mercoledì 2 novembre 2011

MONKEY SHINE

L'ALBA DEL PIANETA DELLE SCIMMIE (Rise of the planet of the apes) di Rupert Wyatt, 2011

"Evolution becomes Revolution"

Non nutrivo particolari aspettative riguardo questo nuovo capitolo nella saga de Il pianeta delle scimmie, saga che vidi quand'ero ragazzino e della quale ho ricordi abbastanza confusi e nebulosi. Mi aspettavo il tipico blockbuster tutto azione ed esplosioni e invece sono rimasto piacevolmente sorpreso di fronte ad una storia, quella dello scimmia Cesare, che, con tutti i difetti del cinema nordamericano mainstream e che, nonostante resti fedele alla logica del prequel/reboot, risulta davvero coinvolgente e costruita in maniera intelligente. Se come in ogni nuovo capitolo di un franchise che si rispetti i rimandi e le strizzate d'occhio ai predecessori non mancano, dalla cattura iniziale al volto di Charlton Easton che fa capolino dagli schermi, Rise of the planet of the apes riesce comunque a trovare una propria dimensione non limitandosi a citare in maniera vuota e pedissequa ma facendo un passo verso nuove direzioni. Mescolando sci-fi anni '70 a suggestioni degne di un moderno Frankenstein e riaggiornando il tema del mostro incarnandolo nella figura del primate che poco alla volta prende coscienza di se, della propria condizione e del mondo che lo circonda, Rupert Wyatt, regista britannico con all'attivo un solo film (The Escapist, film che purtroppo non ho ancora recuperato ma che, trattandosi di un escape movie, lascia pochi dubbi sul perchè il regista sia stato scelto e sul motivo sembri essere più a proprio agio nella seconda parte di Rise of the planet of the apes, più riuscita e avvincente), riesce a coinvolgere lo spettatore, grazie a notevoli trovate di regia, come la soggettiva dello scimmia,  o un utilizzo parecchio dinamico della macchina da presa che aiuta l'identificazione con Cesare, a dispetto della non troppa profondità nel tratteggiare i personaggi, su tutti la dottoressa interpretata da Freida Pinto, tanto bella quanto inutile e legnosa, o dell'eccessivo didascalismo. Nonostante la presenza nel cast del pur sempre bravo James Franco, gran parte dei meriti della buona riuscita della pellicola vanno al gigantesco Andy Serkis, vero e proprio protagonista del film, coadiuvato per l'ennesima volta, dopo la trilogia de Il Signore degli Anelli e King Kong, dagli incredibili tecnici degli effetti speciali di Weta Digital. Serkis, ormai completamente a suo agio con i meccanismi recitativi propri della performance capture, da vita ad un personaggio a tutto tondo, uno scimpanzè vivo e reale, capace di emozionare e coinvolgere, interagendo con gli altri attori e il set in maniera stupefacente, un personaggio il suo Cesare, che di digitale ha solo la texture. Il film di Wyatt quindi, non certo scevro da imperfezioni o grossolanerie, è comunque un ottimo esempio di come costruire un blockbuster in maniera intelligente e con gli occhi rivolti al presente.

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