domenica 27 febbraio 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #13

BORIS IL FILM di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo, 2011

Beh, qui mi sa ci sia ben poco d'aggiungere, chi sa è già in fregola, chi non sa, è il caso si vada a recuperare la serie che è la miglior cosa prodotta in Italia da non so nemmeno quanto cazzo di tempo. Film italiano dell'anno, con buona pace di tutti gli altri. Dai, dai, dai!



HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti, 2011

Moretti è un po' che non lo frequento, come regista dal '98, davanti la macchina da presa con Caos Calmo che, insomma, non è che m'avesse fatto proprio impazzire (non a causa sua eh!). Quindi son contento di questo suo ritorno, l'inizio di primavera si preannuncia parecchio interessante.



HESHER di Spencer Susser, 2010

Primo film di Sussier, scritto a quattro mani con l'australiano David Michôd, quello della bomba Animal Kingdom, cosa che già di per sè m'attizza, aggiungiamoci poi, Natalie Portman (che è inutile le mettiate gli occhiali da sfigaz, si vede lo stesso che è scesa dalla luna) Joseph Gordon-Levitt, presente? Quello che s'arrampica come un ragno tutto matto nel corridoio dell'albergo in Inception (anche se magari quella sequenza non l'avete vista perchè v'è esplosa la testa come al sottoscritto) e che mi sta molto simpa per questa cosa che ha messo in piedi, qui nei panni di un metalluso capellone matto come un cavallo, mettici Rainn Wilson, mettici il disagio e la ricetta per l'hype è bella e pronta. No, dico, ma l'avete visto com'è scritto il titolo? E il teaser poster? E la locandina? HORNS UP, PEDAL TO THE METAL \m/



Qui una clip dove il metal fa brutto e vince contro la borghesia.



MARS NEEDS MOMS di Simon Wells, 2011

Ne avevo mio malgrado già scritto e non è che la mia opinione sia cambiata, il performance capture mi fa sempre vomitare e m'inquieta un po', in più han pensato di mettere nel nuovo trailer una canzone che definire abominevole è un complimento. Ma io mi chiedo, Hollywood, con tutti i problemi che ci sono nel mondo, è il caso di spendere carriolate di dollari per produrre questa roba? Non è che voglia farti i conti in tasca eh, sia chiaro, e nemmeno farti la morale, ma Africa needs food, e coi soldi spesi per sta merdata sai quanto gliene potevi comprare? Vergognati.



SUCKER PUNCH di Zack Snyder, 2011

Ok, non ho di certo fatto mistero delle mie perplessità nei confronti di quest'ultima fatica del buon Zack, devo dire però che probabilmente con questo nuovo trailer ho finalmente aperto gli occhi. Ho capito che la dimensione più congeniale a un'opera come questa è quella del videoclip, e a quanto pare l'ha capito anche il buon Zack, infatti questo trailer è un videoclip di 1,26" e l'effetto è potentissimo. Non c'è uno straccio di dialogo, roba che con tutta probabilità sarà materiale per gente con danni al cervello, e la faccenda ne giova parecchio. Se Zack mantiene questo altissimo livello di caciara per tutto il film, potrebbe portare a casa il risultato. Bella Zack, finora non m'hai mai deluso (a parte i gufi che, per quanto animali simpaticissimi, non ho visto, non me ne volere), mi fido.


A BETTER LIFE di Chris Weitz, 2011

Weitz non è che sia proprio il mio regista preferito. Anche prima di firmare il secondo capitolo della saga di vampiri più scarsa della storia del vampirismo, della storia del Cinema e della Storia in generale, non è che lo stimassi troppo, anche se, c'è da dire, About a Boy m'era, ai tempi, abbastanza garbato. Essendo il suo film meno merdoso, la produzione ha pensato bene di spingere sul tasto del "from the director of About a Boy", dal trailer pare sia una sorta di Ladri di biciclette riaggiornato al 2011 con L.A. al posto di Roma e un giardiniere ispanico al posto di un attacchino, in più qui ci son le gang di tatuati incazzerecci ma l'amarezza pare sia la stessa. Un film della presa ammale che potrebbe anche avere qualcosa d'interessante da dire, come potrebbe anche finire nel palinsasto di Canale 5 tra un film di Rosamunde Pilcher e l'altro.




RIO di Carlos Saldanha, 2011
Rispetto al Superbowl teaser andiamo già meglio, ma il fatto che il trailer duri 2.46" ma mi siano sembrati 246 anni, non è che sia proprio un punto a favore del film.



SOURCE CODE di Duncan Jones, 2011

Dopo un primo assaggio e una clip ormai Duncan m'ha messo addosso un hype incontenibile e questo nuovo trailer (che in realtà è una versione condensata di quello di novembre) mi fa pisciare addosso dalla libidine. Un po' Terry Gilliam, un po' tamarrate alla Michael Bay (speriamo ci sia molto più del primo che del secondo, a me, saranno tutti quegli schermoni, viene un sacco in mente Brazil) io so solo che mi sta esplodento la fottuta testa. E poi, non vorrei ripetermi, ma Michelle Monaghan!



MEEK'S CUTOFF di Kelly Reichardt, 2011

In caso non abbiate visto lo splendido Wendy and Lucy, non siamo più amici. Questo è il nuovo film della regista di quella piccola perla indipendente e son pronto a scommettere sarà una bella bombetta. Già il poster, illustrato da Marlene McCarty, è da bava alla bocca, la presenza nel cast di Michelle Williams, Paul "I am a false prophet! God is a superstition!" Dano e l'atmosfera rarefatta di questo trailer mi fanno davvero sperare per il meglio. Lo si aspetta battendo le manine.



BAD TEACHER di Jake Kasdan, 2011

Se c'è un'attrice con la quale il tempo non è stato per nulla clemente è Cameron Diaz, passata da topa fotonica in The Mask ad avere una faccia che sui viali ho visto travestiti dai lineamenti più delicati. Aggiungiamoci poi che la gran parte dei film da lei interpretati sono roba da idromerda istantanea, con un picco ineguagliabile in questa infame sequenza (praticamente l'equivalente americano della Marcuzzi alle prese con il würstel, amarezza senza fine), non è che sia proprio tra le mie preferite. Nel complesso però questo trailer non pare malaccio, Kasdan è figlio nientemeno che dell'autore degli screenplay de L'Impero colpisce ancora (mica cazzi) e I predatori dell'arca perduta (e regista de Il grande freddo eh!) e Orange County, ai tempi, non m'era nemmeno dispiaciuto, ad arginare quella stronzetta della Diaz poi, ci sono Justino e Marshall Erik... ehm, Jason Segel, che io mi sa che quasi quasi me lo vedrò solo grazie a lui.



BONUS:

PAUL di Greg Mottola, 2011

Red Band trailer di uno dei film più attesi dal sottoscritto, ne avevo già scritto e qui si pesta sul pedale della scorrettezza sgarbata, e io non chiedo niente di meglio! 



TRANSFORMERS: DARK OF THE MOON di Michael Bay, 2011

Nuovo teaser sparato fuori durante il campionato Nascar dell'altra sera, a parte un paio di sequenze è parecchio simile a quello sparato fuori durante il Superbowl, purtroppo non c'è la musica inquietante, ma io ve lo faccio vedere lo stesso.



