domenica 30 ottobre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #36

HUGO di Martin Scorsese, 2011

Se n'è già scritto qui e visto che questo nuovo trailer, a parte - sia ringraziato il signore o chi per esso - l'eradicazione del pezzo di quei pupazzi dei 30 Seconds to Mars de 'sta fava, è sostanzialmente uguale al primo, il giudizio resta lo stesso. Certo resta lo stesso anche lo spaesamento di vedere Scorsy alle prese con un film del genere. Incrociamo le dita fortissimo, se tanto mi da tanto la sua ultima regia in ordine di tempo (un paio di documentari a parte) è il pilot di Boardwalk Empire che, sticazzi, è una fottuta bomba.



THE PIRATES! BAND OF MISFITS di Peter Lord e Jeff Newitt, 2012

Anche di questo ne ho già scritto e questo nuovo trailer conferma quanto avevo detto, dal fatto che vorrei tutti quei pupazzini di plastilina tipo adesso a Jack Sparrow puppa la fava! JACK SPARROW PUPPA LA FAVA!



THE LORAX di Chris Reinaud e Kyle Balda, 2012

Tratto da un libro illustrato del Dr.Seuss - presente? Quello di The Cat in the Hat e del Grinch oltre a millemila altri personaggi, dai che lo sapete! - questo The Lorax sembra fichissimo sotto il profilo visivo, roba che se te lo guardi con uno stato di coscienza un tantinello alterato i mostri ti mangiano il cervello (io al momento sto ascoltando i Black Moth Super Rainbow e il Lorax ha cercato di uscire dallo schermo per toccarmi la faccia, ve lo dico), ma sembra in tutto e per tutto un prodotto per bambini (pubblico al quale in effetti Dr. Seuss si rivolgeva) quindi non so, assieme al fatto che la voce del protagonista è dell'anticris... ehm, Zac Efron (certo quella del Lorax è di quel califfo di DeVito ma ZAC EFRON PERDIO!), non è che mi attiri tantissimo.



MISSION: IMPOSSIBLE - GHOST PROTOCOL di Brad Bird, 2011

Questa settimana sono usciti un fottio di second trailer, questo è quello di M:I - Ghost Protocol. Del primo se n'èra già parlato a suo tempo e a quanto pare m'hanno ascoltato e cospargendosi il capo di cenere han tolto quella porcata targata Eminem ft. Pink che c'entrava come una suora (NDR: vera, non col costume in lattice) in un sexy shop. A parte questo vale tutto quanto avevo già scritto, per quel che mi riguarda JJ + Bird = T.N.T.


ROADIE di Michael Cuesta, 2011

Cuesta è uno dei produttori di Homeland, che, se non lo sapete è la miglior nuova serie della stagione e dovete mettervi a guardarla tipo ADESSO! E' anche stato il regista di una manciata di episodi del mio secondo serial prefe evah, Six Feet Under (il primo è ovviamente Twin Peaks chettelodicoaffà), che se non avete mai visto non serve vi dica cosa dovete fare AVETE CAPITO? Ha girato pure un paio di film mai sentiti che non ho visto ma non mi faccio scoraggiare, questa storia amarissima di un ex roadie che torna al paesello e alla triste realtà di aver messo da parte i propri sogni per portare gli strumenti a chi i propri li ha vissuti potrebbe avere delle carte da giocare.



PARANORMAN di Chris Butler e Sam Fell, 2012

'Sto trailer è proprio una meraviglia! Stile puro, a partire dalla scelta di utilizzare Season of the Witch di Donovan come unica colonna sonora passando per l'estrema cura nel caracter design e nelle scenografie (beh la produzione è di Laika, quella di Coraline e La sposa cadavere). Qui non si sente ma nel comparto voci c'è gente di tutto rispetto, da Casey Affleck, che adoro e ha la vocetta più creepy mai sentita, a John Goodman, Anna Kendrick e McLovin, butta via. Poi non so, l'ho già detto che la claymotion mi fa letteralmente scoppiare la fottuta testa? Lo dico ora, la claymotion mi fa scoppiare la fottuta testa.


THE INNKEEPERS di Ti West, 2011

Finalmente è uscito il trailer del nuovo film di Ti West, il regista di uno degli horror che più mi son piaciuti (piaciuti, diciamo le cose come stanno: m'ha fatto pisciare addosso dalla libidine) negli ultimi anni, quella bomba di stile che è The House of the Devil! Qua il buon vechio Ti s'è dato alle storie di fantasmi ambientando la vicenda in un albergo infestato, e da quel che si vede la faccenda pare parecchio promettente. Come se l'hype non bastasse mettiamoci pure che dal consueto giro per i festival The Innkeepers ha portato a casa solo critiche positive. Io lo aspetto con la bava alla bocca, poco ma sicuro.



BONUS:

IN TIME di Andrew Niccol, 2011

Score trailer del nuovo film di Niccol, dura meno del primo trailer nel quale si spoilerava tutto lo spoilerabile (se n'è scritto qui) ma spoilera lo stesso come non ci fosse un domani. Siete avvisati. 



Un paio di clip tratte da Tyrannosaur di quella cartolaccia di Paddy Considine, vincitore del Sundace di quest'anno come miglior film drammatico straniero e del quale si parla bene dappertutto. Io lo aspetto con una trepidazione senza senso che lo sa solo iddio, come se non bastasse nella seconda clip Considine mette nella stessa sequenza quei due califfi di Peter Mullan e Eddie Marsan. Cazzo Paddy, giochi sporchissimo. Can't wait.




