domenica 22 luglio 2012

WEEKEND TRAILER EXTRAVAGANZA #51

AMERICAN MARY delle Soska Sisters, 2012

Le gemelle Soska, "The Twisted Sisters" per gli amici, si son fatte conoscere (non da me, perché da 'ste parti è proprio passato sotto i radar) con Dead hooker in a trunka giudicare dal trailer e dal rating IMDb, che non sarà il verbo ma a volte c'azzecca, una poveratona Tarantino wannabe abbastanza triste. Questa nuova pellicola invece parla di Katharine Isabelle, che di certo ricorderete in Ginger Snaps - per i poveri di spirito Licantropia Evolution: ritorno al presente (M A C C O S A) - a meno che, ancora una volta, come il sottoscritto, non l'abbiate visto che c'ho sempre un botto di roba da fare e tra un cazzo e 'naltro non ci ho avuto il tempo, Katharine Isabelle dicevamo, che sbrocca e molla gli studi di medicina per praticare discutibili interventi di body modification perché noi siamo giovani e queste robe underground ci piacciono un frego. SPOILER: personalmente di questa roba non potrebbe fottermene di meno. FINE SPOILER.



GRABBERS di Jon Wright, 2012

Cosa succede quando un piccolo sobborgo costiero irlandese viene attaccato da dei fottuti mostri alieni? Succede che l'unico modo per combatterli salta fuori che è bersi birrette a profusione e rimanere sbronzi marci da mane a sera. La sinossi è geniale e anche se l'idea non è proprio originale (quella mezza porcata di The Faculty anyone?), il tutto pare divertente il giusto perché venga fuori un filmetto da serata senza troppe pretese con i regaz. 



STOLEN di Simon West, 2012

Nuovo film per Nick Cage e per i suoi capelli tutti matti! Saranno i sottotitoli in cinese che fuorviano la mia attenzione ma il tutto m'è sembrato di un loffio, ma di un loffio, a cui solo quel cagnaccio pezzente di Simon West sarebbe potuto arrivare. A Nick e ai suoi capelli un vecchio socio sciancato dalla vita, con le palle girate per una rapina andata male, rapisce la figlia, Samy Gayle, più o meno quello che succede se passate al minipimer Hermione Watson e la Hathaway (e che su IMDb ha una foto che con quel mullet e quell'ombra di peluria attorno alle labbra forse non era il caso di mettere), così lui, che è il mago del rubare facile, ce la mette tutta per riportarla a casa. Ora, a parte il capire come funzioni una lancia termica - e molto probabilmente un film de Hollywood non è il modo migliore per riuscirci - e Malin Akerman che tanto sull'internet m'ha detto un amico te la puoi vedere nuda in tempo zero, non mi pare ci sia nessun altro motivo per affrontare questa sbobba. Nemmeno il bulbo di Cage.



CRAVE di Charles de Lauzirika, 2012

De Lauziriqualcosa è un documentarista e - wait for it - grande producer di blu-ray (a voi non fa ridere questa cosa? A me fa sganasciare e non capisco il perché. Ciao che lavoro fai? Presente The Inner Circle: Russel Crowe and his merry man? L'HO FATTO IO! Sono un producer di blu-ray, ta dan! BWAHAHAHAHA. Son proprio un coglione. Tra l'altro darei un braccio per fare il suo lavoro. Scusa Charley, è che mi fa ridere, dai ok, non lo faccio più) questo è il suo primo film di fiction e racconta di un fotografo di scene del crimine che comprensibilmente a un certa sbrocca e inizia a farsi dei viaggi belli pesi sull'essere un vigilante, solo che tutto diventa sempre più sfocato e non si capisce se ci fa o ci è. La notiziona comunque è che c'è pure quel grandissimo tossicomane di Edward Furlong. Bella Eddy, schiaccia 'sto cinque.



AFTER di Ryan Smith, 2012

Contrariamente a quanto si possa pensare, questo non è un documentario sulla movida o su gli happy hour in Corso Como ma un mystery thriller soprannaturale su due poveri disgraziati che, dopo un incidente con l'autobus, tornano alla propria cittadina per scoprire di essere rimasti soli. Quindi gli tocca cercare di capire se son schiattati, se sono in una dimensione parallela o se son finiti per sbaglio nel set di The Others, se proprio gli butta male, in quello di Person Unknown. C'è pure la gran rottura di avere un fumo nero che avvolge i confini del paesino come una muraglia e che avanza come il Nulla de La Storia infinita, solo che dentro pare ci siano dei mostri brutti. Fare fico.



JAYNE MANSFIELD'S CAR di Billy Bob Thorton, 2012

A undici anni di distanza da Daddy and Them, se trascuriamo il documentario su Willie Nelson dell'anno scorso, The King of Luck, Billy Bob torna dietro la macchina da presa per dirigere questo drammone familiare a ridosso della guerra in Vietnam. Il cast, capitanato da gente come Duvall e Hurt è bello carico, pensa te, ci sono pure il Punitore, il T-1000 e Kevin Bacon coi capelle longhe, purtroppo il trailer è un po' una rottura di zebedei e la cosa, unita al fatto che il film non trova distributori in madrepatria, non depone troppo a suo favore. Però esce il dvd e il blu-ray in Australia, se vi interessa.



THE MASTER di Paul Thomas Anderson, 2012

Non c'è nulla da dire su questo trailer. C'è solo da aspettare che il film esca, prima che la fotta mi fotta il cervello.



BACHELORETTE di Leslye Headland, 2012

Sicuramente sono io ad avere un problema ma questo genere di commedia non mi fa mai ridere. Cioè magari un paio di risate me le faccio pure ma in confronto alla gente normale che si piega in due e quasi vomita dal ridere, io beh, no. Non so, per me l'unico motivo d'interesse in questa roba è Lizzy Caplan. Sono talmente noioso che m'annoio da solo.



MAN OF STEEL di Zack Snyder, 2013

Superman è uno dei pochi supereroi che non ho mai letto, anche se i film con Christopher Reeve mi gasavano come una biscia. Stupidamente il fumetto mi sembrava una rottura di palle, invece nell'ultimo periodo ho proprio voglia di leggermi qualcosa dell'uomo d'acciaio, indipendentntemente dall'uscita di questo nuovo film o dal fatto che senta un buco a forma di Superman nella mia nerditudine, è giunto il momento. Sono pronto. E questo teaser la voglia me l'ha centuplicata perché, porca puttana, è roba da pelle d'oca. Il bambino con il mantello, la voce fuori campo, l'essere più potente del pianeta sperduto, che non riesce a trovare il suo posto nel mondo e poi BANG, quel volo che infrange il muro del suono. Spettacolare. E' infocamento allo stato puro, sperando non finisca come per quello di Singer che l'ho visto due volte e mi son sempre addormentato.




BONUS:

Questo probabilmente interesserà solo a me, ma dato che ritengo Struzan un genio e ho pure un paio di suoi poster appesi alle pareti di casa mia, ve lo beccate pure voi.



venerdì 20 luglio 2012

2079: FUGA DALLA PRIGIONE ORBITANTE

LOCKOUT di James Mather e Stephen St. Leger, 2012

"Well I guess that's why they call it the punch line."

