lunedì 7 febbraio 2011

THIS IS THE END, MY ONLY FRIEND, THE END

KILL ME PLEASE di Olias Barco, 2010

L'incipit di Kill Me Please sembra in tutto e per tutto quello di un film Dogma. Fotografia in un bianco e nero nettissimo, a grana grossa, glaciale, a fare il paio con ambiente e scenografie, nessun suono extradiegetico e un tema rappresentato, quello del suicidio assistito, decisamente drammatico e cupo. Beh, niente di più sbagliato. Con il procedere della pellicola, man mano che la girandola di  protagonisti ci viene presentata da Barco, i toni cominciano a smorzarsi e si capisce di trovarsi di fronte ad una commedia, nerissima, ma pur sempre tale. I personaggi che per svariati motivi hanno deciso di cercare l'aiuto del Dottor Krueger, rifugiandosi nella clinica da lui fondata per cercare di dissuadere le persone dai propri propositi suicidi, ma anche per aiutarle in caso volessero andare fino in fondo, toccano un ampio spettro, in maniera forse troppo schematica, dalle patologie cliniche fino alla depressione o alla "semplice" perdita di speranza. Più che improntati al realismo quindi, i protagonisti, caratterizzati in maniera macchiettistica, vengono lentamente fagocitati in una caotica spirale di follia dirompente e anarchica che sublima o ribalta totalmente il loro desiderio di morte con dissacrante cinismo. Il film del regista francese, qui alla seconda prova dopo il trascurabilissimo Snowboarder e una manciata di corti, non riesce a centrare completamente il bersaglio, perchè, sebbene punteggiato da scambi di battute fulminanti e scorrettissime e da situazioni davvero divertenti, la pellicola, soprattutto nella seconda metà, pare scivolare dalle mani di Barco  che non riesce a mettere pienamente a fuoco nè l'anima da black comedy, nè tantomeno la satira nei confronti del controverso tema del suicidio assistito. La piega volutamente nonsense e surreale nella quale Kill Me Please devia da un certo punto in avanti, cozza con la carica eversiva nei confronti della visione della morte da parte della società occidentale che avrebbe potuto incarnare. Con tutti i difetti di una piccola produzione  fieramente indipendente può avere, il film belga resta comunque una boccata d'aria fresca, paragonabile ad un divertentissimo viaggio sulle montagne russe.

2 commenti:

  1. sarà mio...ma ormai solo in homevideo ;)

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  2. Guarda, forse è meglio così, almeno lo puoi vedere in originale. Il doppiaggio in alcuni passaggi è fastidiosissimo! :)

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