domenica 26 giugno 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #26

CAPTAIN AMERICA: THE FIRST AVENGER di Joe Johnston, 2012


Nuovo trailer, con tanto di Forty Six & 2 dei Tool come colonna sonora, - e scusate se è poco - per il film che trascinerà la volata per l'evento The Avengers (Joss Whedon for the fuckin' WIN!) e confermo tutto quanto quel che già avevo scritto. E rilancio pure: ma quant'è pucci Evans mingherlino? E quanto sono incazzati i regaz dell'Hydra?



FLYPAPER di Rob Minkoff, 2011

Provvidenzialmente già reintitolato Le regole della truffa da noi, qui nel terzo mondo, questo Flypaper ha tutta l'aria d'essere una poverinata assoluta. Due minuti di trailer che sembrano due anni, Minkoff che l'unica cosa decente fatta in vita sua è stato Il Re Leone nel ben lontano '94 e quella wannabe MILF di Ashley Jude è tutta roba che fa squillare nella mia testa una fragorosa specie di allarme antiarereo che visualizzerei per rendere più chiara la questione con una scritta cubitale al neon scintillante: PUTTANATONA. Dispiace per Tim Blake Nelson a cui si vuole bene ma quando a 0.56 si alza con la testa fumante mi son venuti in mente Ficarra & Picone, cosa che decisamente non depone nè a suo favore, nè a favore del film, nè a favore mio che Ficarra & Picone non so proprio per quale strana sorta di associazione mentale li abbia tirati fuori dai più bui e reconditi recessi della mia mente. Ho paura.


PUSS IN BOOTS di Chris Miller, 2011

Siccome alla DreamWorks si son resi conto che ammorbarci con tre capitoli di troppo della saga di Shrek non è stato evidentemente abbastanza, han ben pensato di cagar fuori questo sordido spin off  con il gatto con gli stivali. Se proprio devo essere sincero ammetto che quando beve il latte m'ha fatto riderissimo ma mi sa che non basta visto che tutto il resto m'ha invece fatto slogare la mandibola a furia di sbadigli. Se non altro ci han risparmiato il gag degli occhioni che francamente non se ne può più.


A DUNGEROUS METHOD di David Cronenberg, 2011

Se non vi garba Cronenberg siete proprio dei poveretti e potete persino andarvene a fare in culo. Dal canto mio lo adoro e non vedo nessun motivo per non aspettare questo suo nuovo film tutto pisciato addosso dalla libidine. Tanto più che a 'sto giro ci sono ancora Viggo e Vincent, ma soprattutto c'è Michael L'Omosessualizzatore e sopra soprattutto c'è Kiera del mio cuore. 



FOOTLOOSE di Craig Brewer, 2011

Ecco di cosa avevamo bisogno, del remake di un classico degli anni 80 rifatto con musica di merda e ballettini da stonzi. A parte che il trailer dell'originale, a distanza di quasi trent'anni, a 'sta zozzeria gli da il pagone, ma da dove salta fuori Kenny Wormald? Ma chi è? Ve lo dico io, uno con la faccia da fessacchiotto che non ha un briciolo della cartola del buon vecchio Kevin, anche se ha ballato per Justin e per le Pussycat Dolls, anzi, probabilmente la cosa peggiora la sua situazione.



KILLER ELITE di Gary McKendry, 2011

Sorvolando sul fatto che McKendry, ammesso che esista, non so chi diamine sia e che quel BASED ON A TRUE STORY è palesemente un MACCOSA che non sta nè in cielo nè in terra, ma l'avete visto cosa diamine combina Jason nostro con quella sedia? Riformulo: AVETE VISTO PERDIO?!? Credo che basti anche solo quel numero tutto matto a giustificare il prezzo del biglietto. Jason, grazie di esistere. (E no, non è il remake dell'omonimo film di Peckimpah, a 'sto giro l'abbiamo scampata) 


BUCKY LARSON: BORN TO BE A STAR di Tom Brady, 2011

Ma veramente? Mah.

giovedì 23 giugno 2011

ORRORE AL POPOLO

THE TUNNEL di Carlo Ledesma, 2011

The Tunnel ha avuto un percorso produttivo decisamente particolare e fuori dagli schemi. L'australiano Distracted Media, il team creativo dietro al film, ha deciso di finanziare il progetto con un'azione di crowfunding via web, The 135k Project, attraverso il quale la pellicola è stata venduta frame per frame, assicurando al compratore (qui la lista, con accanto il numero di frame acquistati) anche una percentuale sul potenziale ricavato proporzionale al contributo inviato, ed i primi mille finanziatori sono persino finiti nella bellissima locandina del film, con i loro nomi a disegnare il volto trasfigurato dal terrore della protagonista della vicenda. Inizialmente The Tunnel sarebbe dovuto essere diffuso liberamente in rete via torrent ma il tam tam della rete è stato così fragoroso da giungere alle orecchie di Paramount che in concomitanza della release via web ha firmato per distribuire il film in una serie di selezionate sale australiane. Ma non è questa l'unica peculiarità di The Tunnel perchè, sebbene sfrutti l'ormai abusato espediente del found footage, cerca il più possibile di discostarsi dai binari tracciati dai propri predecessori, usando ad esempio l'espediente del mockumentary. Il film è quindi strutturato come fosse un documentario, ad intervallare le riprese effettuate dai protagonisti ci sono interviste, immagini prese da telecamere di sicurezza e materiale di repertorio, tutti accorgimenti che se da un lato danno credibilità e fluidità alla vicenda, dall'altro tolgono inevitabilmente qualcosa in termini di suspance (il fatto che due su quattro dei protagonisti appaiano nelle interviste lascia pochi dubbi su chi riuscirà ad arrivare indenne alla fine della pellicola). Il film di Ledesma non è scevro da difetti, primo tra tutti quello di non esser riusciti a sfruttare a pieno le potenzialità della storia, un gruppo di giornalisti che esplora i tunnel sotterranei di Sidney in cerca di chi ha deciso di vivere ai margini della società, dopo che l'amministazione ha deciso, per sopperire a carenze idriche, di inondare i cunicoli, si prestava particolarmente ad interessanti spunti critici, lasciati però qui sterilmente a morire. Personalmente poi, non sono un fanatico delle spiegazioni forzate, preferisco di gran lunga quando un film lascia aperte delle porte che spetta poi all'immaginazione dello spettatore tentare di chiudere con le proprie interpretazioni, in The Tunnel però, la mancanza totale di un seppur minima ragione a quanto sta succedendo lascia un po' di amaro in bocca. Alla svolta paranormale, gestita sì con grande maestria, tenendo conto del budget ristrettissimo e della poca esperienza del regista, avrebbe giovato uno sviluppo più chiaro o quantomeno venisse presa una strada precisa e definita. Nonostante queste mancanze, la pellicola ha il pregio di riuscire a fornire la giusta dose di ansia e claustrofobia, soprattutto nell'adrenalinica ultima mezz'ora, quando le carte vengono scoperte e Ledesma pigia sull'acceleratore regalando più di un brivido, anche grazie ad un ottimo lavoro sia degli attori che dei tecnici, tutti abili nel confezionare un prodotto professionale e validissimo sotto il profilo visivo, qualità che, assieme alla lungimiranza e all'audacia produttiva, non possono che far ben volere questo piccolo film australiano.