La cosa davvero inspiegabile di Lockout è la scritta, spocchiosissima, posta in apertura e in chiusura della pellicola che afferma il tutto sia riconducibile ad un'idea originale di Luc Besson, qui in veste di produttore esecutivo. Non ci siamo proprio. Che si spacci per idea originale un frullatone ipervitaminico di Escape from New York (e del seguito, Escape from L.A.), Die Hard, che cita esplicitamente Cobra, il Bruce Willis di The Last Boy Scout e perfino Star Wars assieme a una manciata di B-Movies a cavallo tra gli '80 e i '90, non ha il minimo senso  e non capisco come possa qualcuno, nel 2012, pensare che una mole così imponente di riferimenti e rimandi possa passare inosservata o addirittura venire confusa con qualcosa di originale. Tolto questo sassolino che mi dava particolarmente fastidio posso dire che se si riesce a superare il terribile inseguimento in pessima CGI posto in apertura, il film di Mather e St. Leger fa discretamente il proprio dovere. Lockout non è nient'altro che un film di serie B ultra citazionista  da non prendere troppo sul serio, con un Guy Pierce in gran forma nonostante l'ombra dello Willis che fu - quello che ogni frase era una punchline - e un geniale Joseph Gilgun, schizzatissimo e con un accento impossibile che fa di tutto per rubargli la scena. Certo, gli effetti speciali magari non sono sempre all'altezza ma nel complesso, grazie anche ad un ritmo abbastanza sostenuto, a dialoghi godibili e alla gigionaggine di Pierce, la pellicola scorre senza particolari intoppi e diverte senza troppe pretese, imbroccando anche un paio di trovate riuscite. Di film del genere, con la miriade di difetti che questo Lockout si porta dietro, ce ne vorrebbero senza dubbio di più e se certamente questa "idea originale" di Besson non resterà negli annali del Cinema, mi piacerebbe fosse il trampolino di lancio per una seconda fase nella carriera di Guy Pierce, riciclandolo come eroe action spaccone ma dal cuore d'oro come quelli di una volta.

giovedì 19 luglio 2012

DARK SIDE OF THE MOON

IRON SKY di Timo Vuorensola, 2012

Dopo una lunghissima gestazione, l'idea alla base della pellicola venne a Vuorensola una decina di anni fa, il crowd sourcing martellante che ha inciso solo in minima parte nel budget finale - uno dei circa sette milioni di dollari finanziati da produttori finlandesi, tedeschi e australiani - è arrivata finalmente l'uscita di Iron Sky, in pompa magna nientemeno che in apertura alla Berlinale. La trama è molto semplice, alla fine della Seconda Guerra Mondiale i nazisti si sono rifugiati sul lato oscuro della luna, dove hanno "prosperato" nell'attesa di sferrare l'attacco decisivo alla terra. Una sinossi di questo tipo è talmente irresistibile da far chiudere un occhio  sulle molteplici mancanze della pellicola, perché se nonostante la scrittura pungente l'anima più prettamente fantascientifica non riesce a legare appieno con quella più smaccatamente comedy, è anche vero che le trovate interessanti in ambedue i campi non mancano di certo. Iron Sky è un frullato citazionista che strizza l'occhio tanto al web (con l'apice nel rifacimento del meme de La Caduta) quanto al cinema, dimostrando un po' di fiato corto dovuto senz'altro alla lunga gestazione, ad esempio nella presa in giro a Sarah Palin, che per carità, ci può anche stare ma suona ormai fuori tempo massimo, o nelle punzecchiature nei confronti della politica estera statunitense nell'era Bush. A convincere in pieno invece è l'apparato produttivo che ha saputo sfruttare al meglio il pur esiguo budget, riuscendo a miscelare design steampunk e fantascienza anni '50 in maniera accattivante e tutt'altro che scontata, regalando più di una chicca (le astronavi a forma di Zeppelin su tutte). Il tutto è poi impreziosito dal colpo di genio che ha voluto la colonna sonora fosse affidata ai Laibach, pionieri della musica industriale e gruppo di culto che condivide appieno l'abrasiva ironia che scorre lungo tutta l'operazione. La pellicola di Vuorensola è tutt'altro che perfetta, avrebbe sicuramente potuto colpire più a fondo e più duramente ma a conti fatti Iron Sky è un film di fantascienza divertente e intelligente, con un finale esplosivo e che stimola molti più spunti di riflessione di parecchi colleghi dal budget faraonico.

domenica 15 luglio 2012

WEEKEND TRAILER EXTRAVAGANZA #50

Wow, siamo al cinquantesimo episodio! Chi ci avrebbe mai creduto? Io no di sicuro. Qui ci vuole una bella sigla e poi sotto con la traileranza.


ENTITY di Steve Stone 2012

Per un secondo ho temuto fosse il remake della perla dell'82 targata Sidney J. Furie, invece è soltanto un found footage film inglese recitato con il culo. Cioè, seriamente, sembra il trailer di un film italiano, e ho detto tutto.



GOATS del nipote di Francis Ford Coppola, 2012

Strana storia di formazione con un cast imballato di gente che ci piace, a partire da quella fazza tutta matta di Ty Burrell fino ad arrivare a un David Duchovny megabarbudos, passando per Vera e Keri (che amo profondamente sin dai tempi di Felicity, quando i serial si chiamavano ancora telefilm e io dovevo correre a farmi una doccia subito dopo ogni puntata perché guardare quella roba mi faceva sentire sporco) del mio cuore. Goats, scritto dallo stesso autore del romanzo, Mark Poirier, che ad essere sincero mi manca proprio in rubrica, è la storia di uno sfiguz che dopo il divorzio dei genitori ha come unica guida una strano incrocio tra un homeless e un trekker - di quelli che scarpinano per le montagne non i fanatici del saluto vulcaniano - mentre osteggiato dalla madre hippie decide di frequentare l'ex scuola di preparazione universitaria del padre, ormai completamente assorbito dalla nuova vita e con un nuovo figlio in arrivo, tutto questo cercando di entrare possibilmente nelle mutandine di quella meraviglia di Dakota Johnson che è la figlia di Don e Melanie, scusate se è poco. Io ci sto.



MOVING DAY di Mike Clattenburg, 2012

Clattenburg è il creatore di Trailer park boys, un misconosciuto serial se siete canadesi, proprio roba che ha fatto il botto, SEVEN SEASONS AND TWO MOVIES! SEVEN SEASONS AND TWO MOVIES! Tanto per intenderci. Io personalmente fino a trenta secondi fa non ero minimamente a conoscenza di tutta la faccenda nemmeno per sbaglio ma che cazzo, io mica sono canadese, comunque 'sto trailer fa riderone! La scena dell'armadio ma soprattutto quella del cane m'hanno tipo ammazzato, Will Sasso poi, con quella faccia da James Gandolfini stralunato riesce quasi a farsi perdonare la propria partecipazione a quella merda de I tre marmittoni, che iddio lo perdoni.



BERBERIAN SOUND STUDIO di Peter Strickland, 2012

Eh, questo non sembra niente male. Siamo dalle parti del metacinemone, un ingegnere del suono si sta occupando degli effetti dell'ultimo slasher dell'osannato maestro italiano Santini, quando le cose cominciano a farsi difficoltose, l'umarell, con la fazza inconfondibile di Toby Jones, perde la brocca e comincia a sbiellare pesantemente. Già il fatto ci sia ancora qualcuno che si prende la briga di omaggiare il glorioso periodo del giallo italiano, facendo finta che la merda che tutt'ora viene prodotta nello stivale non esista, sarebbe una notizia da stapparci lo champagne, qui poi il livello sembra altino - soprattutto nell'utilizzo del suono, per ovvie ragioni - e magari, se Strickland non si fa prendere la mano da masturbazioni pseudoautoriali, salta fuori che 'sto filmetto è una bella bomba. Sarebbe l'ultimo chiodo sulla bara del cinema di genere italiano, un regista del Berkshire che riesce a far meglio di noi quello che ci ha resi famosi. Il brutto è che ce lo meriteremmo pure.



HELLO I MUST BE GOING di Todd Louiso, 2012

Ma chi lo sapeva che Todd Louiso faceva anche il regista! Ma soprattutto, chi lo sapeva che quella faccia lì si chiama Todd Louiso! Ora che so tutte queste cose e la mia vita è un po' più ricca, passiamo a parlare del trailer del suo nuovo film. Melanie Lynskey, cresciuta un bel po' dai tempi di quella bombissima di Heavenly Creatures, è una trentaqualcosa appena divorziata che tornata a casa dei genitori nel Connecticut passa poco che comincia a sbattersi un diciannovenne, Christopher Abbott, che se non vivete in un polmone d'acciaio culturale avrete sicuramente visto in Girls - altrimenti siete dei megapoveretti e mi fate schifo - e che, tra parentesi, mi sbatterei pure io. Chiaramente la cosa da il via a tutta una serie di equivoci che sembrano abbastanza divertenti, almeno dal quel che si vede qui, poi chissà.