THE HANGOVER PART II di Todd Phillips, 2011

Teaser del secondo capitolo della commedia americana più osannata degli ultimi anni che io ehm, coff coff, non ho ancora visto. 



KARATE ROBO ZABORGAR di Noboru Iguchi, 2011

Il regista di Machine Girl e Robo-geisha torna con quella che pare sarà una perla che mi fa quasi piangere dalla gioia così, sulla fiducia.



A CHINESE FAIRY TALE di Wilson Yip, 2011

Un paio di teaser dell'ultima fatica di Yip, film tratto da una storia breve di Pu Songling, robe di fantasmi che se la svolazzano tutti matti.




BATTLE: LOS ANGELES di Jonathan Liebesman, 2011

Nuovo teaser e un paio di clip, ormai ho già detto tutto quel che c'era da dire, aspetto solo esca. Cazzo.



venerdì 25 febbraio 2011

BAD SANTA

RARE EXPORTS di Jalmari Helander, 2010

Se siete sulla trentina come il sottoscritto, è probabile che ricordiate con nostalgia il cinema d'avventura per ragazzi che spopolava negli Stati Uniti negli anni '80. Film come I Goonies, Piramide di Paura o Gremlins, che vide il connubio di due dei massimi esponenti del genere, Joe Dante e Chris Columbus, rispettivamente nelle vesti di  regista e sceneggiatore, sono state vere e proprie piete miliari della mia adolescenza. Film dove ragazzini emarginati  e sognatori venivano catapultati in meravigliose avventure che li aiutavano a crescere e a venire a patti con il ben più prosaico mondo degli adulti, pellicole a volte ingenue ma di potenza  visionaria davvero ineguagliabile. Probabilmente il fatto di avere sempre la testa tra le nuvole aiutava parecchio ma quand'ero ragazzino non facevo altro che sperare di trovare un'antica mappa o un misterioso campo di forza che stravolgessero la mia vita come succedeva ai giovani protagonisti di quelle pellicole. Sono più che certo che anche Helander, classe 1976, sia rimasto folgorato da quel tipo di cinema, anche perchè, questa sua opera prima, non sfigurerebbe di certo tra quei titoli. Tratto da due suoi precedenti corti (che vi consiglio di vedere dopo il film per non togliervi nulla della freschezza della storia) Rare Exports racconta di Pietari, ragazzino che vive col padre in Lapponia, sulle non troppo ospitali terre a ridosso del Monte Korvatunturi, quella che si dice sia la casa di Babbo Natale, e si troverà a dover fronteggiare proprio l'antico mito, che, vi assicuro, non ha nulla a che vedere con il vecchietto pacioso e rubizzo tramite il quale una nota multinazionale cerca di venderci le sue bibite. Helander confeziona quindi un fantasy d'avventura venato d'ironia e humor nero che corre sul filo dell'horror, in maniera davvero intrigante e con un twist e un finale geniali e divertenti, una storia di formazione che ha saputo rielaborare le proprie indubbie influenze in qualcosa di originale e fresco. Rare Exports, con tutti i suoi limiti, è comunque uno di quei film che fa tornare di colpo tredicenni, stampandoti in faccia un sorriso grosso così e che, per quel che mi riguarda, è istantaneamente diventato il nuovo classicone natalizio. Miracolo nella 34° Strada, puppa la fava!

martedì 22 febbraio 2011

NELLA GELIDA TANA DEL CONIGLIO

RABBIT HOLE di John Cameron Mitchell, 2010

Tratto da una pièce con cui l'autore, David Lindsay-Abaire, che ha curato anche lo screenplay, ha vinto il Pulitzer nel 2007, Rabbit Hole colpisce per l'asciuttezza e la misura con le quali John Cameron Mitchell è riuscito a portare sul grande schermo, con una regia millimetrica ed elegante, in linea con la matrice teatrale dello script, questa struggente storia sul venire a patti con il dolore annichilente del più terribile dei lutti. Il regista naturalizzato newyorkese, messe da parte l'eccentricità e le provocazioni grafiche e tematiche dei precedenti lavori (Hedwig ma soprattutto lo splendido Shortbus), ha però mantenuto intatta la voglia di rompere gli argini delle convenzioni  hollywoodiane raccontando la vicenda in maniera cerebrale, con tono gelido ma realistico, senza concessioni al melò e alla lacrima facile (lacrime che comunque non tardano, ad ogni modo, ad arrivare). L'atmosfera è rarefatta, gli ambienti gelidi, il dolore è sedimentato lasciando i protagonisti in una sorta di immobilismo emotivo nel tentativo di riuscire a superare una sofferenza talmente straziante da non poter nemmeno essere espressa, allontanandoli inesorabilmente. La regia discreta ed equilibrata di Mitchell è completamente al servizio del cast, e se Dianne Wiest è perfetta nel suo ruolo di madre dimessa, disorientata ma depositaria di una saggezza dolorosamente  raggiunta, l'alchimia tra Aaron Eckhart e Nicole Kidman è semplicemente fenomenale (i due attori hanno vissuto insieme per prepararsi alla parte e il risultato è stupefacente). E' però quest'ultima (qui nelle vesti anche di produttrice) a dominare la scena, regalando probabilmente l'interpetazione migliore della propria carriera. La sua Becca attraversa con intensità tellurica l'ampio spettro di emozioni che una tragedia come quella raccontata può scatenare, dal gelido distacco alla più profonda disperazione, fino alla tenera goffaggine di chi cerca di ricominciare a vivere, il tutto con misura e realismo da pelle d'oca. Un ruolo che ha dimostrato la grandezza della Kidman, tornata a splendere nonostante abuso di bisturi e volto imbolsito dal botulino, negli ultimi anni, abbiano in tutti i modi cercato di smorzarne il talento.

La versione della quale parlo in questa recensione è quella originale, non ho visto quella doppiata ma sono più che certo, nell'adattamento, si perda molto della splendida performance di tutto il cast.

domenica 20 febbraio 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #12

Settimana nerissima questa. Non son riuscito a postare nulla, sconfitta personale non da poco, un po' a causa della mia disorganizzazione cronica, un po' a causa del lavoro che mi mette continuamente i bastoni tra le ruote e - trattiene un singhiozzo - soprattutto a causa della dipartita del mio computer che, dopo anni di onesto servizio, nella notte di giovedì, ha sputacchiato l'ultimo codice binario. La schermata nera è arrivata impietosa alle 2.00 antimeridiane circa, a nulla sono serviti i tentativi di ripristinare il sistema operativo inserendo l'apposito cd nel lettore. Nonostante i continui rantoli della ventola d'areazione, pare non abbia sofferto. Mi trovo quindi costretto ad utilizzare i computer del lavoro, non proprio performanti, ritagliandomi un po' di spazio tra un'incombenza e l'altra. In parole povere, una gran menata. (e in caso uno dei miei capi legga questa roba, ritratto tutto, parlerò solo in presenza dei miei avvocati, gente dai denti affilatissimi e incazzati come delle pantere! Ecco.)

