgan che IMDb nella sua infinita sapienza mi dice aver recitato ne Il Sesto Senso ma buio totale. Forse faceva la gente morta. Comunque 'sto Brotherhood non pare male, bello teso e lascia ben sperare.


ATROCIOUS di Fernando Barreda Luna, 2010

Il primo film di Barreda Luna è un horror spagnolo girato in prima persona che sfrutta la menata del "materiale ritrovato". Mmm... che strana sensazione di déjà-vu. Richiami al piccolo gioiello di Balagueró e Plaza a parte e soprassedendo sull'ormai trito espediente narrativo, il trailer non par malaccio e gli internets giurano e spergiurano questo Atrocious (cazzo, certo che con un titolo così si son presi un bel rischio, in caso di flop sarà come sparare sulla Croce Rossa) sia il nuovo Paranormal Activity tanto fa cacare nelle braghe dalla paura. Vedremo.



BURNING PALMS di Christopher B. Landon, 2010

Christopher B. Landon ho appena scoperto essere nientemeno che il figlio, ma pensa te, di Charles Ingalls de la Casa nella prateria, ve lo ricordate? Sì che ve lo ricordate, io da piccolo lo odiavo perchè era un telefilm che piazzavano sempre in mezzo a roba che m'ingassava come una biscia tipo Il Falco della Strada, Manimal o Automan, smorzando inesorabilmente l'adrenalina e, ora lo so, probabilmente salvandomi la vita, perchè se al suo posto avessero messo, che ne so, Ralph Supermaxieroe, o Hardcastle e McCormick probabilmente sarei morto con la bava alla bocca, quindi nonostante ai tempi mi facesse schifo, ora lo ricordo con nostalgia. Quasi piango. Comunque, questo Burning Plain è una sorta di storia corale ambientata a Los Angeles e pare corrosivo e divertente. Pure il cast non è malaccio si va dal diversamente giovane Nick Stahl ad una sfuriata di belle figliole che parte da Paz Vega, passando per Zoe Saldana, Jamie Chung, Rosamund Pike per finire con la mai dimenticata, ormai Milfona, Shannen Doherty, KA-BOOM!



RUBBER di Quentin Dupieux, 2010

Questo è il trailer americano dei primo film di Dupieux, per gli amici Mr.Oizo, esatto, proprio quello di Flat Beat (pezzo che ci terrei a precisare è del 1999 ma ha un suono che ancora rompe il culo a parecchia roba che circola adesso, anche se io, ai tempi, m'ascoltavo prevalentemente Gorilla Biscuits, Chain of Strength e i loro amici dalla mattina alla sera e la roba elettronica la schifavo violentemente, non vogliatemene), guardatelo e ditemi se quest'uomo non è un fottuto genio!


Quando uno pensa che tutto sia già stato fatto, che tutto sia già stato detto, cosa ti salta fuori? Lo pneumatico killer! Il copertone assassino! E fa esplodere la fottuta testa alle fottute persone, ma che bomba è? Non posso guardarlo senza che mi si allarghi sulla faccia un sorriso a 32 denti! Da vedere SU-BI-TO!

BONUS:

CARS 2 di John Lasseter, Brad Lewis, 2011

Dei vari teaser che han buttato fuori i regaz di Pixar l'altro giorno, questo è senza dubbio è il più carino, anche perchè negli altri non succede una fava. Se comunque insisteste che li volete vedere lo stesso, sono qui.




THE ADJUSTMENT BUREAU di George Nolfi, 2011

Clip dello sci-fi thriller tratto da un racconto di dominio pubblico (affarone per i regaz di Universal) di Philip K. Dick, autore che siccome ho lasciato di la gli occhiali, non sto qui a dirvi quanto sia importante per la cinematografia contemporanea. Da quel che si intuisce il sapore è quello della fantascienza classica (non a caso il racconto è degli anni '50) e nel cast ci sono il buon vecchio Matt Damon, John Slattery (quella gran fazza di Roger Sterling) e, mamma mamma mia, Emily Blunt (mamma mia!)

 

PARANMANJANG di Chan-wook Park, 2011

Avete un iPhone 4? Avete 130.000 Dolla? beh, Park sì, e ci ha girato un corto di mezz'ora. Questo è il trailer.
E qui c'è il dietro le quinte.



GAME OF THRONES di David Benioff, D.B. Weiss, 2011

Corna al cielo ed headbanging furioso! Il nuovo teaser di una delle serie più attese dal sottoscritto, da aprile su HBO.