GANGSTER SQUAD di Ruben Fleisher, 2012

Che qualcuno mi spieghi cazzo c'entra Jay-Z con gli anni '40, per cortesia. Jay-Z non c'entra un cazzo in generale con la vita, che bisogno c'è di infilarlo nel trailer di un film del genere? Vabbè va, sarà che sto invecchiando. A parte questo e il fatto che il trailer internazionale è identico al trailer non internazionale, con un cast del genere m'è esploso il cervello e ora mi tocca ridipingere le pareti. Spero Fleisher si sia ripreso dal mezzo passo falso fatto con 30 Minutes or Less perché se salta fuori che questo film è nammerda non voglio più vivere. E comunque Emma ti amo comunque vadano le cose, sia chiaro!



[REC] 3: GENESIS di Paco Plaza, 2012

Ok, il secondo episodio era un po' così così, divertente ma abbastanza incoerente e tirato per i capelli, e ora,  perso per strada il fido compare che se n'è andato a girare Mientras duermes, che è lì ad aspettarmi e prima o poi mi deciderò a vedere, è a Paco Plaza che tocca tirare le fila della faccenda. L'ambientazione al matrimonio è già una vittoria, non parliamo della sposa con la motosega! Secondo me ci sono i numeri per portare a casa il risultato, speriamo.



THE DAY di DouglasAarniokoski, 2011

Di questo se n'era parlato già nel quarto episodio dell'extravaganza, te lo ricordi signò? Quelli si che erano bei tempi, eravamo giovani e pensavamo di spaccare il mondo, ragazze diverse tutte le sere e pasteggiare a caviale e champagne, ah, mica come adesso. Comunque, di acqua sotto i ponti ne è passata ma a quanto pare Aarionoqualcosa ha finalmente trovato il cash - probabilmente riuscendo a raggiungere la valigetta in un match di Money in the Bank (il fatto che io sappia cosa sia e come funzioni Money in the Bank è per me motivo di amarezza e profonda vergogna, ci tenevo a farvelo presente), unico motivo per cui riesco a giustificare la WWE tra i produttori - per finire il film, ed ecco qui il trailer definitivo bello e pronto! SBEM! Fotografia plumbea e scenari cupissimi per quella che sembra una versione meno introspettiva e più incazzata e violenta di The Road, e la cosa non è detto sia un male, soprattutto quando a fare il cattivo hai quel fottuto schizzato di Michael Eklund, da poco visto in The Divide, decisamente non uno che vorrei incontrare in un vicolo buio, figuriamoci in uno scenario post-atomico.



OZ THE GREAT AND POWERFUL di Sam Raimi, 2013

Vedere uno dei miei registi di culto accostato al marchio Disney, mi porta alla mente eventi tragici le cui ferite faticano ancora a rimarginarsi. Tutto 'sto tripudio di GCI coloratissima e stucchevole è come un monito nei confronti di quella che potrebbe essere un'ecatombe miserabilissima. Spero, ma in fondo ho la morte ne cuore, che il sorrisone scioglimutande di Jimbo e l'indiscussa figaggine di Mila Kunis, Michelle Williams e Rachel Weisz, bastino a salvare la baracca di questo prequel de Il mago di Oz, arrivato con ben 74 anni di ritardo. Dai su, era il caso?



THE SWEENEY di Nick Love, 2012

Se c'è una roba che me lo fa venire duro sono i film di rapina. Intanto perché prendo sempre appunti per quando sarò io a farne una e poi chiudo baracca e burattini tanti saluti me ne vado nelle Antille, poi perché son sempre stracazzuti e megaignoranti. Questo è un film su una squadra antirapina inglese con le palle quadre che se ne frega delle regole pur di sbattere al gabbio i criminali, il tutto basato su una serie anni '70 mai sentita ma in fondo chissenefrega, qua ci sono tutte le carte in regola per rompere dei culi. Già il cockney, da solo, basta e avanza.



venerdì 13 luglio 2012

TEAR FROM THE RED

WE NEED TO TALK ABOUT KEVIN (E ora parliamo di Kevin) di Lynne Ramsay, 2011

Duro e estenuante, questo è We need to talk about Kevin, come dura, imponderabile, è la condizione nella quale si trova Eva, una dolente e intensa  Tilda Swinton, costretta dalle circostanze ad affrontare strazianti domande, pesanti come piombo, sulla propria maternità e sul perché una vita piena ed appagante si sia trasformata in un inferno. Sviluppato tramite uno spiazzante e travolgente slittamento dei piani temporali, con una regia chirurgica tutta dettagli e sfocature, questo della Ramsey è un film profondamente femminile, - la figura paterna è infatti relegata sullo sfondo, talmente inconsistente da rasentare l'inettitudine - una disperata ricerca d'amore tra una madre riluttante, che ha dovuto con molta fatica sacrificare tutto per mettere alla luce il proprio figlio e un bambino difficile, ambiguo e indecifrabile, che pare sfidarla ad ogni sguardo fino al compimento da adolescente del gesto estremo che la lascerà svuotata, scavandole dentro un terribile buco da colmare con risposte impossibili. Come tali, gli interrogativi della protagonista non hanno infatti risposta, divenendo interrogativi dello spettatore, sfumati e disturbanti macigni che colpiscono allo stomaco con la furia di un pugno. Domande sulle responsabilità dei genitori di fronte al comportamento dei figli, sulla gratuità troppo spesso data per scontata dell'amore materno, sul peso della colpa, sull'origine di così tanto odio, domande che restano sospese come rossa nebbia lungo il soffocante calvario di Eva. Un film impegnativo We need to talk about Kevin, forse a tratti ridondante ma comunque di grande impatto emotivo, un film intenso e destabilizzante che difficilmente molla la presa sulle viscere dello spettatore.

mercoledì 11 luglio 2012

THIS IS ENGLAND

TYRANNOSAUR di Paddy Considine, 2011

Il violento incipit dell'esordio dietro la macchina da presa di Considine, già uno dei più interessanti volti del cinema inglese, mette subito in chiaro le cose. Nei confronti dello spettatore non ci saranno sconti. Peter Mullan, per l'ennesima volta in stato di grazia, è un vedovo alcolizzato e tormentato, pieno di rabbia e risentimento - più verso se stesso che nei confronti del mondo - un uomo incapace di controllarsi e sempre pronto a scattare in imprevedibili esplosioni di furia distruttiva. L'incontro fortuito con la commessa di un negozietto di roba usata, una intensa Olivia Colman, devota cristiana intrappolata in un matrimonio infelice e violento, permetterà ad entrambe di intraprendere un doloroso cammino verso una piena consapevolezza della propria disperata condizione. Con uno stile secco e asciutto, distaccato e improntato al realismo più cupo, Considine, senza minimamente cedere il passo alla facile ricerca della commozione a tutti i costi, colpendo al contrario lo spettatore con la violenza di un pugno allo stomaco, racconta una parabola di esseri umani irreparabilmente spezzati, di una periferia che parecchi fingono di non vedere o dimenticare, con una lucidità e un rigore che per contro amplificano a dismisura l'effetto drammatico lasciando in più di un passaggio senza fiato. Tyrannosaur non è certamente un film facile, è un viaggio oscuro e doloroso nei tortuoso groviglio di due anime danneggiate, un film al contempo splendido e devastante, capace di insinuarsi come un cuneo nella testa e nel cuore dello spettatore ben oltre la fine dei titoli di coda. 

lunedì 9 luglio 2012

domenica 8 luglio 2012

WEEKEND TRAILER EXTRAVAGANZA #49

COMPLIANCE di Craig Zobel, 2012

A quanto pare questo è il film con polemica del Sundance di quest'anno, accusato di misoginia dal tipico spettatore che si alza sbottando a fine proiezione, il film di Zobel, ex beniamino del festival che accolse in pompa magna il suo Great world of sound e protégé di David Gordon Green, è ispirato ad una storia vera successa in un fast food. Un bel giorno la direttrice di un KFC wannabe riceve la chiamata di un sedicente agente di polizia che la spinge ad accusare una dipendente, Dreama Walker, una specie di Michael Jackson biondo, di furto, manipolando la faccenda a tal punto che la poveretta verrà prima messa in quarantena e poi resa vittima dei peggio abusi. Ora io mi chiedo, MA COSA CAZZO!? Cioè il primo stronzo che ti chiama e ti dice di essere un poliziotto tu lo segui ciecamente come una scimmia senza cervello? Ma che cazzo ti dice  quella testa? Io il film chiaramente non l'ho visto ma più della misoginia mi pare il problema qui sia la stupidità estrema della gente.

