giovedì 22 settembre 2011

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THE VIOLENT KIND (Il bosco dell'orrore) di The Butcher Brothers, 2011

Nonostante il fighissimo pseudonimo dietro il quale si nascondono i registi (Mitchell Altieri e Phil Flores) sia di sicuro effetto e il genere di stronzata che su di me ha una presa istantanea, non avevo ancora visto nessuno dei precedenti lavori del duo, lavori, a detta di molti, decisamente trascurabili. Questo The Violent Kind, del quale si è sentito parecchio parlare sin dalla sua partecipazione al Sundance dell'anno scorso, è stato quindi una bella sorpresa. Altieri e Flores sembra si siano divertiti a frullare una serie di riferimenti horror e sci-fi, su tutti il capolavoro Evil Dead e L'invasione degli Ultracorpi, con una spruzzata di Stephen King (il film mi ha parecchio ricordato Sometimes they come back, pessimo tv movie anni '90 tratto da un suo racconto, che forse proprio a causa della propria povertà divenne ahimè una sorta di scult giovanile del sottoscritto dopo il passaggio per la cripta di Zio Tibia nella Notte Horror estiva), in maniera apparentemente casuale. Gang, possessioni, invasione domestica, tensioni sessuali e parecchio altro ancora in un giro di giostra vorticoso sull'ottovolante del B-Movie di Cormaniana memoria, tutto questo è The Violent Kind. Purtroppo lo striminzitissimo budget non sempre è all'altezza delle ambizioni dei due autori, soprattutto nel finale, sulla carta esplosivo ma nei fatti ridimensionato dalla mancanza di fondi, ed è un vero peccato, perchè la pellicola, che si sviluppa con un continuo accumulo di situazioni impossibili e con svolte narrative vertiginose e improvvise (che sono più che certo a molti faranno gridare MACCOSA, sebbene è proprio nell'avvicendarsi di momenti WTF e nel continuo scarto di prospettiva con conseguente accavallamento dei generi che sta la forza del film) ha parecchie intuizioni interessanti e un cast, su tutte è sicuramente da segnalare la folle performance di Joe Egender (una sorta di Giovanni Ribisi matto come un cavallo), che riesce a reggere il gioco al meglio. Il film dei Butcher Bros. quindi, pur non nascondendo le proprie influenze, riesce a rielaborarle in maniera originale e con evidente passione da parte dei due registi nei confronti del cinema di genere, ed il risultato, seppur assolutamente derivativo e pieno di difetti, ha il grosso pregio, se non lo si prende troppo sul serio, di divertire, spiazzare lo spettatore e, quel che è certo, non annoiare.

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