Sul sito di Entertainment Tonight hanno postato un dietro le quinte con interviste a Robert Downey Jr., Jude Law e Guy Ritchie, che se la ride proprio un sacco, sul set del sequel di Sherlock Holmes. Il primo non m'era dispiaciuto, onesta commedia action, anche se la cosa che ricordo con più entusiasmo è la scena dell'esplosione. Mai vista un'esplosione così! Quindi questo me lo andrò a vedere quasi certamente, ma l'unico Sherlock che aspetto con trepidazione è la nuova stagione di questo.



venerdì 21 gennaio 2011

C'E' DEL MARCIO IN DANIMARCA

DELIVER US FROM EVIL (Fri os fra det onde) di Ole Bornedal, 2009

 "There are no evil, only people who have no love."

Come nella migliore tradizione dettata dalla tragedia greca, il nuovo film di Bornedal, regista salito qualche anno fa agli onori della cronaca con il suo primo film, l'ottimo thriller Il Guardiano di Notte del quale tre anni dopo girò il remake hollywodiano, il più conosciuto Nightwatch (che nonostante il cast in gran spolvero capitanato da un Ewan McGregor sull'onda del successo ottenuto con Trainspotting, risultava meno convincente dell'originale), comincia con un attore che ex machina introduce uno per uno i personaggi della storia. La giovane maestra elementare Pernille (interpretata da Lene Nystrøm, che se siete della mia generazione non potrete fare a meno di ricordare come la cantante dell'infamissima bubblegum pop band nordeuropea Aqua, colpevole di uno dei singoli più fastidiosi del '97 e probabilmente della storia della musica), trasferitasi da Oslo al paesino di cui è originario il marito Johannes, avvocato di successo, con i loro due figli piccoli , Viola e Frederik, una famiglia in cerca della tranquillità che la casa in campagna appartenuta al padre di lui, da ristrutturare con le proprie forze, può dare. Anna, amica di Pernille e insegnante di catechismo, moglie di Ingvar, ex sindaco e grande vecchio della città, coppia che ha perso il figlio per una pallottola vagante nel conflitto in Ex-Jugoslavia. Lars, (interpretato da Jens Andersen, attore televisivo molto popolare in danimarca che assomiglia in maniera davvero impressionante a Matthew Lillard) fratello di Johannes, camionista disadattato e semi alcolizzato  che trascina un rapporto disfunzionale con la fidanzata Scarlett da poco rimasta incinta. Personaggi legati tra loro la cui vita verrà sconvolta da un improvviso incidente che scatenerà un'escalation di bassezze e violenza inarrestabile sullo sfondo della festa del paese, fino all'esplosione granguignolesca di delirante follia nel terzo e conclusivo atto della pellicola. Fin dal bellissimo incipit la regia di Bordenal, fatta di lenti carrelli, millimetriche zoomate ed evocativi freeze frame, si pone con impeccabile pacatezza in netto contrasto con quanto accade sullo schermo, come a voler prendere le distanze dalla vicenda ma in questo modo rimarcandola puntualmente grazie al proprio distacco. Complice anche la splendida e cupissima fotografia del veterano Dan Laustsen (direttore della fotografia de Il Patto dei lupi e Silent Hill, tra gli altri) satura fino a sfiorare il bianco e nero, sin dai primi minuti, la sensazione di una catastrofe imminente incombe in maniera quasi palpabile e quello che colpisce davvero duro, ancora più della violenza iperbolica degli ultimi minuti è il realismo e la plausibilità di quanto viene rappresentato. Grazie all'impeccabile performance del cast, prevalentemente composto da un nucleo di attori teatrali abituati a lavorare tra loro e con il regista, l'esplosione di odio cieco e xenofobo (il capro espiatorio della vicenda è Alain, un profugo bosniaco che ha perso la propria famiglia nel conflitto e soffre di disturbo post traumatico da stress) che pervade la tanquilla cittadina, fino a trasformare gli abitanti in una incontrollabile folla assetata di sangue, mette davvero i brividi. Sebbene il film presenti parecchi punti di contatto con Cane di paglia, di Sam Peckimpah, uno dei film più controversi della storia del cinema, al contrario del regista americano, Bordenal non esplora il sottile confine che separa la civiltà dal tribalismo più feroce ma scava nell'animo umano portandone in superficie il lato più bestiale, quello sepolto sotto l'alone di perbenismo borghese  che scalpita dalla fame bramoso di violenza. E sebbene il regista sostenga di non essersi ispirato all'ondata d'intolleranza anti-islamica che ha scosso la Danimarca (ma anche il resto dell'europa) dopo il coinvolgimento nel conflitto Bosniaco che ha portato nel paese un gran numero di profughi e immigrati dai balcani, la componente razziale e la strisciante xenofobia che aspetta solo l'accensione della miccia per esplodere è uno degli aspetti più interessanti del film.