PS: che la direttrice sia una povera stronza demente si capisce subito, tra l'altro, quando dice che se non hanno clienti devono mettersi a pulire, sia mai un minuto della giornata resti improduttivo, cosa che, quando lavoravo al banco di una pizzeria, ho sempre odiato. Ma porca puttana, se fino a due minuti fa c'è stato il fottuto inferno, adesso che la situazione s'è calmata vuoi lasciarmi respirare o devo vivere con quel cazzo di straccetto in mano? Eh? MAVAFFANCULOVA'. Fine dello sfogo personale, ecco il trailer.



ARCADIA di Olivia Silver, 2012

John Hawkes una mattina prende i figli, baracca e burattini, carica tutto sulla sua station wagon scassona tipicamente americana e parte alla volta di Arcadia, California e non si capisce bene se ha rapito i propri figli,  sta divorziando dalla moglie, è tutto un equivoco e poi la moglie arriva, varie ed eventuali. L'unica cosa chiara è che Hawkes è il solito califfodiddio e sicuramente ci farà un sacco piagne.



JACK REACHER di Christopher McQuarrie, 2012

McQuarrie, poverino, pagato lo scotto del floppone Le vie della violansa, che, a dirla tutta, non ricordo nemmeno fosse troppo malvagio, se n'è rimasto la bellezza di dodici anni in un cantuccio a leccarsi le ferite da povero incompreso che lui è quello che ha vinto l'Oscar per aver scritto I soliti sospetti, mica cazzi. Spinto probabilmente dalle rate del mutuo o da una ex moglie che gli sta ciucciando via pure il midollo dalle ossa a furia di alimenti, il buon vecchio Chris torna dietro la macchina da presa e lo fa giocandosi la carta dell'adattamento di un libro di Lee Child, One Shot, che non ho letto manco per il cazzo ma che a quanto pare una milionata di persone sì. Per andare proprio sul sicuro, per interpretare l'ex poliziotto diventato vigilante che da il nome alla pellicola han chiamato Tom, fresco fresco di divorzio e incazzato come una pantera che spacca ossa a uso ridere e guida una Chevelle SS che è tipo una delle auto dei miei sogni bagnati. Rischia pure di essere un film fico.



WHY STOP NOW di Phil DorlingRon Nyswaner, 2012

In questa dramedy in odore di Sundance, il buon vecchio Jesse Eisenberg - uno a cui qui si vuol parecchio bene - giovane promessa del pianoforte, si trova invischiato in dei casini belli grossi, nel giorno di un'importante audizione, a causa della madre tossicomane molesta, Melissa Leo, che se siete sul pezzo avrete recentemente visto costringere con la violenza Louis C.K. a leccarle la patata. Ma che noia è 'sto trailer? Sembra durare sei anni. E c'è pure la scena dell'audizione! Cioè che cazzo dovrei pagare per vedere, i due minuti di film che ancora non avete spoilerato e che quasi sicuramente faranno merda? Mah, con tutta la stima che posso avre nei confronti di Jesse e Melissa questa roba mi pare una bella rottura di palle.



THE LONELIEST PLANET di Julia Loktev, 2012

L'angoscia. Di questo trailer - ringraziando iddio, visto che ormai ti fanno vedere tutto il film compresi i titoli di testa e coda - non ho capito nulla a parte l'angoscia. A quanto pare è la storia di una coppia, Gael Garcìa Bernal e Hani Furstenberg,  alla quale durante un viaggio tra i monti del Caucaso succede qualcosa che sconvolgerà per sempre il rapporto. No horror, no thriller, solo angoscia della più pesa.



COLD BLOODED di Jason Lapeyre, 2012

Trailer del super indipendente crime thriller canadese dai production values abbastanza scarsini ma che ci crede un sacco e non si tira certo indietro dal prendere ripetutamente a cartelle in faccia Zoie Palmer. Roba che da noi non arriverà mai e poi mai nemmeno in DTV e che ben pochi avranno voglia e tempo di sbattersi per recuperare in altro modo. Però si vede che davvero ci credono un casino, magari non è male.


COMES A BRIGHT DAY di Simon Aboud, 2012

Craig Roberts, dopo aver capito che innamorarsi e nammerda in quel gioiellino di Submarine, cerca di peggiorare la situazione innamorandosi durante una rapina. Ad essere sincero, vedendo il trailer, non ho ben capito dove voglia andare a parare la faccenda ma le premesse sembrano abbastanza interessanti e Craig, con quella faccetta, lo seguirei all'inferno anche da solo, figuratevi se c'è anche Imogen Poots.



BONUS:

Avete detto featurette di The Dark Knight Rises da tredici minuti e mezzo? Sì? Eccola.

sabato 7 luglio 2012

WEEKEND TRAILER EXTRAVAGANZA #48

Siccome settimana scorsa ho avuto un casino di roba da fare, è successo che non son riuscito a buttar giù quattro stronzate sui trailer, quindi ho deciso di recuperare con una doppia razione a 'sto giro! Liberatevi da ogni impegno, staccate il telefono perché c'è davvero un mucchio di roba. Contenti? 

ROBOT & FRANK di Jake Schreier, 2012

In un futuro non troppo lontano ad un vecchio piscione con la fazza di Frank Langella regalano un robot, ma mica uno di quelli che fanno frullati, centrifugati, spremono e sminuzzano, un robot vero, come il Voltron. Beh un po' più piccolo e meno stiloso, una specie di fratello maggiore di Emiglio e siccome Langella da pischello rubava i gioielli, tira in mezzo il suo nuovo amico elettronico per portare a termine un colpo gobbo  che te lo sogni AH! Al Sundance a quanto pare ha fatto sfracelli ed il trailer non è male, magari salta fuori che è pure fico.



EASY MONEY di Daniel Espinosa, 2010

Evidentemente Safe House ha fatto i soldi, io manco l'ho visto che mi pareva merda pura ma si da il caso che quel vecchio volpone di Weinstein abbia deciso di distribuire in America anche il film precedente di Espinosa, appunto questo Easy Money, film svedese che in originale s'intitola Snabba Cash. Ve lo ridico: SNABBA CASH! Che bello è? Ripetiamolo un'altra volta: SNABBA - wait for it - CASH. Ok, basta. Nel cast c'è pure quella cartola di Joel Kinnaman, quello di The Killing, che in effetti senza barbetta spocchiosa non avevo riconosciuto e nemmeno sapevo fosse mezzo svedese, ma pensa te. Beh, comunque il trailer pare fico, io un'occhiata, in caso, al film, gliela darei. SNABBA CASH.



ALEX CROSS di Rob Cohen, 2012

Rob Cohen come ben sapete è un onesto mestierante di Hollywood con in curriculum ha qualche perla, tipo Fast & Furious e discrete merdate del calibro di xXx che quando con mia sorella capita di rivedere la scena del salto con la moto c'ammazziamo dalle risa. Per non parlare di quella cagna maledetta di Asia Argento. E infatti non ne parliamo. Questo Alex Cross è il suo nuovo film, tratto dal romanzo di James Patterson, uno del quale non ho mai letto una riga e mi guardo bene dal farlo, con al centro il suo personaggio principe, Alex Cross appunto, che certo ricorderete intepretato da Morgan Freeman in film come Il collezionista e Nella morsa del ragno, film che non ho visto e ben mi guardo dal vedere perchè non me ne fotte una sega. A 'sto giro però, han deciso che il profiler troppo cervellotico è demodé, siamo negli anni 2000 e il profiler deve avere uno shotgun che pare un bazooka e fare gran caciara, hanno quindi dato in mano il personaggio a Tyler Perry che credo di non aver mai visto prima in vita mia. Il cattivo invece è Matthew Fox, che già gli volevo bene in Party of Five, figuriamoci in Lost, qui rasato, nervosissimo e ultra creepy, si vede che ci crede un casino ma sticazzi, non mi farà di certo entrare in sala. E nemmeno lo farà il resto del cast, imballato di amici di Dissolvenza in Nero, il Dottor Cox, Pollos, Edward Burns, Jean Reno e la tipa di Continuum.



