venerdì 22 giugno 2012

NEIGHBORHOOD HOLOCAUST

THE DIVIDE di Xavier Gens, 2011

Gens, dopo una partenza che picchiava parecchio duro in termini di violenza, e una pellicola hollywoodiana abbastanza deludente, è tornato all'opera con questa produzione a cavallo tra Germania, Stati Uniti e Canada. The Divide parte con il botto, e quando dico botto intendo un'esplosione nucleare nel cuore di New York (realizzata in CGI quantomeno discutibile) che costringe alcuni inquilini di una palazzina a rifugiarsi nelle cantine, luogo nel quale vive il manutentore dello stabile. Se c'è qualcosa che decisamente funziona nel film è senza dubbio il cast, il manutentore in questione è nientemeno che Michael Biehn (e se questo nome non vi dice nulla vuol dire che vi siete persi per strada un grosso pezzo di grande cinema), un duro tutto d'un pezzo con un passato tormentato che cerca di gestire la disperata situazione con il pugno di ferro, dominando incontrastato la prima parte della pellicola con una performance talmente intensa che sembra quasi ne vada della sua stessa vita. Per passare poi il testimone all'altrettanto ottimo Milo Ventimiglia e all'inquietante Michael Eklund che, nella seconda metà del film, con l'inasprirsi della convivenza forzata, spingono il gruppo in una delirante spirale di violenza, tanto psicologica quanto fisica. Quello che non funziona invece è la sceneggiatura, già di per se non troppo originale e piena di buchi, nella quale viene inserita una sconclusionata sotto trama sci-fi, pretestuosa e lasciata in balia di se stessa, elemento  inspiegabile alla luce dell'effettiva durata della pellicola, sopra le due ore, che di certo non aveva bisogno di essere stiracchiata e diluita per arrivare all'ora e mezza canonica. Se si riesce però a chiudere un occhio nei confronti delle incongruenze, al volersi ostinare nel cercare a tutti i costi l'immagine spettacolare da blockbuster (spesso utilizzando una CGI non proprio all'altezza, come appunto per l'esplosione nell'incipit) finendo per mostrare troppo e rendendo superfluo più di un passaggio, se si riesce a passar sopra al fatto che mentre tutti si imbruttiscono, regredendo ad uno stato ferino e subumano, alla protagonista, Lauren German, si unge a malapena la frangetta, The Divide - soprattutto nella seconda parte - quando Gens molla le briglie, calca la mano e la follia comincia a dilagare, diverte parecchio, infilando situazioni sempre più malsane, grottesche, in un turbinio di degenerazione che culmina in un finale nerissimo.

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