mercoledì 19 gennaio 2011

THE OUTBACK DRIFTERS

RED HILL di Patrick Hughes, 2010

Semplice e onesto. Questi gli aggettivi che più si addicono all'opera prima di Hughes, un moderno western urbano che probabilmente non aggiunge nulla al genere ma che pur non dicendo niente di nuovo ha il pregio  di risultare convincente e d'impatto, caratteristica che per un thriller non è cosa da poco. La storia è abbastanza classica, Shane Cooper (interpretato solidamente da un Ryan Kwanten, il Jason Stackhouse del guilty pleasure True Blood, decisamente in parte) giovane poliziotto trasferitosi dalla grande città per poter crescere il figlio che sta aspettando dalla moglie (Claire van der Boom, già apprezzata nel bellissimo The Square) in un ambiente più tranquillo, nel suo primo giorno di lavoro resta suo malgrado invischiato nella violenta vendetta dell'evaso Jimmy Conway (un Tommy Lewis davvero memorabile e da brividi), un criminale di lignaggio aborigeno, orribilmente sfigurato, condannato per uxoricidio. La bravura di Hughes, qui nelle vesti anche di sceneggiatore e montatore, è di esser riuscito a ben calibrare gli elementi del film, dando un buon ritmo alla pellicola, grazie anche all'ottima colonna sonora di Dmitri Golovko, che strizza palesemente l'occhio alle indimenticabili musiche composte da Ennio Morricone per i  capolavori di Sergio Leone, e alla splendida fotografia di Tim Hudson, capace di regalare ai già splendidi paesaggi australiani un'epica davvero in linea con i toni del western. Nonostante non manchi qualche incertezza registica, sulle quali, essendo un'opera prima, si passa sopra senza troppi problemi, la presenza di una sottotrama grossomodo inutile (quella del puma, che porta ad una sequenza che stride parecchio con il resto della pellicola), o momenti non troppo riusciti e qualche buco di sceneggiatura, Red Hill, grazie al sapore old school che Hughes ha saputo imprimergli riesce a farsi perdonare le proprie manchevolezze, conducendo lo spettatore in una cavalcata che, sebbene abbia un retrogusto già assaporato, è in grado di soddisfare più che degnamente il nostro palato. E forse è proprio qui che risiede la forza del film, nell'aver riadattato in maniera misurata situazioni di genere anche fin troppo abusate, con quella spruzzata di modernità che non guasta  ma restando comunque ancorato ai temi del western e del poliziesco che tutti conosciamo, come ad esempio nel finale, che, nonostante risulti ampiamente telefonato, riesce a smarcarsi dalla caduta nel clichè risultando una perfetta ed emozionante chiusura, pescando a piene mani dall'epica western e regalando più di un brivido. Red Hill è un film che trasuda passione per i thriller e i western della vecchia scuola e sebbene in qualche momento mi si sia alzato il sopracciglio, da amante di quegli stessi film ai quali si ispira non posso che apprezzare la pellicola di Hughes per aver riportato sullo schermo, con qualche ingeniutà e qualche passaggio magari maldestro, un tipo di cinema che ha ormai ceduto alle sirene del postmodernismo e fatica sempre di più a trovare spazio.

domenica 16 gennaio 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #7

Ho il computer di casa rotto, non ho dormito nulla e sono al lavoro con le palle girate. Questo è il quadro della situazione. Ma bando alle ciance che di trailer ce n'è un fottio!

PRIEST di Scott Charles Stewart, 2011

Nuovo international trailer per Priest, il film tratto dal manhwa di (aspettate che copincollo) Hyung Min Woo, roba di ex preti e demoni e cazzi e mazzi ambientata in diverse epoche che non ho letto ma se devo dirla tutta m'intriga parecchio. Sul film invece nutro sentimenti contrastanti, pare un mix di cose parecchio fiche subito affossate da porcate senza pari (tipo le shuriken a forma di croce, giusto per dirne una o i mostri in CGI che son roba che mi sta parecchio sui coglioni) e il fatto che il regista sia lo stesso di Legion, film che non ho visto e nemmeno mi passa per la testa di vedere, non butta bene per niente. Il cast è parecchio infocato, si parte da Paul Bettany che fossi in lui visti i copioni che gli propone licenzierei il proprio agente, Karl Urban che poveretto il dopo Eomer è stata tutta una discesa, Maggie Q che mi turba parecchio e Mädchen Amick che ai gloriosi tempi di Twin Peaks gliene ho dedicate parecchie, i veterani Brad Dourif e Christopher Plummer ma soprattutto la punta di diamante Bill "SOOOKIE" Compton. Tanta roba.


