mercoledì 15 giugno 2011

IL POSTONE RIASSUNTIVO PER RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO #2

HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti, 2011

Il nuovo film di Moretti mi ha preso decisamente in contropiede. Per non rovinarmi la visione sono entrato in sala senza aver letto nulla sulla pellicola, ma devo ammettere che l'accostarsi del regista romano alla figura del Pontefice e l'ambientazione tra i corridoi vaticani aveva portato le mie aspettative in  una direzione totalmente smentita dalla visione del film. Immaginavo infatti non sarebbero state risparmiate bordate anticlericali e stoccate nei confronti della santa Sede per trovarmi invece di fronte ad una storia universale sul peso delle responsabilità, sul sentirsi inadeguati e sul venire a patti coi propri limiti e con le proprie debolezze, temi importanti toccati con ammirevole delicatezza e la giusta dose d'ironia. Sebbene a ragione qualcuno abbia sottolineato il precario equilibrio con il quale le due anime di Habemus Papam riescono a convivere, quella dello Psicoanalista, interpretato da un Moretti in gran forma, ad incarnare il lato più divertente, votato alla commedia, e quella del Papa che non accetta la chiamata e vaga tormentato per la Città Eterna, uno straordinario Michael Piccoli, più intimista e drammatica, la pellicola regala l'ennesimo squarcio sul mondo da parte di uno dei più importanti registi italiani contemporanei, che sembra aver trovato, qui, maturità e lucidità sorprendente.

CON GLI OCCHI DELL'ASSASSINO (Los ojos de Julia) di Guillem Morales, 2010

Sono stato fottuto da Guillermo Del Toro e ho anche rischiato di venire linciato dagli amici che ho convinto ad accompagnarmi al cinema. Questo perchè se sotto il profilo tecnico a Morales, giovanissimo regista qui alla seconda prova, non si può proprio dire nulla (a parte forse fargli notare che la scelta di enfatizzare la momentanea cecità della protagonista con dei piani americani decapitati, oltre a rendere palese anche al più sprovveduto degli spettatori quale sia la reale identità dell'infermiere, non ha il minimo senso sul versante della rappresentazione), il film spagnolo è diretto e (soprattutto) fotografato come le migliori pellicole hollywoodiane, sono la scontatissima trama e gli imbarazzantissimi dialoghi - per lo meno nella versione italiana, genialmente intitolata Con gli occhi dell'assasino, totalmente senza senso e con nessuna attinenza con la storia - ad affossare malamente Los ojos de Julia. Per non parlare poi di sequenze penose come quelle della coppia a letto che scambia frasi  a caso o della protagonista e della ragazzina (ma WTF!) a casa dell'assassino. E se i rimandi al giallo all'italiana non possono che far piacere, di certo non fanno lo stesso effetto il telefonatissimo e stucchevole finale e la Rueda, che se ne El Orfanato aveva convinto, qui è da prendere a bottigliate in faccia (di plastica) ad ogni piè sospinto. 

FAST FIVE (Fast & Furious 5) di Justin Lin, 2011

Fast Five è, nè più, nè meno, come dovrebbe essere un film d'azione nell'anno di grazia 2011, ovvero adrenalinico, ottimamente girato e montato, con il giusto apporto di GCI (cioè molto poca) e con un ritmo che ti inchioda alla poltrona fin dall'ingnorantissimo quanto efficace incipit e per tutta la durata della pellicola. Chiaramente, quando si decide di vedere un film dove una banda di rapinatori esperti piloti se la scorrazza a destra e a manca con macchine da ottomila milioni di cavalli e il NOS degli zarri di Pinzano, l'incredulità bisogna cacciarla sul fondo di un cassetto per poi chiuderlo a chiave, ma è certo che se si decide di stare al gioco e di venire a patti con l'esilità della trama, se c'è gente come Lin al timone c'è di che divertirsi, poco ma sicuro. Il regista taiwanese naturalizzato californiano sa benissimo cosa vuole e, abbandonate le tamarrate da corse sulle auto fosforescenti (con quella che potrebbe essere l'unica sequenza di quel tipo messa invece tra parentesi e lasciata fuori campo), si concentra sul tipo d'azione vecchia scuola che ha fatto la fortuna di questo cinema, roba con pochi fronzoli e una fisicità imponente come non se ne vedeva da tempo (solo nel finale leggenda vuole siano state distrutte più di duecento auto). Fisicità imponente come quella dei due protagonisti, un Vin Diesel e un Dwayne Johnson in gran forma, ipertrofici e colossali come fossero usciti dai film di Carolco e Cannon che negli anni '80 hanno dettato le linee guida del genere, film dei quali Fast Five è un più che degno successore e, dato il successo di pubblico e critica, si spera funga da esempio da  per le produzioni a venire. Ah, e c'è pure quella meravigliosa creatura che è Gal Gadot.     

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