venerdì 18 marzo 2011

BLOOD IN THE WATER AND FUNBAGS IN THE SKY

PIRANHA di Alexandre Aja, 2010

Piranha è sì prodotto da una major, Dimension Films dei fratelli Weinstein, ma è a tutti gli effetti un B-movie con un budget più sostanzioso, ed è giusto sia così, essendo il remake di un B-movie duro e puro, il cormaniano Piraña di Joe Dante, vero e proprio caposaldo del genere. Il film mette subito in chiaro le proprie radici sin dall'incipit, dove Richard Dreyfuss è intento a bere birra e pescare canticchiando Show Me The Way To Go Home, chiarissimo richiamo a Matt Hooper (qui si chiama Matt Boyd), il biologo marino da lui interpretato ne Lo Squalo di Spielberg, primo dei molti rimandi cinematografici del film. In Piraña ci  sono infatti camei di icone del calibro di Christopher Lloyd, che porta sullo schermo la carica di geniale follia che ha fatto la fortuna del suo personaggio più famoso, Eli Roth (protagonista di una delle morti più belle) e Ving Rhames (che magari non lo sapete ma ha vinto l'Oscar per la sua interpretazione e vista la scena con al centro lui e un motore da motoscafo, che sembra uscita dritta dritta da Braindead, il capolavoro indiscusso di Peter Jackson, direi che se l'è meritato) e le pornostar Gianna Michaels (altro personaggio che muore con una certa classe) e Riley Steele, mentre tra i protagonisti ci sono Elisabeth Shue e Jerry "Il mio amico Ultraman" O'Connell attori cult degli anni '80 e '90. La bravura di Aja, apprezzatissimo dal sottoscritto per il suo secondo film, Haute tension, con la splendida Cécile De France, ma presto fagocitato dal mercato americano, dove è praticamente diventato un regista di remake (e, sarò blasfemo, il suo The Hills Have Eyes, remake del classico di Craven, non m'era dispiaciuto per nulla, mentre quello del coreano Into the Mirror, di Sung-ho Kim, non l'ho visto), è quella di evitare le derive in cui un'operazione del genere potrebbe  facilmente cadere, ovvero quelle del finto trash postmoderno, schiacciando senza pietà sul pedale della violenza e del gore, e mettendo quanti più nudi femminili possibile in mostra. Piranha sembra quasi a voler consapevolmente testare i limiti della MPAA, difficilmente si sono viste tante tette e tanto sangue in un film mainstream. Il film mantiene senza dubbio le sue promesse, abbandonato l'alone ecologista del film originale, la trama, decisamente pretestuosa, va poco più in là del "c'è un sacco di gente idiota in acqua e dei piraña preistorici che han passato millenni a mangiarsi tra loro per sopravvivere non vedono l'ora di dare una svolta al menù". Il lago Vittoria altro non è che la caldera di un vulcano preistorico che in seguito ad un terremoto libera nelle acque banchi di pesci assassini, tutto questo proprio durante lo Spring Break, la festa americana che riunisce in svariate località balneari il più grosso numero di coglioni e sgualdrinelle mai visto, tutti impegnati a bere birra e a partecipare a miss maglietta bagnata, scenario ideale per un massacro di ampie proporzioni. Le premesse per far partire una giostra di sangue senza precedenti, ci sono quindi tutte, devo però ammettere che se in generale gli effetti tradizionali (merito del mai troppo lodato Greg Nicotero) me li sono stragoduti, e sarebbe impossibile fare altrimenti, viste le perle splatter di raro effetto che riescono a regalare, non posso dire lo stesso di quelli in CGI, che al contrario, mi han fatto schifo, e non nel senso "oddio che schifo devo distogliere lo sguardo perchè questo è davvero troppo" ma nel senso "cristo questa è merda che non si può proprio guardare da quanto è fatta male". Un paio di episodi a parte (tipo quello che vede dei capelli e l'elica di un motore entrare in meravigliosa armonia), gli effetti digitali sono davvero pessimi, ed è un peccato, perchè fossero stati utilizzati soltanto i rimedi della vecchia scuola Piranha sarebbe potuto diventare un vero e proprio capolavoro gore. Così invece, il film del regista francese, è sì divertente e pieno di eccessi, capace di non prendersi per nulla sul serio e di regalare sequenze da culto istantaneo come quella di Kelly Brook e Riley Steele che nuotano sott'acqua integralmente nude sulle note del famoso Duetto dei fiori di Delibes, roba che da adolescente mi avrebbe fatto restare secco (e a pensarci bene, anche adesso), o quella dell'idiota che cerca di fuggire lanciando il motoscafo in mezzo ai bagnanti, ma mi ha lasciato comunque un po' di amaro in bocca. Se non altro spero che in caso di sequel si rifacciano a quello del Piraña originale, il folle Piranha Paura (uno dei titoli che da ragazzino mi facevano letteralmente impazzire, provate a ripeterlo: Piranha Paura, che bomba) quello con i piraña volanti, primo film di James Cameron, quando roba come Avatar nemmeno se la sognava.

Il film non l'ho visto in 3D ma leggendo in giro per l'internet l'impressione generale è che non essendo nativo, ma convertito in post produzione, l'effetto sia pessimo.

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