BATTLE LA di Jonathan Liebesman, 2011

Terzo trailer per Battle LA, film del quale s'era già parlato da queste parti senza per nulla nascondere l'ingassamento provocato da tutta la baracca, parola d'ordine: HYPE! Qua siamo di fronte ad un bel po' di nuovo materiale incentrato soprattuto sui personaggi ed han pure rimesso il pezzato di Johann Johannsson. Strause Bros, puppate la fava.



DRIVE ANGRY 3D di Patrick Lussier, 2011

Abbiamo capito che a Lussier metterere 3D nei titoli dei suoi film garba proprio un monte e chi siamo noi per rompergli le uova nel paniere, soprattutto dato che qui c'è quella meraviglia di Amber Heard? Eh? Ci ha pure piazzato una Charger, una Chevelle SS, una Camaro SS il tutto presumo per distrarre i meno attenti dalla cialtronaggine della trama che vede un Nicolas Cage scappato dall'inferno (ma che davèro?) con le iridi diverse e incazzato quanto una pantera perchè gli han steccato la figlia e perchè continuano a fornirgli dei parrucchini al limite del procedimento penale che scorrazzando a destra e a manca e sparando un po' qua e un po' la deve ritrovare la nipotina prima che il buon vecchio William Fichtner, qui nei panni nientepòpòdimenochè del braccio destro di Satana, lo riacciuffi. Qualcuno là in fondo ha detto WTF? La Heard mi piace parecchio ma non abbastanza per sciropparmi sta roba, poco ma sicuro.


SOUL SURFER di Sean McNamara, 2011

Soul Surfer è il biopic tratto dalla vera storia di Bethany Hamilton, una surfista americana che nonostante uno squalo le abbia staccato un braccio, con duro lavoro e perseveranza è riuscita a continuare a surfare. Una con le palle d'acciao quindi, cinque altissimi per lei. Ora però arrivano le dolenti note, McNamara è l'autore al quale dobbiamo capolavori indimenticati quali Nata per vincere con Hilary Duff, il film live action delle Bratz e la perla Lo stile del dragone con nientemeno che Hulk Hogan, film il cui rating di 2.3 su IMDb parla chiarissimo. Permettetemi quindi un minimo di perplessità nei confronti del progetto, magari viene fuori che è una bomba ma francamente qua mi pare di sparare sulla croce rossa. Non me ne voglia la Hamilton che sicuramente sarà una persona squisita ma di vedere questa roba ne ho bisogno come di avere un gatto nero attaccato ai maroni.



A LITTLE BIT OF HEAVEN di Nicole Kassell, 2011

Allora... No niente, proprio non ce la faccio, Kate scusami ma questo è davvero troppo. (E da te Gael questa proprio non me l'aspettavo, ma cosa ti dice la testa? C'è Whoopi Goldberg, Whoopi Goldberg perdio! Non t'è suonato in testa un campanello d'allarme quando hai saputo che c'era anche lei?)




HAPPYTHANKYOUMOREPLEASE di Josh Radnor, 2011

Debutto alla regia di Ted Mosb... ehm Josh Radnor che sicuramente conoscerete per How I Met Your Mother, in caso contrario mi spiace per voi perchè vi state perdendo la sit-com che più di tutte può raccogliere lo scettro di quella bomba atomica che era Friends (e se non conoscete nemmeno questa siete senza speranza, chi cazzo vi ha allevato, i lupi?) e che ha colmato in parte l'orrendo vuoto lasciato nel mio cuore quando i miei amici mi hanno lasciato nel 2004. Detto questo, il buon Josh, qui anche scrittore, s'è già portato a casa il premio del pubblico al Sundance di quest'anno con questa che pare essere un'onesta commedia indipendente, magari non originalissima nei temi ma vabbè dai, gli si vuol bene lo stesso e la scena del bambino coi biscotti m'ha fatto riderissimo. Cinque alti per Josh che ha piazzato nel cast Kate Mara e Malin Akerman (in un'inquietante versione sopracciglia free), spero tantissimo sia stata una mossa spregevole per portarsele a letto. Legend-wait for it-dary!