Questo invece è il trailer che parodia (sarà una parola vera?) la parodia del trailer dei Muppets che mashava ('sta frase è cominciata da diciannove parole e ho già ripetuto parodia e trailer due volte e ho scritto mashava, qua finisce male) quello originale con il trailer (e tre) di The Girl with the Dragon Tattoo. Adesso vado di là a sdraiarmi perchè mi fa male la testa. Alla fine del trailer (e quattro) ci sono tutte le altre parodie.



giovedì 27 ottobre 2011

IT'S THE END OF THE WORLD AS WE KNOW IT (AND I DON'T FEEL FINE AT ALL)

CONTAGION di Steven Soderbergh, 2011

Non si può negare la filmografia di Soderbergh sia decisamente altalenante. A partire dal fulminante esordio con Sesso, bugie e videotape, che gli fruttò la Palma d'oro a Cannes nell'89, il regista di Atlanta ha alternato progetti personali e sentiti ad altri più commerciali e mainstream, così come alterni sono stati gli esiti delle singole pellicole. Per dei riusciti The Limey e Traffic ci sono un disastroso Full Frontal e un insipido e autoindulgente Intrigo a Berlinose il primo capitolo della saga di Ocean è abbastanza gradevole, i due sequel risultano quantomeno ridondanti e inutili. Questo suo essere poco costante mi fa approcciare ogni nuovo film con un po' di sospetto e un pizzico di timore, soprattutto se, come in questo caso, si entra nel campo del cinema di genere, un tipo di cinema che è molto facile sbagliare se non se ne conoscono perfettamente i topoi. Devo però ammettere di essermi dovuto ricredere. Contagion, più che al filone catastrofista moderno, quello che ha come portabandiera Emmerich o Bay, si volge al passato, rifacendosi al cinema degli anni '70 (per stessa ammissione del regista, l'approccio guarda esplicitamente a Tutti gli uomini del presidente di Pakula), ad entrare nel mood una grossa mano la da l'incalzante sonora di Cliff Martinez, e a classici disaster movie come The Day After e Threads. Girato con grande dispendio di mezzi e professionalità tecnica ineccepibile ma utilizzando uno stile pulito ed essenziale, quasi documentaristico, Contagion racconta la pandemia in maniera corale, adottando diversi punti di vista, quello dell'uomo della strada, delle istituzioni sanitarie coinvolte, dei militari e degli organi d'informazione, con un continuo cambio di prospettiva parecchio utile nel rendere scorrevole la progressione degli eventi e risultando decisamente efficace in termini di ritmo. Gli assi nella manica di Soderbergh sono però la sceneggiatura di Scott Z. Burns, molto accurata dal punto di vista scientifico e più che plausibile, tanto da mettere a disagio e far montare un'ansia crescente (sfido chiunque a non tornare con la mente al film quando nei giorni successivi la visione sentirà qualcuno tossire in un luogo pubblico), ed un cast mozzafiato, da Lawrence Fishburne a Matt Demon, passando per Kate Winslet, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Marion Cotillard e il grandissimo Bryan Cranston, fino ad arrivare ai camei affidati a Josie Ho, John Hawkes ed Elliott Gould. Tutti grandi attori che, a dispetto dell'esiguo minutaggio (o della "cattiveria", della quale Hitchcock sarebbe fiero, con cui il regista li elimina senza batter ciglio, nonostante la fama di qualcuno sia indubitabilmente un selling point) dedicato ad alcuni, con la propria bravura aiutano senza dubbio lo spettatore nell'immedesimarsi in questa oscura e terribile storia che tocca i quattro angoli del globo in un catastrofico e travolgente crescendo fino all'ultima, geniale, sequenza.

lunedì 24 ottobre 2011

WHAT GOES AROUND, COMES AROUND

KILLER JOE di William Friedkin, 2011

"Is that your dick?"

Interessante notare come spesso siano registi parecchio in là con gli anni - mi vengono in mente Coppola, che in quest'ultima fase della sua carriera sì è lanciato in sperimentazioni di vario genere, Eastwood (meno sperimentale nella forma ma non per questo fautore di un cinema meno vitale) o la voglia di confrontarsi con il fenomeno 3D di Herzog e Wenders - ad essere molto più innovativi e freschi dei colleghi più giovani. Ovviamente nel novero di questi cineasti non può mancare Friedkin, classe 1939, regista di grandi classici come L'esorcista, Il braccio violento della legge, Vivere e morire a Los Angeles e in tempi recenti del capolavoro visionario Bug, che con quest'ultima opera conferma di trovarsi appunto in forma smagliante. Tratto da una piece di Tracy Letts (lo stesso proprio di Bug e già collaboratore del regista, come in questo caso, nella trasposizione cinematografica curandone lo screenplay), Killer Joe è la storia nerissima di una famiglia disfunzionale, a cavallo tra il Before the Devil know you're dead di Lumet e il Blood Simple dei Coen, che con estrema stupidità va ad invischiarsi in faccende molto al di fuori della propria portata con conseguenze tragiche. Friedkin riesce nel mirabile intento di trasformare il Teatro in Cinema, imprimendo alla pellicola una forte impronta personale e portando alle estreme conseguenze il discorso sulla violenza che come un filo rosso ne percorre la filmografia, con ironia affilata come un rasoio e assoluto cinismo, senza il minimo timore di sporcarsi le mani. Quello messo in scena nella pellicola è un mondo oscuro e privo di speranza, sporco, polveroso, popolato da individui gretti e meschini, ottusi, ignoranti, privi di morale, mossi da meri istinti primitivi. Non ci sono eroi, non ci sono vincitori, tutti vengono risucchiati in un'oscura spirale di prevaricazione e sanguinosa barbarie con al centro del vortice il poliziotto corrotto interpretato da McConaughey. Ed è l'attore texano, con la propria incredibile, viscerale, folle, spiazzante performance, il vero e proprio baricentro e il motore della pellicola, facendo rimpiangere la penuria di ruoli di questo tipo affidatigli perchè troppo spesso impantanato in una palude di terribili romcom di seconda categoria. Se è  quest'ultimo quindi, anche in virtù di questa contrapposizione con i ruoli precedenti, a catturare e disorientare lo spettatore, il resto del cast non è da meno, da Emile Hirsh a Thomas Haden Church, da Gina Gershon alla conturbante Juno Temple, tutti contribuiscono col proprio talento ad alimentare l'elettrica atmosfera d'inevitabilità che permea la vicenda, una storia di disturbante, malvagia banalità che colpisce lo spettatore come uno schiaffo in piena faccia.