EPIC di Chris Wedge, 2013

Questo esce tra un botto ma il trailer è bellone, nonostante solitamente la roba dei Blu Sky Studios non la tocchi nemmeno con un bastone pungolato lungo cinque metri, questo m'attizza. Bello il design dei personaggi, bella l'ambientazione, bella la musica degli Snow Patrol e bello il gag degli occhi della lumaca. Pure le voci sono di un sacco di bella gente. Non so voi ma io 'sto Epic me lo segno.



FRANKENWEENIE di Tim Burton, 2012

A Burton non lo so mica se gli voglio ancora bene. Da dopo quel capolavoro di Big Fish in poi è stata tutta una discesa, culminata in quella merda senza ritegno che non voglio nemmeno nominare: Alice in Wonderland. Diocristo che stronzata. La fottuta deliranza è uno dei momenti, se non il momento, più imbarazzante che ho mai vissuto in una sala cinematografica, m'ha gelato il sangue nelle vene. L'Orrore! L'Orrore! Dark Shadows manco l'ho visto perché avevo paura. PAURA! Ditemi voi. Vabbè, questo è il suo nuovo film, tratto da uno dei suoi primi corti (tra l'altro con protagonista Barret Oliver il regaz fazza da schiaffi di D.A.R.Y.L., Cocoon e La storia infinita, mica cazzi) ed è prodotto dalla Disney quindi non so quanto graffierà, sempre che quel rincoglionito di Tim sia ancora in grado di graffiare. Boh, speriamo.



ARBITRAGE di Nicholas Jarecki, 2012

Prima pellicola di Jarecki, giovane regaz già sceneggiatore di quella sòla, se non fosse per Amber Heard sempre nuda, di The Informers. Qua però niente presa ammale anni '80 Easton Ellis style ma Richard Gere che fa zigo zago con una giovincella all'insaputa della moglie, Susan Sarandon che gli dice: "cazzo te ne fai di tutti 'sti soldi, cosa vuoi diventare, l'uomo più ricco del cimitero?" perché lui di soldi ce n'ha un frego, è sfondato proprio, ma fa un incidente post coito e la giovincella rimane secca. Quindi comincia tutto un occulta di qui, occulta di là, poi ci sono casini finanziari, poi c'è Tim Roth che indaga e quello è un figlio di puttana che alla minima espressione che fai ti legge nella mente porcozzio. C'è anche Brit Marling che in Another Earth abbiamo tutti amato un bel po' che fa la figlia. Secondo me alla fine Richard Gere muore o va in galera.



HIT & RUN di David Palmer e Dax Shepard, 2012

Dax Shepard è una specie di Zach Braff ma con la faccia lunga e si vede che con Parenthood (ho pure visto la prima stagione e non era manco male, anzi, piangerone proprio) gli ha buttato bene dato che se n'è uscito con questa commedia d'azione scritta, co-diretta e interpretata da lui e dalla sua fidanzatina Kristen Bell, che, per inciso, m'ha sempre fatto cagarissimo perchè c'è qualcosa che non converge a dovere tra mandibola e taglio d'occhi. Adesso che avete quest'importantissima informazione riguardo i miei gusti in fatto di donne posso solo dirvi MA CHE CAZZO DI CAPELLI HA BRADLEY COOPER??? Proprio NO!



THE TALL MAN di Pascal Laugier, 2012

Si da il caso aspetti questo film sin dai primi rumors, con una fotta che lo sa iddio e il motivo penso lo sappiate anche voi, Laugier è il regista di quella bomba atomica di Martyrs, da queste parti considerato uno dei migliori horror degli ultimi anni. E se avete qualcosa da ridire andate pure a fare in culo. Detto questo il trailer di questa sua nuova fatica m'ha lasciato abbastanza interdetto e non capisco se in maniera buona o cattiva.Non capisco proprio dove voglia andare a parare ma probabilmente sono io che a furia di vedere trailer che riassumono tutto il film per filo e per segno, mi sono assuefatto, e quando ne vedo uno fatto come cazzo dovrebbe essere fatto un trailer perdo la bussola. Non so. La mia fiducia Laugier se l'è comunque guadagnata per almeno un altro paio di film, quindi vedremo.



HERE COMES THE BOOM di Frank Coraci, 2012

Questo non ho ben capito se è una parodia di quella manata di Warrior o cos'altro, la cosa, unita al fatto che Coraci ha una filmografia da ergastolo immediato, di certo non mi da i giusti stimoli per approfondire la faccenda. Non saranno certo la presenza di Salma Hayek, di Fonzie o di un gag abbastanza divertente in chiusura a comprarmi.



LOOPER di Rian Johnson, 2012

Potete dire quel che vi pare sulla fazza di Joseph Gordon-Levitt tutta acchittata come quella di Bruce ma io me ne sciacquo lo scroto. Il motore narrativo di questo film mi fa scoppiare il cervello e lo aspetto con una fotta che pare un razzo V2 puntato verso l'orgasmo. Se salta fuori che è una minchiata la mia vita non avrà più senso.



ELECTRICK CHILDREN di Rebecca Thomas, 2012

Una giovane mormona parecchio fica, Julia Garner, già adocchiata in Martha Marcy May Marlene, crede di essere rimasta incinta dopo aver ascoltato una musicassetta rock, scappa di casa e si imbarca in un viaggio di formazione alla ricerca del padre. Con una sinossi del genere hai vinto tutto quello che cazzo c'è da vincere.



TOTAL RECALL di Len Wiseman, 2012

Facciamo finta qui ci sia il solito pippone sui remake o su quanto sia stato saccheggiato Dick (e praticamente sempre tradito) negli ultimi anni o su quanto Wiseman sia un cane malato, ecco, sbrigata questa pratica posso dire che questo trailer m'ha ingassato. Magari sto invecchiando e consequenzialmente rincoglionendo ma non sembra poi così male, begli effetti, bella atmosfera e belle fighe. Chiaramente Farrell non è Schwartzy ma hey, c'è anche l'aliena tri-tettuta, 'zzo volete di più?!



RED HOOK SUMMER di Spike Lee, 2012

Trailer del nuovo joint di Spike Lee, storia di formazione ambientata a Brooklyn blah blah blah. Non so, credo che l'unico motivo d'interesse in questo momento sia la presenza di quel gran califfo di Clarks Peters, poi boh, magari salta fuori che il film è una bomba.



SILVER LINING PLAYBOOK di David O. Russell, 2012

Intitolato da noialtri L'orlo argenteo delle nuvole, perché si sa, siamo un paese di poeti, santi e sognatori, il nuovo film di Russell è la storia di Bradley Cooper, ex insegnante appena uscito da un istituto psichiatrico che torna a vivere dai genitori per rimetter assieme i pezzi e conosce Jennifer Lawrence, una ragazza con un monte di problemi. La cosa stupefacente del trailer è che Bob De Niro pare in gran forma, cosa che potrebbe benissimo essere uno dei segni di quella roba Maya sulla fine del mondo, poi c'è anche che Jennifer ti amo. Certo non ho tanto capito perché debbano farci vedere tutto il cazzo di film e cosa c'entri la danza in tutto questo ma vabbè, l'importante è che Jennifer ti amo.



FUN SIZE di Josh Schwartz, 2012

Commedia adolescenziale con un ricco carico della solita roba, disadattati figli del disagio, bulli, feste faraoniche, ricerca della scopata ad ogni costo, stratificazione sociale che porta ad una estremo bisogno di popolarità etc. etc. Il tutto pare abbastanza divertente, il bambino spacca e c'è Jane Levy che in Suburgatory m'ha fatto perdere la testa, vedremo.



