martedì 22 febbraio 2011

NELLA GELIDA TANA DEL CONIGLIO

RABBIT HOLE di John Cameron Mitchell, 2010

Tratto da una pièce con cui l'autore, David Lindsay-Abaire, che ha curato anche lo screenplay, ha vinto il Pulitzer nel 2007, Rabbit Hole colpisce per l'asciuttezza e la misura con le quali John Cameron Mitchell è riuscito a portare sul grande schermo, con una regia millimetrica ed elegante, in linea con la matrice teatrale dello script, questa struggente storia sul venire a patti con il dolore annichilente del più terribile dei lutti. Il regista naturalizzato newyorkese, messe da parte l'eccentricità e le provocazioni grafiche e tematiche dei precedenti lavori (Hedwig ma soprattutto lo splendido Shortbus), ha però mantenuto intatta la voglia di rompere gli argini delle convenzioni  hollywoodiane raccontando la vicenda in maniera cerebrale, con tono gelido ma realistico, senza concessioni al melò e alla lacrima facile (lacrime che comunque non tardano, ad ogni modo, ad arrivare). L'atmosfera è rarefatta, gli ambienti gelidi, il dolore è sedimentato lasciando i protagonisti in una sorta di immobilismo emotivo nel tentativo di riuscire a superare una sofferenza talmente straziante da non poter nemmeno essere espressa, allontanandoli inesorabilmente. La regia discreta ed equilibrata di Mitchell è completamente al servizio del cast, e se Dianne Wiest è perfetta nel suo ruolo di madre dimessa, disorientata ma depositaria di una saggezza dolorosamente  raggiunta, l'alchimia tra Aaron Eckhart e Nicole Kidman è semplicemente fenomenale (i due attori hanno vissuto insieme per prepararsi alla parte e il risultato è stupefacente). E' però quest'ultima (qui nelle vesti anche di produttrice) a dominare la scena, regalando probabilmente l'interpetazione migliore della propria carriera. La sua Becca attraversa con intensità tellurica l'ampio spettro di emozioni che una tragedia come quella raccontata può scatenare, dal gelido distacco alla più profonda disperazione, fino alla tenera goffaggine di chi cerca di ricominciare a vivere, il tutto con misura e realismo da pelle d'oca. Un ruolo che ha dimostrato la grandezza della Kidman, tornata a splendere nonostante abuso di bisturi e volto imbolsito dal botulino, negli ultimi anni, abbiano in tutti i modi cercato di smorzarne il talento.

La versione della quale parlo in questa recensione è quella originale, non ho visto quella doppiata ma sono più che certo, nell'adattamento, si perda molto della splendida performance di tutto il cast.

5 commenti:

  1. forse il primo commento non mi è partito...comunque concordo in tutto...La Kidman è strepitosa, il cast ben omogeneo e la storia evita di ricattare lo spettatore grazie ad uno stile asciutto...Bella Recensione ;)

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  2. Quello che ho apprezzato del film (ed ero partita parecchio prevenuta, lo ammetto) è che riesce a non scivolare nel patetico.
    (l'ho visto doppiato, e non mi è sembrato terribile)

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  3. sono molto d'accordo con la maggior parte delle cose che dici. Pero' non so se l'aggettivo rende giustizia alle le atmosfere del film. Quella che ho avvertito io e' piu' una sensazione di vuoto, di un buco che di gelo.
    Davvero un bel film

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  4. @francescomain: grazie davvero :)
    @poison: sì, la forza del film sta proprio lì, in altre mani sarebbe potuto diventare un polpettone buono per il pomeriggio di retequattro. Per quel che riguarda il doppiaggio, lo so, rischio di passare per uno che se la mena ma da un bel po' a questa parte faccio sempre più fatica a sopportarlo. Nella recitazione oltre al gesto, la voce e il tono sono componenti troppo importanti, e per quanto un doppiatore possa essere bravo, comunque si perde molto. Poi beh, se uno vuole andare in sala, tocca, le proiezioni in lingua son sporadiche e spesso casuali, anche nelle grandi città :(
    @palbi: Beh, tra Becca e Howie i momenti di freddezza non mancano, comunque sì, non è il tono dominante del film, ma è la prima parola che m'è venuta in mente pensandoci, trovare un titolo a volte è una gran rottura ;)

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  5. per quanto riguarda il doppiaggio sfondi una porta aperta, sono favorevole alle v.o. sottotitolate (conosco i miei limiti!) che purtroppo - almeno qua a Torino - sono ancora rare. Anche se ultimamente sono riuscita a vedere in v.o. The king's speech, Made in Dagenham e pure Black Swan (sottotitolo: mannaggiamme!)

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