martedì 21 giugno 2011

LA DOLOROSA SINFONIA DELL'ESISTENZA

THE TREE OF LIFE di Terrence Malick, 2011

"Where were you when I laid the foundations of the earth?"

Dalle pieghe dell'universo al miscrocosmo di una normalissima, volutamente quasi banale, famiglia texana degli anni '50, Malick, con questo suo quinto, splendido film, ci prende delicatamente per mano accompagnandoci in un viaggio che ha l'immane ambizione di abbracciare l'essenza stessa dell'esistenza. Un viaggio filosofico e spirituale al di fuori dello spazio e del tempo, dal Big Bang all'esplosione del sole, dove paradigma dell'intera umanità è Jack O'Brien, uomo comune che ripercorre i primi anni della propria vita a Waco (città natale del regista, come a sottolineare l'autobiograficità del racconto), in Texas. Mescolando ricordi e sequenze oniriche che esplorano il rapporto coi due fratelli minori, quello difficile col padre e l'amore per la madre, fino all'inesorabile e dolorosa perdita dell'innocenza che pone fine all'infanzia, Malick racconta una storia che esplode come un flusso di coscienza, che si contrae ed espande come l'universo del quale racconta la nascita e la fine, passando per l'alba della vita e il devastante lutto dei propri più cari affetti, attraversando i boschi in cui si gioca da bambini e le altrettanto intricate strutture architettoniche di cemento, acciaio e vetro nelle quali ci rinchiudiamo da adulti. Aprendo squarci nello spazio e nel tempo senza apparente soluzione di continuità, intessendo una fitta rete di richiami, un gioco di specchi simbolico e metaforico, il regista e filosofo tenta di scavare in profondità nel conflitto tra grazia e natura che è alla base della vita. Contrasto che sceglie di rappresentare attraverso la ricerca di se stesso compiuta da Jack, sospeso in inquietudini esistenziali a pagare lo scotto di una vita vissuta in bilico tra un padre duro e inflessibile, amareggiato dalla vita e cinicamente disilluso e una madre dolce e amorevole, malinconicamente rassegnata, ad incarnare il binomio espresso da Mrs O'Brien stessa all'inizio della pellicola con la frase There are two ways through life: the way of nature, and the way of Grace. You have to choose which one you'll follow. 
L'universalità dei temi di The Tree of Life avrebbe potuto far funzionare benissimo la pellicola anche senza dialoghi, probabilmente la parte più ostica da digerire nei per nulla facili 138 minuti di durata, dialoghi che sono stralci di riflessioni e pensieri affidati, come sempre nel cinema di Malick, alle voci fuori campo dei protagonisti. Ed è forse qui che il film si scontra con la propria monumentale ambizione, piegandosi sotto il peso dell'inadeguatezza della parola e dell'impossibilità degli esseri umani di confrontarsi con l'infinito, non ci sono parole che possano descrivere la complessità dell'anima. E' un compito troppo gravoso quello che il regista statunitense ha scelto di addossarsi, ma nonostante l'incommensurabile e granitica portata della materia trattata, l'autore riesce a plasmare, grazie alla sua visione profondamente radicale e personale di Cinema, un'opera tramite la quale ci viene chiesto di guardare in faccia l'infinito e di venire a patti con il nostro lato spirituale, una pellicola sbilanciata ed incompiuta, violentemente splendida ed emotivamente sconvolgente. Diretto (e fotografato da Emmanuel Lubezki) in maniera impeccabile, secondo una grammatica debitrice più alla musica sinfonica che al cinema, con un insieme di sequenze costruite come fossero suite, intrecciate tra loro a descrivere rami e fronde dell'albero della vita che il regista vuole tratteggiare. La macchina da presa compie movimenti fluidi dalla perfezione abbagliante, una danza che fa il paio con quella di galassie e nebulose, delle molecole organiche, che segue da vicino i primi passi di un bambino, le corse nei prati e il giocare a nascondersi tra i panni stesi al sole, lo scorrere stesso della vita. Un quadro magistralmente dipinto da Malick con grazia ed eleganza, dove il montaggio, fluido, sincopato, vertiginoso, è tutt'uno con le splendide musiche originali di Alexandre Desplat e con gemme come Lacrimosa di Zbignew Preisner o (per quel che mi riguarda emotivamente devastante) Vltlava di Bedřich Smetana. Una catarsi profonda che si cristallizza in un finale potentissimo e misterioso, vibrante, che lascia scossi e frastornati dopo l'estenuante viaggio nel quale ci si è spalancata davanti, abbacinante e dolorosa, palpitante e terribile, la Bellezza.

domenica 19 giugno 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #25

HARRY POTTER AND THE DEADLY HALLOWS: PART II di David Yates, 2011

Secondo trailer un po' più articolato e se vogliamo spoileroso, ma tanto io me ne frego perchè ho letto il libro e so già come va a finire, per il finalone di Harry Potter che se voi lo odiate la vostra mamma fa i bocchini. Tiè.