THOR di Kenneth Branagh, 2011

Ad un paio di settimane di distanza dal superbowl teaser, sul canale youtube della Marvel è spuntato un nuovo trailer e niente, continua a non gasarmi. Certo, Chris Hemsworth che spacca la mug sassandola a terra m'ha fatto ridere ma m'ha fatto ridere anche il mostrone blu e, così a naso, non credo fosse una cosa voluta. L'idea di fare della Dennings il comic relief del film mi pare una scelta un tantinello buttata accaso, intanto perchè il suo personaggio è antipaticissimo, poi perchè io avrei puntato su una riedizione della meravigliosa scena di sesso di Black Swan (che, chevvelodicoaffà, è una bomba) sostituendola a Mila Kunis e facendole fare l'amore con la bocca alla Portman del mio cuore, che lei nel reparto bocca (e pure in quello fun bags) è parecchio più dotata,



APOLLO 18 di Gonzalo López-Gallego, 2011

Come ben sapete, a me, le robe dello spazio mi piacciono parecchio già da sole, tutte quelle stronzate di moduli lunari, tutone e assenza di gravità, mettici poi storie di missioni segrete non ufficiali ed è sicuro che l'hype verrà sparato nel cosmo come un razzo multistadio Saturn V. Gonzalo non ho la più pallida del dove sia sbucato ma questo suo trailerino, nonostante l'ormai abusatissimo valzer del materiale ritrovato, m'ingassa parecchio, pare proprio una malsanata a base d'infezioni aliene e presa ammale da isolamento nello spazio con relativo matto nella testa. E poi la tagline paga un sacco: There's a Reason We've Never Gone Back to the Moon (che poi, se proprio vi devo dire la mia, non è che sia troppo convinto ci siamo mai stati).



INSIDIOUS di James Wan, 2010

Wan (li mortacci sua) dev'essersi reso conto che nel primo trailer non si capiva una fava, ecco che ha ben pensato di gettarne in pasto all'internet uno nuovo. A parte l'idea abominevole del refrain INSIDIOUS IS INSIDIOUS (MACCOSA), che provate a ripeterlo in italiano e ditemi se non vi ribaltate a terra dal ridere, e la presenza al minuto 1.25 di Darth Maul, che chissà quanto han dovuto scucire a Lucas, per lo sfruttamento dei diritti d'immagine, potrebbe pure portarsi a casa il risultato. Ho detto POTREBBE. Da quel che si può intuire, Wan (li mortacci sua), se la gioca sull'accumulo di elementi totalmente random fino all'effettaccio da salto sulla sedia (file under: volume sparato da 0 a 10000 decibel in un millisecondo), mossa sgarbatissima che generalmente mi fa girare le palle ma che in qualche caso funziona (tipo in The Ring che ai tempi m'era garbato assai). Staremo a vedere, intanto c'è già chi ne parla bene, ma io dei cinque coltellini di Dread Central non mi fido più da un pezzo.



SOMETHING BORROWED di Luke Greenfield, 2011

Non so voi, ma io (chiedo scusa anticipatamente alle donne in ascolto, non sono avvezzo ad atti di violenze di questo tipo ma guardatevi il trailer e sappiatemi dire) a Ginnifer Goodwin la prenderei a pugni in faccia che a confronto Casey Affleck a Jessica Alba ha fatto due carezze. Cioè dai guardatela, con quella faccetta da carlino, sempre a fare la vittima. Insopportabile. E poi Ginnifer che cazzo di nome è? Mah, ad essere sincero, in questo trailer è proprio tutto insopportabile, roba da buttare chiunque ha partecipato al film in un tritacarne, a partire dal produttore fino all'ultimo stagista, per poi travasare la poltiglia in fusti da caricare sul razzo multistadio Saturn V col quale viene sparato nel cosmo l'hype per Apollo 18. Ecco, è tutto quello che ho da dire su questo trailer.


BONUS:
SOURCE CODE di Duncan Jones, 2011

Del film di Jones avevo già parlato, l'hype è a livelli da acceleratore di forza centrifuga ad 9G, e questa è una nuova clip! 


TAKE  ME HOME TONIGHT di Michael Dowse, 2011

Dopo il meraviglioso videoclip di settimana scorsa, sbucano un paio di nuove clip, la storia del moonwalker m'ha cappottato. Questo film profuma di vittoria.




SUCKER PUNCH di Zack Snyder, 2011

Sulla carta questa nuova fatica di Snyder dovrebbe gasarmi a bomba, mica come quella roba dei gufi, ma in realtà tutto quello che ho visto finora mi lascia abbastanza tiepidino. Sembra il regno del green screen e della ramdomness. Poi boh, magari al cinema m'esplode la testa eh, ma per il momento m'ammoscia parecchio. Questi sono un paio di TV Spot.




BATTLE LA di Jonathan Liebesman, 2011

Di questo se n'è ampiamente parlato senza per nulla nascondere che lo stia aspettando scalciando e sbuffando come un toro. Da noialtri poveretti arriverà il 22 aprile e s'intitolerà World Invasion. Vabbè, ci può pure stare come anche no. In ogni caso per farmi aumentare la fotta han buttato fuori questo TV Spot.

domenica 13 febbraio 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #11

X-MEN: FIRST CLASS di Matthew Vaughn, 2011

Premetto che gli X-Men sono i miei supereroi preferiti (assieme a Batman, Spidey, Devil e al Punitore) e tutto l'universo mutante Marvel m'ha regalato parecchie emozioni, sin da quando cominciai a frequentarlo durante il glorioso ciclo narrativo Claremont / Lee. Potrei quindi essere un filino di parte, questo trailer però m'ha fatto sbrodolare, la musica, il discorso di Kennedy sulla crisi con Cuba e URSS del '62, le tute old school blu e gialle, il Blackbird, Bestia, Azazel, il costume di Magneto, Magneto che fa il bullo usando i suoi poteri e Jennifer Lawrence, January Jones e Rose Byrne son tutte cose che m'han fatto saltare in aria il cervello. Vaughn è un regista parecchio promettente e la coppia Michael Fassbender, James McAvoy pare azzeccata. Io ci credo, mi sbilancio? Ok, sarà una bomba!




SUBMARINE di Richard Ayoade, 2010

Ayoade è uno degli attori di The IT Crowd (della quale ho visto solo la prima stagione ma, giurin giurella, prima o poi mi porto in pari, è che ho un sacco di cose da fare) una delle serie britanniche più riuscite degli ultimi anni, e già questo m'aveva intrigato, l'uscita del trailer non fa che confermare il mio interesse. Queste commedie indipendenti sono il mio pane, Ayoade pare aver frullato Anderson con Truffaut (magari mi son lasciato un tantinello influenzare da Quand on N'A que l'Amour di Jacques Brel) e Craig Roberts con quella faccia son già pronto a seguirlo pure all'inferno. Submarine è la storia dell'adolescente Oliver che s'è posto come obiettivo quello di perdere la verginità prima dei sedici anni, il tutto mentre cerca di mettere una pezza al rapporto tra i suoi genitori cercando di evitare che la madre, Sally Hawkins sfanculi suo padre per correre dietro al proprio insegnante di danza, il sempre troppo sottovalutato Paddy Considine. Ci sono pure le musiche del regaz di Arctic Monkeys e The Last Shadow Puppets, non tra i miei preferiti ma nemmeno si buttan via. Chissà se arriverà mai da noi. Da me arriverà di sicuro, sembra proprio bello bello, m'ha pure fatto venir voglia di rispolverare il montgomery.



