venerdì 11 febbraio 2011

WELCOME BACK, HEROIC BLOODSHED

THE MAN FROM NOWHERE (Ajeossi) di Jeong-beom Lee, 2010

Non c'è quasi nulla di originale nella vicenda narrata in The Man from Nowhere, nuovo film di Jeong-beom Lee, giovane regista coreano con all'attivo solo due film (il primo è Yeolhyeol-nama, Cruel Winter Blues, che purtroppo non ho ancora recuperato ma che viene spesso accostato nientemeno che al cinema gangsteristico di Kitano) ma che in vista dell'enorme successo commerciale avuto in patria, dove questo suo secondo lavoro è stato un vero e proprio blockbuster, si attesta come una delle punte di diamante tra i nuovi registi della penisola. Sebbene  quindi la trama sembri pescare a piene mani da film come Taken (Io vi troverò) o Léon, con più di una strizzata d'occhio al John Woo dei tempi che furono e con echi del cinema di Hong-jin Na e Ji-woon Kim, nel suo film, Lee, miscela talmente bene queste influenze, da non lasciare nemmeno il tempo allo spettatore di pensare d'avere di fronte qualcosa di già visto. The Man from Nowhere è un film pieno di clichè, ma nella cezione più positiva del termine, quando una situazione stereotipata ti fa quasi sentire a casa, creando il clima giusto e  quelle aspettative che sai già verranno attese, permettendoti di accomodarti sul divano e goderti lo spettacolo al meglio. Nonostante quindi il retrogusto già assaporato, Lee, nella migliore tradizione coreana (ed estremo orientale in generale) non ha certo paura di sporcarsi le mani, i fratelli Suk, i villain del film, sono due gangster cinici e sopra le righe in maniera quasi cartoonesca, coinvolti nei peggiori traffici possibili e non disdegnando stoccate di humor nerissimo, regalando, come sempre accade al cinema in asia orientale, dove i generi non hanno rigide direttrici ma sono straripati mischiandosi tra loro, una visione più sfaccetta della vicenda che esula dal tipico crime-action occidentale. Grazie quindi a piccoli tocchi di classe e a una regia attenta e compatta (con, in verità, qualche piccolo sbandamento in alcune delle scene più concitate) nella gestione della violenza, ed è davvero magistrale, in questo senso, la scelta di non mostrare nulla, relegando al fuoricampo o affidandosi a piccole ellessi, fintantochè non viene fatta luce sul passato del misterioso Tae-Sik Cha (Bin Won, gia parecchio apprezzato dal sottoscritto per l'ottima interpretazione del figlio malato di mente nello splendido Mother di Joon-ho Bong) per poi esplodere da quel momento in avanti, costruendo almeno un paio di sequenze da salto sulla sedia, un veloce piano sequenza (probabilmente finto) breve ma adrenalinico e quello che con ogni probabilità è uno dei migliori scontri con i coltelli mai visto, girato in maniera secca, magnificamente coreografato e con un climax geniale quanto brutale. Bin Won, dal canto suo, dimostra di avere le spalle abbastanza larghe per riuscire a reggere il peso del film quasi esclusivamente da solo, sfoggiando un indiscutibile carisma, risultando credibile sia nei momenti più drammatici che nelle sequenze d'azione (ricordandomi, in più di un'inquadratura, un giovane Chow Yon-fat), aiutato dalle ottime performance del resto del cast, da Kim Hee-won e Kim Song-oh, nei panni dei folli fratelli Suk alla piccola Sae-ron Kim, in quelli della dolce So-Mi. The Man from Nowhere è un film che nonostante le proprie pecche fa decisamente il proprio dovere nell'intrattenere lo spettatore nelle sue due ore di durata, sopperendo alla  propria mancanza di originalità con trovate parecchio intriganti e gran sfoggio di stile, riuscendo a toccare tutte le corde giuste.


2 commenti:

  1. la sequenza del salto dalla finestra...che sboronata assurda!

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  2. L'hai detto! Perchè, la lotta coi coltelli? Mamma mia.

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