domenica 23 ottobre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #35

THE DEVIL INSIDE di William Brent Bell, 2012

E' dal 1973 che ci provano ma ancora nessuno è riuscito a sfornare una perla che spodesti dal trono quel gran filmone de L'esorcista di Friedkin. Questa volta ci prova Bell ma mi sa tanto che non ce la fa, il trailer sembra The Rite meets Grave Encounters quindi non è che butti proprio benissimo, urla a caso, croci intagliate nella carne In the Mouth of Madness (seee ma magari!) style, contorsioni matte, gente che sgattaiola a destra e a manca; praticamente il manualetto standard del film di possessione. Mettiamoci poi che Bell è lo stesso di Stay Alive, il cerchio si chiude e la puzza di poverata è palpabile. 



PIRANHA 3DD di John Gulagher, 2012

Il film di Aja era stupidino ma divertente e m'è abbastanza piaciuto, questo sequel sembra totalmente pretestuoso e inutile ma se trashata dev'essere non mi viene in mente nessuno meglio di Gulagher, responsabile della trilogia di Feast (divertente il primo, decisamente stanchi, pur non facendo mancare trovate interessanti, gli altri due capitoli) per raddoppiare tette e sangue come promette il teaser. A me già la demenziale doppia D nel titolo fa ridere, spero solo che Rodriguez non se la prenda troppo... 


RED TAILS di Anthony Hemingway, 2012

Questo Red Tails è la storia dei piloti della Tuskegee Airman, regaz di colore a cui (guarda caso) è toccato smazzarsi la patata bollente di scortare i bombardieri in pieno giorno. Magari poi si rivela una porcata alla Pearl Harbour ma se vi piacciono i film di guerra pieni zeppi di duelli aerei tra Curtiss e Focke-Wulf questo sarà il vostro pane. Sul piano della spettacolarità nulla da eccepire, i soldi li ha sganciati Lucasfilm (alla prima produzione al di fuori delle saghe di Indiana Jones e Star Wars dal '94) che, si sa, da quel punto di vista è una garanzia e Hemingway è sì un regista prevalentemente televisivo ma in televisione ha avuto a che fare con tutte le nostre serie preferite a partire da The Wire, passando per Treme, Community, True Blood, per arrivare a Battlestar Galactica! Ah beh, poi qui c'è pure quella cartola di Brian Cranston.



CHRONICLE di Josh Trank, 2012

Ecco, questo sembra promettente. Lo so lo so, l'espediente del found footage ormai ha stancato, ma se usato bene può regalare delle perle, roba tipo, che ne so, [●REC] o Cloverfield (e non rompete le palle dicendo che il film di Reeves fa cacare perchè altrimenti vi faccio vedere The Fourth cazzo di Kind!) e qua sembrano succedere casini a catinelle. Tra l'altro la sceneggiatura è nientemeno che del figlio di John Landis, Max e magari mentre era lì a scrivere sul suo MacBook Air il papà passava dietro facendo finta di niente per controllare non facesse stronzate e dargli delle dritte, che ne sappiamo noi? Secondo me paga.



A VERY HAROLD & KUMAR 3D CHRISTMAS di Todd Strauss-Schulson, 2011

Non sono per niente una fan delle commedie, tantomeno di quelle demenziali, preferisco i drammoni pesi perchè sono una persona triste e inacidita dalla vita. Ci sono però delle eccezioni e questo film potrebbe rientarvi, l'atmosfera è epica ed esageratissima, il primo episodio della saga di Harold e Kumar non era male a patto d'esser visto in lingua originale (il secondo non me lo son cagato) e poi vabbè, ci sono Neil Patrick Harris e Patton Oswald, quindi una chance gliela si dà. Resta da chiedersi come verrà intitolato in italiano se mai arriverà da noi poveri pezzenti (il secondo capitolo non è arrivato manco in DTV), l'ipotesi più accreditata è un classico Road Trip 2: un Natale da... Sballo. Fisso. 


JIN LING SHI SAN CHAI (The flowers of war) di Zhang Yimou, 2011

Trailer del nuovo colossal di Zhang Yimou, a 'sto giro non un wuxia ma roba di guerra. Come si può evincere dalla presenza di Bale e Schneider è una coproduzione americana come se già nei blockbuster cinesi non ci fossero abbastanza strizzate d'occhio e ammiccamenti al mercato occidentale. Dal punto di vista produttivo però niente da eccepire, i production values son sotto gli occhi di tutti, sul lato trama invece ce se capisce non ce se capisce, io non c'ho capito un cazzo a parte che Bale fa il prete e ci sono delle puttane in ballo. Poi sì sa, i cinesi quando parlano dell'occupazione giapponese calcano poco la mano sulla propaganda, se cercate personaggi sfaccettati mi sa tanto non sarà questo il caso...



