venerdì 14 gennaio 2011

CHILDREN OF THE NEON GOD

TRON LEGACY di Joseph Kosinski, 2010

Fin dall'uscita del primo teaser (contente materiale che s'è poi rivelato per nulla presente nel film) alla Comic Con di San Diego nel luglio scorso, passando per il primo vero e proprio trailer fino alla scoperta che la colonna sonora sarebbe stata curata nientemeno che dai Daft Punk, (che si sono concessi anche un gustossissimo cameo) l'attesa da parte mia nei confronti di Tron Legacy è stata spasmodica. Non tanto perchè sia uno sfegatato fan del primo episodio ma per il devastante impatto visivo di quel che veniva mostrato nelle clip tratte da questo sequel. Per carità, del film dell'82 avevo un buon ricordo (e comunque prima di andare al cinema a vedere questo seguito ho rivisto Tron e le impressioni che ne conservavo sono state confermate) sebbene vedendolo da bambino non avessi ovviamente colto quanto la trama fosse ambiziosa per il tempo e di come precorresse parecchia fantascienza moderna. Le mie pretese sono state poi via via ridimensionate dopo aver letto le prime impressioni d'oltreoceano sul film, abbastanza sconfortanti, fino  a farmi entrare in sala senza la minima aspettativa. Sarà stato proprio questo mio basso profilo, il fatto che fossi pronto al peggio a non farmi disdegnare il film. Voglio essere chiaro, non stiamo nemmeno lontanamente parlando di un capolavoro e nemmeno di un blockbuster che abbia seguito le linee guida dettate in materia di intrattenimento, dal grosso budget ma intelligente e stimolante, da Inception, qui siamo di fronte ad un onesto film d'azione che non si pone nessun'altro obiettivo se non quello d'intrattenere. Obbiettivo  che viene centrato in pieno grazie all'estrema spettacolarità di tutto l'impianto visivo e sonoro, complice un visual design potentissimo e di sicuro impatto, fatto di toni cupissimi e sgargianti lampi al neon, di maestose e levigatissime architetture, il tutto permeato dalla colonna sonora del duo francese capace di fare davvero la differenza miscelando al meglio splendide aperture sinfoniche con vibranti deflagrazioni elettroniche. Se cercate profondità però, non è certo qui che la troverete, in questo Tron Legacy segue le direttrici tracciate dal proprio capostipite, un film davvero ricco visivamente e con parecchi spunti interessanti che vengono purtroppo lasciati appassire o annacquati in favore della più semplice strada del mainstream ed della trasparenza (leggi, inconsistenza) narrativa in modo da non correre nessun rischio di perdere grosse fette di pubblico, il tutto per nulla aiutato da un adattamento italiano che non utilizza quasi nessuno dei termini informatici presenti nell'originale (emblematica la ridicola traduzione di user che diventa creativo). In quest'ottica la scelta di Kazinski, un regista di videoclip davvero talentuoso (che se trovasse il proprio spazio probabilmente potrebbe avere qualcosa d'interessante da dire), qui al suo debutto al cinema, è una tipica manovra per far tenere ad una produzione più interessata a strizzare l'occhio al marketing che all'effettiva compattezza del film, le redini del progetto, cosa che con un regista dalla personalità e un profilo autoriale marcati non sarebbe minimamante possibile. Sebbene quindi si esca dalla sala grosso modo soddisfatti, resta un bel po' di amaro in bocca per quello che sarebbe potutto essere. Il budget, 170.000.000 di dollari (cifra non confermata da Disney e che lascia intuire il costo del film, anche senza contare la gigantesca spesa per il marketing sia parecchio superiore) non giustificato dalla ricerca di nuove tecnologie, il 3D è lo stesso sviluppato per Avatar (usato in maniera decisamente molto meno efficace) e il software per ringiovanire Jeff Bridges è quello usato in The Curious Case of Benjamin Button (e sebbene i risultati siano davvero ragguardevoli in alcune scene, nel confronto diretto con gli attori in carne e ossa non regge, nonostante ci sia da pensare che entro pochi anni sarà possibile avere uno star system al silicio fatto di attori disegnati specificatamente secondo le esigenze del pubblico, come gli Aidoru di gibsoniana memoria) sarebbe potuto essere decisamente meglio speso. Rimpolpando ad esempio il cast, spostando così il peso del film dalle spalle del sempre ottimo Bridges, capace di divorare la scena con la sua sola presenza ma poco supportato dal legnoso Garrett Hedlund o lavorando sullo script, denso di richiami ad altri film, da Il Signore degli Anelli a 300 fino ovviamente a Star Wars, il tutto a scapito di una  forte personalità propria. Proprio questo è il maggiore motivo di insoddisfazione, con un piccolo sforzo sul piano narrativo si sarebbe potuto ottenere ben altro film, ma hey, ci sono Olivia Wilde e Beau Garrett tutte inguainate nel lattice e diavolo se tutto quel neon non fa la sua figura.

2 commenti:

  1. Io sono stato tratto in inganno dal trailer che penso presentasse tutte le scene più belle del film (qualcuno ha detto olivia wilide e atmosfere dark-cyberpunk laccatissime?). Il resto l'ho trovato indecente, a partire dalla storia.

    Una cosa che mi ha dato anche fastidio è il passaggio da 3D a 2D. Non potevano farlo tutto in 3D o tutto in 2D?

    PS: bel Blog!

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  2. Eh, io mi son fatto intortare dalla colonna sonora, era due mesi che l'ascoltavo e vederla associata alle immagini mi ha fritto il cervello. Come ha detto un mio amico, sarebbe anche potuto essere muto. Ed in effetti è così, è un videoclippone di due ore :)

    PS: Grazie!

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