MONEYBALL di Bennett Miller, 2011

Ok, in questo film ci recitano dei gran bomber tipo Brad Pitt, Philip Seymour Hoffmann e Jonah Hill, il regista è lo stesso di Capote che m'era garbato un frego ma francamente di conoscere la vera storia del pioniere dell'analisi Sabermetrica (sì sì, avete letto bene, Sabermetrica, è un mega pippone per capire il reale valore dei giocatori di baseball, o almeno credo) non è che abbia tutta questa smania. Poi beh, c'è da scommetterci che gli sceneggiatori abbiano fatto del loro meglio per indorare la pillola e rendere digeribile una menata del gener... Hey, fermi tutti! State attenzione! Ma uno dei due sceneggiatori è Aaron Sorkin! Cazzo mi stavo giusto chiedendo quando con la meravigliosa storia di come Billy Beame ha usato l'analisi Sabermetrica per rompere il culo al baseball ci avrebbero fatto un film e toh! Eccomi accontentato! E c'è pure un pezzo dei This Will Destroy You nel trailer, cioè, tipo il Friday Night Lights del baseball! Ehm ehm.



La trama è più o meno questa: due amici completamente rincoglioniti nel cervello costruiscono lanciafiamme e altre boiate nella speranza che una volta arrivata l'apocalisse post nucleare la loro ghenga di predoni immaginari chiamata "Mother Medusa" possa scorrazzare a desta e a manca in barba al fallout divertendosi come matti. Poi uno dei due conosce una tipa e presumibilmente capisce che farsi una chiavata è molto meglio che fantasticare su stronzate simili. Che poi oh, fantasticare di stronzate simili è quello che ho fatto per tutta l'adolescenza dopo aver visto Interceptor il guerriero della strada, solo che io, col mio amico, invece di costruire lanciafiamme, mi son messo a inventare un gioco di ruolo con ambientazione post atomica. Mi sa che se la passano meglio i due regaz del film, tra l'altro almeno lì uno dei due scopa, noi patata zero proprio. Ah sì, il film non pare malaccio.



BONUS:

Un'infornata di red band trailerz e non solo! Oh la là!

CONAN THE BARBARIAN di Marcus Nispel, 2011

Come avevo già fatto notare precedentemente, l'idea di ripescare Conan dal "barile dei remake possibili perchè anche se ci pagano fior fior di soldoni noi cazzo di sceneggiatori di originale non riusciamo a tirar fuori un ragno da un buco e se anche ci riuscissimo i produttori dal culo stretto non ci sgancerebbero un dollaro" non mi pareva proprio una buona idea e con questo trailer me l'han fatta definitivamente scendere a picco nell'abisso nero senza fine. Cioè ma cosa cazzo sono quegli effettini in negativo? E quel lettering? Quella flashata coi teschi? Ma soprattutto, VI PARE IL CASO DI METTERE UN PEZZO DI QUEI PAGLIACCISSIMI DEGLI HOLLYWOOD UNDEAD??? Cazzo, un minimo di dignità, sù! Ma che li avete visti come si combinano quelli? Vi rendete conto della brutturia della quale vi rendete complici? Vi dovete solo vergognare.



30 MINUTES OR LESS di Ruben Fleisher, 2011

Se n'era già parlato e questo red band trailer non fa che confermare il fatto che qua viene giù il cinema! BOMBA! 



RISE OF THE PLANET OF THE APES di Rupert Wyatt, 2011


Quando ne avevo parlato in occasione dell'uscita del primo trailer avevo detto che non pareva male, giuro, è scritto qui, andate a leggere, e pure con questo nuovo la storia non pare malaccio, scimmie intesitissime che mettono a ferro e fuoco il globo terracqueo, però porca puttana se 'ste scimmie in CGI non si possono vedere, son proprio brutte brutte eh, ma proprio brutte forte.




THE MUPPETS di James Bobin, 2011

A quanto pare sono stato ascoltato, in questo trailer non c'è Mahna Mahna in persona, cioè, in marionetta (AH AH AH umorismo a nastro), ma c'è la canzone, FUCK YEAH!


venerdì 17 giugno 2011

IL POSTONE RIASSUNTIVO PER RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO #3