BLACK GOLD (Or noir) di Jean-Jaques Annaud, 2011

Quand'è partito il trailer ho gridato a pieni polmoni CAZZO RAZ DEGAN! Poi sono svenuto riverso sulla tastiera, un po' per lo shock, un po' per il debito d'ossigeno. Invece è Mark Strong, che Jean-Jaques mi pareva troppo sgamato per mettersi a lavorare con un povero come Degan che quello è già troppo che gli abbiano fatto fare quella gran stronzata di Mistero. Appianato questo misunderstanding con Jean-Jaques, posso dire che l'idea alla base del film è parecchio interessante, e a Tahar Rahim dopo quella bomba di Un prophète gli voglio benissimo, ma qua le possibilità venga fuori una mattonata indigesta sono veramente alte.



IN THE LAND OF BLOOD AND HONEY di Angelina Jolie, 2011

Angelina Jolie scrive e dirige una roba che proprio non c'ho voglia di vedere.


BONUS:

THE DESCENDANTS di Alexander Payne 2011

Secondo trailer per The Descendants, non molto diverso dal primo ma sticazzi, qui lo si aspetta lo stesso.



SHERLOCK HOLMES: A GAME OF SHADOWS di Guy Ritchie, 2011

Secondo trailer pure per il nuovo Sherlock Holmes, nessun cambiamento sostanziale, tanta bromance ed esplosioni in slomo, proprio ciò che ci aspettiamo!

giovedì 20 ottobre 2011

A REAL HUMAN BEING AND A REAL HERO

DRIVE di Nicolas Winding Refn, 2011

"There are no clean getaways"

Del fatto che Drive sia un capolavoro può stupirsi soltanto chi non conosce affatto Refn. Il giovane regista danese, qui al suo primo film su commissione, fortemente voluto da un lungimirante Ryan Gosling a dimostrazione di grande gusto cinematografico oltre che del risaputo talento, prende una crime story di stampo classico, fatta di inseguimenti e intrighi tra mafiosi di second'ordine, adattamento dell'omonimo romanzo di James Sallis, e la trasforma in tutt'altro. Di non trovarsi di fronte ad un classico action movie hollywoodiano è chiaro  a partire dal fulminante incipit, dove senza la minima sbavatura ci viene presentato il taciturno personaggio principale, un Gosling in stato di grazia, meccanico e stunt man senza nome che arrotonda mettendo a disposizione cinque categorici minuti come autista da rapina a chiunque sia disposto a pagarlo. Con un rigore estremo Refn costruisce una magistrale sequenza, asciutta, tesa, vibrante, praticamente muta, che sin dai primi minuti stabilisce tono e atmosfera del film. E' l'arrivo di una donna nella vita del protagonista, la sempre intensa Carey Mulligan, ad imprimere una svolta, perchè Drive è soprattutto una storia d'amore, fatta di sguardi e di silenzi, sorrisi incerti e piccoli gesti, attimi dilatati all'inverosimile dove tenerezza ed esplosioni di violenza sanguinosa e frastornante convivono a distanza di un fotogramma, anima che si cristallizza nell'incredibile e ormai pluricitata sequenza dell'ascensore, dove tutta l'inevitabile tragicità degli eventi viene allo scoperto prendendo il sopravvento, esplodendo in maniera tanto violenta da lasciare disorientati e dove la delicatezza di un bacio inaspettato, da promessa di un nuovo inizio diventa suggello di un ineluttabile addio. Piegando il genere e plasmandolo a suo piacimento in una parabola dell'eroe dalla moralità  inflessibile, affilata come un rasoio, masticando e risputando western, gangster movie, noir love story secondo logiche e direttrici totalmente personali, lontane anni luce dal tipico prodotto dello studio system, Refn infonde nel più banale degli script un timbro autoriale netto e riconoscibile. Il talentuoso regista danese confeziona un piccolo gioiello, a partire dai titoli in mistral rosa fino all'ultima nota della colonna sonora sui titoli di coda, curata dalla certezza Cliff Martinez e impreziosita da brani di Kavinski, College, Riz Ortolani e Desire che non fanno soltanto da sottofondo ma incorniciano e infondono maggiore profondità a scene girate con precisione millimetrica e meravigliosamente fotografate dal veterano Newton Thomas Siegel, passando poi per il corollario di comprimari (su tutti il sempre più meravigliosamente bravo Bryan Cranston e la coppia di gangster Albert Brooks e Ron Perlman) che gravitano attorno ai due fulgidi protagonisti. Nell'approccio di Refn a Drive si è parlato molto di Mann, di Lynch, di Friedkin, richiami leciti e paragoni lusinghieri sebbene ciò che la pellicola mette in luce, più delle derive citazioniste e cinefile, sono l'innegabile talento e la grandezza del regista, che chi, dopo gli splendidi, difficili, Valhalla Rising e Bronson, aveva bollato come pretenzioso e compiaciuto, farebbe bene a rileggere sotto la lente di una visione senza alcun dubbio personale e originale, quella di un cineasta che lascia il segno, capace di distillare puro Cinema e in grado di realizzare film che ti si piantano in testa come un proiettile preso a martellate.     

domenica 16 ottobre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #34

BOY WONDER di Michael Morrisey, 2010

Morrisey non è parente nè di Paul nè tantomeno del Moz e dopo quest'apertura inutile totalmente random perchè non sapevo come iniziare parliamo del suo primo film. Ad un ragazzino accoppano la mamma così lui sbrocca e passa tutta la vita corroso da un bruciante desiderio di vendetta, impara a dare schiaffi seri e a maneggiare le armi poi niente niente si pitta la fazza per far brutto nel quartierino e diventa un vigilante. Sicuro a Bob Kane fischiano le orecchie. Il film è ultraindipendente e girato con una forcalata di noci per budget ma potrebbe pure non essere malaccio, aggiungendo l'iperrealismo alla lista dello spettro attraverso il quale è stata coniugata in tempi recenti la figura del supereroe "reale" al cinema. Il protagonista a quanto pare è John Locke a 16 anni. Nientemeno.



