venerdì 11 marzo 2011

YOUTH OF TODAY

F di Johannes Roberts, 2010

F è senza dubbio un piccolo film, girato con quattro soldi e con un mucchio di difetti ma è anche un film che il suo lavoro lo fa dannatamente bene. Roberts non perde un secondo in inutili spiegazioni o raccontando le motivazioni di quello che accade ma preme sin da subito sull'acceleratore catapultando lo spettatore in uno dei film di assedio più riusciti degli ultimi anni. Tutto quel che ci serve sapere è che Robert Anderson (David Schofield, faccia da cinema che è sempre un piacere rivedere sullo schermo) è un'insegnante che dopo esser stato aggredito da un alunno, da lui sbeffeggiato per aver preso una F, senza ricevere il minimo supporto dalla scuola e dalle istituzioni viene presto risucchiato in una spirale di alcolismo e paranoia, perdendo famiglia, dalla quale viene allontanato, e credibilità sul lavoro. Nessuno ascolta quindi i suoi sproloqui sulla pericolosità degli studenti e sul gran numero di incidenti che capitano ogni anno agli insegnanti, finchè, dal nulla, spunta un pugno di ragazzini incappucciati che cominciano a mettere a ferro e fuoco la scuola dove lui lavora. La forza del film è tutta qui, con un effetto semplice quanto (parecchio) inquietante il volto degli aggressori non solo non viene mai mostrato, ma pare proprio non esserci e questo, assieme al fatto si muovano facendo parkour, con movimenti scimmieschi, soprannaturali, quasi demoniaci, li rende decisamente minacciosi. Roberts ha dichiarato che nei suoi intenti F sarebbe dovuto essere una sorta di remake di Distretto 13: le brigate della morte ma a parte qualche omaggio, a partire dal Johannes Roberts's F dei titoli, dal sapore volutamente carpenteriano, il film è più simile a Ils (altro film parecchio riuscito) o a tutto quel recente filone del cinema inglese, da Eden Lake a Harry Brown, passando per Cherry Tree Lane (avevo infatti già parlato di questa tendenza proprio nella recensione del film di Williams) dove pare chiaro che in terra d'Albione ci sia più di un problema nel gestire le nuove generazioni. Roberts però, nonostante i suoi villains così indistinti e astratti prestino il fianco a più di una metafora sui giovani e sul male, è più interessato all'azione e alla costruzione della tensione. Grazie ad una regia che sa quando fare un passo indietro mostrando il meno possibile (anche, ovviamente, per motivi di mero budget), per poi rilanciare alla grande con paio di episodi sanguinosi al limite del gore, ad una scrittura intelligente che riesce a dribblare il grosso rischio in cui incorrono pellicole di questo genere, i buchi di sceneggiatura, ad un tema sonoro  splendido e azzeccatissimo che omaggia tanto Carpenter quanto Argento, e alla durata, settantacinque minuti, che se in altri casi potrebbe sembrare esigua, qui è perfetta, il regista inglese firma un film dal sapore decisamente old school, divertente e in grado d'intrattenere alla grande dai primi minuti sino al finale, che potrebbe far storcere il naso a molti ma che per quanto mi riguarda è perfetto e intelligente. B+

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