THE SESSIONS di Ben Lewin, 2012

Un uomo confinato in un polmone d'acciaio, quel megabomber di John Hawkes, decide che a 38 anni è arrivato il momento di perdere finalmente la verginità, così, col benestare del proprio consulente spirituale, William H. Macy, e della propria terapista, Moon Bloodgood, ingaggia una terapeuta sessuale, Helen Hunt, e comincia le sessioni del titolo. Il film è tratto da una storia vera e io spero soltanto che al vero Mark O'Brien sia andata meglio, perchè francamente, la Hunt è inchiavabile.



THE MEN WITH THE IRON FISTS di RZA, 2012

RZA non è un mistero (i Wu-Tang Clan hanno preso il nome da Shaolin and Wu-Tang, di Gordon Liu, ingaggiato, tra l'altro, anche per questo film) sia super infottato con il wuxia e il gongfupian, ed era quasi inevitabile che la collaborazione con QuentinTarantino alla colonna sonora di Kill Bill prima o poi portasse a questo. Con questo intendo l'entrare nel circolino "Amici di Quentin" che infatti gli produce il debutto scritto a quattro mani con il compagno di merende Eli Roth. Il risultato è una tamarrata senza se e senza ma,  una revisione del cinema di Hong Kong degli anni'60 filtrata attraverso il personale sguardo, annebbiato da  massicce dosi di tetraidrocannabinolo, di un Rapper - categoria non certo nota per lo spiccato buon gusto - del Brooklyn. Fate voi. Vista l'enciclopedica conoscenza della materia da parte del nostro potrebbe rivelarsi una perla ma quel Bautista con il corpo d'ottone grida fortissimo un NO!



OFFENDER di Ron Scalpello, 2012

Sullo sfondo delle rivolte londinesi dello scorso anno, il debutto di Ron Scalpello mette in scena la vendetta di un giovane chav disposto a finire in riformatorio pur di saldare i conti con chi ha pestato a morte la sua ragazza incinta. Il trailer devo dire fa la sua porca figura e conoscendo l'ignoranza di hooligans e teppisti inglesi potrebbe venir fuori un bel filmettino, sicuramente è roba da tenere d'occhio.

giovedì 28 giugno 2012

BEDTIME STORY

LIVIDE di Alexandre Bustillo & Julien Maury, 2011

Bustillo e Maury, la coppia terribile salita alla ribalta nel 2007 per aver girato quel gran pugno nello stomaco che è À l’intérieur, uno dei film che ha senza dubbio contribuito ad alzare di un paio di tacche il visivamente rappresentabile all'interno di una pellicola, rifiutati un paio di blockbuster hollywoodiani di sicuro successo, il remake di Hellriser e quello di Halloween II, per mantenere pieno controllo creativo sul proprio lavoro, dopo cinque anni tornano alla ribalta con un nuovo lungometraggio, Livide. Tutto si può dire dei due giovani registi francesi tranne di essersi adagiati sugli allori riproponendo la stessa ricetta del primo film. Questo nuovo lavoro parte in maniera piuttosto canonica - tre ragazzi che spinti dalle voci di paese secondo le quali in una vecchia villa ci sarebbe un tesoro, la notte di halloween entrano a cercarlo - per poi sterzare bruscamente sul terreno del fantasy. E' innegabile che il riferimento della coppia di registi sia Suspiria di Argento, i rimandi sono molteplici, l'ambientazione gotica, la casa sperduta nel bosco, la danza, tutti elementi che Bustillo e Maury, nella seconda metà del film, rielaborano in una sorta di nerissima fiaba dove gli elementi si accumulano senza apparente soluzione di continuità, creando un'atmosfera onirica e violentissima, senza preoccuparsi di spiegare allo spettatore (cosa che ad Hollywood sarebbe semplicemente impensabile) quel che sta accadendo ma lasciando che siano le spaventose immagini, perché i salti sulla sedia di certo non vengono lesinati, a chiarire gli elementi chiave della storia. Quel che ne risulta è un film senza dubbio sbilanciato, imperfetto, ma anche visionario e potente, capace di squarciare la coltre di efferata violenza con momenti di rara delicatezza, una pellicola non interamente riuscita ma che non lascia di certo indifferenti e riaccende la curiosità nei confronti del futuro dei due cineasti francesi.

domenica 24 giugno 2012

WEEKEND TRAILER EXTRAVAGANZA #47

V/H/S di un botto di gente, 2012

A quanto pare il vecchio e sano horror antologico è tornato di moda, quei bei film a episodi di una volta, roba tipo Creepshow, Body Bags, Cat's Eye, ve li ricordate? Beh, al momento in pentola bolle The ABC's of Death che sembra proprio una bombissima e questo V/H/S. Girato da un manipolo di giovani registi indipendenti, dai veterani West e Swanberg - che spero non abbiano bisogno di presentazioni - passando per Bruckner, McQuaid e Wingard, fino ad arrivare al collettivo Radio Silence, tutti regaz carichissimi che stanchi dei matusa e degli studios cercano di sbattersi per creare spaventerelli più interessanti della merda che solitamente ci propinano. Del trailer non ho capito una fava, a parte il canovaccio dei tipi che si introducono in casa a rubare una misteriosa videocassetta rarissima e si trovano per le mani mille filmati tutti matti, un delirio random di apparizioni e ragazze mostruose e bu bu settete. A questo punto, onestamente, il found footage ce l'ha fatto a fette un po' a tutti quanti ma nonostante questo, non so voi, io lo aspetto fiducioso.



THE MASTER di Paul Thomas Anderson, 2012

Secondo trailer per il nuovo film di Paul Thomas Anderson che, ve lo dico, è uno dei miei registi contemporanei prefe, quindi immaginatevi la fotta che ho di vedere questa sua nuova fatica. Le musiche tra l'altro son sempre di quel bomber di Johnny Greenwood che con la colonna sonora di There Will Be Blood m'ha fatto diventare scemo. F O T T A.



THE DARK KNIGHT RISES di Christopher Nolan, 2012

Trailerone bello corposo che mette insieme tutte le immagini disseminate nei teaser ed è inutile che ve lo dica, per me 'sto film sarà una roba apocalittica. Magari abbassare di un paio di tacche il livello di aspettativa potrebbe mettermi al riparo da una delusione ma a me SCOPPIA IL CAZZO DI CERVELLO dalla voglia di vedere questo fottuto film e so che Chris non mi deluderà. Altrimenti giuro, LA FACCIO FINITA!



MONSTERS UNIVERSITY di Dan Scanlon, 2012

Presumo nessuno di voi sia talmente turbato psichicamente dall'essersi chiesto come se la passassero Sulley e Mike, i protagonisti di Monsters, Inc., ai tempi dell'uni, in caso l'abbiate fatto (curatevi) ecco qui che a raccontarcelo ci pensa mamma Pixar. Il primo film m'era piaciuto un botto - GATTO! - e anche se di questo fino a due minuti fa ignoravo completamente l'esistenza e ha tutta l'aria di un progetto fatto su misura per rastrellare dollaroni in vista di qualcosa di più grosso, beh, il trailer fa ridere.



THE WATCH di Akiva Shaffer, 2012

Quattro padri di famiglia metton su una sorta di pattuglia per garantire la sicurezza del proprio quartiere e finiscono per fronteggiare un'invasione aliena. Questa la trama del nuovo film di Shaffer, quello di Hot Rod con Andy Samberg - che ho visto ma non è che m'abbia fatto pisciare sotto dalle risate - e di parecchia roba del SNL, una di quelle cose che vorrei tanto seguire ma che non ho la minima sbatta che la vita è breve e ho sempre un casino di robe da fare. Messa giù così sarebbe lecito pensare: "ma me che minchia me ne frega a me di questa roba?" non fosse altro che i quattro scemi di cui sopra sono Ben Stiller, Vince Vaughn e soprattutto Jonah Hill e Richard Ayoade, particolare non da poco dato che potrebbe spostare l'ago della bilancia da puttanatona a megabomba. Per invogliare la visione qui da noi han ben pensato di intitolarlo Vicini del terzo tipo. Complimenti, bella merda.