'Sto trailer parte bene, sembra una specie di Gone Baby Gone tra i ghiacci canadesi, ci sono quella faccia da cinema di Jeremy Piven e c'è Mira Sorvino, c'è il drammone peso del bambino morto congelato, tutta roba che lascia presagire una storia nerissima e potenzialmente interessante. Poi a 1.12 parte una musichetta ingiocabile e il tutto prende una piega decisamente zuccherina per poi implodere con la presentazione degli attori stile slideshow di Power Point. Amarezza vera.



Beh, Gens non è certo uno con la mano leggera, non so se avete presente, quindi se gli procuri un manipolo di megapoveretti tipo Kyle ReeseRosanna Arquette e Milo Ventimiglia che in seguito ad una castrofe nucleare si rinchiude in una cantina, potete star sicuri che ci sarà da divertirsi. Ed infatti del film si parla abbastanza bene, una succosa spirale di violenza con gente che sbiella a vanvera ogni due minuti e, non so voi, ma io con 'sta roba ci vado proprio a nozze, qualsiasi testo abbia come assunto che la gente fa schifo non può che trovarmi daccordo. LA GENTE FA SCHIFO. Con una tagline tipo "the lucky ones died in the blast" poi, con me vinci facile facile.



A Whedon sarò sempre grato per quella perla di Firefly, un po' meno, non me ne vogliate, per Buffy, che ho sempre considerato merda liquida. Ho anche visto tutti i film sugli omarini in calzamaglia di casa Marvel che, se non contiamo Batman e la linea Vertigo, è sempre stata la mia prefe. Certo ci sono stati alti e bassi, per un Thor un po' meh, c'è un Captain America divertente (il giusto) e se Iron Man II è un po' scarico, il primo capitolo è una bomba. Fatto sta che da quando è partito il progettone Avengers è tutto un hype a destra e un hype a manca. Tutti 'sti giri di parole per arrivare all'amara verità, e cioè che 'sto trailer m'ha lasciato abbastanza indifferente. Cioè, ho capito che qua i bomber son riuniti tutti insieme, ma da come gira sembra ne più ne meno la solita roba con sei protagonisti al posto di uno. Checcazzo, vi ho regalato dieci ore della mia vita m'aspettavo che la faccenda ingranasse a pieni giri la marcia dell'epica e invece mi ritrovo un paio d'esplosioni, qualche mazzata e Tony Stark che fa il califfo as usual? Mah boh, speriamo, se non altro ci sono Cobie, Scarlett e Gwyneth.



Cosa succede quando due stuntman ingaggiano un manipolo di Navy Seals per girare un film di guerra? Beh, vedendo il trailer di Call of Dut... ops, Act of Valor, direi una mega partita a Modern Warfare con persone in carne e ossa. Non vuole certo essere una critica la mia, sul piano della spettacolarità questa roba è da salto sulla sedia, adrenalina a secchiate e ci sono anche un paio di passaggi parecchio interessanti a livello di regia, bisogna solo sperare tra un'azione di guerriglia e l'altra si siano ricordati di mettere una trama.  



In un mondo perfetto ad uno che si fa chiamare McG non dovrebbe essere permesso di utilizzare una macchina da presa, così eviteremmo di trovarci di fronte a prodotti di questo tipo. Action comedy di cui nessuno sentiva il bisogno, mi dispiace per Tom Hardy e per la Witherspoon, ma questa è proprio roba  da scesa di catena istantanea. True Lies mica è roba da tutti. (vorrei portare alla vostra cortese attenzione il primo commento sul tubo, forget the girl, fuck each other, genio puro)



Ecco sì, c'era proprio bisogno di un altro capitolo della saga di Alvin. LAMMERDA.



Ne avevo già scritto in occasione del teaser, dove non si vedeva una beata oltre alla faccia da fesso di Radcliffe, che se non altro si da da fare per uscire dal personaggio che gli ha dato fama, soldi e patata. Già il logo Hammer è di per se una gioia, ma anche il resto non sembra niente male, atmosfera gotica e oscura per una ghost story inquietante bella farcita di bambini morti. Secondo me vale la pena dargli fiducia, sperando non punti troppo sull'effettaccio da salto sulla sedia (tipo sparare all'improvviso il volume degli effetti sonori a millanta decibel, così, tanto per) che è una roba che nell'horror andrebbe abolita. Vedremo.



Se anche voi avete visto quella bomba nucleare di Hunger, il primo film di McQueen, questo di sicuro lo state aspettando con la bava alla bocca come il sottoscritto. Qua non si sbaglia, uno dei film più grossi dell'anno.


BONUS:

Sentivate la mancanza di Stifler e pausa merda? Io francamente nemmeno un po', in ogni caso, volenti o nolenti, sono tornati.


Dei Muppets s'era già parlato qui e c'è davvero poco da aggiungere, mi basta vedere qui pupazzosi morbidosi per non capire più niente.


Sì, quello è Glen Close e sì, la parola che state cercando è creeeeepy.