THOR di Kenneth Branagh, 2011

Thor è uno dei pochi personaggi dell'universo Marvel a non avermi mai interessato, anzi, addirittura ad annoiarmi ogni volta che me lo trovavo trai piedi nelle storie di qualche altro personaggio. Può essere anche per questo motivo che, a dispetto del plauso generale con in quale la pellicola è stata accolta, non l'ho trovato un film particolarmente riuscito. Per carità, Thor è tutt'altro che un pessimo film, e se la scelta di Branagh all'inizio mi aveva lasciato un po' perplesso, ha trovato giustificazione nella teatralità e nel soffio shakespeariano con il quale il regista inglese ha dipinto gli intrighi di Asgard, le faide familiari e le tensioni di palazzo, dimostrando di sentirsi a suo agio anche maneggiando faraonici budget da blockbuster hollywoodiano. Ma se la mano di Branagh si sente in quelle sequenze, che ad essere sincero ho trovato tra le meno interessanti della pellicola, troppo verbose e pesanti, si fa altrettanto notare nelle scene dal taglio più action, genere non troppo nelle corde del regista, che infatti dirige spesso in maniera sbavata e caotica. La parte migliore di Thor è quella ambientata sulla terra, più divertente e ritmata, dove la divinità si vede suo malgrado costretta e venire a patti con il proprio lato umano e se Hemsworth fa il suo compitino in maniera decente nonostante le limitazioni espressive, Portman HopkinsSkarsgård (con una menzione d'onore per Idris Elba che con il suo Heimdall si mangia tutti gli altri asgardiani in un boccone) sono una certezza. Dispiace un po' per la Dennings, relegata ad inutile e quasi fastidioso comic relief.

SOURCE CODE di Duncan Jones, 2011

Dire che la seconda prova di Jones fosse da me molto attesa è un eufemismo. Questo perchè il suo primo film, lo splendido Moon, mi aveva a dire poco messo al tappeto con il riuscitissimo tentativo di riportare all'attenzione del pubblico un tipo di fantascienza intelligente incentrata più sui personaggi che sul fulgore di effetti speciali tanto roboanti quanto fini a se stessi. Il giovane regista britannico (che è sempre bello ricordarlo, è nientemeno che il figlio di David Bowie) non si è lasciato minimamente scomporre dall'aumento di budget o dal trasferimento su suolo americano, confezionando un film affine, se non nelle atmosfere nei temi di fondo, al precedente. Nonostante questa volta la sceneggiatura non sia di Jones, Source Code prosegue sui binari delineati da Moon, mettendo il protagonista, l'uomo, al centro della vicenda, seguendo la lezione della migliore fantascienza letteraria, dove il genere altro non è che un pretesto per parlare della condizione umana. Quello che davvero importa al regista è stare addosso ai suoi personaggi, uomini colpiti duramente dalla presa di coscienza di una realtà molto diversa da ciò che credevano ma che nonostante tutto rivendicano la propria individualità e che disperatamente cercano di fuggire verso una vita migliore. Il tutto girato con mano sicura, una regia ricca di intuizioni interessanti che sapientemente riesce, con qualche accorgimento, a non cadere nelle trappole disseminate dalla ripetitività della vicenda, mantenendo lo sguardo alla fantascienza cinematografica degli anni '70 e strizzando l'occhio tanto a Philip K. Dick quanto ad Hitchcock, e se due film sono pochi per tracciare un profilo autoriale pieno, a questo punto direi che è lecito aspettarsi grandi cose da Duncan Jones.

SCRE4M di Wes Craven, 2011

Ammetto che ai tempi il primo Scream m'era piaciuto parecchio, avevo diciassette anni e da imberbe appassionato di horror il tripudio citazionista della coppia Wes Carpenter/Kevin Williamson mi aveva travolto come un fiume in piena, mantenendo altissimo il ritmo e riuscendo a costruire un film divertente e con qualche sano spavento. Tre sequel dopo, posso dire che la ricetta, qui riproposta con qualche piccolo aggiornamento, non regge più. Il quarto episodio della saga, arrivato sugli schermi fuori tempo massimo, undici anni dopo quello si pensava (e in fondo si sperava) fosse il capitolo finale, dopo un divertente meta-incipit, magari risaputo e abusato ma comunque efficace, ripercorre pedissequamente i passi dei predecessori. Gli autori questa volta si fanno beffe di sequel e remake, la "nuova" moda hollywoodiana in materia di orrore, senza dimenticare l'ormai abusato espediente delle finte riprese in prima persona e il valzer del materiale ritrovato, mettendo in campo la consueta ironia, decisamente smorzata della continua reiterazione delle medesime situazioni e dalla consueta catena di amazzamenti che inevitabilmente ammantano di una spessa coltre di noia la pellicola. Almeno fino all'inevitabile colpo di coda finale, lo svelamento alla Scooby Doo che seppur frenato da un verboso spiegone, mette in campo un'interessante intuizione sulla contemporaneità, con una riflessione, ovviamente a grana grossa, che richiama, estremizzandoli, i temi eviscerati con ben altri esiti da Sorkin in The Social Network. Ma proprio quando si era quasi disposti a perdonare la pedanteria di gran parte della pellicola in virtù di un finale azzeccato, ecco che con un'ennesima svolta Craven e Williamson ci ripropongono l'ennesimo finalaccio bu bu settete che affossa definitivamente Scre4m annegando il film  in un oceano di già visto.

mercoledì 15 giugno 2011

IL POSTONE RIASSUNTIVO PER RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO #2

HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti, 2011

Il nuovo film di Moretti mi ha preso decisamente in contropiede. Per non rovinarmi la visione sono entrato in sala senza aver letto nulla sulla pellicola, ma devo ammettere che l'accostarsi del regista romano alla figura del Pontefice e l'ambientazione tra i corridoi vaticani aveva portato le mie aspettative in  una direzione totalmente smentita dalla visione del film. Immaginavo infatti non sarebbero state risparmiate bordate anticlericali e stoccate nei confronti della santa Sede per trovarmi invece di fronte ad una storia universale sul peso delle responsabilità, sul sentirsi inadeguati e sul venire a patti coi propri limiti e con le proprie debolezze, temi importanti toccati con ammirevole delicatezza e la giusta dose d'ironia. Sebbene a ragione qualcuno abbia sottolineato il precario equilibrio con il quale le due anime di Habemus Papam riescono a convivere, quella dello Psicoanalista, interpretato da un Moretti in gran forma, ad incarnare il lato più divertente, votato alla commedia, e quella del Papa che non accetta la chiamata e vaga tormentato per la Città Eterna, uno straordinario Michael Piccoli, più intimista e drammatica, la pellicola regala l'ennesimo squarcio sul mondo da parte di uno dei più importanti registi italiani contemporanei, che sembra aver trovato, qui, maturità e lucidità sorprendente.

