venerdì 15 giugno 2012

BEN TORNATO A CASA FILM D'AZIONE, CI SE MANCATO

THE RAID: REDEMPTION (Serbuan maut) di Gareth Evans, 2011

La trama è molto semplice, un team delle forze speciali della polizia di Jakarta cerca di espugnare il quartier generale di uno spietato boss locale, un grosso palazzo fortificato e pieno di insidie. Una sinossi di poche righe potrebbe far pensare ad un filmetto il cui unico punto di forza sia far vedere spettacolari sequenze di combattimento fine a se stesse, niente di più sbagliato, The Raid, certamente riesce ad inanellare scene d'azione da capogiro, girate con precisione millimetrica e altrettanto meravigliosamente coreografate, ma pone anche fortemente l'accento sull'evoluzione drammatica della vicenda e dei personaggi. E' ovvio che lo spettatore non deve certo aspettarsi di trovarsi di fronte un dramma shakespeariano, Evans è però stato molto attento ad evitare l'effetto accumulo, ammassando scene d'azione una sull'altra senza la minima coerenza nei confronti dello sviluppo della trama, gestendo al contrario il ritmo della pellicola in maniera magistrale e curando la regia non soltanto nei momenti salienti ma mantenendo altissimo il livello tecnico per tutto il durare di The Raid, regalando più di un guizzo e parecchie invenzioni e soluzioni interessanti. Poi beh, certo, le scene d'azione sono davvero incredibili. Se avete visto il precedente lavoro del regista gallese, Merantau, sapete di che parlo. Iko Uwais è un grandissimo atleta e si fa strada all'interno della palazzina a colpi di Silat come una macchina, in un'ora e mezza di inaudita violenza, tenendo lo spettatore incollato alla sedia come non accadeva da tempo. Uwais con umiltà si mette a servizio completo del film, a differenza ad esempio di un Tony Jaa, rinunciando di fare la star e lasciando il giusto spazio a comprimari di tutto rispetto come  il devastante Yayan Ruhian - al centro di una delle sequenze più indiavolate - non a caso chiamato Mad Dog, palese omaggio a uno dei film che ha ridefinito il cinema d'azione, l'imprescindibile Hard Boiled di John Woo, come probabilmente è destinato a ridefinirlo il film di Evans. Ed è proprio all'incredibile cinema di Woo a cavallo tra '80 e '90 che ho pensato mentre vedevo The Raid: Redemption, uno di quei film paragonabili ad un giro su un carrello impazzito dell'ottovolante, film che ti viene subito voglia di rivedere non appena appaiono i titoli di coda.



Ps: per una volta gli studios americani, una volta opzionati i diritti sul film per il proprio mercato domestico, invece di lanciarsi nell'ennesima operazione di remake si sono limitati a far riscrivere la colonna sonora a Mike Shinoda dei Linkin' Park, soluzione che, sulle prime, mi aveva fatto storcere il naso dato il mio odio per la band, ma che devo ammettere risulti molto efficace e mai invadente, un buon lavoro.

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