lunedì 10 ottobre 2011

BACK IN THE DAYS

SUPER 8 di J.J. Abrams, 2011

Per chi, come il sottoscritto, è cresciuto sperando di venire catapultato in una delle avventure fantastiche che coinvolgevano i protagonisti di pellicole come Explorers, Navigator, Giochi Stellari ma soprattutto I Goonies, film che riempivano i miei pomeriggi e mi lasciavano a sognare ad occhi aperti per settimane, il logo della Amblin Entertainment, la casa di produzione di Steven Spielberg, posto in apertura di Super 8 è un tuffo al cuore e una garanzia. Logo che pare sottolineare una sorta d'investitura ufficiale, suggello di un passaggio di testimone ideale tra il regista indipendente più famoso del mondo e il produttore che ha cambiato il volto della televisione statunitense e non solo. E il film di Abrams non lascia infatti delusi, riportando alla luce con la sua storia di giovani ragazzini aspiranti cineasti e di mostri facili metafore di un'età adulta aliena e distante, in una sorta di fusione  proprio tra I Goonies ed E.T., un Cinema che in sala non si vedeva da parecchio tempo (escludendo forse la saga di Harry Potter, a mio avviso moderna reincarnazione proprio dell'avventura per ragazzi anni '80, e sporadici episodi come i recenti The Hole Attack the Block e Rare Exports)  e del quale c'è ancora senza alcun dubbio bisogno. Super 8 è una dichiarazione d'amore nei confronti del cinema, amore e passione che trasuda da ogni fotogramma attraverso lo sguardo dei ragazzini protagonisti, fan di Dawn of the dead e Star Wars, vere e proprie reincarnazioni dei due autori e del loro amore per i b-movie degli anni '50, film fatti di modellini ed effetti meccanici, dove il mostro, a causa delle ristrettezze di budget (non è chiaramente questo il caso), veniva mostrato solo nel finale. Il Cinema è il filo rosso che percorre l'ossatura della vicenda, come sinonimo di fuga dalla realtà e grimardello per accedere ad un mondo fantastico, la creatura viene non a caso immortalata grazie alla piccola cinepresa che i ragazzi utilizzano per girare il loro sconclusionato (ma stupendo e protagonista di una chicca nei titoli di coda)  horror a base di zombi, ed è grazie alla sua partecipazione al loro piccolo film che Joe può finalmente avvicinarsi ad Alice, la ragazza del quale è innamorato ma a cui non ha il coraggio di rivolgere la parola. Nell'incredibile affiatamento tra i ragazzini del gruppo e nella loro bravura, con una Elle Fanning, centro di almeno tre scene da pelle d'oca, che a soli tredici anni dimostra un talento superlativo, è indubbiamente il motore del film e il motivo dell'ottima riuscita della pellicola. Sembra infatti lo stesso Abrams sia più interessato a seguire da vicino le vicende emotive e le dinamiche di gruppo dei suoi piccoli protagonisti più che il sottotesto fantascientifico, finendo per perdersi un po' nell'ultima parte, più sfilacciata e meno coesa, andando a incrinare la compattezza del film. A dispetto dei suoi difetti però, Super 8 è una pellicola che emoziona, riuscendo nel non facile compito di far rivivere nello spettatore la meraviglia provata da ragazzino, cosa che, di questi tempi, non è certo affare da poco.

domenica 9 ottobre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #33

ANOTHER HAPPY DAY di Sam Levison, 2011

Fulminato sulla via di Festen nel lontano 1998, quando il Dogma 95 mi faceva inturgidire nelle mutande al solo pensiero di mancanza di musica extradiegetica e di utilizzo della camera a spalla come non ci fosse un fottuto domani, capii che nei drammi delle famiglie disfunzionali ci sguazzavo come un maiale al trogolo. Sam Levison (figlio di Barry, by the way) questo lo sa bene ed infatti m'ha confezionato quello che pare un bel filmettino di disagio familiare a palate con un cast bello carico (cazzo la Barkin sarà da Palindromes che non la vedevo) e un'atmosfera bella tesa. Sam, a tuo papà lo stimo, quindi vedi di non fare il pirla che mi voglio fidare.




Sicuramente sono io ad essere stronzo ma Luc Besson non mi pare proprio uno con la sensibilità adatta a girare un film sulla vita di Aung San Suu Kyi, che spero per voi sappiate chi sia altrimenti siete dei pezzentissimi, ne tanto meno Rebecca Frayn, una che s'è occupata di film per la tv fino ad un quarto d'ora fa, di scriverlo. Ed infatti il trailer ha questo tono vagamente action di serie z tutto sbagliato, soprattutto a partire dalla frase: "put a lot of pressure on that woman" - che magari sarà pure testuale (SPOILER: non lo è) ma mi ha fatto gridare a pieni polmoni WHAT? - quando diventa una sottospecie di Rambo 3: Now with more Burmans. Poi a Michelle Yeoh da queste parti le si vuole un gran bene e anche, nonostante la capellata della quale è stato qui dotato, a David Thewlis, ma cazzo, mi sa proprio che non ci siamo.



Della nuova fatica degli Aardman Studios avevo già scritto all'uscita del teaser ma devo purtroppo ammettere, nonostante il film sembri tecnicamente ottimo e sicuramente divertente, a me questo trailer non attizza minimamente. Roba così non è decisamente la mia fetta di torta, sarà che i film sul Natale, da quando ho saputo che Babbo Natale è una specie di caprone maledetto, hanno una presa leggermente minore sul sottoscritto. La questione Natale del resto è in picchiata da dopo il mio decimo compleanno, quando i miei mi dissero che il tizio con la pancia e la barba finte che veniva a portare i regali a me e mia sorella Minnie, chiedendo sempre una birra in cambio, era il fidanzato di mia cugina, carissimo ragazzo ma che di lappone aveva ben poco. Eh, il Natale. Meno male tra poco dello studio inglese esce anche The Pirates! Band of misfits che mi pare decisamente più nelle mie corde. 



Ok, nuovo trailer per il nuovo film di Spielberg e potrei scrivere esattamente ciò che avevo già scritto quand'era uscito quello vecchio. Le uniche cose che vorrei aggiungere sono che non m'ero accorto di quella gran cartola di Cumberbatch, probabile unico motivo che potrebbe a questo punto spingermi in sala, poi vorrei portare alla vostra attenzione questo commento meraviglioso sotto il video sul tubo "And the Oscar goes to the horse from War Horse" che m'ha cappottato dal ridere.