CON GLI OCCHI DELL'ASSASSINO (Los ojos de Julia) di Guillem Morales, 2010

Sono stato fottuto da Guillermo Del Toro e ho anche rischiato di venire linciato dagli amici che ho convinto ad accompagnarmi al cinema. Questo perchè se sotto il profilo tecnico a Morales, giovanissimo regista qui alla seconda prova, non si può proprio dire nulla (a parte forse fargli notare che la scelta di enfatizzare la momentanea cecità della protagonista con dei piani americani decapitati, oltre a rendere palese anche al più sprovveduto degli spettatori quale sia la reale identità dell'infermiere, non ha il minimo senso sul versante della rappresentazione), il film spagnolo è diretto e (soprattutto) fotografato come le migliori pellicole hollywoodiane, sono la scontatissima trama e gli imbarazzantissimi dialoghi - per lo meno nella versione italiana, genialmente intitolata Con gli occhi dell'assasino, totalmente senza senso e con nessuna attinenza con la storia - ad affossare malamente Los ojos de Julia. Per non parlare poi di sequenze penose come quelle della coppia a letto che scambia frasi  a caso o della protagonista e della ragazzina (ma WTF!) a casa dell'assassino. E se i rimandi al giallo all'italiana non possono che far piacere, di certo non fanno lo stesso effetto il telefonatissimo e stucchevole finale e la Rueda, che se ne El Orfanato aveva convinto, qui è da prendere a bottigliate in faccia (di plastica) ad ogni piè sospinto. 

FAST FIVE (Fast & Furious 5) di Justin Lin, 2011

Fast Five è, nè più, nè meno, come dovrebbe essere un film d'azione nell'anno di grazia 2011, ovvero adrenalinico, ottimamente girato e montato, con il giusto apporto di GCI (cioè molto poca) e con un ritmo che ti inchioda alla poltrona fin dall'ingnorantissimo quanto efficace incipit e per tutta la durata della pellicola. Chiaramente, quando si decide di vedere un film dove una banda di rapinatori esperti piloti se la scorrazza a destra e a manca con macchine da ottomila milioni di cavalli e il NOS degli zarri di Pinzano, l'incredulità bisogna cacciarla sul fondo di un cassetto per poi chiuderlo a chiave, ma è certo che se si decide di stare al gioco e di venire a patti con l'esilità della trama, se c'è gente come Lin al timone c'è di che divertirsi, poco ma sicuro. Il regista taiwanese naturalizzato californiano sa benissimo cosa vuole e, abbandonate le tamarrate da corse sulle auto fosforescenti (con quella che potrebbe essere l'unica sequenza di quel tipo messa invece tra parentesi e lasciata fuori campo), si concentra sul tipo d'azione vecchia scuola che ha fatto la fortuna di questo cinema, roba con pochi fronzoli e una fisicità imponente come non se ne vedeva da tempo (solo nel finale leggenda vuole siano state distrutte più di duecento auto). Fisicità imponente come quella dei due protagonisti, un Vin Diesel e un Dwayne Johnson in gran forma, ipertrofici e colossali come fossero usciti dai film di Carolco e Cannon che negli anni '80 hanno dettato le linee guida del genere, film dei quali Fast Five è un più che degno successore e, dato il successo di pubblico e critica, si spera funga da esempio da  per le produzioni a venire. Ah, e c'è pure quella meravigliosa creatura che è Gal Gadot.     

domenica 12 giugno 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #24

Settimana moscia, poca roba, brutto tempo, secondo me potete approfittarne per ANDARE A VOTARE! Cazzo.

THE TWILIGHT SAGA: BREAKING DAWN PART 1 di Bill Condon, 2011

Mah, non so, non c'è nemmeno più gusto a parlarne male di questa roba. Cos'altro c'è da dire oltre che è sempre la solita zozzeria? Quel tonno di Taylor Lautner si leva la maglietta in tempo zero, i lupi in CGI fanno cagare la merda ma se non altro quei due rincoglioniti di Edward e Bella finalmente si fanno la tanto sospirata chiavata. Che a quanto pare è girata con grande sobrietà e gusto, soprattutto quando Edward spacca la testata del letto che nemmeno Evan Stone con Briana Banks. Ma vaffanculo va.



Ok, sembra una commedietta stupidotta ma avete visto che cast? Gleason, Cheadle, Cunningham e Strong, il regista poi è il fratello di Martin McDonagh, quello di quella bomba di In Bruges. Quindi direi che è lecito aspettarsi una commedia divertente e girata come cristo comanda, poi oh, magari farà pietà ma per ora mi accontento della frase I taught black people cooldn't ski...er is that swimmin'?



PARIAH di Dee Rees, 2011

Rolling Stone e il New York Times si sperticano e ci dicono che il film è una bomba ma a me il trailer mica m'ha troppo convinto. Sembra la tipica storia della presa ammale sul passaggio dall'adolescenza al mondo adulto e sul raggiungimento della consapevolezza sulla propria identità sessuale, per carità, tutti temi interessanti e che fanno onore alla regista e sceneggiatrice ma sticazzi, mica lo so se ho voglia di vederla questa roba.

mercoledì 8 giugno 2011

IL POSTONE RIASSUNTIVO PER RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO #1

Nell'ultimo periodo sono stato davvero incasinatissimo e tra una cosa e l'altra ho finito per trascurare un bel po' il blog, quindi per rimettermi in pari ho pensato ad un paio di maxi post con qualche riga (lo so, ci sono film che meriterebbero decisamente più spazio ma sticazzi, ho poco tempo) per ognuno dei film che ho visto nelle ultime settimane. Sia mai che rinunci a dire la mia su qualcosa.

