venerdì 20 luglio 2012

2079: FUGA DALLA PRIGIONE ORBITANTE

LOCKOUT di James Mather e Stephen St. Leger, 2012

"Well I guess that's why they call it the punch line."

La cosa davvero inspiegabile di Lockout è la scritta, spocchiosissima, posta in apertura e in chiusura della pellicola che afferma il tutto sia riconducibile ad un'idea originale di Luc Besson, qui in veste di produttore esecutivo. Non ci siamo proprio. Che si spacci per idea originale un frullatone ipervitaminico di Escape from New York (e del seguito, Escape from L.A.), Die Hard, che cita esplicitamente Cobra, il Bruce Willis di The Last Boy Scout e perfino Star Wars assieme a una manciata di B-Movies a cavallo tra gli '80 e i '90, non ha il minimo senso  e non capisco come possa qualcuno, nel 2012, pensare che una mole così imponente di riferimenti e rimandi possa passare inosservata o addirittura venire confusa con qualcosa di originale. Tolto questo sassolino che mi dava particolarmente fastidio posso dire che se si riesce a superare il terribile inseguimento in pessima CGI posto in apertura, il film di Mather e St. Leger fa discretamente il proprio dovere. Lockout non è nient'altro che un film di serie B ultra citazionista  da non prendere troppo sul serio, con un Guy Pierce in gran forma nonostante l'ombra dello Willis che fu - quello che ogni frase era una punchline - e un geniale Joseph Gilgun, schizzatissimo e con un accento impossibile che fa di tutto per rubargli la scena. Certo, gli effetti speciali magari non sono sempre all'altezza ma nel complesso, grazie anche ad un ritmo abbastanza sostenuto, a dialoghi godibili e alla gigionaggine di Pierce, la pellicola scorre senza particolari intoppi e diverte senza troppe pretese, imbroccando anche un paio di trovate riuscite. Di film del genere, con la miriade di difetti che questo Lockout si porta dietro, ce ne vorrebbero senza dubbio di più e se certamente questa "idea originale" di Besson non resterà negli annali del Cinema, mi piacerebbe fosse il trampolino di lancio per una seconda fase nella carriera di Guy Pierce, riciclandolo come eroe action spaccone ma dal cuore d'oro come quelli di una volta.

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