KABOOM di Gregg Araki, 2010

Il birichino visionario e folle Araki torna con quella che sembra una commedia leggera dalla immancabili derive sessuali tutte matte sulla scia dello stupidello Smiley Face, il suo ultimo lavoro, storie di biscotti allucinogeni  e omicidi che comprometterebbero il futuro del mondo che ad essere sincero non m'intriga molto. In compenso però c'è Haley Bennett la vicina di casa che tutti vorremmo avere, e lei sì che m'intriga parecchio! Il film l'anno scorso s'è portato a casa l'inaugurale Queer Palm (seriously?) a Cannes e la produzione ha avuto la meravigliosa idea di definirlo il Twin Peaks della Coachella generation, roba che mi fa drizzare i capelli sulla nuca dal fastidio.



LOVE di William Eubank, 2011

Nuovo trailer del film di fantascienza endorsato dagli Angels & Airwaves, la super band (il cui bassista è David Kennedy degli Over My Dead Body, con i quali ho suonato ai tempi del mio primo gruppo, così giusto per menarmela chicka chicka yeah) dal nome terribile e che non mi son mai cagato di pezza fondata da Tom DeLonge dopo lo scoglimento degli ora riformati Blink 182, che ne ha composto le musiche. La storia è quella di un astronauta che resta isolato sulla stazione orbitante internazionale e a poco a poco comincia a sbiellare finchè a bordo non trova qualcosa di misterioso. Pare fico e da quel che si può vedere di sicuro effetto.



BONUS:

THE EAGLE di Kevin Macdonald, 2011

Featurette del nuovo film di Channing "Collo" Tatum che ci spiega un po' cosa vuol dire essere un soldato cazzuto al tempo dell'Impero Romano!


ELDORADO 3D di Richard Driscoll, 2010

Il testamento di, ahinoi, David Carradine, una commedia horror musical western con un cast totalmente random che comprende tra gli altri Daryl Hannah, Peter O'Toole, Michael Madsen, Steve Guttenberg e, rullino i tamburi  Brigitte Nielsen (?!) che pare alzare di una tacca il concetto di WTFness, che iddio ci aiuti.



3 MINUTES di Ross Ching, 2011

Vi piacciono i corti d'azione con una spruzzata di thriller? Eccovi serviti, questo ha pure le spade laser!