THE MUSIC NEVER STOPPED di Jim Kohlberg, 2011

Intitolato come un famoso pezzo dei Grateful Dead, il film di Kohlberg tratta della, a quanto pare, storia vera di un padre e un figlio che cercano una connessione attraverso la musica dopo che quest'ultimo, scappato di casa proprio per andare a vedere un concerto della band di San Francisco e mai più tornato, colpito da un tumore al cervello non riesce a creare nuovi ricordi, vivendo quindi congelato nei '60/'70 incapace di distinguere presente, passato e futuro. La storia sembra interessante e i production values davvero ragguardevoli, così come il cast, J.K. Simmons, Lou Taylor Pucci e Julia Ormond su tutti. Il trailer però è venuto abbastanza una mattonata. Chissà se sarà così anche il film.



TRUST di David Schwimmer, 2010

A Schwimmer da queste parti gli si vuole un gran bene, il suo Ross Geller è stato un po' il fratello maggiore  stupidotto che non ho mai avuto, e si vuole parecchio bene anche a Clive Owen, soprattutto dopo che ha mandato a fare in culo Julia Roberts augurandole la morte in Closer, mossa di un certo stile. Questo film però, così a naso, mi pare una merdata di prima categoria. Poi oh, magari è un filmone, anche se io non è che ci scommeterei troppo.



ATLAS SHRUGGED: PART I di Paul Johansson, 2011

Adattamento del romanzo di Ayn Rand (che non ho letto), Atlas Shrugged da spiegare è un po' brigoso, vi metto quindi qui un bel link alla pagina di Wikipedia così se proprio avete una smania irrefrenabile di saperne di più gli date una lettura, ok? Il film sotto il profilo tecnico pare avere le carte in regola, Johansson però, non me ne voglia, io lo assocerò per sempre a Beverly Hills 90210, faccenda che ai miei occhi fa crollare a picco nell'abisso la sua street credibility. Aggiungiamo poi che questa è la sua prima regia cinematografica (dopo aver diretto un tv movie e una manciata di episodi di One Tree Hill) e che il progetto mi pare quantomeno ambizioso per chiunque, non so, magari sono il solito pessimista che vede il bicchiere mezzo vuoto ma non è che questo film mi dia delle buone vibrazioni. Vedremo, o magari no.



ARTHUR di Jason Winer, 2011

Remake del classico dell'81 con Dudley Moore al quale, se devo dirla tutta, non è che abbia riservato un posto nel mio cuore, quindi, nonostante il mio profondo odio per questa mania hollywoodiana di remakare qualsisi cosa piuttosto che cavar fuori un'idea originale, di questa profanazione francamente me ne infischio. In effetti tendo proprio ad infischiarmene di tutta l'operazione perchè nonostante la presenza di Greta Gerwig che amo profondamente, di un ottimo cast, Il marito di Katy Perry li mortacci sua, Helen Mirren, Nick Nolte, Luis Guzmán e Jennifer Garner, tutta gente di un certo livello, nonostante Winer abbia diretto vari episodi di uno dei miei serial preferiti, ci abbia buttato dentro roba tipo Darth Vader o Batman che sul sottoscritto han sempre una certa presa, nonostante il gag del bollitore m'abbia fatto ridere, il mio interesse resta comunque minimo. Magari aspetto lo diano in tele.

HOP di Tim Hill, 2011

Hill ci riprova, al contrario però di quella poverata di Alvin Superstar, qui le cose sembrano funzionare un pochino meglio. Sarà il mio amore per i conigli o magari che al posto della vocetta irritante di Alvin c'è quella de Il marito di Katy Perry li mortacci sua, sarà che c'è Kaley Cuoco che quando ha consegnato il Golden Globe a Jim Parsons m'ha riempito il cuore di tenerezza ed è pure ampiamente ravanabile, sarà che c'è, OMFG David "Mitch Buchannon / Michael Knight" Hasselhoff, sarà che mi sono completamente rincoglionito, ma non mi pare tutto da buttare. Tipo il coniglio che caga Jelly Beans m'ha fatto ridere, magari perchè adoro le Jelly Beans e avere una dolce pallottola di pelo che le caga sarebbe il sogno di una vita.



DYLAN DOG di Kevin Munroe, 2010

Credo ci sia più gusto a sparare sulla Croce Rossa piuttosto che a parlar male di questa, boh, "cosa". Io sono il primo a fregarsene della fedeltà all'originale in una trasposizione, ma qui siamo ben oltre problemi di fedeltà. Ok, la Disney non concede i diritti per l'utilizzo del maggiolino VW bianco per via di quel cazzo di Herbie, ok, i parenti di Groucho Marx col cavolo che concedono i diritti per lo sfruttamento dell'immagine del loro avo, ma da qui a produrre un episodio di Buffy, che, detto tra noi, m'ha sempre fatto cagare a spruzzo, ce ne passa, e pure parecchio. A confronto con sta fetenzia quella porcata di Dellamorte Dellamore sembra Quarto Potere. Come se non bastassero la snaturazione del fumetto e gli effeti speciali comprati a I Razzi Store, vengono snocciolati dei dialoghi da pena di morte, qui un saporitissimo estratto:
"Affascinante, la tua tecnica all'avanguardia. -Dylan Dog alza lo sguardo ammiccante- Investigare i non morti, è vecchio stile"
"Ah, giusto. Tu e l'argento non andate d'accordo, vero?" Butta lì Dylan dopo aver menato un licantropo con un tirapugni di dubbio gusto presumibilmente d'argento.
"BELIAL VUOLE TORNARE!" grida il vecchio Borelli.
"Chiunque controlli Belial, -un secondo di pausa per creare del pathos- controlla il mondo!" (MACCOSA)
"Allora, qual'è il piano? Non serve un piano, -un secondo di pausa per fare lo smargiasso- solo pistole più grandi" Vabbè dai, lasciamo stare...
Ma poi Routh cazzo ha in testa? Non nel senso di che gli frulla nel cervello (cioè, anche quello) ma proprio SULLA testa, ma che bulbo ha? Ingiocabile. Chiaramente gli unici stronzi ad aver comprato una tragedia come questa siamo stati noialtri italiani, ecco spiegato il mistero del trailer nella nostra lingua. Amarezza.

Bonus:

Videoclip della cover di Don't you want me, cavallo di battaglia della Human League, anno del signore 1981, con il cast di Take Me Home Tonight che fa il verso a un botto di film degli 80's. L'intermission è da applauso e c'è pure una guest star d'eccezione, il bassista della band poi, ha la maglia di Unknown Pleasures dei Joy Division. Bomba. Vediamo quante citazioni riuscite a cogliere!

Clip tratta da The Adjustment Bureau con Matt Damon e Emily Blunt che fanno gli stupidini. Di fantascienza se ne vede proprio poca (anzi, zero), però la Blunt è tanto bella.