LA CASA MUDA di Gustavo Hernández, 2010

Horror uruguaiano presentato a Cannes l'anno scorso e opera prima di Hernández, il film ha come grossa peculiarità quella di essere girato interamente con un piano sequenza di un'ottantina di minuti, un'unica unità di tempo, vera o presunta che sia. Se la trama non è forse tra le più innovative (sebbene a quanto pare sia ispirato ad una vera storia accaduta in Uruguay negli anni '40) la pellicola è tecnicamente sbalorditiva ed efficace dal punto di vista visivo e il giovane regista dirige con mano sicura, riuscendo a veicolare l'attenzione dello spettatore distogliendola  dalle incertezze di scrittura e dalla poco approfondita caratterizzazione dei personaggi, riuscendo senza dubbio a sfruttare al meglio l'esiguo budget e non lesinando brividi e spaventi che di certo non scontenteranno i fan del genere. La casa muda è un piccolo film (tra l'altro già opzionato da Hollywood per un remake) che lascia intravedere ottimi presupposti per quanto riguarda la carriera e le opere a venire del proprio regista.
THE RITE (Il Rito) di Mikael Håfström, 2011
  
Brutto, brutto, brutto, brutto! Film davvero pessimo, se da un lato Håfström dimostra di essere un ottimo artigiano, girando con mestiere e riuscendo a costruire atmosfera e tensione nei momenti giusti, è a livello di scrittura che la pellicola fa acqua da tutte le parti. Il Rito, oltre a sembrare un film di propaganda religiosa, con la figura del giovane seminarista che dopo un cammino "tortuoso" sconfigge il maligno trovando la fede in una delle scene più ridicole della storia del Cinema, non aggiunge nulla al filone della possessione, riproponendo situazioni e sequenze viste e straviste con esiti decisamente più efficaci. Se sul versante del brivido il Rito ha quindi poco da regalare, non va certamente meglio sotto il profilo recitativo. Colin O'Donoghue è un cane senza speranza, Rutger Hauer viene totalmente sprecato ed Anthony Hopkins, che per carità è un grande attore, qui si limita a riproporre il suo Hannibal Lecter, tanto che il film si sarebbe potuto tranquillamente intitolare Hannibal Reloaded: Now with more fiendness. Brutto, brutto, brutto, brutto.

RANGO di Gore Verbinski, 2011

Esordio dell'Industrial Light & Magic nel campo dell'animazione digitale e primo progetto personale e sentito di Verbinski, Rango è stata una folgorante sorpresa. Sotto il profilo tecnico la casa californiana ha sempre dettato legge, non smentendosi nemmeno nel confronto con questo nuovo orizzonte e riuscendo a confezionare una pellicola impeccabile sotto il profilo visivo, con un incredibile character design e una cura per i particolari maniacale, in grado di competere con un mostro sacro come Pixar. Non è quindi sorprendente che il film sia visivamente splendido, a colpire è soprattutto il talento di Verbinski, che finalmente slegato dal franchise di Jack Sparrow e soci, è libero di esprimersi al meglio. Con piglio visionario e ottimo senso del ritmo il regista plasma una pellicola estremamente divertente, piacevolmente anarchica e cinefila, ricca di citazioni, da quelle più esplicite, come Paura e delirio a Las Vegas in apertura e quella al pistolero reso leggendario dal giovane Clint Eastwood, o al cinema di Leone e a tutto il genere western, trasudando amore per il cinema e non disdegnando qualche stoccata velenosa al mondo degli affari avido e famelico che con cupidigia senza scrupoli ha ucciso il mito della frontiera gettando le basi per una società americana (e globale) improntata all'accumulo e al possesso ad ogni costo. Decisamente non male per un "cartone animato".

CONFESSIONS (Kokuhaku) di Tetsuya Nakashima, 2010
  
L'ultima fatica di Nakashima colpisce lo spettatore con la forza e la violenza di uno schiaffo in pieno volto. Sin dall'incredibile incipit, un monologo di mezz'ora, è subito chiaro di trovarsi di fronte un testo non convenzionale, sia per quel che riguarda la forma, la vicenda è divisa in capitoli con continui scarti e cambi di prospettiva, che per quel che riguarda i temi, Confessions è una storia di vendetta crudele e spietata, morbosa e disturbante, totalmente al di fuori dai canoni del cinema occidentale. Il regista giapponese sotto lo smalto del thriller, rielaborando il tessuto di genere in maniera spiazzante e personale, lascia trapelare in maniera brutalmente provocatoria una grossa critica ad una società alla deriva, priva di direttrici morali e completamente allo sbando. Il tutto splendidamente incorniciato con una resa visiva da capogiro, dove ogni inquadratura è un piccolo gioiello splendidamente fotografato e niente è lasciato al caso. Nakashima, con sguardo lucido e chirurgico, disseziona l'animo umano con  un'infilata di sequenze magistrali, meravigliosamente sottolineate dalla splendida colonna sonora che affianca Last flowers to the hospital dei Radiohead, vero e proprio tema del film, a musiche dei Boris e brani di Bach e Hendel. Uno dei migliori film degli ultimi anni, imperdibile.

Ps: onore al merito al Giovane Cinefilo che con questo suo tweet mi ha convinto al volo a vedere il film!