Marilyn è, chevvelodicoaffare, l'attrice che ha forse più prepotentemente radicato la propria immagine nell'immaginario pop contemporaneo, una vera e propria icona, tant'è che la misi pure sulla maglietta del mio vecchio gruppo che se mi mandate 10 € ve la spedisco. A parte il mio tentativo di marketing di bassissima lega questo trailer sulla parentesi inglese nella carriera di Marilyn non pare male, nel cast c'è gente a cui voglio bene a carrettate tipo Branagh, quel figo di Dominic Cooper, Hermione, Judy Dench che è sempre un piacere signora mia, Julia Ormond che nonostante gli anni è sempre topa, Eddie Redmayne che è un po' un legno ma dato che in Black Death (GUARDATELO!) di Christopher Smith (AMATELO!) c'era pure lui una pacca sulle spalle gliela si da volentieri e poi lei. Una delle mie attrici prefe che se me lo dicevate ai tempi di Doson's Creek quando sembrava un porcellino d'india vi avrei preso a schiaffi a mano aperta. Lei che proprio la amo, un po' perchè è bella e un po' perchè ha saputo scegliersi ruoli coraggiosi e mai scontati, e poi perchè è bella, Michelle Williams. Unico particolare un po' meh è il look da film tv dell'HBO, non a caso Curtis è un regista con una ventennale carriera in tivvì ma hey, i film dell'HBO non son niente male.


Non cominciate nemmeno a rompere le palle dicendo Juno, magliette a righe, indie hipster blah blah blah, perchè a casa mia Reitman è uno che non ha mai sbagliato un fottuto colpo, quindi BASTA! Che, non l'avete visto Up in the air, maledetti farisei? Qui tra l'altro si ricongiunge la coppia d'oro proprio di Juno, il buon vecchio Jason con quella stronzetta di Diablo Cody, che a dirla tutta mi sta un po' sulla borsa dei maroni ma che il suo porco lavoro, quando non caga fuori per il gusto di cagar fuori, lo sa pure fare. Sì, Jennifer's Body l'ho visto e sì, m'ha fatto cacare male, spero solo non faccia bestialità col remake (oddio piango, PERCHE? PERCHEEEE DIOOOO?) Evil Dead per la puttana. Chiusa quest'inutile parentesi io Young Adult lo aspetto con la bavetta agli angoli della bocca, più per Patton Oswald che per la Theron. Ok, no vabbè dai, più per la Theron, ma pure per Osvald. Bella Jason.



McTeigue lo ricorderete per quella bombetta di V for Vendetta e se siete dei poveretti anche per quell'abominio di Ninja Assassin che non ho visto manco per il cazzo. Qui a quanto pare s'è finalmente liberato dall'ingombrante morsa produttiva di quei dementi rincoglioniti dei Wachowski Bros, una sorta di momento della verità nel quale il regista australiano deve dimostrare di avere palle e talento, di non essere uno scemo pagliaccio qualsiasi. Il terreno sul quale ha deciso di muoversi è abbastanza scivoloso, le suggestioni gotiche legate alle opere di Edgar Allan Poe non sono roba per tutti, lo testimonia il fatto che ci siano dei poveri ritardati cerebrolesi che vedendo il pendolo tirano in ballo quella merda di Jigsaw. Ma dove cazzo andremo mai a finire? Tzk. Comunque, l'atmosfera del trailer è quella del film d'avventura tinto di nero, una specie di Sherlock Holmes meno cazzaro e caciarone ma  più oscuro, niente male. John Cusack poi, lo adoro da quando eravamo entrambe ragazzini quindi voglio crederci, coraggio James, caga un'altra perla tipo V for Vendetta dai!


CORIOLANUS di Ralph Fiennes, 2011


Chissà quanti megapoveretti sono dovuti arrivare alla fine del trailer per capire che questa è roba con gli occhiali, occhiali con la montatura di tartaruga e giacche di tweed con le toppe di velluto ai gomiti e, se volete, pipe in radica. Perchè qua si tira in ballo nientemeno che Shakespeare, sapevatelo. La tradizione di immergere il bardo in un set up più moderno è lunga ma vedendo il trailer m'è subito venuta in mente la trasposizione di Riccardo III in una Inghilterra fascista e distopica, apice nella carriera del mestierante Locraine, che ai tempi m'era piaciuta parecchio. Ralph Fiennes, un'attorone che amo molto pure senza naso, qui alla prima regia, ha deciso di rappresentare il condottiero romano trasportandolo dai tempi delle bighe a quelli dell'M1 Abrams in piena modern warfare, cosa che a colpo d'occhio pare bella carica. Il cast è una bombetta, la Redgrave e la Chastain (mamma mia) su tutti, resta da vedere come il buon Ralph si barcamena alla macchina da presa, io mi fido, voglio solo sperare che quei pessimi rallenty siano opera del montatore che s'è occupato del trailer e nel film non ce ne sia traccia perchè son ben brutti. 



BONUS:

Fincher siccome alla mia opinione ci tiene parecchio, leggendo che secondo me quattro minuti di trailer erano un po' troppini e sciancavano la fava, è corso alla postazione Avid e ne ha subito sforbiciati un paio. Bella Brian, così va meglio. Ti tengo d'occhio.


Questo invece è il nuovo trailer di Tintin e cazzo se non vedo l'ora esca!

domenica 2 ottobre 2011

WEEK END TRAILER EXTRAVAGANZA #32

THE CATECHISM CATACLYSM di Todd Rohal, 2011

Rohal è il regista di The Guatemalan Handshake, film che a suo tempo ho alacremente cercato nell'internet senza riuscire a trovarlo per poi dimenticarmene completamente, fino a due minuti fa quando l'internet, forse perchè si sentiva in colpa, tramite il suo emissario IMDb, mi ha fatto sapere che il regista di The Catechism Cataclysm è lo stesso del film che tanto agoniavo. Non è bellissimo tutto ciò? Non è un aneddoto meraviglioso? Bene, dopo questo spaccato di vita, passiamo al film in questione che ha tutta l'aria di essere divertente, in giro se ne parla bene e se anche facesse schifo ha una locandina fighissima che non so perchè mi fa venire in mente film coreani tutti matti.
 


