mercoledì 6 aprile 2011

APRI TUTTO!

BORIS - IL FILM di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, 2011

Per chi è anche solo minimamente a conoscenza di come funzionano le dinamiche produttive del cinema di casa nostra, il film di Ciarrapico, Torre e Verduscolo, assume i tratti del dramma più nero, se non di una vera e propria tragedia. Certo, Boris - Il Film fa ammazzare dalle risate, roba da lacrime agli occhi, e lo fa in maniera davvero intelligente come in Italia non capitava davvero da parecchio, ma davanti a sequenze come quella in cui Diego Lopez (un sempre grandissimo Antonio Catania) snocciola le cifre di come viene suddiviso il budget tra televisione e cinema da parte del network, il sorriso non può che spegnersi inesorabilmente. Questo perchè il più grosso risultato del film è quello di riuscire a celare sotto un divertentissimo velo di commedia una graffiante critica all'industria dello spettacolo del nostro paese, processo iniziato in maniera folgorante con le splendide tre stagioni televisive e che chiude il cerchio deflagrando metacinematograficamente in sala. Il grosso rischio nel quale si sarebbe potuti incorrere, descritto in maniera più che eloquente nel testo della canzone degli Elio e le storie tese che accompagna i titoli di coda, "quando un telefilm di culto approda al grande schermo solitamente è una ciofeca tipo Sesso and the city 2", è stato ampiamente scongiurato dall'ottimo lavoro di scrittura dei tre autori e dalla sorprendente capacità dimostrata nel sapersi affrancare dal linguaggio televisivo, irrimediabilmente distante da quello cinematografico (cosa che molti dei registi nostrani pare non abbiano ancora capito), pur riuscendo a non snaturare ma anzi, mantenendo pressochè intatto, il fascino della serie. Oltre a riproporre l'intero cast, mettendo al centro della vicenda le frustrazioni artistiche e l'amara disillusione del regista Renè Ferretti, un Francesco Pannofino davvero in stato di grazia, con più d'una chicca a strizzar l'occhio a quei fedelissimi che hanno divorato le tre stagioni, è rimasta inalterata la carica satirica che ne contraddistingueva il ritratto, divertente e desolante, della televisione italiana. Se con la serie televisiva venivano messe alla berlina le modalità produttive della nostra pessima televisione, dalle immancabili raccomandazioni alle scelte tematicamente e qualitativamente discutibili a cui le terribili fiction che infestano i palinsesti ci hanno nostro malgrado abituato, Boris - Il film, spara a zero senza nessuna pietà sulle cialtronaggini del nostro cinema, da direttori della fotografia e scenografi che si danno arie da grandi artisti ma a cui interessano solo i soldi, alla figura (e qui la stoccata è palese) della miglior attrice italiana, ai produttori pronti a chiudere gli occhi sulla qualità pur di sbancare al botteghino, fotografando con occhio lucidamente implacabile e con caustica ironia non soltanto l'industria dell'intrattenimento ma noi stessi e il Paese, come la migliore tradizione della commedia italiana ha insegnato, quella commedia intelligente e pungente che da troppo tempo latitava il buio delle sale. Dai! Dai! Dai!

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