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA SUPERBOWL EDITION

Sono un po' in ritardo, questo post avrei potuto pubblicarlo lunedì ma il mio cervello lavora a compartimenti stagni, roba ai limiti dell'autismo, la faccenda dei trailer è relegata al week-end, non sono concessi sconfinamenti. Ho paura a postarli durante la settimana perchè potrei passare le giornate dondolandomi sulla sedia o dando testate al muro intonando mantra, cosa che terrei ad evitare, per aver spezzato la routine e lo schema delle cose. A volte temo che a scrivere di trailer sia una mia seconda personalità, ma lasciamo perdere, meglio non indagare a fondo. Comunque, non so se avete presente, domenica scorsa c'è stata quella roba che tutti nei gloriosi stati uniti dell'america, e non solo, impazziscono, una palese montatura per poter vendere spazi pubblicitari a prezzi da galera, promuovere spettacolini di musica davvero davvero scadente e snocciolare tutto uno stuolo di trailer a mitragliate di trenta secondi l'uno per il nostro sollazzo. Ah sì, poi beh, ci sono degli uomini tutti corazzati che se la scorrazzano dandosene di ogni per il possesso di una palla ovale. Ad ogni modo, i trailer che han sputato fuori son questi, ormai li avete già visti su millemila altri siti e in ogni angolino dell'internet ma io me ne frego e ve li faccio rivedere.

LIMITLESS di Neil Burger, 2011
Ne avevo già parlato qui e le mie impressioni restano più o meno le stesse, questo teaser non è che mi abbia stuzzicato troppo, la lancetta dell'hype-o-metro resta inesorabilmente sullo 0.



THE EAGLE di Kevin Macdonald, 2011
Nuovo film di Collo, questo The Eagle mi spiazza un po'. Se da un lato le storie sugli antichi romani m'ingassano come una biscia, dall'altro Macdonald non mi pare abbia gli attributi per poter compere con la brutalità di Neil Marshall che, con Centurion, se all'Academy ci fosse la categoria "migliori decapitazioni e ammazzamenti all'arma bianca", si sarebbe portato a casa la statuetta sicuro come l'oro. Boh, vedremo se il duo Collo / Billy Elliot riuscirà a competere con l'accoppiata bomba Michael Fassbender / Dominic West.



JUST GO WITH IT di Dennis Dugan, 2011
Dato che probabilmente la cosa più interessante del film sarà Brooklyn Decker che esce dall'acqua in bikini al rallentatore, facendo sballonzolare la mercanzia a più non posso, in tutta onestà, far vedere la scena nel trailer non mi pare una gran mossa. Certo, non si può dire che puntare sul gag risulti una pensata migliore, la faccenda di Adam Sandler sul ponte mi ha fatto tornare in mente questo . Sì, la cosa è abbastanza inquietante. Da noi arriverà come, rullo di tamburi: "Mia moglie per finta". MACCOSA. 
Devo davvero aggiungere altro?



COWBOYS & ALIENS di Jon Favreau, 2011
Questo è uno dei titoli che mi ha dato la spinta per cominciare questa "rubrica", perchè è una roba talmente WTF che non potevo fare a meno di esternare al mondo le mie interessantissime opinioni in proposito. Opinioni che si possono benissimo riassumere in: "secondo me sarà una merdata" e che questi trenta secondi non fanno nulla per farmi cambiare, anzi, se possibile, la visione delle astronavi in tutta la loro brutturia insettosa ha pure peggiorato la situazione in maniera quasi irreparabile. Scusami Olivia, lo sai che ti voglio un bene dell'anima e ti vorrei stare (molto molto) vicino (praticamente dentro... ops...), soprattutto adesso che hai sfanculato il tuo regale consorte, ma 'sta roba, perdonami, non s'affronta. Oh, poi magari è bello bello eh! (ma anche no)



PRIEST di Scott Charles Stewart, 2011
Anche di questo se n'era già parlato e le mie impressioni restano più o meno invariate, a parte il rinfocolato odio verso i mostri in CGI. A quanto pare Io sono leggenda non è bastato per capire quanto fanno vomitare sangue. Buttar lì come sottofondo Personal Jesus stuprata da Marilyn Manson poi, di certo non aiuta il film ad entrare nelle mie grazie. (Ma Paul Bettany è per caso il figlio segreto di Robocop? Cazzo, sono uguali!)



FAST FIVE di Justin Lin, 2011
Questo ormai lo si aspetta con la bavetta. Period. Trailerino bello carico e adrenalinico con I needed to go dei Cyberpunkers, che sono dei tamarrissimi ma pompano come indemoniati, come colonna sonora. Dwayne Johnson cos'è grosso?



RIO di Carlos Saldanha, 2011
Film del quale non sapevo niente e francamente stavo lo stesso benissimo, l'unica cosa che questo Rio mi ha stimolato (oltre all'imbarazzo e la cacca) è una domanda del tipo, davvero è il caso, dopo Up e WALL•E, che hanno settato un nuovo standard nell'animazione mainstream, di uscirsene con una roba del genere? Guardate dentro di voi e sono sicuro già conoscete la risposta.



TRANSFORMERS: DARK OF THE MOON di Michael Bay, 2011
Devo ammettere che sebbene il secondo capitolo mi abbia fatto davvero schifissimo, roba che stavo per contravvenire alla mia personale regola di non uscire mai e poi mai dal cinema prima della fine del film, la buona impressione del primo teaser è decisamente confermata. Il nuovo capitolo pare preannunciarsi parecchio cupo (la musica in 'sto teaser quant'è malata? Bombissima) e se Bay tra un'esplosione e l'altra si ricorda di metterci una trama un minimo avvincente e con dialoghi da esseri umani che non abbiano subito danni al cervello, potrebbe risultare un lavoro dignitoso. Con Michael però, il rischio che finisca tutto in caciara è sempre dietro l'angolo, sebbene qui la caciara sia di alto livello, Optimus Prime che volteggia spadando a destra e a manca è un gran bel numero, e anche le labbra di Rosie Huntington-Whiteley.



THOR di Kenneth Branagh, 2011
Boh, sarà che come eviscerato precedentemente Thor m'ha sempre messo amarezza, l'hype per questo film stenta proprio a decollare. Sicuro che me lo andrò a vedere, ma le aspettative (scusa Natalie) sono proprio bassine.



CAPTAIN AMERICA: THE FIRST AVENGER di Joe Johnston, 2011
Oltre a riconoscere una discreta lungimiranza a Chris Evans che, giusto in tempo, abile come un coguaro e astuto come una faina, è riuscito a saltare sul carrozzone del vincitore, riuscendo a vestire i panni di Cap, ad un tiro di sputo dalla decisione della Marvel di far staccare il biglietto alla Torcia Umana, da lui improvvidamente interpretata negli orripilanti due film dedicati ai noiosissimi Fantastici Quattro (no, non i Beatles), devo ammettere che nonostante non avessi la minima aspettativa questo teaser m'ha stuzzicato a dovere. Sebbene la mia frequentazione del Capitan America cartaceo sia di poco superiore a quella avuta  nei confronti di Thor, e con esiti assai simili (file under: noia), le sue storie ambientate al tempo della WWII,  quando rompeva il culo ai nazi e combatteva contro il Teschio Rosso, m'han sempre intrigato. La scelta di ambientare il film in quel periodo è per me quindi già una gran vittoria, speriamo bene.