Mah, questo potrebbe essere un action thriller bello solido come anche una di quelle porcate con un buon cast buttato alle ortiche come hollywood ci ha tristemente abituati. Non riesco a decidermi, facciamo una bella lista dei pro e dei contro!

PRO:
-Marky Mark che oltre ad essere una gran cartola quando è in forma rompe i culi a tutti.
-La Backinsdale che pure senza i canini e gli occhi blu fa pur sempre la sua porca figura e io la amo.
-Ben Foster che mi garba un monte anche se di primo acchitto l'avevo scambiato per Justin Timberlake.
-Giovanni Ribisi che amo da quando lo vidi la prima volta con la maglietta dei Vandals in X-Files e che ha una vocetta davvero creepy.
-J.K. Simmons, Lucas Haas e Diego Luna che è sempre un gran piacere vedere in giro.
-Il fatto che Kormakur sia islandese e io l'islanda la adoro.
-Le atmosfere molto vagamente Manniane con gli off shore e la città di notte fotografata in digitale.

CONTRO:
-Le maschere fatte con l'American Tape® che, porca puttana, a levarle devi soffrire le pene dell'inferno.
-La barbetta di Giovanni Ribisi.
-La solita minestra del regaz che gli tocchi la famiglia e diventa un super bomber che ammazza a destra e a manca come non ci fosse un fottuto domani.
-La colonna sonora random che pare il sound engineer sia cascato sul mixer.
-Le atmosfere molto vagamente Manniane con gli off shore e la città di notte fotografata in digitale.

Boh, alla fine anche dopo questa lista, nonostante i pros siano in vantaggio sui contros, mica lo so cosa può saltar fuori da 'sto Contraband, mi sa che aspetto la rece de I 400 Calci poi decido. 



NORMAN di Jonathan Segal, 2010

C'era un periodo in cui di questi film indipendenti che sprizzano Sundance da tutti i pori ne vedevo a carriolate, alternati ai peggio splatter giapponesi, giusto per non farmi salitre troppo la glicemia. Adesso invece è un po' che non me li cago, pensa te che ho lì in coda Win Win (Mosse Vincenti STO CAZZO!) e Terri da una vita e lì ci sono Giamatti e John C. Reilly, mica cazzi. Qua invece ci sono il giovane vecchio Dan Byrd che quanto sembra Oliver Platt da giovane (vecchio)? Cioè U G U A L E! Poi Richard Jenkins chettelodicoaffare e quel barba di Adam Golderg. Beh poi c'è pure la VanCamp che io m'ero visto tutto coff coff, questo magari non diciamolo troppo in giro, Everwood coff, perchè amavo lei e Sarah Lancaster. C'è pure la musica del giovane artista indie che in ogni film indie che si rispetti non può mancare, in questo caso Andrew Bird, scusate se è poco. Magari viene pure fuori che questo Norman è pure meno ricattatorio di quel che sembra dal trailer, mi sa che finirà in coda, così me lo guardo dopo i film di Sono o di Miike.



I MELT WITH YOU di Marc Pellington, 2011

Quando degli amici si ritrovano dopo parecchio tempo per festeggiare qualcosa e s'imbottiscono di droca e alcol, la vita c'insegna, non finisce mai bene, ma proprio manco per il cazzo. Se 'sti quattro fresconi poi sono Thomas Jane, Rob Lowe, Jeremy Piven (cazzo, ancora tu! Ma allora Cose molto cattive non t'ha proprio ionsegnato una fava!?) e Christian McKay che in effetti non so chi sia ma mi dispiaceva tagliarlo fuori, mettete pure il cellophane sul divano. Il trailer è fico ma noi sgamati giovini degli anni 0 sappiamo che gli omini dei trailer la sanno lunga e pur d'infinocchiarci e di farci scucire 8 eurini son disposti a tutto, quindi c'è caso che il film alla fine sia una cacata, io però son fiducioso, intanto perchè c'è pure Sasha Gray che se ci va bene fa un po' delle porcherie che l'han resa nota, e poi perchè cos'è carico Jane a 0.35 con lo smanicato zebrato e la cresta ricciolina? M'accontento di poco io.



EXTREMELY LOUD AND INCREDIBLY CLOSE di Stephen Daldry, 2011

Safran Foer è uno dei miei scrittori contemporanei preferiti e il libro dal quale è tratto questo trailer ai tempi m'era piaciuto parecchio, questo non dovrebbe in nessun modo inficiare il mio giudizio su un'altra opera tratta dal romanzo ma si da il caso che invece lo infici (?) parecchio perchè 'sta roba mica lo so se mi convince. Mi pare un'operazione di miscasting totale, e poi gli U2, andiamo! Perchè? L'unico che può riuscire a sbrogliare la matassa è Daldry che con le mattonate ci va a nozze, un po' ancora ci spero ma secondo me non salta fuori nulla di buono.



JOHN DIES AT THE END di Don Coscarelli, 2011

Questo è il nuovo film di Coscarelli e se avete visto, non vi dico Phantasm, che magari ai palati più fini potrebbe risultare indigesto, ma quella bomba di Bubba Ho-Tep, sapete di che parlo. Beh, questo trailerino è proprio LA PAZZIA! Sembra una specie di Il Seme della follia, che FYI è uno dei miei film prefe, in versione teen malatissima. Io sono già innamorato e c'è pure quello scoiattolone di Paul Giamatti, se non è amore questo, cosa cazzo lo è???