venerdì 14 gennaio 2011

CHILDREN OF THE NEON GOD

TRON LEGACY di Joseph Kosinski, 2010

Fin dall'uscita del primo teaser (contente materiale che s'è poi rivelato per nulla presente nel film) alla Comic Con di San Diego nel luglio scorso, passando per il primo vero e proprio trailer fino alla scoperta che la colonna sonora sarebbe stata curata nientemeno che dai Daft Punk, (che si sono concessi anche un gustossissimo cameo) l'attesa da parte mia nei confronti di Tron Legacy è stata spasmodica. Non tanto perchè sia uno sfegatato fan del primo episodio ma per il devastante impatto visivo di quel che veniva mostrato nelle clip tratte da questo sequel. Per carità, del film dell'82 avevo un buon ricordo (e comunque prima di andare al cinema a vedere questo seguito ho rivisto Tron e le impressioni che ne conservavo sono state confermate) sebbene vedendolo da bambino non avessi ovviamente colto quanto la trama fosse ambiziosa per il tempo e di come precorresse parecchia fantascienza moderna. Le mie pretese sono state poi via via ridimensionate dopo aver letto le prime impressioni d'oltreoceano sul film, abbastanza sconfortanti, fino  a farmi entrare in sala senza la minima aspettativa. Sarà stato proprio questo mio basso profilo, il fatto che fossi pronto al peggio a non farmi disdegnare il film. Voglio essere chiaro, non stiamo nemmeno lontanamente parlando di un capolavoro e nemmeno di un blockbuster che abbia seguito le linee guida dettate in materia di intrattenimento, dal grosso budget ma intelligente e stimolante, da Inception, qui siamo di fronte ad un onesto film d'azione che non si pone nessun'altro obiettivo se non quello d'intrattenere. Obbiettivo  che viene centrato in pieno grazie all'estrema spettacolarità di tutto l'impianto visivo e sonoro, complice un visual design potentissimo e di sicuro impatto, fatto di toni cupissimi e sgargianti lampi al neon, di maestose e levigatissime architetture, il tutto permeato dalla colonna sonora del duo francese capace di fare davvero la differenza miscelando al meglio splendide aperture sinfoniche con vibranti deflagrazioni elettroniche. Se cercate profondità però, non è certo qui che la troverete, in questo Tron Legacy segue le direttrici tracciate dal proprio capostipite, un film davvero ricco visivamente e con parecchi spunti interessanti che vengono purtroppo lasciati appassire o annacquati in favore della più semplice strada del mainstream ed della trasparenza (leggi, inconsistenza) narrativa in modo da non correre nessun rischio di perdere grosse fette di pubblico, il tutto per nulla aiutato da un adattamento italiano che non utilizza quasi nessuno dei termini informatici presenti nell'originale (emblematica la ridicola traduzione di user che diventa creativo). In quest'ottica la scelta di Kazinski, un regista di videoclip davvero talentuoso (che se trovasse il proprio spazio probabilmente potrebbe avere qualcosa d'interessante da dire), qui al suo debutto al cinema, è una tipica manovra per far tenere ad una produzione più interessata a strizzare l'occhio al marketing che all'effettiva compattezza del film, le redini del progetto, cosa che con un regista dalla personalità e un profilo autoriale marcati non sarebbe minimamante possibile. Sebbene quindi si esca dalla sala grosso modo soddisfatti, resta un bel po' di amaro in bocca per quello che sarebbe potutto essere. Il budget, 170.000.000 di dollari (cifra non confermata da Disney e che lascia intuire il costo del film, anche senza contare la gigantesca spesa per il marketing sia parecchio superiore) non giustificato dalla ricerca di nuove tecnologie, il 3D è lo stesso sviluppato per Avatar (usato in maniera decisamente molto meno efficace) e il software per ringiovanire Jeff Bridges è quello usato in The Curious Case of Benjamin Button (e sebbene i risultati siano davvero ragguardevoli in alcune scene, nel confronto diretto con gli attori in carne e ossa non regge, nonostante ci sia da pensare che entro pochi anni sarà possibile avere uno star system al silicio fatto di attori disegnati specificatamente secondo le esigenze del pubblico, come gli Aidoru di gibsoniana memoria) sarebbe potuto essere decisamente meglio speso. Rimpolpando ad esempio il cast, spostando così il peso del film dalle spalle del sempre ottimo Bridges, capace di divorare la scena con la sua sola presenza ma poco supportato dal legnoso Garrett Hedlund o lavorando sullo script, denso di richiami ad altri film, da Il Signore degli Anelli a 300 fino ovviamente a Star Wars, il tutto a scapito di una  forte personalità propria. Proprio questo è il maggiore motivo di insoddisfazione, con un piccolo sforzo sul piano narrativo si sarebbe potuto ottenere ben altro film, ma hey, ci sono Olivia Wilde e Beau Garrett tutte inguainate nel lattice e diavolo se tutto quel neon non fa la sua figura.