SUPER 8 di J.J. Abrams, 2011
A quella faccia da fesso di J.J. io ci voglio bene assai, magari un po' meno dopo la fine di Lost e dopo aver visto i primi dieci minuti di quella zozzeria di nuovo serial da lui prodotto e,  meno male, subito seccato sul nascere dal network e cancellato a razzo dal mio hard disk prima che lo schifo si diffondesse andando ad infettare le mie serie preferite lì custodite. Nonostante questo, come dimenticare perle tipo Cloverfield, Felicity, Joy Ride, Mission: Impossible 3 che a tutti ha fatto schifo ma a me stringi stringi non è dispiaciuto per niente, o Star Trek, che pur non essendo io un trekkie (di episodi ne ho visti parecchi ma senza mai seguire la serie fedelmente) e nonostante l'abuso di lens flares m'ha fatto venire la pelle d'oca in più d'un passaggio? Per non parlare di gran parte di Lost, volenti o nolenti, una delle serie più interessanti dei 2000's. Quindi è normale questo Super 8 mi faccia rizzare le antennine, e sebbene qui si veda poco più del primo, oscuro, teaser, saltato fuori dal nulla l'anno scorso, spiazzando un po' tutti, a me la faccenda sfagiola parecchio. Poi vabbè, c'è già chi urla al clone di E.T., anche se, non bastano di certo un ragazzino in BMX e un alieno  a gridare al "plagio", certo, lo zampino di Spielberg nella stanza dei bottoni qualche spia in questo senso potrebbe farla lampeggiare. (E qui parte un discorso da anzianotti del tipo si stava meglio quando si stava peggio, volendo quindi potete subito cliccare play sul trailer e saltarvelo a piè pari) Foss'anche così, se i regazzini d'oggi, invece di stordirsi di xbox e PS3, o ciappinare col cellulare, si vedessero film come E.T., Navigator, Explorers, I Goonies, Giochi Stellari, e roba simile, male non gli farebbe di certo. Ben venga pure il clone di E.T. quindi (che, per inciso, mi fa piangere come un vitello ogni volta, maledetto Spielberg!), io lo aspetto.



PIRATES OF THE CARIBBEAN: ON STRANGER TIDES di
Anche di quest'ennesimo, a mio avviso inutile, capitolo nelle avventure di Jack Sparrow, avevo già parlato, non sto quindi a dilungarmi, la mia idea resta la stessa. Se il gag dell'urlo, data l'insistenza ne riproporlo, è la miglior cartuccia che hanno da sparare, la vedo davvero grigia.

venerdì 11 febbraio 2011

WELCOME BACK, HEROIC BLOODSHED

THE MAN FROM NOWHERE (Ajeossi) di Jeong-beom Lee, 2010

Non c'è quasi nulla di originale nella vicenda narrata in The Man from Nowhere, nuovo film di Jeong-beom Lee, giovane regista coreano con all'attivo solo due film (il primo è Yeolhyeol-nama, Cruel Winter Blues, che purtroppo non ho ancora recuperato ma che viene spesso accostato nientemeno che al cinema gangsteristico di Kitano) ma che in vista dell'enorme successo commerciale avuto in patria, dove questo suo secondo lavoro è stato un vero e proprio blockbuster, si attesta come una delle punte di diamante tra i nuovi registi della penisola. Sebbene  quindi la trama sembri pescare a piene mani da film come Taken (Io vi troverò) o Léon, con più di una strizzata d'occhio al John Woo dei tempi che furono e con echi del cinema di Hong-jin Na e Ji-woon Kim, nel suo film, Lee, miscela talmente bene queste influenze, da non lasciare nemmeno il tempo allo spettatore di pensare d'avere di fronte qualcosa di già visto. The Man from Nowhere è un film pieno di clichè, ma nella cezione più positiva del termine, quando una situazione stereotipata ti fa quasi sentire a casa, creando il clima giusto e  quelle aspettative che sai già verranno attese, permettendoti di accomodarti sul divano e goderti lo spettacolo al meglio. Nonostante quindi il retrogusto già assaporato, Lee, nella migliore tradizione coreana (ed estremo orientale in generale) non ha certo paura di sporcarsi le mani, i fratelli Suk, i villain del film, sono due gangster cinici e sopra le righe in maniera quasi cartoonesca, coinvolti nei peggiori traffici possibili e non disdegnando stoccate di humor nerissimo, regalando, come sempre accade al cinema in asia orientale, dove i generi non hanno rigide direttrici ma sono straripati mischiandosi tra loro, una visione più sfaccetta della vicenda che esula dal tipico crime-action occidentale. Grazie quindi a piccoli tocchi di classe e a una regia attenta e compatta (con, in verità, qualche piccolo sbandamento in alcune delle scene più concitate) nella gestione della violenza, ed è davvero magistrale, in questo senso, la scelta di non mostrare nulla, relegando al fuoricampo o affidandosi a piccole ellessi, fintantochè non viene fatta luce sul passato del misterioso Tae-Sik Cha (Bin Won, gia parecchio apprezzato dal sottoscritto per l'ottima interpretazione del figlio malato di mente nello splendido Mother di Joon-ho Bong) per poi esplodere da quel momento in avanti, costruendo almeno un paio di sequenze da salto sulla sedia, un veloce piano sequenza (probabilmente finto) breve ma adrenalinico e quello che con ogni probabilità è uno dei migliori scontri con i coltelli mai visto, girato in maniera secca, magnificamente coreografato e con un climax geniale quanto brutale. Bin Won, dal canto suo, dimostra di avere le spalle abbastanza larghe per riuscire a reggere il peso del film quasi esclusivamente da solo, sfoggiando un indiscutibile carisma, risultando credibile sia nei momenti più drammatici che nelle sequenze d'azione (ricordandomi, in più di un'inquadratura, un giovane Chow Yon-fat), aiutato dalle ottime performance del resto del cast, da Kim Hee-won e Kim Song-oh, nei panni dei folli fratelli Suk alla piccola Sae-ron Kim, in quelli della dolce So-Mi. The Man from Nowhere è un film che nonostante le proprie pecche fa decisamente il proprio dovere nell'intrattenere lo spettatore nelle sue due ore di durata, sopperendo alla  propria mancanza di originalità con trovate parecchio intriganti e gran sfoggio di stile, riuscendo a toccare tutte le corde giuste.


