venerdì 23 dicembre 2011

C'ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD

THE ARTIST di Michel Hazanavicius, 2011

Sapevo benissimo cosa mi aspettava entrando in sala a vedere The Artist, ma, nonostante fossi preparato, quando nell'incipit, in un gioco metatestuale, al termine della pellicola di George Valentin proiettata al cinema la musica si stoppa e lascia spazio al muto applauso del pubblico, la meravigliosa potenza di quell'immagine mi ha colpito con la forza di uno schiaffo in pieno viso. Questo è il principale pregio dell'opera di Hazanavicius, un film muto e in bianco e nero che ricalca il cinema classico degli anni '20 (con più di una strizzata d'occhio sia stilistica che tematica a quello dei '40), quello di riportare lo spettatore, mentre il  panorama è dominato da un cinema nordamericano fracassone e approssimativo, abituato a trattare lo spettatore come un idiota (spesso, ahimè, non del tutto a torto) - rimarcando le svolte narrative all'eccesso per paura venga perso il più banale degli snodi - in un territorio dove è possibile sperimentare un tipo di esperienza che riallinea con le proprie percezioni e con una maniera più profonda e genuina di stare di fronte allo schermo. Il livello di attenzione richiesto da una pellicola come The Artist è ben diverso da quello a cui è abituato lo spettatore moderno medio, ed è quasi incredibile come in un periodo dove è l'estetica 3D a farla da padrone, il "semplice" utilizzo di un linguaggio codificato agli albori della settima arte risulti oggi come una ventata d'aria fresca. Nonostante le critiche vertano soprattutto sulla furberia dietro un'operazione di questo tipo e sulla volontà di ammiccare ad un pubblico di cinefili festivalieri, quello che trasuda da The Artist non è manierismo fine a se stesso ma un grande cuore e la voglia di raccontare una storia romantica d'altri tempi che rispecchia a pieno la passione e l'amore del regista per il cinema stesso. Non c'è però solo questo nel film, c'è un ottimo cast capitanato da una coppia di attori, Jean Dujardin e Bérénice Bejo (compagna del regista), affiatata e dalla mimica straordinaria, c'è una bellezza visiva che quasi stordisce, incorniciata, rigorosamente in 4:3, da tutta una serie di notevoli invenzioni, dalla iconica scena nel camerino, a quella dell'ombra sul muro, ai divertenti duetti con il cane, passando per la splendida sequenza dell'innamoramento fino ad arrivare a quella davvero sorprendente e meravigliosa del sogno. Il film di Hazanavicius quindi, sebbene racconti una storia talmente classica da risultare a tratti risaputa, riesce ad emozionare e coinvolgere immergendo lo spettatore in un'atmosfera capace di rievocare tutta la magia del Cinema, quasi fossimo dentro una scatola del tempo.

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