martedì 15 marzo 2011

IT'S ALL FUN AND GAMES 'TILL SOMEONE GETS HURT

BROTHERHOOD di Will Canon, 2010

Se c'è una cosa che ho sempre odiato sono le confraternite. Un po' perchè è praticamente certo, fossi stato americano, non mi avrebbero mai preso, anzi, probabilmente sarei finito dritto dritto tra i bersagli preferiti degli sbeffeggiamenti dello sporty di turno, un po' perchè ho sempre trovato più facile identificarmi, più che negli elitari, spocchiosi e sessisti membri di una frat house, in sfigatissimi outsider stile La rivincita dei nerd. Vedere quindi un film dove ai membri di una confraternita non ne va bene una, è già di per sè un gran piacere. Con un incipit fulminante Canon, che con Brotherhood è alla sua prima prova sulla lunga distanza, ci catapulta nel bel mezzo dell'adrenalinica cerimonia d'iniziazione per i nuovi membri della Sigma Zeta Chi, e, manco a dirlo, sin dai primi minuti tutto comincia ad andare a rotoli con un effetto valanga che porterà i protagonisti a vivere la peggior nottata della loro vita. Canon non spreca un singolo frame, da quando le cose cominciano ad andare storte, non c'è un singolo secondo per tirare il fiato. La vicenda si fa via via sempre più concitata, sempre più drammatica, con il ritmo altissimo e indiavolato di un giro sull'ottovolante, cosa che, ad esser sinceri, nel finale rischia di diventare una pecca. L'accumulo di così tanti elementi in un'unità di tempo così ristretta (quante sfighe possono umanamente capitare in una sola notte?) può risultare una forzatura, andando inevitabilmente a cozzare con la sospensione dell'incredulità. In aiuto al regista vengono però l'esigua durata, un'ottantina di minuti scarsa, che in un film dal ritmo così sostenuto risulta perfetta, e la buona prova del cast. Su tutti i giovani Trevor Morgan, Jon Foster e Lou Taylor Pucci, snocciolando fuck a raffica fanno benissimo il proprio dovere, risultando pienamente credibili  nella parte di ragazzi che pur di far parte di un'elite, in nome di un concetto deviato di onore e fratellanza, si fanno decisamente poche remore nel rubare, rapire, minacciare e ricattare chiunque gli si metta in mezzo. Brotherhood quindi, nonostante la scarsità di mezzi e nonostante non sia certo scevro da difetti, grazie ad una sceneggiatura intelligente e a un ritmo vertiginosamente frenetico è un buon thriller capace d'intrattenere alla grande.


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