mercoledì 9 febbraio 2011

THEY SING THE BODY ELECTRIC

NEVER LET ME GO (Non lasciarmi) di Mark Romanek, 2010

Probabilmente perchè del tutto inaspettato, da Romanek, regista di videoclip e del mediocre One Hour Photo, tutto avrei immaginato, tranne un film come questo, Never let me go ha colpito durissimo. Tratto da un romanzo di Kazuo Ishiguro (che ahimè non ho letto), ambientato in un distopico passato prossimo, il film narra la storia di tre ragazzini, cresciuti nello stesso istituto, il leggendario collegio di Hailsham, e del delicato e complicato rapporto che si instaura tra loro una volta diventati adulti. La vera forza di Never let me go risiede nella pacatezza con la quale viene rappresentato lo struggente dramma della storia d'amore tra Kathy, Tommy e Ruth, un triangolo classico, quasi una storia romantica d'altri tempi, nella quale l'alone fantascientifico viene lasciato sapientemente ai margini, come sfondo, utile a delineare il tono di irreversibilità e ineluttabilità che permea la pellicola, per focalizzarsi invece sui protagonisti. Il rigore formale e tematico che fa da ossatura alla pellicola è subito chiaro sin dall'apertura, con lo schermo riempito dai lievi colori pastello dei brevi titoli di testa a richiamare la splendida fotografia di Adam Kimmel, fino alla misurata regia di Romanek, che, pennellando lieve, plasma ritmo e tono della vicenda senza mai calcare la mano, senza cedere al sentimentalismo fine a se stesso che, in una storia drammatica come questa,  è un rischio nel quale sarebbe fin troppo facile cadere. Rischio evitato grazie allo screenplay di Alex Garland (a sua volta romanziere e già sceneggiatore di 28 giorni dopo e Sunshine)  che ha adattato il romanzo per lo schermo con  rara delicatezza, ma soprattutto grazie alle performance dei tre protagonisti. L'alchimia e l'affiatamento tra i tre giovani attori è palpabile, ma se Andrew Garfield è perfetto (non che, dopo Boy A, la Red Riding Trilogy e The Social Network, ci fosse qualche dubbio) nei panni dell'adolescente timido e inadeguato Tommy e Keira Knightley è più che credibile in quelli della accentratrice e dominante Ruth, è la Kathy di Carey Mulligan che, oltre a essere la narratrice della vicenda, lasciando quindi un'impronta indelebile al registro del film, grazie a un'incredibile interpretazione, dimessa, dolente, di straziante malinconia, pare davvero rendere la pellicola una diretta emanazione dei propri stati d'animo. Never let me go è stato per me una splendida sorpresa, una piccola gemma, emozionante e coinvolgente,  uno di quei film che fa riflettere su cosa davvero significhi essere umani. 

lunedì 7 febbraio 2011

THIS IS THE END, MY ONLY FRIEND, THE END

KILL ME PLEASE di Olias Barco, 2010

L'incipit di Kill Me Please sembra in tutto e per tutto quello di un film Dogma. Fotografia in un bianco e nero nettissimo, a grana grossa, glaciale, a fare il paio con ambiente e scenografie, nessun suono extradiegetico e un tema rappresentato, quello del suicidio assistito, decisamente drammatico e cupo. Beh, niente di più sbagliato. Con il procedere della pellicola, man mano che la girandola di  protagonisti ci viene presentata da Barco, i toni cominciano a smorzarsi e si capisce di trovarsi di fronte ad una commedia, nerissima, ma pur sempre tale. I personaggi che per svariati motivi hanno deciso di cercare l'aiuto del Dottor Krueger, rifugiandosi nella clinica da lui fondata per cercare di dissuadere le persone dai propri propositi suicidi, ma anche per aiutarle in caso volessero andare fino in fondo, toccano un ampio spettro, in maniera forse troppo schematica, dalle patologie cliniche fino alla depressione o alla "semplice" perdita di speranza. Più che improntati al realismo quindi, i protagonisti, caratterizzati in maniera macchiettistica, vengono lentamente fagocitati in una caotica spirale di follia dirompente e anarchica che sublima o ribalta totalmente il loro desiderio di morte con dissacrante cinismo. Il film del regista francese, qui alla seconda prova dopo il trascurabilissimo Snowboarder e una manciata di corti, non riesce a centrare completamente il bersaglio, perchè, sebbene punteggiato da scambi di battute fulminanti e scorrettissime e da situazioni davvero divertenti, la pellicola, soprattutto nella seconda metà, pare scivolare dalle mani di Barco  che non riesce a mettere pienamente a fuoco nè l'anima da black comedy, nè tantomeno la satira nei confronti del controverso tema del suicidio assistito. La piega volutamente nonsense e surreale nella quale Kill Me Please devia da un certo punto in avanti, cozza con la carica eversiva nei confronti della visione della morte da parte della società occidentale che avrebbe potuto incarnare. Con tutti i difetti di una piccola produzione  fieramente indipendente può avere, il film belga resta comunque una boccata d'aria fresca, paragonabile ad un divertentissimo viaggio sulle montagne russe.

domenica 6 febbraio 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #10

ELECTRA LUXX di Sebastian Gutierrez, 2010

A quanto pare questo Electra Luxx è il seguito di Women in Trouble, film che non avevo mai sentito nominare prima di due minuti fa e diavolo se non vivevo bene lo stesso. Gutierrez  è colui al quale si deve robina sapidissima tipo Lei, la creatura (che, non chiedetemi come mai e perchè, ho visto ma vorrei tanto non averlo fatto), La setta delle tenebre e gli screenplay di Gothika e nientemeno che Snakes on a Plane. La prima parola che m'è venuta in mente, guardando il trailer di questo suo nuovo lavoro, è stata: MACCOSA. MACCOSA Joseph Gordon-Levitt sex blogger! MACCOSA Timothy Olyphant investigatore privato che cerca i testi rubati della band di Nick Chapel! MACCOSA Josh Brolin il rocker Nick Chapel! MACCOSA Julianne Moore nei panni della Vergine Maria! MACCOSA la fotografia tutta smarmellata! MACCOSA i production values da telenovela con Grecia Colmenares! MACCOSA 7.3 su IMDb (con 177 voti, ovviamente)! Ma soprattutto, MACCOSA Gutierrez fidanzato di Carla Gugino! Ma che l'avete visto in faccia? Qua non ci siamo mica eh, proprio no. Anzi, NO!



MONOGAMY di Dana Adam Shapiro, 2010

Primo film di fiction del documentarista Shapiro (che magari è il figlio di Shel, sarebbe meraviglioso), nominato nel 2006 dall'Academy con Murderball, sua opera di debutto con protagonista un manipolo di ragazzi paraplegici che giocano a rugby in carrozzina menandosi come fabbri, questo Monogamy non pare malaccio. La storia è quella di un fotografo, Chris Messina (qui protagonista dopo una serie infinita di parti da caratterista; vai così Chris, cinque alto!) da poco sposato (con Rashida Jones, presente? Quella che fa l'avvocatessa di Zuck in The Social Network e che lavora in Parks and Recreation, serie che, mannaggia, devo proprio decidermi a recuperare), a cui piace fare foto random alla gente per cogliere i soggetti in pose naturali. Finchè, fotografa qua e fotografa là, fotografa una biondona e ci rimane sotto. Tipo che sbrocca e comincia a seguirla dappertutto ossessionato e in paranoia. Quel furbastro di Dana tira in ballo Soderbergh, De Palma e Antonioni, chissà se ce la fa a reggere il confronto. Vedremo.


BRIDESMAIDS di Paul Feig, 2011

Più che un film di Feig, che, per carità, non me ne voglia, ha anche fatto un sacco di robe fighe in tele, tipo episodi vari di Bored to Death, The Office, Mad Men, Arrested Development e Freaks and Geeks, ma al cinema non è che abbia lasciato un'impronta proprio indelebile, questo lo vedo come il nuovo film di Judd Apatow, quello che più d'ogni altro ha ridefinito la commedia caciarona e stupidella americana contemporanea e che ne è il produttore. Ed infatti Bridesmaids pare proprio avere stampato il suo marchio di fabbrica, gag e scorrettezza au go go con in più, a 'sto giro, Jon Hamm (che solo al pensiero della prossima e ultima stagione di Mad Men piango), Kristen Wiig (che è pure la sceneggiatrice e di certo non ha bisogno di presentazioni) , Maya Rudolph e soprattutto Rose Byrne, che dio la benedica. Venduto.