THE TWILIGHT SAGA: BREAKING DAWN PART 2 di Bill Condon, 2012

Cazzo volete che vi dica, qua è come sparare sulla Croce Rossa. Se non altro è l'ultimo capitolo, ancora un piccolo sforzo e ci siam cavati tutta la faccenda dai coglioni.



ANNA KARENINA di Joe Wright, 2012

Scusate ma sono ancora stordito dalla bellezza delle immagini di questo trailer. Wright ha più volte dimostrato di essere un regista con le palle quadrate e c'è poco da scommettere sul fatto che questa sua versione del romanzo di Tolstòj sarà splendida. 



HOTEL TRANSYLVANIA di Genndy Tartakovsky, 2012

Questo non sembra malaccio anche se in caso dovesse arrivare da noi, visto il trend di appioppare doppiatori accaso ai film d'animazione, chissà cosa potrebbe saltar fuori.



DREDD di Pete Travis, 2012

Così a colpo d'occhio la trama sembra pari-pari quella della bomba The Raid, con il trito espediente della nuova droga a fare da motore alla vicenda. Mettiamoci che Judge Dredd è uno dei pochi fumetti che ho cagato veramente poco (qualche specialino, il cross-over con Lobo), che l'incipit con In for the kill di La Roux - voglio sperare utilizzata per calcare la mano sul decadimento della società a Mega City One - è da orticaria, non è che sia tutto un fuoco per questa nuova trasposizione del personaggio di Wagner & Ezquerra. Certo è scritto da Alex Garland che non è proprio l'ultimo dei fessi ma non so se me la sento di scommettere sulla buona riuscita dell'operazione, vedremo.



CELESTE E JESSE FOREVER di Lee Toland Krieger, 2012

Sarò un fottuto hipster, che ne so, ma a me 'ste commedie finto indie Sundance style mi intrigano sempre parecchio. Queste dramedy che un po' ti fai due risate, un po' ti piji male, 'sti drammi generazionali che noi thirtysomething ci sguazziamo come maiali al trogolo, quei titoli in colori pastello, quella fotografia da Canon Mark II, tutta roba che smuove il ragazzo sensibile che alberga nei profondi recessi del mio cuore. Fatto sta che non vedo l'ora di spararmi questo film, ma proprio un bel po'.



TAKEN 2 di Olivier Megaton, 2012

Pensavate fosse finita? Pensavate che ammazzando come cani tutti quelli che gli entravano nel campo visivo Liam Neeson fosse al riparo dalle ire dei cattivoni generici dell'est? SBAGLIATO! Rade Serbedzija, il cattivo  random dell'est per antonomasia s'è preso malissimo e ha giurato vendetta, garantendoci quel che sembra un'onesta oretta e mezza di sano action scacciapensieri, un po' come il primo episodio che, diciamocelo, aveva gasato a bomba tutti quanti. Dietro la macchina da presa, a 'sto giro, quello scemo pagliaccissimo di Olivier Megaton (MA AMMAZZATI) che se anche sbaglia il colpo il film è ambientato a Istanbul che è una città della madonna e possiamo guardarci il paesaggio.



THE PROTOTYPE di Andrew Will, 2013

Non ho ben capito se questo film si ispira al videogioco ma in fondo fotte sega, quel che conta è che Will, onesto mestierante del cinema, pare aver fatto le cose per benino, il trailer è bello sugoso e lascia presagire un buon potenziale. Sempre che l'Activision non lo trascini in tribunale lasciandolo in braghe di tela. Dopo la scorsa, splendida stagione di Justified poi, vedere il faccione pacioccoso di Neal McDonough, è un grosso piacere.

venerdì 22 giugno 2012

NEIGHBORHOOD HOLOCAUST

THE DIVIDE di Xavier Gens, 2011

Gens, dopo una partenza che picchiava parecchio duro in termini di violenza, e una pellicola hollywoodiana abbastanza deludente, è tornato all'opera con questa produzione a cavallo tra Germania, Stati Uniti e Canada. The Divide parte con il botto, e quando dico botto intendo un'esplosione nucleare nel cuore di New York (realizzata in CGI quantomeno discutibile) che costringe alcuni inquilini di una palazzina a rifugiarsi nelle cantine, luogo nel quale vive il manutentore dello stabile. Se c'è qualcosa che decisamente funziona nel film è senza dubbio il cast, il manutentore in questione è nientemeno che Michael Biehn (e se questo nome non vi dice nulla vuol dire che vi siete persi per strada un grosso pezzo di grande cinema), un duro tutto d'un pezzo con un passato tormentato che cerca di gestire la disperata situazione con il pugno di ferro, dominando incontrastato la prima parte della pellicola con una performance talmente intensa che sembra quasi ne vada della sua stessa vita. Per passare poi il testimone all'altrettanto ottimo Milo Ventimiglia e all'inquietante Michael Eklund che, nella seconda metà del film, con l'inasprirsi della convivenza forzata, spingono il gruppo in una delirante spirale di violenza, tanto psicologica quanto fisica. Quello che non funziona invece è la sceneggiatura, già di per se non troppo originale e piena di buchi, nella quale viene inserita una sconclusionata sotto trama sci-fi, pretestuosa e lasciata in balia di se stessa, elemento  inspiegabile alla luce dell'effettiva durata della pellicola, sopra le due ore, che di certo non aveva bisogno di essere stiracchiata e diluita per arrivare all'ora e mezza canonica. Se si riesce però a chiudere un occhio nei confronti delle incongruenze, al volersi ostinare nel cercare a tutti i costi l'immagine spettacolare da blockbuster (spesso utilizzando una CGI non proprio all'altezza, come appunto per l'esplosione nell'incipit) finendo per mostrare troppo e rendendo superfluo più di un passaggio, se si riesce a passar sopra al fatto che mentre tutti si imbruttiscono, regredendo ad uno stato ferino e subumano, alla protagonista, Lauren German, si unge a malapena la frangetta, The Divide - soprattutto nella seconda parte - quando Gens molla le briglie, calca la mano e la follia comincia a dilagare, diverte parecchio, infilando situazioni sempre più malsane, grottesche, in un turbinio di degenerazione che culmina in un finale nerissimo.

domenica 17 giugno 2012

WEEKEND TRAILER EXTRAVAGANZA #46

Questa settimana abbiamo per le mani una sfilza di trailers, roba di primissima, tipo Collo che si spoglia nudo al ritmo conturbante del diabolico duo Rihanna/Guetta. Via con la sigla!



HEADSHOT di Pen-Ek Ratanaruang, 2011

Siccome sono un povero stronzo, io di Pen-Ek Ratanaruang non ho mai visto nulla, stronzo che sono. Questo è il trailer del suo ultimo film e così, ad occhio e croce, mi pare una bomba senza senso.



AMERICANO di Mathieu Demy, 2011

Non so, a parte Salma Hayek che fa la luridona non vedo altri selling point per questo film, mi senbra non sia né  carne né pesce, poi se qualcuno ha la mail di questo sedicente Andrew O'Hehir vorrei chiedergli cazzo intende con: "a wry film about family secrets and trans-atlantic identity" WHAT!?



NEIGHBORING SOUNDS di Kleber Mendoça Filho, 2012

In un quartiere residenziale a Recife, in Brasile, dopo l'assunzione di una coppia di guardie di sicurezza private, la gente comincia a comportarsi in modo strano, questa la sinossi dell'esorio per il regista brasiliano. A me ha solleticato ed il trailer è veramente fico, montato coi controcazzi, con un sonoro da paura e decisamente ansiogeno, secondo me vale la pena.



DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino, 2012

Trailer internazionale con un paio di scene nuove (nulla per cui strapparsi i capelli, in verità), vale tutto quello già detto settimana scorsa!