BURKE & HARE (Burke & Hare, ladri di cadaveri) di Jonh Landis, 2010

Landis è uno di quei registi ai quali non si può proprio non voler bene. Basta dare un'occhiata alla sua filmografia per trovarci classici intramontabili, da Animal House a The Blue Brothers passando per Un lupo mannaro americano a Londra e le collaborazioni televisive, dal geniale Dream On, del quale era anche produttore, fino ad arrivare a Deer Woman e Family, due degli episodi più riusciti e divertenti di Masters of Horror. Questo suo ritorno sul grande schermo non può quindi che essere un bene e anche se Burke & Hare non ha il guizzo che animava i capolavori del regista di Chicago è pur sempre una buona black comedy all'inglese (produzione e cast sono infatti britannici, come anche la storia vera alla quale si ispira), con un Simon Pegg un po' sottotono, un Andy Serkis incontenibile e  un cast di comprimari di tutto rispetto (oltre a Landis, fa piacere vedere sul grande schermo Tim Curry).Una pellicola che sebbene risulti un po' stanca a livello di scrittura in alcuni passaggi, è in grado di regalare sequenze graffianti, come quella dell'obeso borghese a cui viene un infarto vedendo i due protagonisti brandire una falce e un martello, a testimonianza che Landis non ha ancora perso lo smalto, e a distanza di quasi quindici anni dall'ultimo film per il cinema non può che essere un buon segno. Bentornato John, sono sicuro che con la tua prossima pellicola manderai a casa tutti.

domenica 5 giugno 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #23

Dopo qualche settimana di pausa (tipo quella scorsa dove sono stato decisamente impegnato) torna la rubrica meno originale di tutto l'internet! Squillino le trombe e rullino i tamburi ecco a voi una sapidissima infilata di trailerz!

THE VOW di Michael Sucsy, 2012

Se c'è una roba che mi fa stracacare sono queste storie d'amore ultra stucchevoli confezionate appositamente per sbancare al botteghino il giorno di San Valentino, quando le più petulanti e cerebrolese tra le ragazze stresseranno il loro povero fidanzatino per andare a vedere qualsiasi merdata pseudo romantica passi il convento. Roba appunto come 'sta manfrina con Rachel McAdams (sembra ieri che faceva vedere le tette in My Name is Tanino, che bei tempi) e Collo Tatum che francamente ho esattamente la stessa voglia di vedere di quanta ne ho di mettere i maroni in una pressa.


Solitamente questo modo di fare tutto Hollywoodiano di prendere film stranieri e rigirarli da capo con un mucchio di soldi mi fa scoppiare la testa dalla rabbia. Come se i film li sapessero fare solo gli Studios. Solitamente però, perchè in questo caso dietro la macchina da presa c'è David Fincher e con tutto il rispetto per Niels Arden Oplev, a sto giro mi sa che la versione americana, che se proprio vogliamo mettere i puntini sulle i non è un remake ma un nuovo adattamento, ci sono grosse probabilità cacherà in testa a quella scandinava. Dentro di me qualcosa è morto quando ho scritto la frase precedente ma cazzo, guardatevi il teaser perdio! Regia, fotografia, (soprattutto) montaggio e cast atomici, e Trent Reznor e Karen O che rifanno Immigrant Song. Hai detto cazzi.



A parte incarnare il sogno di ogni lavoratore dipendente, ovvero far tirare il calzino al proprio capo, non lo so mica se 'sto film ce la fa a portarsela a casa. Da un lato ci sono quelle gran cartole di Jason Bateman, Kevin Spacey, Jamie Foxx e Colin Farrel conciato in un modo che mi fa riderissimo ma dall'altro c'è pur sempre Jennifer Aniston che a parte Friends tendo ad evitare come fosse una colite. Mettiamoci poi che il regista è lo stesso di Tutti insieme inevitabilmente, una roba che non vedrei manco morto ammazzato, e direi che il rischio venga fuori una cazzatona è abbastanza alto. Poi boh, magari sarà nabbomba eh.



Ma ammazzatevi. 
E tu, Neil Patrick Harris, lo so che tutti abbiamo le bollette da pagare ma prima Bestiality, poi questo, cosa diamine ti dice il cervello? Eh?



Se devo essere sincero dopo quella porcatissima di Los Ojos de Julia (da noi genialmente intitolato "Con gli occhi dell'assassino", che nemmeno ve lo 'sto a dire è una roba totalmente a caso, gli occhi dell'assassino con la storia non c'entrano una fava) non lo so mica se l'avallo di Del Toro mi basta. Certo qua il trailer pare bello spinto, magari c'è qualche situazione già vista ma le suggestioni legate all'infanzia fan sempre cacare sotto. Il film è il ramake di un horror anni '70 che non ho visto, e direi che i richiami al cinema dell'orrore di quel periodo sono parecchi, cosa che è tutt'altro che un male. Spero solo il tutto non venga rovinato dalla pessima CGI che pare infestare le pellicole horror degli ultimi anni, ma soprattutto, vista la presenza di Katie Holmes, spero non sia farcito di messaggi subliminali di Scientology per il controllo della mente.



Fare una commedia su un ventiqualcosa che si becca il cancro non credo sia proprio semplice semplice ma a quanto pare questo 50/50 sembra sia venuto fuori un filmetto divertente. Se non altro la presenza di Seth Rogen, Joseph Gordon-Lewitt e di un pezzo dei Menomena nel trailer mi fa ben sperare. Non parliamo poi di quella di quella di Brice Dallas Howard e Anna Kendrick, vedremo.



Mi fa abbastanza ridere, o se preferite piangere, che in questo trailer venga sbandierato ai quattro venti il nome di quella cagna senza fine di Monica Bellucci mentre quel gran califfo di Benedict Cumberbatch non sia minimamente citato, ma vabbè, son cose mie. A parte questo il film pare un bel trillerino politico che si rifà alla storia vera di uno scandalo sessuale insabbiato dalle UN nella Bosnia del dopo guerra nei Balcani, una di quelle storie da calcio nei maroni istantaneo. Personalmente a parte la presenza di Rachel Weisz che è sempre un bel vedere, la cosa che m'attizza di più di tutta la faccenda è Cumberbatch, che non so se ve l'ho detto ma non viene nemmeno citato nel trailer, 'tacci loro.