WIN WIN di Thomas McCarthy, 2011

Primo, a chiunque abbia montato questo trailer vorrei stringere la mano perchè ha proprio fatto un lavoro coi controcazzi. Secondo, McCarthy ha dalla sua talmente tanti assi nella manica (ha scritto e diretto e The Visitor e The Station Agent, è stato nominato agli Oscar per aver scritto la sceneggiatura di Up, ha recitato in The Wire, e ha pure diretto il pilota di Game of Thrones, che sto aspettando con la bavetta agli angoli della bocca, poi, non voglio indagare perchè potrebbe farmi male, ma son sicuro che si bomba pure una patata fotonica alla facciaccia nostra) che quasi quasi mi sta antipatico. Cos'è Tom, vuoi fare tutto te? Vuoi che ce ne andiamo tutti a casa che tanto ci pensi tu? Ma guarda te. Comunque, proprio non c'è motivo di dubitare questo Win Win sarà nabbomba, tanto più che ci sono Paul Giamatti e Paulie.



CEREMONY di Max Winkler, 2010

Sarà che il titolo del film mi ricorda il pezzo dei Joy Division poi ripreso dai New Order e una delle band hardcore punk più malate in circolazione, sarà che a Uma Turman e Lee Pace voglio un gran bene, o sarà che c'è la rossa di Lost, ma questo trailer m'è garbato proprio parecchio. Winkler è il figlio di  Fonzie, mica cazzi, infatti scrive e dirige, questo è il suo primo lungometraggio e racconta di un nanerottolo sfiguz coi baffetti, un fallito che aveva per le mani Uma e se l'è lasciata scappare e che tenta il tutto per tutto andando al matrimonio di lei per strapparla dalle grinfie del futuro sposo, un fesso peggio di lui ma più alto e più bello. A parte quindi sottintendere che Uma di uomini ne capisce poco, il trailer lascia ben sperare, grande Max, tuo padre sarà di sicuro fiero di te! Heyyyy!



BONUS:
A sto giro c'è davvero una sfilza di roba!

TAKE  ME HOME TONIGHT di Michael Dowse, 2011

Ne avevo già parlato e le impressioni restano le stesse, in questo red band trailer ci sono in più le tette e le parolacce. Non vedo l'ora esca.



DRIVE ANGRY 3D di Patrick Lussier, 2011

Anche di questo avevo già parlato e anche qui ci sono le tette, Amber Heard è sempre una super superba sexy ba ba ma da quel che si capisce in questo spot televisivo, il film continua fare schifo con l'aggravante del sangue in CGI.



Ok, siccome son troppo sul pezzo ho già parlato pure di questi, durante il Superbowl però, sono stati trasmessi dei nuovi spot, eccoli qua:  

KUNG FU PANDA 2 di Jennifer Yuh, 2011


RANGO di Gore Verbinski, 2011



"The Lizard? He Is Going To Die." Mi fa ammazzare. Di Rango sono usciti anche questo e questo, enjoy. Quest'altro invece, è il corto di animazione diretto da Shinya Tsukamoto come sigla ufficiale di Ca' Foscari Cinema, per l'Università Ca' Foscari Venezia.



Robert Rodriguez ha girato un commercial per Nike con protagonista Kobe Bryant, s'intitola The Black Mamba (essì, come il soprannome di Uma in Kill-Bill e come il serpente, ma soprattuto come il soprannome di Uma del mio cuore), che è il nomignolo che il buon vecchio Kobe s'è dato da solo. Trascurando il fatto che fare dei trailer di un commercial è uno dei sintomi del profondo malessere di questa società e che Nike è una delle multinazionali che più mi sta sul gozzo,  in via del tutto straordinaria, vista la presenza di Danny Trejo, Kanye West e di zio Bruce, passo sopra ai miei principi etici sputacchiando un po' di bile e vi agevolo i filmati:

Tura Satana - Tura Luna Pascual Yamaguchi (10 luglio 1938 – 4 febbraio 2011)

mercoledì 2 febbraio 2011

GOD SAVE THE KING

THE KING'S SPEECH (Il Discorso del Re) di Tom Hooper, 2010

Come mi è capitato con The Social Network, diretto rivale del film di Hooper nella corsa agli Oscar, quando sentii parlare per la prima volta di The King's Speech restai abbastanza perplesso. L'idea di incentrare un film sulla balbuzie di Re Giorgio VI non mi pareva particolarmente avvincente ma, proprio come è successo con lo splendido film di Fincher, i miei dubbi si sono infranti sin dai primi minuti di pellicola. Bilanciando in maniera pressochè perfetta commedia, dramma e Storia, Hooper, assieme a David Seidler, autore dello screenplay, è riuscito nel mirabile obiettivo di restituire alla dimensione umana una figura storica che, proprio in virtù del proprio lignaggio è quanto di più lontano dall'uomo comune, rendendola protagonista di una vicenda capace di toccare lo spettatore da vicino grazie alla propria universalità. La battaglia di "Bertie", nomignolo con il quale Albert (Colin Firth) viene chiamato dai propri famigliari più stretti e che verrà usato dal logopedista Logue (Geoffrey Rush) per instaurare un rapporto paritario, mettendo una figura così imponente come quella di un reale sul suo stesso piano, in modo da poterlo meglio assistere, assume i tratti della lotta interiore per riuscire a combattere e sconfiggere i propri timori, le proprie paure più reconditamente radicate. Con una gestione mirabile dei tempi e della costruzione dell'inquadratura che non fanno mai pensare di trovarsi di fronte a mero teatro filmato (sebbene lo script sia fortemente teatrale), Hooper, riesce a far montare un'incredibile ansia a cospetto di una funzione primaria dell'essere umano come quella della parola (certo, qui declinata nei termini di un discorso ad un'intera nazione, particolarità non da poco, ipotesi capace di far tremare le ginocchia anche all'oratore con la parlantina più fluente), trasmettendo allo spettatore il profondo disagio provato da Albert anche nel più semplice dei dialoghi. Ed in questo il regista trova solide fondamenta nell'incredibile interpretazione di un gigantesco Colin Firth (che s'è già più che meritatamente portato a casa il Golden Globe e tenta di bissare con l'Oscar), che avevo già avuto modo di apprezzare in un ruolo drammatico negli struggenti panni (mi verrebbe da dire mastroianneschi) del professore rimasto "vedovo" del proprio compagno in A Single Man, e che qui regala una performance senza la minima sbavatura e di un'intensità straordinaria. Non da meno il co-protagonista Geoffrey Rush, un Lionel Logue che oltre a curare la metrica di Giorgio VI, punteggia la pellicola con irresistibili momenti di pungente comicità dai tempi pressochè perfetti. Per essere uno che nutriva qualche dubbio sul film come il sottoscritto, trovarsi, complice il secondo movimento della Settima Sinfonia di Beethoven (che davvero non so cosa diavolo mi smuova dentro, come anche nel meraviglioso finale di The Fall) con gli occhi umidi, di fronte ad un uomo che legge un discorso, è una gran bella sorpresa.

Ovviamente vi invito, se possibile, a vedere il film nella versione originale, in quanto è chiaro che, soprattutto in un film come questo (e per quanto mi riguarda, sempre, ma io sono un po' un estremista), vedere un film imperniato su un difetto del linguaggio, doppiato, non ha minimamente senso.