giovedì 13 gennaio 2011

QUI E ORA

HEREAFTER di Clint Eastwood, 2010

Ammetto che dopo aver visto il trailer, il mio entusiasmo nei confronti del nuovo film di Eastwood, regista e attore che amo parecchio (i film di Sergio Leone che mi faceva vedere mio padre hanno avuto per me lo stesso apporto nutritivo del latte materno), era finito sotto i piedi. Tutto lasciava presagire ad una sottospecie di thriller soprannaturale sulla scia ormai fuori tempo massimo de Il Sesto Senso di Shyamalan, complice soprattutto la sequenza dello tsunami che posta nel finale di trailer mi ha fatto pensare al solito trito meccanismo del sensitivo che prevede il disastro. Beh, nulla di più sbagliato. Sgombro subito il campo dicendo che Hereafter non è di certo da annoverare tra i capolavori del regista californiano, Mystic River, Million Dollar Baby e soprattutto Gli Spietati (uno dei miei film preferiti in assoluto) toccano livelli altissimi e davvero difficili da raggiungere ma non è nemmeno l'orrore di cui tanto si legge in giro. Uno dei nodi principali nel dibattito scaturito dal film verte sul suo toccare il tema della morte e dell'aldilà, ed essendo temi profondamente sentiti e radicati nella natura umana era quasi inevitabile scatenasse accese discussioni, sebbene queste prendano derive totalmente autonome e per nulla inerenti al film o a quello che lì viene realmente rappresentato e raccontato. Questo, aggiunto alla confusione nel saper distinguere i ruoli di sceneggiatore e regista, (Hereafter non è stato scritto da Eastwood, la sceneggiatura è di Peter Morgan, quindi il fatto che il regista abbia ottant'anni e senta il bisogno di cominciare a riflettere sulla morte, frase che ho letto e sentito spesso in questi giorni), mi fa parecchio sorridere. In primo luogo perchè Hereafter non è un film sulla morte e su quello che ci succederà una volta il nostro tempo sarà scaduto, anzi, la materia viene (e meno male) toccata  soltanto in superficie ed in maniera totalmente laica, la dice lunga in tal senso l'espressione che fa il ragazzino dopo aver visto su Youtube il video del prete. Una volta capito che il film non era un thriller soprannaturale la mia più grossa paura  era infatti che si volesse andare a parare su un pistolotto filosofeggiante parareligioso su quel che ci aspetta dopo la morte o sul bisogno di avere fede (cosa che non necessariamente l'avrebbe reso un film peggiore, sono io che ho un problema  con l'indottrinamento) e via discorrendo, ma anche qui scampato pericolo, perchè ciò che interessa a Eastwood e Morgan sono gli esseri umani, non i morti ma chi alla morte sopravvive. In maniera se vogliamo lenta (io direi misurata) la storia si rivela per quello che è , la vicenda di tre personaggi, interpretati in maniera solidissima da Matt Damon, dalla sempre splendida Cécile De France (già apprezzata in Alta tensione ed in L'appartamento spagnolo) e dagli esordienti ma talentuosi gemelli George a Frank Mclaren, che in tre luoghi e tempi diversi vengono a contatto con la morte e da quel momento in poi devono fare i conti con la propria vita e con la propria capacità di riuscire ad andare avanti. Questo è il punto centrale del film, il lavoro dei due autori verte tutto sul rendere questi personaggi in maniera più umana possibile e sebbene con qualche caduta di tono (una certa faciloneria che sfocia in un paio di casi nel clichè, su tutte, le sequenze che vedono al centro lo chef italiano o lo stile di vita della reporter francese) e con nemmeno troppo sottili squilibri nelle tre linee narrative che portano a "caricare" emotivamente in maniera disomogenea i personaggi (nonostante sulla locandina campeggi il nome di Damon per quel che mi riguarda la vicenda più riuscita e toccante è quella del ragazzino) direi che ci sono riusciti in pieno. La mano solida e delicata di Eastwood tratteggia con lievi penellate, nella maniera classica che ormai tutti gli riconosciamo, le vicende dei tre protagonisti senza mai cedere al sentimentalismo emotivamente ricattatorio e fine a se stesso anche nelle scene più intense (ad esempio quella dell'investimento o la devastante, in ogni senso, scena d'apertura che stride in maniera decisa, lavorando tutto in sottrazione, con una qualsiasi delle scene che infestano i blockbuster catastrofici odierni senza per altro perdere nulla in violenza visiva e impatto emotivo) toccando punte di delicatezza davvero sublimi (la davvero meravigliosa sequenza della prova culinaria tra Damon/George e la sempre più affascinante Bryce Dallas Howard/Melanie) dando ampio respiro al lavoro di scrittura di Morgan ma  allo stesso tempo definendo in maniera puntuale, senza calcare la mano e senza enfasi, i personaggi. Probabilmente il punto di congiunzione delle tre storie risulta farraginoso e incontestabilmente pretestuoso ma sebbene senza dubbio ci si trovi di fronte a un film minore nella filmografia del regista californiano, quel che è chiaro è che un Eastwood minore lascia  comunque al palo parecchi altri e sono sicuro che ogni volta viene proiettato Hereafter da qualche parte ci sia Frank Capra che sorride.


domenica 9 gennaio 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #6.2

E rieccomi qua con la seconda infornata, siete caldi? Via:

THALE di Aleksander Nordaas, 2011

I miti nordici quest'anno vanno che è una magia, The Troll Hunter viene selezionato al Sundance, esce Thor e sbuca pure fuori il teaser di questa nuova produzione norvegese! Thale a quanto pare è incentrato sul mito norvegese delle Huldra, mezze ninfe e mezze streghe, belle figliole con la coda da mucca che si manifestano nei boschi e premiano chi le soddisfa sessualmente, steccano chi non ce la fa (come ridefinire il termine "ansia da prestazione") e nel tempo libero rapiscono i bambini. Vivono alla grande queste Huldra.