MAGIC MIKE di Steven Soderbergh, 2012

Ma Soderbergh mica doveva smettere di fare il regista? Va beh, avrò capito male io. Comunque, questo è il trailer del suo nuovo film, ispirato nientemeno che all'adolescenza di Collo che a diciannove anni faceva lo spogliarellista in un locale di Tampa con il meraviglioso pseudonimo "Chan Crawford". True Story. A parte questo simpaticissimo particolare il film mi pare la solita zuppa, la tipica storia d'amore hollywoodiana con  contorno di bicipiti da paura e traversi dell'addome come se piovessero. Quella piaga di We found love di Rihanna poi, non fa che aggravare la situazione.



FOR A GOOD TIME, CALL... di Jamie Travis, 2012

Ok, questo sembra divertente! Due coinquiline che per affrontare l'infame costo della vita newyorkese si vedono costrette a mettere in piedi un hot line, con tutto il corollario di equivoci tra famiglia e amici che una cosa del genere può comportare. A parte il facepalm per non aver mai pensato ad una cosa del genere invece di rompermi le palle al lavoro tutti i giorni, intendo proprio metter su una linea erotica, non a una storia simile per una sceneggiatura, il momento vincente del trailer credo sia quando Justin Long dice "Hiiiiii" con quella incredibile faccia da fesso che Jeepers Kreepers mica aveva tutti i torti a staccargliela. Chissà il titolo da stronzi che gli daremo qui da noi se mai arriverà, non ci voglio pensare. 


SINISTER di Scott Derrickson, 2012

Ennesimo horror soprannaturale che assomiglia a millemila altri film, soprattutto The Ring, prodotto dal regaz di Paranormal Actvivity e di quello spreco di tempo che è Insidius. Alle redini del progetto il regista di quella mezza sòla de L'esorcismo di Emily Rose e di quell'abominio di Ultimatum alla Terra, che fa talmente schifo che per quanto mi riguarda non è manco mai esistito nonostante Jennifer Connelly. La storia è sempre quella, una famiglia muore male e dopo un po' nella stessa casa va a vivere una nuova famiglia che cerca con tutte le proprie forze di morire altrettanto male. Nel caso specifico per mano di una specie di chitarrista degli Slipknot, un demone pagano chiamato Bagul, che quando ho googleato per capire se è un mito con un fondo di verità o è proprio tutta 'na vaccata inventata è venuto fuori lui, fate voi. 



RESIDENT EVIL: RETRIBUTION di Paul W.S. Anderson, 2012

Anderson è un genio, lui gira una mezz'oretta di materiale, professionale, pettinatissimo, con tutto al posto giusto. Poi entra in saletta di montaggio e va giù di timewarp come non ci fosse un fottuto domani! Via di slowmotion come piovesse fino ad arrivare alla durata concordata con la produzione, così son tutti contenti. GENIO! Non trascuriamo poi che s'è sposato quella gnocca fotonica di Milla, scusate se è poco. Voi ve la siete sposata Milla? No? Allora cosa cazzo volete, c'ha sempre ragione lui a prescindere. Non trascuriamo nemmeno il fatto che il suo cinema m'ha sempre fatto cagare male, non tenendo conto di Punto di non ritorno che non era malaccio, e questa sua nuova prodezza non lascia di certo presagire nulla di buono.



2 DAYS IN NEW YORK di Julie Delpy, 2012

Oh ma quanto è invecchiata la Delpy? Non che sia un cesso ma ai tempi di Killing Zoe e del Film Bianco  mi faceva letteralmente schizzare gli occhi fuori dalle orbite. Detto questo, non è che abbia seguito la sua carriera dietro la macchina da presa con ansia, anzi, a dire il vero credo d'aver visto soltanto 2 Days in Paris che non era male ma nemmano roba per la quale strapparsi i follicoli. Beh, sarò io miope ma questo suo nuovo film mi pare la stessa solfa, c'è il compagno colored invece che barbuto e una famiglia tutta matta sai le risate. Sento puzza di mutuo da pagare, poi magari vien fuori che è lei il nuovo Woody.



PITCH PERFECT di Jason Moore, 2012

Film con gente che canta a cappella. Non ho nient'altro da aggiungere sull'argomento. Ah sì, la battuta finale sulla crystal meth m'ha fatto ridere. Passo e chiudo.


RUBY SPARKS di Jonathan Dayton & Valerie Faris, 2012

A sei anni dal debutto, la coppia di autori del caso Little Miss Sunshine, salta fuori con l'opera seconda e da quel che si vede nel trailer pare molto interessante. Intanto amo alla follia Paul Dano con quella sua faccetta strana, poi amo Zoe Kazan che non so se vi rendete conto di quanto sia adorabile con quel suo musetto perdio! Adesso che so che i due stanno insieme nella vita vera poi, sono un tripudio di pucciosità, il ventre molle e di peluche degli Orsetti del Cuore. Lei è anche sceneggiatrice e questa sembra una commedia divertente di quelle che mi garba guardare, voi fate quel che vi pare.


Se come me non ne potete più di aspettare la season finale (criminalmente divisa in due parti per allungare il brodo e torturare noi poveri adepti) di quel clamoroso capolavoro che è Breaking Bad, ecco un bel recappino che farà salire la fregola a livelli in-so-ste-ni-bi-li.

venerdì 15 giugno 2012

BEN TORNATO A CASA FILM D'AZIONE, CI SE MANCATO

THE RAID: REDEMPTION (Serbuan maut) di Gareth Evans, 2011

La trama è molto semplice, un team delle forze speciali della polizia di Jakarta cerca di espugnare il quartier generale di uno spietato boss locale, un grosso palazzo fortificato e pieno di insidie. Una sinossi di poche righe potrebbe far pensare ad un filmetto il cui unico punto di forza sia far vedere spettacolari sequenze di combattimento fine a se stesse, niente di più sbagliato, The Raid, certamente riesce ad inanellare scene d'azione da capogiro, girate con precisione millimetrica e altrettanto meravigliosamente coreografate, ma pone anche fortemente l'accento sull'evoluzione drammatica della vicenda e dei personaggi. E' ovvio che lo spettatore non deve certo aspettarsi di trovarsi di fronte un dramma shakespeariano, Evans è però stato molto attento ad evitare l'effetto accumulo, ammassando scene d'azione una sull'altra senza la minima coerenza nei confronti dello sviluppo della trama, gestendo al contrario il ritmo della pellicola in maniera magistrale e curando la regia non soltanto nei momenti salienti ma mantenendo altissimo il livello tecnico per tutto il durare di The Raid, regalando più di un guizzo e parecchie invenzioni e soluzioni interessanti. Poi beh, certo, le scene d'azione sono davvero incredibili. Se avete visto il precedente lavoro del regista gallese, Merantau, sapete di che parlo. Iko Uwais è un grandissimo atleta e si fa strada all'interno della palazzina a colpi di Silat come una macchina, in un'ora e mezza di inaudita violenza, tenendo lo spettatore incollato alla sedia come non accadeva da tempo. Uwais con umiltà si mette a servizio completo del film, a differenza ad esempio di un Tony Jaa, rinunciando di fare la star e lasciando il giusto spazio a comprimari di tutto rispetto come  il devastante Yayan Ruhian - al centro di una delle sequenze più indiavolate - non a caso chiamato Mad Dog, palese omaggio a uno dei film che ha ridefinito il cinema d'azione, l'imprescindibile Hard Boiled di John Woo, come probabilmente è destinato a ridefinirlo il film di Evans. Ed è proprio all'incredibile cinema di Woo a cavallo tra '80 e '90 che ho pensato mentre vedevo The Raid: Redemption, uno di quei film paragonabili ad un giro su un carrello impazzito dell'ottovolante, film che ti viene subito voglia di rivedere non appena appaiono i titoli di coda.



Ps: per una volta gli studios americani, una volta opzionati i diritti sul film per il proprio mercato domestico, invece di lanciarsi nell'ennesima operazione di remake si sono limitati a far riscrivere la colonna sonora a Mike Shinoda dei Linkin' Park, soluzione che, sulle prime, mi aveva fatto storcere il naso dato il mio odio per la band, ma che devo ammettere risulti molto efficace e mai invadente, un buon lavoro.