L'unica cosa che mi viene da dire vedendo questa roba è MACRISTODIDDIO. Tra parentesi sì, il regista è   lo stesso George Miller di Mad Max. MACRISTODIDDIO. 



Beh, chi scrive ha un paio di ciabatte fatte come la testa di Kermit e sulla mensola un pupazzo del ranocchio verde che puoi metterci la mano dentro e fargli muovere la bocca (una marionetta, più semplicemente), quindi potete immaginare cosa posso pensare di questo film. GET READY FOR MUPPET DOMINATION! Mettiamoci poi che nel film ci sono quell'amore di Amy Smart, quell'idolo di Jason Sagel e che il regista è uno dei creatori di Flight of the Conchords, una delle serei più acclamate degli ultimi anni che mi costa parecchio ammettere io come un povero idiota ancora non ho visto, direi che le aspettative sono abbastanza altine. Spero solo ci sia anche lui, anche se è di Sesame Street.


Di Payne sono un grandissimo fan sin dai tempi di Election (che da qualche parte devo ancora avere in vhs), quindi ogni suo nuovo film viene accolto dal sottoscritto con una certa trepidazione. Senza contare che a 'sto giro c'è pure George Clooney che m'è proprio simpa e continuo a sperare scarichi quell'aspirapolvere della Canalis e si metta con me.


Ecco questo ha in tutto e per tutto l'aspetto dell'ennesimo horror estivo da cerebrolesi totali. La ricetta è sempre la solita, un manipolo di poveri coglioni odiosissimi e stupidi come sassi che vengono massacrati per il nostro sollazzo. Ovviamente il niggaz è il primo a crepare malissimo. Ma se in Piranha 3D (al quale mi vien subito da accostare questo Shark Night 3D, sarà il comune richiamo acquatico, sarà che hanno entrambe 3D nel titolo), che nonostante la stupidità era dannatamente divertente, dietro la macchina da presa c'era Aja, che non è un cretino, non so mica se posso dire lo stesso di Ellis. Le potenzialità per fare un filmetto divertente ci sono tutte, ma anche quelle per fare una puttanata colossale. Se non altro c'è Sara Paxton, l'Alexis Bledel bionda.


TAKE SHELTER di Jeff Nichols, 2011

Ecco, questo sembra proprio una bella bombettina! Intanto c'è Michael Shannon che già da solo fa salire la fotta alle stelle, mettiamoci poi che fa la parte di un padre di famiglia col cervello (probabilmente) completamente fottuto da visioni apocalittiche che lo spingono a costruire un rifugio sotterraneo contro i tornadi, direi che il quadretto è più che allettante. Dubito arriverà mai in questa landa disperata ma per fortuna c'è l'internet che sicuro ce lo porterà cullandolo in una languida risacca di 0 e 1.


GOOD NEIGHBOURS di Jacob Tierney, 2010

Dopo aver letto tempo fa la rece del film su Twitch, ho cominciato a cercare la pellicola canadese come un ossesso senza il minimo risultato, trascurando un paio di porno con le milf dallo stesso titolo. Ora so il perchè, intanto perchè sono un fesso e poi perchè la pellicola di Tierney stava ancora facendo il giro dei festival e non aveva nessuna distribuzione. FESSO CHE SONO! Ora a quanto pare a portarlo in sala ci ha pensato Magnolia quindi in un modo o nell'altro riuscirò a farlo mio. Ah! Basta aver pazienza.



STRAW DOGS di Rod Lurie, 2011

Di Lurie credo di non aver visto nemmeno un film ma non mi ci vuole certo la sfera di cristallo per sapere che non è minimamente avvicinabile a Sam Peckinpah, tantomeno quel tonno di James Mardsen puo essere paragonato a Dustin Hoffmann, Potrei già chiudere qui con immensa spocchia ma invece no, perchè credo che questo remake non avrà nulla della scandalosa e controversa carica dell'originale, uno dei capostipiti del rape & revenge, una pellicola contestatissima e shockante. Se ci andrà bene ci troveremo davanti un torture porn magari violento e sanguinoso ma svuotato di ogni senso e orbo della critica sociale che permeava il film del 1971, scommettiamo?


BONUS:

IRON SKY di Timo Vuorensola, 2012

Sarà anche girato con quattro soldi raggranellati in parte sull'internet ma direi che il budget è stato speso benissimo! Terzo trailer, più corposo e con attori veri, io non vedo l'ora di vederlo!



DREAMLAND - LA TERRA DEI SOGNI di Sebastiano Sandro Ravagnani, 2011

Questo è davvero un capolavoro! Il film che segnerà la storia del cinema italoamericano! Una meraviglia di macciocapatondismo di rara fattura, ma l'avete sentito il rumore dei pugni? E le performance di Tita Statte quando dice che James è stato davvero cattivo o di quel pezzo d'uomo di Ivano De Cristofaro ogni volta che apre bocca, ma soprattutto di Ivan Menga quando dice: RIPRENDERO' CIO? CHE MI APPARTIENE! QUELLO CHE UN TEMPO E' STATO MIO! Brividi! Meraviglia! Ma vi rendete conto? E poi il preziosissimo cameo di Marco Balestri, le immagini di Schwarzy totalmente a caso, la musica, la voce fuori campo ammiccantissima e il grande ritorno di Franco Columbu che parla in inglese con dei capelli pazzissimi! Che poi lui è originario del paesino vicino a quello di mio padre, giuro! Che bomba! Il cinema italoamericano non sarà mai più lo stesso.