lunedì 10 ottobre 2011

BACK IN THE DAYS

SUPER 8 di J.J. Abrams, 2011

Per chi, come il sottoscritto, è cresciuto sperando di venire catapultato in una delle avventure fantastiche che coinvolgevano i protagonisti di pellicole come Explorers, Navigator, Giochi Stellari ma soprattutto I Goonies, film che riempivano i miei pomeriggi e mi lasciavano a sognare ad occhi aperti per settimane, il logo della Amblin Entertainment, la casa di produzione di Steven Spielberg, posto in apertura di Super 8 è un tuffo al cuore e una garanzia. Logo che pare sottolineare una sorta d'investitura ufficiale, suggello di un passaggio di testimone ideale tra il regista indipendente più famoso del mondo e il produttore che ha cambiato il volto della televisione statunitense e non solo. E il film di Abrams non lascia infatti delusi, riportando alla luce con la sua storia di giovani ragazzini aspiranti cineasti e di mostri facili metafore di un'età adulta aliena e distante, in una sorta di fusione  proprio tra I Goonies ed E.T., un Cinema che in sala non si vedeva da parecchio tempo (escludendo forse la saga di Harry Potter, a mio avviso moderna reincarnazione proprio dell'avventura per ragazzi anni '80, e sporadici episodi come i recenti The Hole Attack the Block e Rare Exports)  e del quale c'è ancora senza alcun dubbio bisogno. Super 8 è una dichiarazione d'amore nei confronti del cinema, amore e passione che trasuda da ogni fotogramma attraverso lo sguardo dei ragazzini protagonisti, fan di Dawn of the dead e Star Wars, vere e proprie reincarnazioni dei due autori e del loro amore per i b-movie degli anni '50, film fatti di modellini ed effetti meccanici, dove il mostro, a causa delle ristrettezze di budget (non è chiaramente questo il caso), veniva mostrato solo nel finale. Il Cinema è il filo rosso che percorre l'ossatura della vicenda, come sinonimo di fuga dalla realtà e grimardello per accedere ad un mondo fantastico, la creatura viene non a caso immortalata grazie alla piccola cinepresa che i ragazzi utilizzano per girare il loro sconclusionato (ma stupendo e protagonista di una chicca nei titoli di coda)  horror a base di zombi, ed è grazie alla sua partecipazione al loro piccolo film che Joe può finalmente avvicinarsi ad Alice, la ragazza del quale è innamorato ma a cui non ha il coraggio di rivolgere la parola. Nell'incredibile affiatamento tra i ragazzini del gruppo e nella loro bravura, con una Elle Fanning, centro di almeno tre scene da pelle d'oca, che a soli tredici anni dimostra un talento superlativo, è indubbiamente il motore del film e il motivo dell'ottima riuscita della pellicola. Sembra infatti lo stesso Abrams sia più interessato a seguire da vicino le vicende emotive e le dinamiche di gruppo dei suoi piccoli protagonisti più che il sottotesto fantascientifico, finendo per perdersi un po' nell'ultima parte, più sfilacciata e meno coesa, andando a incrinare la compattezza del film. A dispetto dei suoi difetti però, Super 8 è una pellicola che emoziona, riuscendo nel non facile compito di far rivivere nello spettatore la meraviglia provata da ragazzino, cosa che, di questi tempi, non è certo affare da poco.

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