giovedì 27 ottobre 2011

IT'S THE END OF THE WORLD AS WE KNOW IT (AND I DON'T FEEL FINE AT ALL)

CONTAGION di Steven Soderbergh, 2011

Non si può negare la filmografia di Soderbergh sia decisamente altalenante. A partire dal fulminante esordio con Sesso, bugie e videotape, che gli fruttò la Palma d'oro a Cannes nell'89, il regista di Atlanta ha alternato progetti personali e sentiti ad altri più commerciali e mainstream, così come alterni sono stati gli esiti delle singole pellicole. Per dei riusciti The Limey e Traffic ci sono un disastroso Full Frontal e un insipido e autoindulgente Intrigo a Berlinose il primo capitolo della saga di Ocean è abbastanza gradevole, i due sequel risultano quantomeno ridondanti e inutili. Questo suo essere poco costante mi fa approcciare ogni nuovo film con un po' di sospetto e un pizzico di timore, soprattutto se, come in questo caso, si entra nel campo del cinema di genere, un tipo di cinema che è molto facile sbagliare se non se ne conoscono perfettamente i topoi. Devo però ammettere di essermi dovuto ricredere. Contagion, più che al filone catastrofista moderno, quello che ha come portabandiera Emmerich o Bay, si volge al passato, rifacendosi al cinema degli anni '70 (per stessa ammissione del regista, l'approccio guarda esplicitamente a Tutti gli uomini del presidente di Pakula), ad entrare nel mood una grossa mano la da l'incalzante sonora di Cliff Martinez, e a classici disaster movie come The Day After e Threads. Girato con grande dispendio di mezzi e professionalità tecnica ineccepibile ma utilizzando uno stile pulito ed essenziale, quasi documentaristico, Contagion racconta la pandemia in maniera corale, adottando diversi punti di vista, quello dell'uomo della strada, delle istituzioni sanitarie coinvolte, dei militari e degli organi d'informazione, con un continuo cambio di prospettiva parecchio utile nel rendere scorrevole la progressione degli eventi e risultando decisamente efficace in termini di ritmo. Gli assi nella manica di Soderbergh sono però la sceneggiatura di Scott Z. Burns, molto accurata dal punto di vista scientifico e più che plausibile, tanto da mettere a disagio e far montare un'ansia crescente (sfido chiunque a non tornare con la mente al film quando nei giorni successivi la visione sentirà qualcuno tossire in un luogo pubblico), ed un cast mozzafiato, da Lawrence Fishburne a Matt Demon, passando per Kate Winslet, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Marion Cotillard e il grandissimo Bryan Cranston, fino ad arrivare ai camei affidati a Josie Ho, John Hawkes ed Elliott Gould. Tutti grandi attori che, a dispetto dell'esiguo minutaggio (o della "cattiveria", della quale Hitchcock sarebbe fiero, con cui il regista li elimina senza batter ciglio, nonostante la fama di qualcuno sia indubitabilmente un selling point) dedicato ad alcuni, con la propria bravura aiutano senza dubbio lo spettatore nell'immedesimarsi in questa oscura e terribile storia che tocca i quattro angoli del globo in un catastrofico e travolgente crescendo fino all'ultima, geniale, sequenza.

3 commenti:

  1. A proposito dell'incostanza di Soderbergh questo e' il suo prossimo film: http://www.imdb.com/title/tt1506999/

    Ti dico solo che la protagonista faceva American Gladiator
    Grosse risate quando in sala hanno mostrato il provino

    PS: Contagion e' un buon film ma secondo me il cast mozzafiato lo banalizza piu' che dargli valore.

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  2. Sì di Haywire avevo parlato in maniera non troppo entusiasta pure io qui

    http://dissolvenzainnero.blogspot.com/2011/07/week-end-trailer-extravaganza-30.html

    In effetti è vero, gente sconosciuta avrebbe dato un altro twist alla vicenda. Vuoi mettere però veder morire male la Paltrow dopo 10 minuti scarsi ;D

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  3. eh eh, anche se ti confesso che avrei anche evitato di vederle la calotta cranica rivoltata !!!

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