mercoledì 19 gennaio 2011

THE OUTBACK DRIFTERS

RED HILL di Patrick Hughes, 2010

Semplice e onesto. Questi gli aggettivi che più si addicono all'opera prima di Hughes, un moderno western urbano che probabilmente non aggiunge nulla al genere ma che pur non dicendo niente di nuovo ha il pregio  di risultare convincente e d'impatto, caratteristica che per un thriller non è cosa da poco. La storia è abbastanza classica, Shane Cooper (interpretato solidamente da un Ryan Kwanten, il Jason Stackhouse del guilty pleasure True Blood, decisamente in parte) giovane poliziotto trasferitosi dalla grande città per poter crescere il figlio che sta aspettando dalla moglie (Claire van der Boom, già apprezzata nel bellissimo The Square) in un ambiente più tranquillo, nel suo primo giorno di lavoro resta suo malgrado invischiato nella violenta vendetta dell'evaso Jimmy Conway (un Tommy Lewis davvero memorabile e da brividi), un criminale di lignaggio aborigeno, orribilmente sfigurato, condannato per uxoricidio. La bravura di Hughes, qui nelle vesti anche di sceneggiatore e montatore, è di esser riuscito a ben calibrare gli elementi del film, dando un buon ritmo alla pellicola, grazie anche all'ottima colonna sonora di Dmitri Golovko, che strizza palesemente l'occhio alle indimenticabili musiche composte da Ennio Morricone per i  capolavori di Sergio Leone, e alla splendida fotografia di Tim Hudson, capace di regalare ai già splendidi paesaggi australiani un'epica davvero in linea con i toni del western. Nonostante non manchi qualche incertezza registica, sulle quali, essendo un'opera prima, si passa sopra senza troppi problemi, la presenza di una sottotrama grossomodo inutile (quella del puma, che porta ad una sequenza che stride parecchio con il resto della pellicola), o momenti non troppo riusciti e qualche buco di sceneggiatura, Red Hill, grazie al sapore old school che Hughes ha saputo imprimergli riesce a farsi perdonare le proprie manchevolezze, conducendo lo spettatore in una cavalcata che, sebbene abbia un retrogusto già assaporato, è in grado di soddisfare più che degnamente il nostro palato. E forse è proprio qui che risiede la forza del film, nell'aver riadattato in maniera misurata situazioni di genere anche fin troppo abusate, con quella spruzzata di modernità che non guasta  ma restando comunque ancorato ai temi del western e del poliziesco che tutti conosciamo, come ad esempio nel finale, che, nonostante risulti ampiamente telefonato, riesce a smarcarsi dalla caduta nel clichè risultando una perfetta ed emozionante chiusura, pescando a piene mani dall'epica western e regalando più di un brivido. Red Hill è un film che trasuda passione per i thriller e i western della vecchia scuola e sebbene in qualche momento mi si sia alzato il sopracciglio, da amante di quegli stessi film ai quali si ispira non posso che apprezzare la pellicola di Hughes per aver riportato sullo schermo, con qualche ingeniutà e qualche passaggio magari maldestro, un tipo di cinema che ha ormai ceduto alle sirene del postmodernismo e fatica sempre di più a trovare spazio.

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