martedì 12 luglio 2011

LIFE, LOVE AND EVERYTHING

THE ADJUSTMENT BUREAU (I Guardiani del Destino) di George Nolfi, 2011

L'opera prima di Nolfi aveva tutte le carte in regola per scontentare un po' tutti quanti, dagli amanti della fantascienza, fedeli (come ad esempio il sottoscritto) a Phillip K. Dick, dal cui racconto Adjustment Team è tratta la pellicola, a chi si aspettava dallo sceneggiatore di Bourne Ultimatum un thriller solido e teso. The Adjustment Bureau non è nulla di tutto ciò ma è la commistione di generi che ne sta alla base ad essersi invece sorprendentemente rivelata la carta vincente del film, imprimendo una inusuale prospettiva a quella che è a tutti gli effetti una commedia romantica. Nolfi è riuscito a tessere con stile e misura, senza calcare troppo la mano, una storia d'amore ben scritta e ottimamente interpretata usando come spunto il racconto di Dick, che sebbene ampiamente tradito nello sviluppo, lascia comunque un retrogusto fantascientifico denso delle suggestioni che hanno reso famoso lo scrittore californiano, l'illusorietà della realtà vissuta dei protagonisti in favore di diversi piani paralleli e di una realtà "altra", lasciando un'inconfondibile impronta alla vicenda. Ciò che interessa al regista è raccontare una parabola sul caso, l'ineluttabilità del destino, sul libero arbitrio e di un amore che trascende tutto questo, temi sì forti ma toccati con la leggerezza consona a prodotti di questo tipo, con tutte le limitazioni e la superficialità che un blockbuster hollywoodiano si porta dietro, come ad esempio la fastidiosissima tendenza a considerare lo spettatore un idiota, aprendo parentesi inutili e ridondanti pur di spiegare fino all'ecceso tutto quello che accade per paura di spiazzare il pubblico (anche se, vedendo i trogloditi che frequentano le multisala, qualche dubbio che forse le Major non abbiano tutti i torti a volte mi viene). The Adjustment Bureau è un film con molti difetti e ingenuità, difetti che a fronte di un ottimo ritmo, un perfetto equilibrio tra le sue diverse anime e soprattutto della bravura del cast, si fanno perdonare facilmente. L'alchimia tra la certezza Matt Damon e la bellissima e davvero brava Emily Blunt è infatti incredibile e coinvolgente, cosa che, in una storia d'amore, è tutto. La presenza poi di veterani come l'inossidabile Terence Stamp e John Slattery  (impossibile non pensare al suo Roger Sterling ogni volta che entra nell'inquadratura con trench e cappello in pieno stile Mad Men) unita ad un production design e a dei costumi minimali quanto efficaci, sono tutti elementi che aiutano Nolfi a confezionare una pellicola piacevolmente romantica, divertente e in grado di stimolare nello spettatore interessanti domande. Niente male per un'opera prima.

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