martedì 8 marzo 2011

NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE

BLUE VALENTINE di Derek Cianfrance, 2010

"I feel like men are more romantic than women. When we get married we marry, like, one girl, 'cause we're resistant the whole way until we meet one girl and we think I'd be an idiot if I didn't marry this girl she's so great. But it seems like girls get to a place where they just kinda pick the best option... 'Oh he's got a good job.' I mean they spend their whole life looking for Prince Charming and then they marry the guy who's got a good job and is gonna stick around."

Ciò che rende la visione del film di Cianfrance, sua seconda pellicola a distanza di dodici anni dall'esordio, un'esperienza così visceralmente personale e toccante, è l'assoluta universalità con cui viene raccontata la storia d'amore tra Cindy e Dean. L'assenza di una vera e propria linea narrativa catapulta lo spettatore nel bel mezzo di uno squarcio di vita della coppia, senza nessuna spiegazione, intervallando scene di quotidiana convivenza domestica, la colazione, i litigi, la recita scolastica della piccola Frankie, la loro bambina, ad improvvisi flashback che, come a fare da contrappunto, ripercorrono la loro storia d'amore, l'incontro, lo scoccare della scintilla, la passione incandescente, rendendo ancora più profondo e amaro il dramma che lentamente si dipana. Cianfrance mette la propria macchina da presa al completo servizio di Michelle Williams e Ryan Gosling, facendo un passo indietro, rinunciando a qualsiasi virtuosismo in favore di una messa in scena votata al realismo, di una regia disadorna, in modo da lasciare ampio spazio alle formidabili performace, in gran parte improvvisate sul set, dei due attori. L'alchimia della coppia è stupefacente, Gosling (che avrebbe senza dubbio meritato almeno la nomination come miglior attore protagonista nell'ultima edizione degli Oscar) e la Williams tratteggiano il proprio personaggio con interpretazioni intense e sfaccettate, a tutto tondo, riuscendo a modulare un ampio spettro di emozioni con dolorosa genuinità. Seppur senza particolari guizzi stilistici quindi, il regista confeziona una pellicola emotivamente potente, affidandosi, oltre alla bravura dei suoi attori, alla delicata colonna sonora dei Grizzly Bear, ottima indie band di Brooklyn e alla splendida fotografia di Andrij Parekh. Adottando la pur non troppo originale trovata di differenziare cromaticamente le due anime del film, il presente, cupo e drammaticamente straziante, dipinto con freddi toni di funereo grigio e blu, i flashback con  quelli caldi di una storia d'amore appena sbocciata, Parekh, con questa soluzione dalla resa indiscutibilmente efficace nella propria banale semplicità contribuisce non poco alla splendida resa visiva della pellicola. Un altro dei motivi  per i quali il film appare così riuscito, risiede nella bravura con cui Cianfrance e i due cosceneggiatori sono riusciti a bilanciare la componente maschile e quella femminile (sebbene, in quanto uomo, mi sia immedesimato più profondamente in Dean), senza prendere le parti di uno dei due personaggi, riuscendo a rappresentare le dinamiche di coppia in maniera autentica. Il vero punto di forza di Blue Valentine è però la libertà di manovra lasciata allo spettatore, la storia è talmente "comune" che è davvero facile immedesimarsi e colmare tutti i buchi del tessuto narrativo con la propria esperienza, rendendo la visione un'esperienza  emotivamente trascinante. Scegliendo coraggiosamente di non strizzare l'occhio al cinema romantico mainstream, Cianfrance è riuscito a realizzare uno dei più dolorosi ma brutalmente onesti ritratti di una storia d'amore, un viaggio in egual misura straziante e bellissimo a partire dal tenero incipit fino agli stupendi titoli di coda.

Nessun commento:

Posta un commento