RED STATE di Kevin Smith, 2011

Questo è uno di quei casi dove la fotta è montata al solo sentir parlare di Smith, che amo alla follia da quando vidi la vhs registrata da Fuori Orario di Clerks (uno di quei film che ho fatto vedere pure a mia nonna, nemmeno l'avessi girato io, ho addirittura apprezzato Jersey Girl, soprattutto per la scelta di far crepare J-stronza-Lo dopo 4 minuti netti in favore di Liv-ti amo-Tyler, e poi checcazzo c'è Carlin!), impegolato nella realizzazione di un horror, fotta salita inesorabilmente con l'uscita della fighissima locandina e definitivamente deflagrata con la visione del trailer. BAVA-ALLA-BOCCA! Qua siamo nel campo dei redneck più conservatori e infervorati della destra cristiana, roba di cui avere davvero paurissima (come diceva mio nonno, "se c'è qualcosa di cui aver paura, è l'ignoranza", cinque altissimi per lui!) e nel cast, dopo Treme (che cazzo, se ancora non l'avete fatto ve lo dovete vedere tipo, adesso!), si riforma la coppia John Goodman/Melissa Leo, c'è l'essenza stessa dell'essere MILF Anna Gunn di Breaking Bad (altra roba che se non avete visto ve ne pentirete per il resto dei vostri giorni dato che è il miglior serial drammatico di  sempre) e Michael Parks ha una musta che fa invidia a quel merdoso di Fred Phelps. Ripeto: BAVA-ALLA-FOTTUTA-BOCCA!



ANAGANAGA O DHEERUDU - ONCE UPON A WARRIOR di Prakash Rao, 2011

Questo è il film che segna l'entrata della Disney a Bollywood, io di cinema indiano non ne capisco una fava, le uniche cose che ho visto sono quelle che girano sui plasma quando vado al ristorante quindi non è che sia proprio il massimo esperto in materia. C'è da dire che pur non capendo ovviamente un tubo di quello che si dicono nel trailer, visivamente questa roba già m'ingassa di più chessò, dell'ennesimo capitolo dei Pirati dei Caraibi.


MAD BASTARDS di Brendan Fletcher, 2011

Intitola un film Mad Bastards e avrai la mia attenzione, poco ma sicuro. Primo film dell'australiano Fletcher, selezionato per il Sundance di quest'anno, mette a confronto tre generazioni di una famiglia disfunzionale di mezzi disperati criminali in un viaggio di formazione verso la vita adulta del giovane tredicenne Bullet, il tutto girato nelle vere comunità di aborigeni e condito con fazze da cinema come poche altre. E poi c'è quel rosa che è davvero fashion, venduto.



THE OREGONIAN di Calvin Reeder, 2011

Nuovo film e primo lungometraggio di Reeder, The Oregonian è stato anch'esso selezionato per il sundance di quest'anno. I regaz di Twitch, senza i quali credo non potrei vivere, han buttato su il trailer in esclusiva e il tutto oscilla tra la poverata e la bomba con frequenza impressionante, ovviamente il budget ridotto ha un certo peso ma Reeder pare avere le idee chiare e il risultato è tutto sommato abbastanza buono. Musica ipnotica, immagini oniriche e america rurale, una sorta di Lynch di Twin Peaksiana memoria (ok, magari ho sparato un po' alto ma i riferimenti ci sono). La protagonista è Lindsay Pulsipher, la pantera mannara (seriously? Essì, ahinoi, purtroppo sì) di True Blood, quella con la fazza un po' strana e la storyline del film su IMDb è riassunata così: A woman leaves the farm and enters the unknown. Volevate intrigarmi? Ci siete riusciti.



KUNG FU PANDA 2: THE KABOOM OF DOOM di Jennifer Yuh, 2011

Siccome sono spocchioso e antipatico il primo Kung Fu Panda l'avevo accolto con il naso arricciato da stronzetto con la puzza sotto il naso per poi ovviamente ricredermi dopo aver visto il film, arrivando perfino a non vomitare davanti al doppiaggio di Fabio Volo (piaque addirittura a mio padre, uno che non lo smuovi nemmeno con le bombe e che a distanza di vent'anni continua a chiamare i Simpson, i pupazzetti, tanto per dire). Anzi, dirò di più, le scene d'azione m'avevano addirittura esaltato, si vedeva che i realizzatori i film di Kung Fu dell'epoca d'oro se li erano masticati e la cosa non potè che farmi piacere. Ora sta per uscire il nuovo capitolo, a sto giro c'è pure JCVD che da la voce (che noi nel terzo mondo non sentiremo) a Master Croc, e a momenti vado addirittura in trepidazione, incredibili i meccanismi della mente umana. O forse sono solamente un fesso. Questo è il secondo teaser.



BONUS:

NORWEGIAN NINJA di Thomas Cappelen Malling, 2010

Vintage (è pure girato in 4:3, questa si che è attenzione per i dettagli!) trailer fatto con le action figures di Norwegian Ninja, già che ci siete date pure un occhio al trailer vero, sono pazzi questi norvegesi!



MACHETE Lipton Brisk commercial

Danny Trejo da la voce al suo alter ego di plastilina in questo riassunto in claymotion del film, e he then wash his hands, enjoy!